Fra moglie e marito non mettere... il termostato


Esiste una normativa europea che suggerisce il "clima" ideale che dovrebbe sussistere fra le mura domestiche per garantire un ambiente sano e riscaldato ad hoc. Indica per il soggiorno una temperatura che non dovrebbe mai superare i 20 gradi e per le camere i 16-17 gradi. In realtà sono parametri che rimangono tali solo sulla carta perché, di fatto, ognuno in casa propria fa ciò che vuole, pensando soprattutto al proprio benessere "sensoriale". C'è però un piccolo particolare: uomini e donne percepiscono freddo, caldo e umidità, in maniera diversa. E se all'uomo va soprattutto la casa "fresca", la donna preferisce quella bella calda. Risultato: durante la stagione invernale gli scontri in famiglia, relativamente al comando del termostato, sono all'ordine del giorno. Un recente studio condotto da Green Age, community inglese specializzata in soluzioni per il risparmio energetico, lo conferma: almeno una coppia su quattro fa le bizze perché non c'è corrispondenza fra le esigenze "termodinamiche" nei due sessi. «Per l'essere umano è fondamentale sapere creare un ambiente caldo e confortevole», spiega Mike Tipton, della Portsmouth University, in Inghilterra, «ma la fisiologia nei due sessi è differente: la pelle femminile è molto più sensibile alle variazioni termiche e la circolazione periferica più veloce». E c'è la tipica attitudine maschile ereditata da millenni di evoluzione di voler proteggere la famiglia salvaguardando innanzitutto il proprio patrimonio, che finirebbe ridimensionato con i termosifoni al massimo. Laddove, dunque, non si vuol rischiare di mandare all'aria un rapporto per un motivo tanto banale, ci si limita a entrare in azione quando il partner lascia la casa per sbrigare le proprie faccende. Appena il marito esce, la moglie assale il termostato spronando la caldaia a darsi da fare un po’ di più; analogamente, quando è la donna ad assentarsi, l'uomo s'avventa sull'interruttore termico rincorrendo il tanto agognato refrigerio. Il 44% delle donne lo fa anche se il capofamiglia è in casa, ma senza farsi notare; idem l'uomo, che, nel 42% dei casi, ben nascosto dalla consorte, comanda la caldaia a proprio piacimento. Dati non lontani da un sondaggio condotto dall'azienda di termostati Honeywell, secondo la quale le bisbocce fra moglie e marito sul comando del termostato riguardano quattro coppie su dieci, con un paio di litigi al giorno. E in ufficio è peggio, perché, certo, fra colleghi la convivenza è ancora più complicata. L'Oms dice che nell'ambiente di lavoro la temperatura deve essere compresa fra 18 e 24 gradi, tranne i casi in cui si è costretti a un'attività fisica continua, dove si può scendere fino a 13 gradi senza che il corpo ne risenti. Ma se proprio si deve scegliere fra il caldo e il freddo, meglio quest'ultimo: secondo Lucy Kellaway del Financial Times, le temperature troppo alte distraggono dal lavoro e in ogni caso i brividi possono essere vinti coprendosi di più. Attenzione anche all'aria condizionata. Spararla a mille, in estate, non è mai saggio poiché la differenza fra la temperatura esterna e quella interna non dovrebbe mai superare i 7 gradi. I rischi li conosciamo bene; e l'ennesimo litigio con il vicino di scrivania potrebbe essere il meno grave.

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