lunedì 30 novembre 2009

Caffé antidiabete dalla Finlandia

Arriva dalla Finlandia il primo caffé antidiabete. Si tratta di un prodotto derivante dalle piante di caffé geneticamente modificate. I vegetali ogm sono, infatti, in grado di produrre in abbondanza teobromina, sostanza che ha dimostrato di poter prevenire lo sviluppo della malattia, in particolare del diabete di tipo 2, tipico della terza età. Una ricerca pubblicata sulla rivista “Annal of Internal Medicine” dai ricercatori dell’Università di Harvard e del Brigham and Women’s Hospital di Boston su 126mila persone per 12 anni, ha confermato che sei tazze al giorno ricche di teobromina riducono il rischio di ammalarsi della patologia metabolica del 50%. Nelle piante di Coffea Canephora geneticamente modificate la concentrazione di teobromina è maggiore rispetto al caffè normale, e minore quello di caffeina e teofillina. Inalterate le tipiche caratteristiche di aroma e gusto che contraddistinguono un buon caffé. Da un punto di vista chimico le tre sostanze considerate nello studio – teobromina, caffeina e teofillina - appartengono al gruppo delle “xantine”. (Il sostantivo deriva dal greco xanthos che significa giallo, per via del colore che assumono questi composti quando vengono essiccati in presenza di acido nitrico). Sono tre alcaloidi molto noti nel mondo vegetale, il cui utilizzo (a concentrazioni variabili fra lo 0,2 e il 2%) è assolutamente privo di effetti collaterali.

domenica 29 novembre 2009

Ananas, toccasana per le donne

Ananas a volontà per tutte le donne. È il suggerimento di studiosi americani del Centro ricerche sulla Nutrizione Usa. Gli esperti hanno messo in luce che questo tipo di frutto - idealmente presente sul mercato da dicembre a maggio - contiene molto manganese, elemento importante per sopperire alle perdite ematiche legate alle mestruazioni. Gli scienziati ritengono che la gran parte delle donne conservi nell'organismo solo un terzo del manganese necessario per una salute ottimale; e che, dunque, il problema possa essere risolto bevendo regolarmente succo d'ananas. Ma le virtù del noto frutto tropicale non finiscono qui. Secondo Phyllis Johnson, infatti, l'ananas è inoltre efficace contro l'osteoporosi, malattia che colpisce soprattutto il gentil sesso: i principi attivi presenti nel frutto sono, infatti, coinvolti nel processo biochimico che consente al calcio di rafforzare lo scheletro.

sabato 28 novembre 2009

Indonesia: nuova scossa di terremoto a 260 chilometri da Raba

Una forte scossa di terremoto ha colpito nelle ultime ore l'Indonesia (foto di archivio). La notizia giunge dal centro di sismologia americano di Washington, Usa. I dati parlano di una scossa di magnitudo 6,2 (verificatesi alle 13.00 circa, ora locale), con un epicentro situato a circa 260 chilometri da Raba, capitale dell'isola di Simbawa, a 30 chilometri di profondità. Scongiurato, in ogni caso, il pericolo tsunami dall'agenzia di Meteorologia e Geofisica. Intanto uno studio effettuato negli Stati Uniti mette in luce che - ufficialmente - i terremoti 'comunicano' fra loro: questa ipotesi è sempre stata fatta, tuttavia mai prima d'ora s'erano avute prove del fenomeno. Gli scienziati sono arrivati a queste conclusioni dopo aver analizzato - fra il 1987 e il 2008 - i dati sismologici relativi a Parkfield, lungo la nota faglia di Sant'Andrea, in California. Gli esperti della Carnegie Institution di Washington hanno visto che le faglie sismiche sono suscettibili a stress provocati da eventi tettonici limitrofi. In particolare è emerso un innegabile (e del tutto insospettato) legame fra il disastroso sisma del 2004 di Sumatra (di magnitudo 9,1) e un terremoto del 1992 nella faglia di Landers presso Los Angeles (di magnitudo 7,3).

venerdì 27 novembre 2009

Addio a Lucky, la pecora più vecchia del mondo: aveva 23 anni

Se n'è andata alla veneranda età di 23 anni la pecora più vecchia del mondo. Si chiamava Lucky (nella foto) e viveva a Lake Bolac, un piccolo centro australiano di 300 anime, a ovest di Melbourne. Da tempo l'animale non stava bene e accusava disturbi di ogni genere, soprattutto di natura artritica. Inoltre aveva perso tutti i denti. Secondo gli esperti è molto raro che un ovino possa raggiungere l'età di Lucky: di solito le pecore, infatti, vivono fino a 15-16 anni. L'animale è stato sepolto sotto il suo albero preferito, un nocepesco nei pressi dell'allevamento in cui viveva. Notizie relative ad animali ultralongevi stanno diventando piuttosto frequenti negli ultimi tempi, grazie al miglioramento delle tecniche di allevamento e all'alimentazione sempre più consona alle esigenze delle specie zootecniche. Fra gli animali domestici più longevi ci sono i cani e i gatti, le cui condizioni generali sono nettamente migliorate da qualche decennio a questa parte. In particolare i veterinari sostengono che Fido e Micio vivono in media 2 anni in più (equivalenti a 10 umani) rispetto a 20 anni fa. Oggi, quindi, un quattrozampe casalingo, campa circa 13 anni, contro gli 11 degli animali domestici degli anni Ottanta. Secondo l'Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) Parma è la città dove cani e gatti vivono meglio. A seguire ci sono Milano, Lucca e Firenze. Fanalino di coda vari centri meridionali dove il randagismo continua ad essere molto diffuso.

giovedì 26 novembre 2009

LA VITA SU MARTE: ECCO LE PROVE

Miliardi di anni fa Marte ospitava la vita. È quanto emerge da un articolo in via di pubblicazione sulla rivista scientifica Geochimica et Cosmochimica Acta. Secondo un team di esperti americani della Nasa - guidati da Kathie Thomas Keprta - la prova deriverebbe da un meteorite marziano scoperto nel 1992 in Antartide e battezzato ALH 84001. In esso sarebbero presenti, infatti, tracce di microrganismi fossili vissuti anticamente su Marte. Gli scienziati sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato il reperto roccioso con il microscopio elettronico e aver individuato al suo interno dei batteri legati a minuscoli cristalli di magnetite (vedi video). Convinto della scoperta Usa anche l'italiano Vincenzo Rizzo, del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze: "I microrganismi fossili su Marte ci sono", dice lo studioso, "da geologo mi sarei stupito se non li avessero trovati". Rizzo con altri collaboratori ha analizzato le immagini raccolte e trasmesse a Terra della sonda Opportunity (rover della Nasa su Marte da diversi anni con Spirit). Secondo Rizzo i microrganismi sono identificabili all'interno di sferette particolari dette 'mirtilli', riscontrate in una zona precisa del Pianeta rosso, il Meridiani Planum, una grande pianura a sud dell'equatore marziano. "Probabilmente si tratta di strutture organosedimentarie", spiega Rizzo, "prodotte da microrganismi". Sulla Terra, del resto, c'è qualcosa di molto simile: sono le stromatoliti, sottilissime lamine nelle quali si ritrovano intrappolati microbi antichissimi. Sempre di questi giorni anche la notizia riguardante l'ipotesi (sempre più convincente) che un tempo Marte - soprattutto in corrispondenza dell'emisfero nord - era coperto da un gigantesco mare. La scoperta emerge da una nuova mappa elaborata da studiosi americani che mette in luce numerose valli di origine fluviale, anticamente alimentate da corsi d'acqua provenienti dal polo nord marziano coperto, appunto, dalle acque. Alla luce di questi risultati gli scienziati ipotizzano che le condizioni di Marte miliardi di anni fa, fossero assai simili a quelle terrestri nei punti più aridi del pianeta. Pioveva, quindi, regolarmente, come accade durante la stagione delle piogge in Africa centrale. "Su Marte sussisteva un clima di tipo 'arido-continentale'", spiega Wei Luo, della Northern Illinois University. Anche questa scoperta, quindi, rafforza la tesi secondo la quale sul Pianeta rosso, tempo fa, ci fosse la vita.

Video NASA:

L'uomo passa in cucina più tempo della donna

Cucina regno incontrastato delle donne. In realtà non è così. Lo dice uno studio inglese. Gli esperti hanno messo in luce che mediamente una donna occupa la cucina 6 ore e 52 minuti al giorno, contro le 7 ore e 6 minuti degli uomini. In media, quindi, un uomo 'vive' in cucina 17 giorni all'anno. Va però fatta una precisione: la donna occupa la cucina quasi sempre per cucinare, lavare i piatti, socializzare; l'uomo invece lo fa soprattutto per mangiare, isolarsi, rilassarsi. Lo studio è stato condotto su 3mila persone e si basa su attitudini innate nei due sessi: "Quando una donna guarda una cucina per la prima volta pensa subito alla sua funzionalità", spiega il neuropsicologo David Lewis, "l'uomo invece si concentra quasi esclusivamente sull'idea del cibo".

mercoledì 25 novembre 2009

La geometria non euclidea alla base dell'armonia musicale

L’armonia delle note obbedisce alle leggi della geometria non euclidea. Lo dicono esperti dell’Università statunitense di Princeton. Si sapeva da tempo che i numeri sono alla base della musica e che, per esempio, i differenti toni di una scala sono legati ai rapporti fra numeri interi: una corda dimezzata suona l’ottava superiore, ridotta ai suoi 3/4 la quarta, ridotta ai suoi 2/3 la quinta, e così via. Quello, però, che non si conosceva è che dietro a ogni armonia musicale – struttura di accordi che segue il principio della tonalità, del tempo, e della cadenza (“potere di attrazione del semitono") – si nascondono passaggi matematici peculiari riconducibili a geometrie posteuclidee, formulate tra gli altri da N.I. Lobacevskij e J.Bolyai. Questi scienziati regolamentarono a cavallo del XIX secolo nuove teorie geometriche. Inventarono per esempio il concetto di parabola, di geometria ellittica, di geometria differenziale. Dunque gli studiosi di Princeton hanno evidenziato che, personaggi del calibro di Bach e Mozart, non solo erano degli eccezionali musicisti, ma anche dei provetti matematici (anche se inconsapevoli). Nello specifico gli americani, guidati da Dmitri Tymoczko, compositore, teorico della musica e assistente dell’ateneo americano, hanno visto che gli accordi e le melodie possono essere assimilati a punti e linee di uno spazio matematico chiamato “orbifold”. I segmenti tracciati tra le note di accordi diversi rappresentano la cosiddetta mappatura. Secondo Tymoczko tali linee sono accettabili solo quando gli accordi risultano tra loro simmetrici per traslazione, riflessione o permutazione e gli accordi assonanti e dissonanti hanno simmetrie differenti. Da ciò si ricava infine che le regole alla base dell’armonicità degli accordi si possono rappresentare matematicamente pianificando le possibili connessioni nello spazio geometrico. Un traguardo che potrebbe aiutare a comprendere meglio i principi della musica occidentale e a inventare nuovi generi musicali.

Per info: www.music.princeton.edu

martedì 24 novembre 2009

Codici barre per riconoscere le specie viventi

Classificare le specie viventi tramite codici barre. È l’iniziativa di alcuni scienziati del Museo di Storia Naturale di Londra. Gli esperti ritengono che in questo modo sarebbe possibile risalire alle caratteristiche tassonomiche di una determinata specie animale o vegetale, semplicemente inserendo il suo codice genetico all’interno di un programma di gestione dati: “Il software funzionerà similmente a quello utilizzato dagli agenti di polizia durante i controlli delle patenti di guida – ha commentato Dan Janzen, dell’Università della Pennsylvania - il codice a barre di ogni specie fornirà informazioni riguardo la tassonomia, l’ecologia e la storia naturale degli ultimi 200 anni”. Catalogare correttamente una specie è spesso un compito difficile da portare a termine, che può essere effettuato solo da esperti zoologi, botanici e microbiologi. Per esempio nelle piante superiori se si vuole certificare l’appartenenza di una certa specie e un genere e a una famiglia è indispensabile studiare approfonditamente il fiore, cosa non sempre possibile, poiché stami e ovari sono presenti nei vegetali solo in specifici periodi dell’anno. Con questo sistema invece basta solo una piccola porzione di Dna per risalire alle caratteristiche genetiche di una pianta (o di un animale), e anche i costi sarebbero facilmente gestibili. Attualmente sono circa 1,7 milioni le specie conosciute sulla Terra, ma secondo alcuni dati le specie in totale potrebbero essere circa 10-30 milioni.

Per info: http://www.bio.upenn.edu/

Studiosi di Chicago propongono la pet therapy negli ospedali

Si conoscono da tempo gli effetti positivi della pet therapy, terapia basata sull'impiego di animali (specialmente cani) per migliorare la salute delle persone, soprattutto per ciò che riguarda lo stress e le malattie cardiovascolari. Ora però si scopre che la vicinanza con un animale è addirittura in grado di limitare il dolore e - in fase post operatoria - di ridurre del 50% le medicazioni. Secondo gli studiosi avere un animale vicino nei momenti difficili della vita, porta a un significativo miglioramento delle condizioni psichiche ed emozionali, che si ripercuote sull'intero organismo, facilitando la guarigione e diminuendo gli sforzi dei medici per rimettere in piedi un malato. Alla luce di ciò, Julia Havey, della Loyola University di Chicago, dice che i cani potrebbero svolgere un ruolo determinante nella guarigione dei pazienti anche e soprattutto negli ospedali, dove raramente, per non dire mai, ci si affida alla Pet Teraphy. "I nostri risultati portano a considerare seriamente l'ipotesi di introdurre gli animali nei nosocomi", spiega la ricercatrice. Lo studio - presentato lo scorso mese durante l'International Society of Anthrozoology conference, avvenuta a Kansas City - mette anche in luce che, le donne operate per un tumore al seno - con vicino un quattrozampe - percepiscono meno dolore e prima ritornano a condurre la vita di sempre.

lunedì 23 novembre 2009

In viaggio con 'Jumbo Dumbo' e le altre creature degli abissi

17.650. È il numero di specie marine censite da un team di ricercatori internazionale. Non specie marine qualsiasi, ma animali particolarissimi che abitano esclusivamente le profondità oceaniche, dove la luce fa molta fatica ad arrivare. Si parla in questi casi di 'zona afotica', per differenziarla dalla 'zona fotica', dove i raggi solari filtrano nell'acqua favorendo processi come la fotosintesi clorofilliana. È uno studio iniziato nel 2000 e che si concluderà nell'ottobre 2010. Gli scienziati del progetto "deep-sea census" sono esterrefatti dai risultati ottenuti finora: nessuno, infatti, si immaginava una variabilità così elevata fra gli animali degli abissi. Specie che vivono tranquillamente anche a 5mila metri di profondità, nel buio più assoluto, a pressioni inaudite (400 volte quelle riscontrabili in superficie). Molti gli animali particolari censiti dagli esperti, primo fra tutti il 'jumbo Dumbo'. Si tratta di un animale appartenente al genere octopus, lungo 2metri, perfettamente a suo agio a una profondità compresa fra i 1000 e 3000 metri. Si muove nell'acqua grazie a due larghe appendici - riconducibili alle orecchie di un elefante - presenti nella parte superiore del corpo. Scoperto anche un verme a 990 metri di profondità, nelle acque del Golfo del Messico, che si nutre di petrolio. Inoltre è stato possibile catturare per la prima volta esemplari di Neocyema, rari e bizzarri animali di forma allungata e colore arancione. Di tutte le specie individuate, circa 6mila vivono oltre i 1000 metri di profondità. "È l'ennesima dimostrazione della grande capacità di adattamento degli animali", rivela Robert Carney della Lousiana State University. I risultati definitivi dello studio verranno pubblicati l'anno prossimo. In ogni caso gli studiosi dicono che il numero di specie da scoprire è ancora molto alto: probabilmente più di un milione.

'Jumbo Dumbo' dal vivo...


domenica 22 novembre 2009

Bocciati in storia i ragazzi del Duemila

I ragazzi di oggi? In storia sono un disastro. Lo dice uno studio inglese condotto dall'associazione Erskine, coinvolgendo 2mila ragazzi di età compresa fra gli 8 e i 15 anni. L'esempio più eclatante: alla domanda 'sapete chi era Hitler?', un giovane su 20 risponde, 'un allenatore di calcio'. Il 77% dei partecipanti al test associa Hitler al capo del partito nazista, il 13,5 allo scienziato che scoprì la gravità nel 1650, e il 5% a un allenatore di serie A. In realtà le difficoltà storiche non si fermano a Hitler, ma coinvolgono anche altri responsabili del nazismo e fatti e luoghi legati al secondo conflitto mondiale. Per esempio il ministro della Propaganda nazista, Joseph Goebbels, viene assimilato - nel 21% dei casi - a 'un ebreo che ha scritto un diario personale'. Per il 6% dei partecipanti al test l'Olocausto corrisponde alla fine della guerra; per il 15% Auschwitz è un parco giochi per bambini; per il 31% la bomba atomica è stata sganciata dai giapponesi. Alla luce di queste conclusioni gli esperti si dicono sconcertati: "Gli scolari sono il futuro della nostra nazione - affermano - alcune risposte alle nostre domande ci hanno letteralmente scioccato". Probabilmente in Italia la situazione è altrettanto disastrosa. Ecco un esempio. Tempo fa una professoressa di filosofia interrogò i suoi studenti del liceo "Enriques" di Ostia, chiedendogli chi fosse Pierpaolo Pasolini. E solo una piccola percentuale fu in grado di rispondere correttamente.

Ecco perchè non è sicuro che l'Inter vincerà lo scudetto

Calcio e matematica. Un binomio su cui 'scommettere'. È quanto si evince da una serie d'interessanti studi effettuati recentemente nel mondo. Partiamo da quello condotto dagli scienziati dell'Università del Maryland. Secondo gli studiosi Usa la squadra più forte (in questo momento, nel campionato italiano, l'Inter?), ha, in realtà, solo il 28% di probabilità di vincere lo scudetto. Gli esperti spiegano il fenomeno con questo banale esempio: se la squadra A batte la B, e la B sconfigge la C, dovrebbe essere difficile per la C avere la meglio sulla A. In realtà non è così: C, infatti, batte A nel 12% dei casi, una percentuale non da poco e non lontana dal valore che si otterrebbe assegnando i risultati in maniera casuale. C'è solo un modo, dunque, per garantire il successo alla squadra più potente: allargare le porte consentendo un maggiore numero di gol (ma non sarebbe più il calcio che tutti conosciamo). Altra curiosità. Qual è la probabilità che una partita finisca con un numero di gol superiore a dieci? Molto bassa, rivelano dei fisici inglesi. Si è infatti visto che un risultato del genere - nei campionati di serie A europei - accade in media in 1 partita su 10mila, quindi 1 volta ogni 30 anni; se però si considerano i campionati di tutto il mondo la percentuale sale a una partita ogni 300. Matematica e fisica aiutano anche a spiegare come realizzare il maggior numero di reti dal dischetto. Studiosi dell'Università di Liverpool hanno mostrato che è più facile fare 'centro' se i passi che precedono il calcio di rigore sono compresi fra 4 e 6. I tiri da fermo e con rincorse lunghissime hanno dunque meno probabilità di infilare la palla in rete. Importante è anche colpire con la parte giusta del piede. L'ideale è quella interna della scarpa. Da evitare invece le scalciate di punta, d'esterno o cucchiai alla Totti: calciare d'esterno, in particolare, abbassa del 25% la percentuale di fare gol. Con i numeri, infine, è addirittura possibile capire se una partita è stata manipolata. È il parere di due economisti: Battista Severgnini, ricercatore presso la Humboldt Universitat di Berlino e Tito Boeri, docente dell'Università Bocconi di Milano. I due specialisti, tramite algoritmi e particolari modelli matematici, hanno stabilito che, nel campionato italiano 2004-2005, dodici partite non sottoposte alla giustizia sportiva, avrebbero il 100% di probabilità di essere state truccate.

(Pubblicato su www.milanoweb.com)

sabato 21 novembre 2009

VELENO IN FACCIA

Una valanga di additivi chimici: per la precisione 515. È quella che si 'versa' addosso ogni giorno una donna, prima di uscire di casa. Sono le conclusioni di uno studio diffuso in questi giorni dai principali tabloid inglesi. Stando infatti ai risultati della ricerca, prodotti di bellezza come profumi, oli per la pelle, trucchi, contengono molti più principi attivi di quanto si possa immaginare - in tutto ne vengono utilizzati 13mila dall'industria cosmetica - e non sempre queste sostanze sono benefiche per la pelle delle donne, e per la loro salute in generale. (Lo stesso vale per l'uomo che, però, usando meno questi prodotti, corre minori rischi). In alcuni profumi - come riporta il Daily Mail - ci possono essere fino a 250 sostanze chimiche (in rari casi si arriva addirittura a 400); 15 negli shampoo; 33 nei rossetti; 13 nei lucidalabbra; 31 negli smalti per unghie; 25 nelle matite per gli occhi; 16 nei fard. "Se si considera che in media una donna utilizza 13 prodotti di bellezza al giorno", racconta Charlotte Smith, a capo dello studio, "i conti sono presto fatti: sono innumerevoli le sostanze chimiche con cui le appartenenti al gentil sesso vengono costantemente a contatto". Lo studio condotto su più di 2mila donne dimostra che la cosmesi quotidiana è radicalmente cambiata rispetto a qualche decennio fa. Un tempo, per esempio, erano molte di più le cosiddette 'ragazze acqua e sapone'. Oggi, invece, è assolutamente vero il contrario: fin da bambini, infatti, ci si comincia a profumare e truccare. Ma se si sta un poco attenti alle cronache ci si rende conto che, in effetti, c'è qualcosa che non va. Recentemente, per esempio, ha fatto notizia il caso di una ragazzina che per scurirsi i capelli è finita di corsa all'ospedale: non sapeva infatti di essere allergica a una sostanza contenuta nel prodotto utilizzato per la tinta. Analoga la vicenda di un'altra teenager che, sempre in Gran Bretagna, ha dovuto sottoporsi a una serie di cure urgenti dopo aver usato un prodotto per colorare i capelli ed essersi ritrovata calva. La rivista "Contact Dermatitis" cita invece il caso di una bimba di 4 anni colpita da una grave forma di dermatite alle palpebre: colpa dell'uso eccessivo di uno smalto contenente formaldeide che veniva a contatto con gli occhi quando la bimba si grattava con le unghie colorate. Ma quali sono queste sostanze pericolose e che rischi si corrono venendo quotidianamente a contatto con esse? Per esempio negli shampoo può creare dei problemi il laurilsolfato di sodio. È un agente sgrassante di solito utilizzato nel campo dell'ingegneria industriale per pulire, per esempio, gli interni delle locomotive. Può provocare irritazione e danneggiare gli occhi. Sostanze come i parabeni vengono usati come conservanti e sono presenti ovunque (anche negli alimenti). Nel 2004 l'oncologa Philipa Darbre dell'Università di Reading confermò che queste sostanze si accumulano nei tessuti e possono provocare tumori anche a distanza di decenni. Secondo dei ricercatori della Kyoto Prefectural University of Medicine il fenomeno è influenzato anche dall'azione solare, che favorirebbe il passaggio di sostanze tossiche dalla pelle agli organi interni. Altre sostanze cosmetiche potenzialmente dannose sono messe in relazione a problemi di natura ormonale. In particolare ci sono principi attivi come gli xenoestrogeni che, imitando gli estrogeni femminili, possono provocare infertilità ed endometriosi. Gli xenoestrogeni sono inoltre responsabili dei numerosi casi di 'femminilizzazione' (maschi che producono uova), riscontrati in animali che abitano zone molto inquinate. Altro prodotto a rischio è la resina tosilamide/formaldeide. È un composto chimico tipico degli smalti che, con il suo impiego, risultano più resistenti e danno maggiore lucidità. Gli studi però hanno messo in luce che più del 6,6% delle donne (e il 12% delle giovanissime) che utilizzano questi prodotti accusano dermatiti e allergie. Infine l'Enviromental Working Group (EWG) precisa che solo 28 prodotti su 7.500 commercializzati sono regolarmente testati per la loro sicurezza. Un prodotto su 120 contiene almeno una sostanza cancerogena e un terzo una sostanza classificata come potenzialmente cancerogena.

(Pubblicato su Libero il 21 novembre 09)

venerdì 20 novembre 2009

La sacra sindone? E' di epoca romana. In un libro le prove di una studiosa italiana

La prossima ostensione è prevista per la primavera 2010. Intanto, però, la sacra sindone continua a far parlare di sé. Barbara Frale, Ufficiale degli Archivi segreti del Vaticano, ha dato alle stampe un libro - La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino) - nel quale ci racconta di aver decifrato delle scritte che attesterebbero la sua autenticità. Fu per primo il chimico Piero Ugolotti nel 1978 a individuare dei 'segni' particolari sul prezioso telo. Secondo i primi studi la scritta 'iber' rimandava a 'Tiberios', nome dell'imperatore romano che regnò all'epoca della crocifissione di Gesù; 'neazare' a 'nazarenos', e 'innece' a un vocabolo sconosciuto legato probabilmente a una causa di morte. Tutto vero, ma tutto smentito nel 1988 con la datazione al radiocarbonio che definì la sindone un falso medievale. Ma Frale è convinta del contrario. Secondo la studiosa italiana, che si dice cattolica ma discepola di studiosi rigorosamente atei, ci sono vari punti che inducono a pensare che quelle scritte non possono averle fatte dei cristiani nel medioevo, bensì dei pagani in epoca romana. E che quindi la sindone risale all'epoca di Cristo. Frale dice, infatti, che la parola 'nazareno' non veniva utilizzata dai primi cristiani, che la ritenevano quasi dispregiativa. Semmai avrebbero dovuto utilizzare la parola 'Cristo', che invece non compare. Per ciò che riguarda la parola 'innece', la studiosa afferma che potrebbe riferirsi a 'condanna a morte', mentre 'nazarenos' potrebbe essere preceduto dalla parola '(I)esou(s), che non è difficile ricondurre a Gesù. Da qui, quindi, la conclusione che fu una mano laica a porre le scritte sul lenzuolo in cui venne avvolto il corpo di Cristo. E a chi si oppone alle sue tesi Frale risponde oggi a Repubblica in questo modo: "Io ho incontrato un documento archeologico che parla della condanna e della sepoltura di un uomo di nome Yeshua Nazarani: a lui ho intitolato il mio lavoro. Se quell'uomo fosse anche il Cristo, il Figlio di Dio, non è compito mio stabilirlo".

giovedì 19 novembre 2009

Dimmi come interpreti il tempo e ti dirò chi sei

Da un punto di vista scientifico si parla di tempo quasi sempre in termini relativistici, concernenti cioè la relatività einsteiniana e il fatto che, con il concetto di spazio-tempo, siamo oggi in grado di spiegare (entro certi limiti almeno) molti misteri dell'universo. In realtà con il tempo possiamo anche capire qualche cosa in più della natura umana, indipendentemente, quindi, dalle leggi che governano il cosmo (il ritmo circadiano, una semplice giornata di 24 ore): in questi casi si parla di 'tempo psicologico'. Uno degli autori più famosi, specializzati nella corretta interpretazione del 'tempo psicologico', è Philip Zimbardo, docente alla Stanford University (Usa) e autore del libro 'Il paradosso del tempo' (Mondadori). Il tempo psicologico non ha nulla a che vedere con il tempo einsteniano - spiega il ricercatore statunitense - e dunque dipende unicamente da noi, dal nostro cervello, dal nostro Dna, dal modo in cui ci rapportiamo a fatti ed eventi. Sulla base di ciò esistono almeno sei tipi di personalità peculiari, strettamente dipendenti dall'interpretazione che siamo soliti dare al trascorrere dei giorni, dei mesi e soprattutto degli anni. Per quanto riguarda il passato ci sono due tipi di orientamento: passato-positivo, e passato-negativo. Il primo tipo di orientamento è tipico di individui che amano il passato senza rancore, senza angoscia. Sono persone che danno grande peso ai riti famigliari, alle tradizioni. Questo tipo di approccio psicologico al tempo rende socievoli, accresce l'autostima e la soddisfazione di sé. È il contrario di ciò che accade con l'orientamento passato-negativo. Qui il riferimento, infatti, è a soggetti che hanno un rapporto 'cattivo' con gli anni trascorsi. Rimuginano continuamente su esperienze patite, torti subiti, ingiustizie, fino a sviluppare un carattere ripiegato su se stesso, in certi casi rasentando stadi clinicamente vicini alla depressione. Questo tipo di orientamento si instaura, per esempio, nei reduci di guerra. Il presente viene invece classificato in base all'orientamento edonistico e a quello fatalistico. Nel primo gruppo sono annoverati per esempio i bambini. Ma può anche concernere adulti mai cresciuti, come le persone colpite dalla sindrome di Peter Pan. Il riferimento - in ogni caso - è a individui che amano la gratificazione immediata, che vivono l'attimo, come un bimbo alle prese con una bancarella del mercato, che diviene istantaneamente la persona più felice della Terra, nel momento in cui la mamma gli compra il giocattolo desiderato. Fra gli adulti questo atteggiamento porta a caratteri esuberanti, creativi, curiosi; ma ci possono anche essere casi di persone che sviluppano un atteggiamento troppo poco coscienzioso e amante del rischio (come i giocatori d'azzardo). L'orientamento fatalistico è invece appannaggio di soggetti convinti che ogni azione sia fine a se stessa e non porti a nessun risultato, nonostante gli sforzi, gli aiuti, e particolari condizioni fortuite. Il mondo - e il tempo - per queste persone è, dunque, regolato dal caso. La conseguenza? Lo sviluppo di personalità aggressive, ansiose, nevrotiche. Infine c'è il futuro: con obiettivi e trascendentale. L'orientamento trascendentale si rifà a personalità molto religiose (preti e suore in là con gli anni, ma anche persone comuni). Per esse è essenziale credere in una vita ultraterrena che gratifichi delle tante difficoltà patite sulla Terra. Chi vive il tempo in questo modo è, forse, più interessato agli altri che a se stesso. Concentra le sue attenzioni su chi verrà dopo di lui e su azioni di cui potrebbero beneficiare gli altri. Infine l'orientamento futuro-con obiettivi è tipico di uomini e donne che vivono alla lettera il motto 'prima il dovere, poi il piacere' (o 'non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi). Sono persone meticolose, precise, scrupolose, seriose. Il rischio per questi soggetti è quello di diventare troppo severi con se stessi, fino a soffrire di disturbi ansiogeni e comportamentali. In ogni caso lo studioso spiega che quasi sempre i sei orientamenti si fondano tra loro, creando personalità con tante sfaccettature. Alla luce di ciò sostiene che sia possibile individuare un mix perfetto di livelli di orientamento per star bene con se stessi e con gli altri. Questo mix prevede alti livelli per il passato positivo, medi livelli per il presente edonistico; bassi livelli invece per ciò che riguarda il passato negativo e il presente fatalistico.

mercoledì 18 novembre 2009

Anche gli egiziani soffrivano di cuore

I problemi di cuore? Non sono una prerogativa del modernismo. Stando infatti a uno studio compiuto da scienziati del Mid America Heart Institute di Kansas City su 22 mummie risalenti a 3.500 anni fa, le malattie cardiache contraddistinguevano anche gli egiziani. È la prova che i problemi circolatori non dipendono solo da fumo, cibo spazzatura, e sedentarietà. Se così fosse, infatti, i resti degli antichi non dovrebbero portare segni di disturbi come colesterolo alto, arteriosclerosi, ipertensione. Quasi tutte le mummie esaminate hanno, invece, evidenziato problemi a carico delle arterie. Gli esperti hanno condotto i test con i raggi x su reperti risalenti a un'età compresa fra il 1981 e il 364 a.C.

martedì 17 novembre 2009

Compie un anno la bimba sopravissuta a 11 trasfusioni nella pancia della mamma

I medici ne parlano come di un vero miracolo. Il riferimento è a una bambina sopravvissuta - nell'utero materno - a 11 trasfusioni: un caso unico per la medicina. La piccola si chiama Jasmine Tanner (nella foto con mamma e papà) e durante il periodo di gestazione è stata sottoposta a una procedura difficilissima e ad altissimo rischio per la sua vita. Il suo sangue era, infatti, incompatibile con quello materno ed è stato quindi necessario intervenire per consentire il corretto funzionamento degli organi e del cuore. Si chiama 'malattia di rhesus' e colpisce una donna incinta su 10mila. È dovuta al fattore Rh, diverso nella madre e nel nascituro, e all'azione degli anticorpi materni, che distruggono le cellule ematiche della creatura portata in grembo. Senza l'intervento dei medici Jasmine non avrebbe mai visto la luce. Gli esperti hanno scoperto la malattia della madre dopo sette settimane di gravidanza e sono quindi intervenuti immediatamente con le trasfusioni. All'inizio s'è proceduto iniettando il sangue del donatore nello stomaco della mamma, poi intervenendo direttamente sull'embrione in via di sviluppo, utilizzato gli ultrasuoni per verificare nei dettagli l'andamento dell'operazione. Ogni volta che i medici praticavano una trasfusione, i rischi di mortalità per il feto erano altissimi. Adesso Jasmine ha un anno e sta benone. Gli unici segni di un passato a dir poco burrascoso - benché non ne fosse cosciente - son delle cicatrici presenti all'interno dell'addome.

lunedì 16 novembre 2009

Al via la 'ristrutturazione' di internet, per evitare il collasso previsto fra pochi anni

Esperti della National Science Foundation sono al lavoro per “ristrutturare” internet. Scopo degli scienziati sviluppare entro qualche anno una nuova infrastruttura informatica in grado di garantire la massima sicurezza della Rete e allontanare una volta per tutte il pericolo di un collasso globale di internet, circostanza che getterebbe nello scompiglio più totale l’umanità. L’allarme è stato lanciato poco tempo fa dal guru delle nuove tecnologie David D. Clark del Mit di Boston. Secondo lo studioso il rischio di un collasso della Rete è molto alto. Ed è necessario, dunque, correre ai ripari immediatamente. “Siamo a un punto di svolta, all’alba di una rivoluzione – dice Clark - potremmo assistere a uno stallo dell’utilità della Rete, forse si potrebbe addirittura tornare indietro. Dobbiamo quindi radunare tutte le tecnologie che già conosciamo e combinarle a formare un sistema completamente diverso, innovativo”. Secondo gli studiosi internet sta peggiorando, per ciò che riguarda il profilo del navigatore, ma anche per la sua architettura di fondo. Ormai si è giunti a quasi un miliardo e mezzo di utenti (circa un quinto della popolazione mondiale). Nel 2012 si connetteranno 2miliardi di persone. In Cina ci sono 220milioni di internauti, e a ogni minuto che passa se ne aggiungono 100 nuovi. In testa c'è l'Asia (con il 43% degli internauti); a seguire l'Europa (22%), l'America del Nord (13%), l'America Latina (11%). In generale, le previsioni, parlano di una crescita del 45% fra il 2008 e il 2013. C’è un prolificare eccezionale di applicazioni: dispositivi wireless, condivisione di file in peer–to-peer, telefonia, aziende e ingegneri di network che lanciano patch, aggiornamenti e varianti sempre più geniali. Tutto ciò è diventato assai difficile da gestire, da tenere sotto controllo e potrebbe “esplodere” da un momento all’altro. “Se riusciamo ad attuare quel che stiamo cercando di fare, avremo realizzato qualcosa di più grande di quanto mai sia stato compiuto finora nell’ambito dell’informatica – rivela Guru Parulkar, manager della della National Science Foundation. Infine, a conferma del pericolo di un imminente tracollo di internet, c’è un sondaggio compiuto da un’associazione non profit americana, il Pew Internet American Life Project che da anni valuta e studia la crescente penetrazione delle tecnologie digitali nella vita di tutti i giorni, degli statunitensi e non solo. Da essa emerge che il 66% degli intervistati teme entro il 2014 il rischio di un possibile collasso o crisi tecnica della Rete. Il 59% degli utenti ha invece paura di essere costantemente spiato e che il fenomeno incrementerà sempre più.

domenica 15 novembre 2009

Acquasantiere hitech contro l'influenza A

Notizie (scientifiche?) dalla Brianza. Arriva l'acquasantiera anti influenza. È l'idea di un barista brianzolo, Luciano Marabese. L'audace inventore ha messo a punto un dispositivo in grado di erogare acqua (santa) , semplicemente posizionando le mani di fronte a una fotocellula (azionata da una comune batteria). In questo modo si evita il contatto con acque o superfici contaminate dal virus A. Il meccanismo che consente il funzionamento dell'acquasantiera è del tutto simile a quello di wc e lavandini presenti nei bar o negli autogrill. L'originale trovata di Marabese è ufficialmente entrata in funzione presso la chiesa dei Tre Fanciulli a Fornaci di Briosco, fra Giussano e Besana Brianza, in provincia di Milano. "I fedeli, all'inizio, erano disorientati", ha spiegato il parroco del paese, "poi, però, hanno accolto questa innovazione tecnologica con molto entusiasmo". Marabese ha pensato all'acquasantiera elettronica dopo aver notato che - durante le celebrazioni eucaristiche - sempre più persone avevano smesso di 'segnarsi' per paura di essere contagiate dal virus H1N1. L'inventore brianzolo ha ottenuto con la sua acquasantiera hitech un gran successo, tanto che gli stanno arrivando ordini anche dalla Spagna e dal Portogallo. In realtà tutti i guadagni finiranno in Africa, presso la missione di don Bruno (conoscente di Marabese), dove c'è bisogno di nuovi pozzi per estrarre l'acqua.

(Pubblicato su http://www.milanoweb.com/)

Il servizio del TG1:


Pipì in giardino per salvaguardare l'ambiente

Un'idea quantomeno originale: fare la pipì sulle balle di fieno per risparmiare acqua e concimare 'naturalmente'. La proposta, tutt'altro che scherzosa, arriva dall'organizzazione ambientalista National Trust. I test sono partiti due mesi fa presso il parco di Wimpole Halle, nel Cambridgeshire: i giardinieri locali sono stati invitati a fare i loro bisogni sulla "pee bale", una balla di fieno lunga tre metri. (Sul sito della BBC è disponibile il video che illustra 'dal vivo' il curioso esperimento). Ma in che modo la pipì umana aiuta a preservare l'ambiente? Secondo gli esperti inglesi l'urina (in particolare quella maschile)- ricca di azoto e potassio - facilita e velocizza il processo di compostaggio (il miglior modo per smaltire rifiuti organici). In questo modo, peraltro, si risparmia acqua, evitando di andare in bagno e di far scorrere quella del wc. "La balla è un acceleratore da aggiungere al resto del compost e con oltre 400 acri di terreno sui quali utilizzare il fertilizzante, qui ne abbiamo un gran bisogno", spiegano i tecnici dell'ente anglosassone. Per vedere comunque dei risultati concreti bisognerà aspettare la fine del 2010: gli esperti prevedono che i dieci dipendenti della riserva faranno pipì almeno 1000 volte, raddoppiando il volume di compost e facendo risparmiare il 30% di acqua. Infine i ricercatori invitano tutti coloro che hanno un giardino privato a fare i propri bisogni all'aperto. "Facendo pipì in giardino si fertilizza il terreno, attivando il processo di produzione di un ottimo materiale organico", dice Rosemary Hooper, uno dei giardinieri coinvolti nel test. "È peraltro un'azione sana e divertente".

venerdì 13 novembre 2009

Acqua sulla Luna: la conferma ufficiale

Il 9 ottobre subito dopo il bombardamento del suolo lunare ad opera del missile Centaur s'era già capito qualcosa. Tuttavia la conferma definitiva arriva solo ora: sulla Luna c'è acqua. Non allo stato liquido, ma sottoforma di ghiaccio. "Siamo letteralmente in estasi ", dice Anthony Colaprete, dell'Ames Research Center della Nasa a Moffett Field, in California. "Abbiamo scoperto acqua. E non solo un poco, ma una quantità significativa". "90 litri d'acqua", precisa Doug Cooke, responsabile della missione "L-Cross". Il risultato è stato, dunque, ottenuto dalla sonda statunitense "Lunar Crater Observation and Sensing Satellite" che ha consentito, poco più di un mese fa, il lancio del missile Centaur, e in seguito l'azione di spettrografi, che hanno potuto analizzare i detriti e le polveri sollevate dall'impatto fra il razzo e la superficie lunare. Presa di mira un'area specifica del suolo del satellite, quella a ridosso del cratere Cabeus, presso il Polo Sud: in questo punto, infatti, non batte mai il sole, e quindi le probabilità di incontrare acqua ghiacciata era più alte che altrove. 7mila chilometri orari la velocità del razzo, come una tonnellata e mezza di dinamite la sua potenza deflagrante. Una missione costata 79milioni di dollari, che apre definitivamente la strada al ritorno dell'uomo sulla Luna previsto per il 2020. "Si apre un nuovo capitolo nello studio del territorio lunare", hanno aggiunto ieri i tecnici dell'ente spaziale americano. In realtà l'acqua sulla Luna era già stata individuata dalla sonda indiana Chandrayaan-1, entrata in azione il 14 novembre 2008, con l'impattatore 'Moon Impact Probe'. Negli anni scorsi, invece, interessanti ipotesi a favore della sua presenza erano state avanzate anche dalla sonda Cassini e dalla sonda Deep Impact, entrambe progettate dagli statunitensi. In ogni caso gli esperti della Nasa dicono che solo con la missione "L-Cross" è stato possibile identificarne per la prima volta in grande quantità (benché ci sia chi afferma che, complessivamente, non ci sia più di un litro di acqua per tonnellata di suolo lunare). Ma perché è così importante aver scoperto l'acqua sulla Luna? Perché è dove si concentrano le maggiori quantità di acqua che potrebbero sorgere le prime basi permanenti per gli astronauti. L'approvvigionamento idrico, infatti, è un requisito indispensabile alla colonizzazione del satellite. A questo punto gli scienziati si chiedono come possa essersi formata l'acqua lunare. Due le ipotesi. Secondo la prima tesi l'acqua deriverebbe dal bombardamento massiccio e continuo di comete. Nel secondo caso, invece, il riferimento è al suolo lunare. Quest'ultimo è infatti caratterizzato da rocce costituite per metà da ossigeno che, sottoposte all'azione dei protoni costituenti il vento solare, liberano l'importante elemento formando molecole d'acqua. In ogni caso l'acqua presente oggi sul suolo lunare si sarebbe formata milioni di anni fa, e dal suo studio si potrebbe, quindi, far luce sui tanti misteri che ancora caratterizzano il sistema solare. Gli esperti dicono infine di aver individuato anche altri elementi nel cratere formato dal razzo Centaur, che potrebbero portare a nuove scoperte: "Nel cratere ci sono tracce di altre sostanze interessanti, oltre all'acqua - chiude Colaprete - le regioni dove non batte il sole sono delle vere e proprie trappole per molecole di varia natura".

(Pubblicato su Libero il 14 novembre 09)

12mila starnuti al giorno: lo strano caso di una teenager americana

Una patologia misteriosa che obbliga una ragazzina di 12 anni della Virginia - Lauren Johnson - a starnutire 12mila volte al giorno. I medici parlano di un disordine cronico forse dovuto a un'allergia, a una malformazione delle vie respiratorie, o a una strana sinusite. Ma c'è anche chi si riferisce alla cosiddetta 'sindrome dello starnuto a mitraglia', rarissima patologia che può insorgere dopo un raffreddore persistente. Il problema è insorto all'improvviso - e apparentemente senza motivo - un paio di settimane fa. Jennifer ha iniziato a starnutire - 16 volte, in media, in un minuto - e non ha più smesso. "I dottori non sanno darci delle risposte", dice la madre della giovane, "L'esistenza di mia figlia non è più la stessa ed io non so più cosa fare". La vita di Lauren, da quindici giorni a questa parte, è dunque drasticamente cambiata: gli starnuti, infatti, la perseguitano anche quando mangia, gioca o beve, rendendo difficoltosa ogni azione. L'unico momento in cui gli starnuti cessano è durante la fase di sonno profondo. La piccola ha già affrontato 11 terapie e si è presentata a uno show televisivo per cercare pubblicamente aiuto. Per ora invano. Ma non è questo l'unico caso concernente sindromi particolarissime, insorte all'improvviso senza spiegazione. Tempo fa ci fu, per esempio, il caso di Jennifer Mee - 15enne americana - che da un giorno all'altro ha iniziato a singhiozzare ed è andata avanti per sei settimane, fino a 50 singhiozzi al minuto. Ne parlò anche il Corsera (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/02_Febbraio/18/singhiozzo.shtml). La ragazza fu costretta ad abbandonare gli studi e rivolgersi ai medici che tramite agopuntura, ipnosi e trattamenti chiropratici sono riusciti a guarirla. È la stessa speranza di Lauren Johnson, per ora costretta a starnutire ogni 4 secondi.

Video Usa:


giovedì 12 novembre 2009

I benefici delle piante in casa: meno stress e salute migliore

Largo alle piante di appartamento. Con la loro attività biologica, infatti, preservano l'uomo da stress e malattie. È la conclusione di uno studio diffuso ieri dai ricercatori dell'Università della Georgia. Secondo gli scienziati le piante 'casalinghe' abbassano i livelli di stress, migliorano la salute generale, e le performance lavorative. "L'incremento di piante di appartamento può avere un impatto decisamente positivo sulla qualità dell'aria delle nostre case - dice Stanley Kays, a capo dello studio. Ventotto le piante analizzate dagli specialisti, tre quelle segnalate per le loro eccellenti qualità: edera (Hedera helix), fiore di cera (Hoya carnosa), e felce. Il loro segreto? La capacità di ripulire la casa da agenti inquinanti come polvere, fumo, radiazioni di computer e apparecchi radiofonici, Secondo il World Health Organisation report del 2002 gli inquinanti domestici determinano il decesso annuale di 1,6milione di persone nel mondo. L'aria di casa è 12 volte più inquinata di quella esterna.

I sette cani più intelligenti

L’intelligenza dei cani è equiparabile a quella di un bambino di due, due anni e mezzo. Parola del noto psicologo e comportamentista canino Stanley Coren che ha recentemente pubblicato uno studio sull’argomento. Ma ora c’è di più. Ovvero che non tutti i cani sono intelligenti allo stesso modo. Secondo lo scienziato della University of British Columbia di Vancouver (Canada) è addirittura possibile stabilire l’intelligenza di un quattro zampe in base al numero di parole che è in grado di comprendere: i “meno” intelligenti arrivano a comprenderne 165, i più “dotati” 250. Non solo. I cani cognitivamente più capaci riescono anche a contare fino a 4-5, conoscono le regole basilari dell’aritmetica, e sanno adottare stratagemmi per “imbrogliare” il padrone o un altro animale. «Sotto quest’ultimo aspetto sono molto simili agli umani», ha detto Coren. Lo studioso ha quindi stilato una classifica dei cani più intelligenti, riferendosi a razze diverse fra loro per caratteristiche anatomiche e comportamentali. Secondo Coren il cane più intelligente in assoluto è il Border Collie (nella foto), cane di taglia medio grande, originario della Gran Bretagna: c’è chi sospetta che discenda dai cani pastore da renna giunti in Scozia con l’invasione dei vichinghi. L’animale ha una grande dote: impara tutto e subito con grande facilità. Per questo motivo, però, è importante fin dai suoi primi mesi di vita impartirgli le giuste regole, per non correre il rischio di ritrovarsi con un animale abituato a far disastri. È molto affettuoso, docile e ha una grande fiducia nelle proprie possibilità. In Francia e in Germania viene impiegato come cane da difesa e polizia. Inoltre è un’ottima guida per i non vedenti. Al secondo posto c’è il Barboncino, dal francese Barbet. È anche chiamato “cane pecora” o “cane da guerra”. E a quest’ultimo proposito il riferimento è al leggendario Moustache, un barboncino che accompagnò Napoleone in tutte le sue campagne. Secondo gli esperti il Barboncino oltre a essere molto intelligente è anche simpatico, divertente e sensibile. Il Pastore tedesco è al terzo posto. L’animale fa venire in mente il famosissimo Rin Tin Tin (dell’omonima serie televisiva per ragazzi). La razza nasce in Germania alla fine del XIX secolo e secondo numerosi specialisti deriverebbe dall’incrocio fra antichi lupi e cani domestici. La sua agilità e le sue caratteristiche muscolari giovano all’uomo in vario modo. I pastori tedeschi, infatti, vengono impiegati per condurre greggi, ma anche come cani antidroga, per cercare dispersi e vittime di frane o valanghe. È un cane equilibrato, dai nervi saldi e docile con il padrone e la famiglia che con cui vive. Al quarto posto della classifica di Coren c’è il Golden Retriever, fra i cani che negli ultimi tempi stanno avendo più popolarità. La sua storia inizia in Gran Bretagna verso la fine dell’Ottocento. Fra le sue qualità ci sono l’ubbidienza, la dolcezza e l’estroversione. È un giocherellone nato e ha una naturale propensione per il mondo dei bambini. Il Dobermann - al quinto posto - viene riconosciuto ufficialmente nel 1898: il primo esemplare era originario della Germania. Pacifico, attento e tollerante, è spesso additato come un animale pericoloso e feroce. In realtà gli unici Dobermann pericolosi sono quelli che non sono stati addestrati correttamente o hanno patito esperienze particolari. Il Pastore delle Shetland - al penultimo posto - deriva probabilmente dall’incrocio fra i collie e l’iceland yakkin, un piccolo cane islandese. Veniva utilizzato nelle isole omonime per curare le pecore. Riconosciuto ufficialmente nel 1909 è apprezzato per la sua dolcezza, ricettività, brillantezza. Infine fra i cani più intelligenti figura il Labrador. Originario dell’isola di Terranova si fa notare per il suo temperamento mite e socievole e per il grande feeling che ha con l’acqua. È un ottimo compagno di giochi per i più piccoli, ma non è consigliato come cane da guardia: all’arrivo del ladro c’è il serio rischio che cominci a girargli intorno scodinzolando.

(Pubblicato su Libero il 12 novembre 09)

mercoledì 11 novembre 2009

L'ambiente influenza il pianto dei bambini

Qualche papà, rivolgendosi al proprio figlio che reclama l'ennesimo regalino, usa ancora l'espressione: "Puoi anche piangere in cinese, ma questa volta non cedo". Personalmente non so da dove arrivi questa frase, tuttavia è proprio a lei che ho fatto riferimento, scoprendo che - secondo uno studio diffuso ieri da Current Biology - i bambini piangono in maniera diversa a seconda del Paese in cui vengono al mondo e, quindi, alla cadenza regionale di mamma e papà. Non è un fatto da poco. Questo, infatti, conferma che quando un bimbo è nella pancia è già in grado di 'sentire' e 'metabolizzare' i discorsi dei grandi. Secondo i ricercatori l'apprendimento del dialetto di mamma e papà, avviene negli ultimissimi mesi di gestazione, quando il bimbo è già formato e praticamente pronto a venire alla luce. La ricerca è stata compiuta da scienziati dell'Università di Wurzburg., in Germania. Gli esperti hanno registrato in digitale i vagiti di 30 bimbi francesi e 30 tedeschi nei primi giorni di vita. In questo modo hanno scoperto che il pianto dei francesi ha un accento spiccatamente parigino, quelli tedeschi, invece, una cadenza più dura, tipica delle parlate anglosassoni.

martedì 10 novembre 2009

DIVENTEREMO GIGANTI

L’evoluzione umana è frutto di piccoli cambiamenti che avvengono nell’arco di millenni e che hanno portato esseri scimmieschi come l’Ardipithecus ramidus vissuto 4,4 milioni di anni fa, a trasformarsi in uomini a tutti gli effetti, bipedi e con un cervello assai sviluppato. In realtà, ultimamente, l’uomo sembra stia accelerando la sua evoluzione, al punto che certi cambiamenti evolutivi cominciano a registrarsi anche nel corso dei secoli, se non addirittura dei decenni. Parola di due antropologi italiani che sull’ultimo numero del mensile Airone illustrano gli eccezionali cambiamenti che hanno contraddistinto la specie umana nelle ultime fasi del suo cammino evolutivo. Partiamo da una delle caratteristiche antropometriche più note: l’altezza. Secondo i ricercatori oggi siamo molto più alti dei nostri nonni, e stiamo, quindi, sempre più assomigliando ai cromagnonoidi che vivevano in Europa 30mila anni fa e alti in media fra 1,75 e 1,85 metri. Negli ultimi 150 anni, in media, uomini e donne si sono allungati di 14 centimetri. Nel 1874 l’altezza media degli italiani era di 1,62 metri; nel 1967 è salita a 1,73 metri; nel 1996 a 1,74 metri: i più alti sono i friulani che arrivano in media a 1,78 metri; i più piccoli i sardi con 1,71 metri. Si alza la statura e contemporaneamente si allungano piedi e gambe, a scapito del tronco che, invece, non sta subendo particolari modifiche. La prova è data dal fatto che i ragazzi di 100 anni fa indossavano, in media, scarpe col numero 42, contro il 44,5 dei giovani di oggi. Conseguenza dell’incremento dell’altezza media è l’aumento di peso che, però, non è un fattore positivo, essendo alla base di una delle patologie oggi più diffuse: l’obesità. Scopriamo, dunque, che 150 anni fa si pesava molto meno di oggi (e si mangiava molto meno). E che il fenomeno è in continua evoluzione. Gli scienziati dicono, infatti, che ogni dieci anni, il peso medio degli italiani, cresce di due chilogrammi. In generale, quindi, da 100-150 anni a questa parte ogni italiano pesa, mediamente, 20 chili in più. Ecco perché non stupiscono più di tanto i dati diffusi l’anno scorso durante il Congresso europeo sull’obesità di Ginevra: il 34,2% degli italiani è sovrappeso e il 9,8% obeso. Più grassi gli adulti, ma anche i bimbi che nascono. Secondo uno studio condotto in Sardegna, nel 1922 il peso medio di maschi e femmine alla nascita era di 3,1 chili. Oggi siamo a circa 3,4 chili. I bebè sono anche più lunghi: dai 49,90 centimetri di lunghezza, in media, degli anni Cinquanta, siamo arrivati ai 50,37 centimetri di oggi. Curiose anche le conclusioni relative alle età: di vita, delle prime mestruazioni, della menopausa. Oggi in media le donne vivono 84,6 anni, gli uomini 79,3 anni. Numeri assai diversi se paragonati a quelli di fine Ottocento quando l’età media, in generale, era di 39 anni. A questo proposito l’Italia è fra i Paesi dove si vive di più: siamo, infatti, al terzo posto fra le nazioni più longeve, dopo Giappone e Spagna. Nel 3000, dunque, l’aspettativa di vita aumenterà ulteriormente fino a sfiorare i 120 anni. Viviamo sempre di più ma siamo anche sempre più deboli: gli allergici sono passati negli ultimi 60 anni dal 10 al 30% e anche i miopi sono in costante aumento. Il benessere da una parte ci consente di vivere più a lungo, ma azzera il cosiddetto stress evolutivo, fondamentale per l’acquisizione di caratteri in grado di ostacolare l’instaurarsi di malattie. Secondo alcuni studiosi dell’Università di Oxford fra 125mila anni l’uomo potrebbe addirittura sparire dalla faccia della Terra perché troppo fragile. Per quanto riguarda, invece, la prima mestruazione, oggi essa si registra in ragazzine di 12 anni; 200 anni fa le mestruazioni arrivavano, invece, a 17 anni, nel medioevo, addirittura a 20 anni. In anticipo le mestruazioni, e in ritardo la menopausa. Stando, infatti, ad alcune ricerche, la menopausa oggi sopraggiungerebbe quattro anni più tardi rispetto alla fine dell’Ottocento, coinvolgendo in media donne di 51,4 anni. Altre curiosità riguardano la testa e il cervello dell’uomo moderno, cambiati rispetto ai nostri predecessori. La testa - da 10mila anni a questa parte - è diventata sempre più tonda. Gli scienziati parlano di un processo noto col nome di brachicefalizzazione, in cui la larghezza massima della calotta cranica aumenta rispetto alla lunghezza del cranio. Misterioso il significato di questo cambiamento. Infine il cervello dell’uomo moderno è diventato più piccolo, in media, del 10% rispetto a quello degli uomini del primo periodo post-glaciale. Probabilmente è la conseguenza del passaggio dal nomadismo alla vita sedentaria subentrato con l’agricoltura. Ancora ignoto il motivo, benché si sia visto che la stessa cosa accade anche negli animali nel passaggio dallo stato selvatico all’addomesticamento.

(Pubblicato su Libero il 10 novembre 09)

lunedì 9 novembre 2009

Aids: nuove speranze dalle piante di tabacco

Per il momento ne hanno beneficiato solo alcune scimmie, ma presto potrà giovare anche all'uomo. Il riferimento è all’azione antivirale espressa da piante di tabacco (Nicotiana tabacum, nella foto) geneticamente modificate, nei confronti del virus Hiv. Studiosi inglesi del Kent hanno inoculato nella nota solanacea un batterio in grado di stimolare la pianta a produrre una proteina particolare, a sua volta capace di bloccare la diffusione nell’organismo del virus dell'Aids. Una scoperta sorprendente che potrebbe gettare le basi per lo sviluppo di una nuova rivoluzionaria terapia per sconfiggere la malattia. La proteina esaminata dagli studiosi è stata battezzata cyanovirin N. I test sono stati condotti per ora solo sulle scimmie. 18 primati ammalati di Aids sono stati sottoposti all’azione di un farmaco derivante dalle piante di tabacco ogm. Sorprendenti i risultati. In 15 scimmie il virus dell’Hiv ha terminato la sua corsa. Il futuro? Promettente, dicono gli anglosassoni. Per l’uomo stiamo già pensando a creme microbicide da applicare nelle zone genitali e permettere quindi di arginare la malattia sul nascere. Gli esperimenti vanno avanti celermente. Nei laboratori del Kent gli studiosi vogliono capire se è possibile produrre su larga scala la sostanza ricavata dalle piante del tabacco. A capo della ricerca c’è Julian Ma, studioso del Centre for Infection del St George’s Hospital di Londra il quale ritiene di poter giungere a un traguardo soddisfacente entro pochi anni. “La produzione su larga scala della proteina cyanovirin avrebbe un’eccezionale ripercussione sui malati – ha detto lo scienziato – abbiamo calcolato che 5 chili di cyanovirin potrebbero soddisfare 10milioni di persone”. Nel mondo ci sono circa 39,4 milioni di persone affette da Hiv. Di queste 610 mila vivono nell’Europa centrale e meridionale. 1 milione nel Nord America. 1,4 milioni nell’Europa dell’Est e nell’Asia centrale. 7,1 milioni nel Sud-est asiatico. L’area più drammaticamente colpita rimane l’Africa sub-sahariana con 25,4 milioni di malati.

domenica 8 novembre 2009

Hubble scopre 22 galassie "invisibili". Nate 780milioni di anni dopo il Big Bang

Invisibili e antichissime. Sono questi i requisiti di 22 galassie scoperte in questi giorni da un team di astronomi Usa, grazie all'azione dell'intramontabile telescopio Hubble (nella foto). Secondo i ricercatori si tratta di ammassi stellari risalenti agli albori dell'universo, poco meno di 3miliardi di anni fa. Stando infatti alle descrizioni degli studiosi americani - coordinati da Masami Ouchi dell'osservatorio Carnegie - le 22 galassie sarebbero nate 787milioni di anni dopo il Big Bang, La luce che emettono non riesce ad essere filtrata da nessuna lunghezza d'onda, e questo spiega il motivo della loro invisibilità. Per arrivare, dunque, a definire l'età degli antichissimi ammassi stellari Ouchi e il suo team hanno utilizzato le tracce dell'idrogeno prodotto al momento del Big Bang: l'elemento più leggero della tavola periodica degli elementi è infatti testimone dell'origine del cosmo, essendosi formato 400mila anni dopo la nascita dell'universo, dalla combinazione fra protoni ed elettroni.

(Pubblicato l'8 novembre 09 su Libero)

sabato 7 novembre 2009

Bornholmer Strasse: vent'anni dopo la caduta del Muro

C'era una volta il Muro di Berlino. Risale, infatti, a 20anni fa il suo definitivo abbattimento, dopo lo smantellamento della Cortina di ferro (linea di confine che divise in due l'Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, alla fine della guerra fredda) avvenuto il 23 agosto 1989. I festeggiamenti per l'importante anniversario (che ricorre esattamente lunedì 9 novembre) sono già partiti. Gli U2, giovedì sera, hanno suonato davanti a 10mila fan, nella piazza che si trova dalla parte orientale della porta di Brandeburgo. Lunedì, invece, sarà la volta dei politici: La Merkel passerà sottobraccio con Walesa e Gorbaciov attraverso il varco della Bornholmer Strasse. La costruzione del Muro risale al 1961, e per 28 anni ha quindi separato berlinesi dell'est e dell'ovest. Il Muro, inoltre, divideva 192 strade, 32 linee di tram, 8 linee della metropolitana di superficie (S-Bahn), 3 linee della metropolitana sotterranea (U-Bahn), 3 autostrade, vari fiumi e laghi. Ordinarono l'edificazione del Muro i politici della Germania dell'Est per evitare contatti con l'occidente, sempre più frequenti: cercavano la via dell'ovest soprattutto giovani e giovanissimi, spesso con una buona formazione professionale, laureati, operai specializzati e artigiani. Erano attratti dall'altra faccia della città per via del cosiddetto "Wirtschaftswunder" (miracolo economico) che aveva trasformato la Germania Federale in una potenza economica. Con il Muro di Berlino le fughe in massa da oriente precipitarono: si passò, infatti, da 2.500.000 di persone emigrate a occidente dal 1949 al 1962, contro le 5mila del periodo compreso fra il 1962 e il 1989. Inizialmente il Muro era lungo 155 chilometri. Poi, negli anni, subì continue modifiche. Si costruì un secondo muro all'interno della frontiera, che diede vita alla cosiddetta 'striscia della morte'. 15 anni dopo la prima pietra, a metà anni Settanta, il Muro di Berlino era mediamente alto 3,6 metri, largo 1,5 metri, composto da 45mila sezioni separate di cemento armato, circondato da 300 torri di guardia con cecchini armati e da una strada illuminata per il pattugliamento lunga 177 chilometri. Nei 28 anni di vita del Muro molti cittadini di Berlino est, tentarono comunque di superare il confine. Le stime dicono che almeno 5mila persone riuscirono a raggiungere l'ovest: portarono a compimento il loro obiettivo con auto truccate, passaporti falsi, calandosi dalle finestre prospicienti il confine, scavando tunnel o utilizzando ultraleggeri. In ogni caso, furono circa 200 le persone che persero la vita nel tentativo di lasciare la DDR. L'ultima vittima fu Winfried Freudenberg: morì l'8 marzo 1989 a bordo di una mongolfiera. Poco prima dell'abbattimento del Muro - il 28 aprile del 1989 - Eirch Mielke, Ministro per la Sicurezza della DDR disse ai cecchini: "Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi". Qualcosa stava cambiando, anche grazie alla nuova politica di 'trasparenza' proposta da Gorbaciov. "In realtà se chiediamo a Washington, diranno che il Muro è caduto per merito di Reagan. Se a Mosca, per Gorbaciov. Se in Vaticano, per merito di Karol Wojtyla. Se a Berlino, per merito di Kohl. Per me ha cominciato a cadere a Danzica, quando la protesta degli operai di Solidarnosc sancì la fine del comunismo: erano dei proletari che protestavano contro la dittatura del proletariato", afferma Adam Michnik, direttore di Gazeta Wiborcza, uno dei principali giornali polacchi. Si mosse per prima l'Ungheria che il 23 agosto 1989 lasciò libero il passaggio al confine con l'Austria: un mese dopo più di 13mila tedeschi dell'est si mossero verso la principale repubblica dell'Europa danubiana. Iniziarono manifestazioni di massa in tutta la Germania per l'abbattimento del Muro. Il leader della DDR Erich Honecker - convinto che il Muro avrebbe resistito per altri cento anni - fu costretto alle dimissioni. Subentrò Egon Krenz che concesse immediatamente ai cittadini dell'est la possibilità di muoversi verso Berlino Ovest con permessi speciali. "Per accontentare i nostri alleati è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. Se sono stato informato correttamente quest'ordine diventa efficace immediatamente", disse Gunter Schabowski, membro del Politburo del Partito Socialista della Germania e Ministro della Propaganda della DDR. I giochi erano fatti. Di lì a poco decine di migliaia di tedeschi orientali si riversarono nei territori della Germania Ovest: molti poterono riabbracciare famigliari che non vedevano ormai da quasi 30 anni. Il crollo del Muro di Berlino portò, infine, alla riunificazione della Germania che avvenne il 3 ottobre 1990. Oggi del Muro di Berlino rimane ben poco. 600 soldati all'indomani dell'unificazione procedettero al suo definitivo abbattimento con 13 bulldozer, 55 ruspe, 65 gru e 175 camion. Oggi sono visibili solo alcuni punti lasciati come monumento: il più famoso è quello vicino a Potsdamer Platz.

Rai Uno: il servizio televisivo sul Muro andato in onda il 9 novembre 1989:

ETNA IN ERUZIONE

Dopo 4 mesi di silenzio l'Etna (nella foto in un'immagine di archivio) - il più importante vulcano italiano - torna a farsi sentire. La nuova eruzione è iniziata ieri sera alle 21.24: gli strumenti di monitoraggio dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) hanno, infatti, iniziato a registrare, sulla sommità del cono vulcanico, bagliori sempre più evidenti che provenivano dal fianco orientale del cratere di sudest (a circa 3mila metri di quota), riconducibili ad attività esplosiva di tipo stromboliano. La fuoriuscita di magma è andata aumentando nelle ore successive, con bagliori sempre più intensi e formazione di lapilli: i vulcanologi hanno individuato getti di lava alti una decina di metri. 7mila le tonnellate di anidride solforosa emesse dall'inizio dell'eruzione che, comunque, non dà preoccupazioni. "Difficilmente questo tipo di eventi in sommità creano problemi - dice a Spigolature Scientifiche Marco Neri, dell'INGV -. In ogni caso stiamo assistendo a un processo di degassamento che va avanti da ieri sera". In questo momento una squadra di tecnici e scienziati sta raggiungendo la cima del vulcano per fare luce sulla situazione: "Dovrebbero essere già arrivati in cima - prosegue Neri -. Oggi, del resto, non abbiamo altro modo per conoscere l'evoluzione del fenomeno, viste le condizioni di maltempo che impediscono l'azione regolare delle telecamere".

venerdì 6 novembre 2009

Scoperta la vera identità di 'Giulio', il giovane che ha perso la memoria

Risolto il caso del ragazzo 'senza memoria' ricoverato all'ospedale San Gerardo di Monza. Ieri sera, verso le 20.00, si è presentato presso il nosocomio brianzolo il papà del giovane, dopo aver visto la sua foto in televisione. In realtà non si chiama né Giulio, né Giorgio - come si era ipotizzato - ma Carlo Venturelli. Ha 30 anni e abita a Muggiò. La sua incredibile vicenda è cominciata la sera del 25 ottobre. Carlo stava andando a prendere dei giornali in un'edicola vicino a casa, quando all'improvviso ha perso conoscenza ed è caduto. Riprendendosi, però, s'è reso conto di non ricordare più nulla: anche ieri, rivedendo il papà, non ha fatto una piega. Dopo l'incidente ha cominciato a vagare senza meta, presentandosi infine all'ospedale San Gerardo dicendo di chiamarsi prima Giulio, poi Giorgio e di avere una passione sfrenata per la bicicletta. "Ho una bicicletta Bianchi e percorro abitualmente la tratta Concorezzo-Cremona, passando per Agrate", è l'unica frase compiuta che è riuscito a formulare. Altri dettagli: il buio. Carlo non sapeva più chi era e da dove veniva. Per due settimane è quindi rimasto ospite del reparto di psichiatria dell'ospedale San Gerardo, in attesa che qualcuno venisse a riprenderlo. Dopo 15 giorni di attesa - considerato che anche le forze dell'ordine non avevano ricevuto nessuna segnalazione di scomparsa - è scattato l'allarme. I medici del nosocomio brianzolo hanno così inviato a tutti i giornali e le televisioni la foto del ragazzo, operazione che ha consentito immediatamente il suo riconoscimento. In questo momento Carlo continua a essere seguito dai medici dell'ospedale San Gerardo. Secondo gli esperti il ragazzo è vittima di un'amnesia psicogena. Questa forma di amnesia viene anche detta 'non organica', poiché non dipende da lesioni neuronali - come invece accade, per esempio, in pazienti colpiti da patologie come l'Alzheimer o la sindrome di Korsakoff (tipica degli alcolisti cronici). Può, dunque, essere dovuta a una soppressione inconscia dei ricordi, specialmente quelli collegati a vicende spiacevoli e penose. In questi casi la perdita di memoria, quindi, non è altro che un meccanismo di difesa elaborato per soffocare ricordi paurosi o stressanti. Diversamente l'amnesia psicogena può anche essere il risultato di gravi malattie mentali, come alcune forme psicotiche in cui, tramite il cosiddetto fenomeno del "jamais vu", il malato nega di ricordare fatti, luoghi e persone che invece dovrebbero essergli perfettamente noti. La letteratura medica è piena di casi come quello di Carlo Venturelli, a partire dalla famosa vicenda del pianista senza passato (nella foto) risalente al 2005. Protagonista un musicista che si era perso su una spiaggia del Kent. Lo ritrovarono vestito di nero, completamente incapace di attribuire un nome a ciò che lo circondava. Gli fu consegnato un foglio bianco sul quale disegnò un pianoforte e da cui fu possibile risalire alle sue generalità. Ci fu poi il signor F. senza futuro, per il quale esisteva un solo anno: il 1999. Lo seguì il neurologo Patrick Verstichel, che diagnosticò una grave forma di sindrome di Korsakoff. Hans Spinnler, neurologo dell'Università di Milano, racconta invece di DV, un giovane fisico 33enne che, sposato da nove anni con due figli, dopo aver battuto la testa (ed essere rimasto senza conoscenza per una trentina di minuti), ricordava le cose più difficili ma non quelle più semplici: per esempio, al momento del ricovero, non sapeva più il suo nome, ma conosceva perfettamente le mosse degli scacchi. Alla fine si riprese e abbandonò la famiglia. Fra i pazienti più studiati in ambito neurologico c'è anche il noto Henry Gustav Molaisoon, scomparso nel 2008. L'uomo cadde dalla bici a 9 anni e in seguito all'incidente sviluppò una grave forma di epilessia. I medici intervennero in modo drastico rimuovendogli alcune strutture del lobo temporale mesiale. Cominciò a dare segni di squilibrio, e a convincersi che, ogni nuovo giorno, fosse il suo primo giorno di vita. Di conseguenza, ogni dì, dopo il risveglio, imparava a farsi il caffè, a lavarsi i denti, ecc. Infine c'è il caso curioso di Sara Mondini, una donna seguita dai medici dell'Università di Padova. La paziente perse la memoria per via di un caso raro di deterioramento progressivo di un'area specifica del cervello. Alla fine fu in grado di ricordare una sola persona: Silvio Berlusconi. La donna, infatti, non riconosceva più il nome della figlia e il volto del marito, ma davanti a una foto del premier si esprimeva dicendo che era un politico ricco e famoso.

giovedì 5 novembre 2009

Influenza A: colpiti anche i gatti

L'influenza A colpisce anche i gatti. È quanto dichiara Ann Garvey, dell'Iowa Department of Public Health. La veterinaria rende noto il caso di un gatto domestico risultato positivo al test dell'influenza suina nell'Iowa, Usa. Sarebbe il primo caso accertato dell'azione del virus H1N1 in un animale casalingo. L'animale, di 13 anni, immediatamente ricoverato dopo i primi sintomi di insufficienza respiratoria, avrebbe contratto la malattia da uno dei membri della famiglia che lo ospita. "Due dei tre membri della famiglia che possiede il gatto hanno sofferto di sintomi simil-influenzali prima che anche l'animale si ammalasse", ha spiegato Ann Garvey. "È però una cosa che non ci coglie del tutto impreparati, dato che in passato altri ceppi influenzali erano stati riscontrati nei felini". Secondo gli esperti l'influenza suina potrebbe colpire anche cani e cavalli, per questo motivo è stato creato un sito internet dedicato agli animali colpiti dal virus H1N1: www.avma.org/public_health/influenza/new_virus. "Gli animali domestici che vivono a stretto contatto con qualcuno che sia stato male sono a rischio ed è bene monitorare la loro salute per essere certi che non mostrino segni della malattia", ha aggiunto il dottor David Schmitt, veterinario dello stato dell'Iowa.

Un'idea originale per salvare Venezia da acqua alta e bradisismo

12 buchi del diametro di 25-30 centimetri ciascuno, equamente distribuiti intorno alla città. L’acqua prelevata dalle pompe in mare aperto e pompata attraverso i buchi a 700 metri di profondità. In questo modo le sabbie sottostanti – già sature d’acqua – spingerebbero tenacemente sulle rocce superficiali, provocando un innalzamento del terreno di almeno 30 centimetri. Risultato: Venezia vincerebbe l'acqua alta e il bradisismo. È la proposta di Giuseppe Gambolati, dell’Università di Padova. Un progetto complementare e non sostituivo al più famoso Mose. Secondo gli studiosi è un passo da fare al più presto poiché, dai primi del ‘900, il livello del terreno di Venezia (almeno del centro storico) è sprofondato di almeno 13 centimetri. Se non si interverrà in questo modo, una delle città più rappresentative del Belpaese, potrebbe finire completamente invasa dal mare. Contrario a questa proposta c'è Michele Jamiolkowski, del Politecnico di Torino, in prima linea nei lavori per la stabilizzazione della Torre di Pisa. Secondo lo scienziato è troppo difficile prevedere le caratteristiche litologiche del terreno a 700 metri di profondità, e inoltre il sollevamento potrebbe non essere omogeneo.

Per info: www.dmsa.unipd.it

mercoledì 4 novembre 2009

Le magie dell'arcobaleno notturno

Un fenomeno più unico che raro: l'arcobaleno notturno. L'ha fotografato l'inglese Chris Walker a Richmond, North Yorkshire. Di solito l'arcobaleno si forma di giorno per via dei raggi solari che colpiscono le goccioline d'acqua sospese per aria. Tuttavia può anche capitare di notte se, dopo abbondanti piogge, c'è la luna piena. Ecco il resoconto dell'avventura di Walker diffusa oggi dalle pagine del Daily Mail: This rare ghostly picture shows a full lunar rainbow arcing over the countryside in Richmond, North Yorkshire. Rainbows appear when sunlight is reflected from raindrops, but in this case the Sun had set hours before. Instead a particularly bright Moon created the impressive bow. Photographer Chris Walker captured the picture as he was driving through a storm around 7pm last Sunday. He said: 'I noticed something odd in the sky as I was driving home. 'A near full Moon was behind me and the wind was blowing a gale and rain was being driven from clouds on the horizon. 'The Moon was so bright that when I arrived home it was obvious that the object in the sky was a rainbow illuminated by moonlight. 'As moonlight is many thousands of times fainter than sunshine the bow is many times fainter and only seen when the Moon is near full.' Although 'Moonbows' often appear white to the beholder, the colours can be captured in a photograph by using a long exposure. In this case Mr Walker only needed a 30-second exposure on his Lumix digital camera to reveal the full range of colours.'The moonlight was so bright I could see red in the rainbow with my unaided eye,' he said. Lunar rainbows are always in the opposite part of the sky from the Moon and most easily viewed when the Moon is nearly full. They are relatively rare because they need a number of conditions to appear. The Moon must be less than 42 degrees high in the sky, the sky must be very dark and there must be rain falling opposite the Moon. Moon bows are more common near waterfalls. The phenomena should not be confused with Moon rings, which appear like circles around the Moon. These are caused by the refraction of light through ice crystals suspended in the upper atmosphere.

LA RAZZA DEI RICCHI

Recentemente abbiamo avuto la prova che l’evoluzione umana non solo prosegue, ma sta perfino accelerando. Stando, infatti, agli studi effettuati da scienziati dell’Università del Wisconsin, in Usa, gli uomini moderni sono molto diversi da quelli vissuti 5mila anni fa, mentre quelli vissuti nel 3000 a.C. sono molto più simili ai neandertaliani presenti in Europa fino a 40mila anni fa. Alla luce di queste scoperte non dovrebbe quindi stupire il fatto che le caratteristiche dell’Homo sapiens sapiens siano in continuo mutamento, e che, di conseguenza, fra non molti millenni ci potranno essere individui assai diversi da noi. Nonostante ciò, una ricerca pubblicata in questi giorni sulle pagine del Times, lascia piuttosto meravigliati. Nello studio, infatti, si parla addirittura della possibile evoluzione di una nuova specie umana: quella dei super ricchi. La curiosa ricerca è stata compiuta da Paul Saffo (nella foto), dell’Institute for the Future a Palo Alto (California). Saffo, un futurologo già noto per le sue teorie apparentemente bizzarre, sostiene che a lungo andare il divario fra poveri e ricchi potrebbe differenziarsi sempre più, fino a creare individui che potranno permettersi ogni cosa, e soprattutto beneficiare di tecnologie mediche avanzatissime, che gli consentiranno di vivere più a lungo degli altri (e di incrementare ulteriormente la propria ricchezza). L’esperto si riferisce a tre branche scientifiche in costante evoluzione che potrebbero davvero rivoluzionare considerevolmente la vita delle persone: biotecnologia, nanotecnologia e genetica. Secondo Saffo con la biotecnologia e la nanotecnologia saremo presto in grado di creare artificialmente organi e tessuti, in modo da sostituire quelli malati; con la ricerca genetica, invece, potremo intervenire direttamente sul Dna di una persona correggendo numerosi difetti e impendendo quindi lo sviluppo di patologie. In realtà qualcosa del genere sta già accadendo. Recentemente, per esempio, una bimba di dieci anni ha ricevuto una nuova vescica costruita interamente in laboratorio partendo dalle sue stesse cellule: l’intervento è avvenuto presso il Children’s Hospital di Boston. Mentre per ciò che riguarda la genetica, alcuni scienziati sono riusciti, pochi mesi fa, a modificare il Dna mitocondriale di alcune scimmie, madri portatrici di patologie trasmissibili ai figli. Sono così nate quattro scimmie perfettamente sane. I test sono avvenuti presso l’Oregon National Primate Center di Portland, Usa, e aprono nuovi scenari nella lotta a malattie umane di ogni tipo fra cui Parkinson, Corea di Huntington, diabete, tumori. Ma c’è un aspetto fondamentale che sottolinea Saffo: queste straordinarie tecniche - a fianco di robot sempre più agili e “intelligenti” - saranno costosissime e potranno quindi permettersele solo i super ricchi, persone con capitali e conti bancari ragguardevoli; tutti gli altri, invece, (la stragrande maggioranza dell’umanità) dovranno arrangiarsi, beneficiando solo delle tradizionali terapie. Sulla base di queste considerazioni Saffo sostiene che col passare del tempo (millenni?) i super ricchi potrebbero diventare sempre più sani, longevi e ricchi e - isolandosi dagli altri per cultura, interessi, attività lavorative - finire per dare origine a una nuova specie. «Negli anni Ottanta rivoluzionò la nostra vita il personal computer, negli anni Novanta internet» dice Saffo. «Nei prossimi anni la tecnologia e la robotica faranno altrettanto. Un super ricco vivrà in media venti anni in più degli altri, lavorerà di più e quindi guadagnerà di più, a vantaggio delle generazioni che lo seguiranno». Appoggia le teorie di Saffo un altro grande scienziato, Ray Kurzwell, il padre dell’intelligenza artificiale. Kurzweil arriva addirittura a parlare di “immortalità”, per definire i super ricchi che grazie ai progressi della scienza potranno vedere i propri corpi trasformarsi in macchine perfette, indipendenti dall’età anagrafica.

(Pubblicato su Libero il 4 novembre 09)

martedì 3 novembre 2009

A lezione di medicina dai Dinka e dai porcospini

Nato come ente finalizzato alla scoperta di nuovi farmaci coi quali combattere la malaria, ora il suo scopo è quello di osservare le popolazioni indigene e gli animali per vedere se è possibile imparare da loro a curarsi. Il riferimento è al Ritam (Research Iniziative on Tradizional Methods) gruppo nato recentemente dalla collaborazione tra l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’Università di Oxford. Gli scienziati hanno, per esempio, concentrato le loro attenzioni sui Dinka (nella foto), africani del Botswana, che si curano con cortecce, radici, foglie. Sui Murut del Borneo e molti gruppi etnici che vivono alle pendici delle Ande. Le ricerche sono già a buon punto. È emerso che piante come l’ooloodwa (Embelia schimperi), utilizzata da popolazioni della Tanzania, sono efficaci contro la malaria. Una pomata ricavata dalle foglie dell’Eupatorium odoratum, vegetale che cresce in Estremo oriente, ha invece poteri antiossidanti, guarisce le ferite e le ustioni. Ma non solo dagli uomini che vivono ancora allo stato tribale si può pensare di ricavare insegnamenti per lo sviluppo di nuove medicine e condotte terapeutiche. Si è infatti osservato che anche molti animali ne sanno più di noi in fatto di proprietà medicamentose offerte da madre natura. I porcospini che soffrono di dissenteria, per esempio, si curano egregiamente con le radici di una pianta chiamata mulengelale. Mentre gli scimpanzé hanno imparato a sfruttare le proprietà di due specie vegetali che potrebbero tornare molto utile anche all'uomo: l’Aspilia mossabicensis e la Vernonia amygdalina.

Per info: www.giftsofhealth.org/ritam/

lunedì 2 novembre 2009

INFLUENZA A: LE COSE (NON) DETTE

"Servirebbe una maggiore trasparenza nelle informazioni e una minore sottovalutazione dei rischi", scrive Mario Pappagallo sul Corsera di ieri, riferendosi alla febbre suina. Ha ragione. L'impressione che si ha, infatti, è che ci sia troppa disinformazione a riguardo, e che anche i medici dicano solo una parte della verità (tenuto conto del fatto che forse nemmeno loro sanno bene cosa sia e cosa faccia di preciso il virus H1N1). Con ciò nessuno intende lanciare allarmismi, tuttavia sarebbe utile dire bene le cose come stanno senza banalizzare il tutto dicendo che "l'influenza suina non deve fare paura perché ha un tasso di mortalità più basso della stagionale". Questo lo si è capito ed è correttissimo. Ma c'è dell'altro, che non viene chiaramente detto e di cui l'opinione pubblica - sempre più in defaillance (anche se il 61,4% degli italiani dice di non aver paura) - non sa niente o quasi. L'occasione per affrontare questo argomento è il decesso, venerdì pomeriggio - presso l'ospedale pediatrico Santobono (Napoli) - di una bimba di 11 anni, Emiliana D'Auria, probabilmente già affetta da un problema cardiaco congenito. I casi più gravi, infatti, si stanno registrando fra i più giovani, di età compresa fra i 5 e i 14 anni, e in molte circostanze si tratta di individui sanissimi. In Usa i minori rappresentano l'8% dei decessi. In generale un terzo delle vittime dell'influenza suina ha un'età compresa fra 2 e 27 anni. L'1% di tutti i colpiti dal virus dell'influenza A viene ricoverato (e questo non succede con la stagionale). Molte persone ricoverate vengono poi trattate con macchinari speciali in grado di assicurare la respirazione (compromessa nei malati gravi), anche per 90 giorni di fila (e anche questo non accade nell'influenza stagionale). Molti altri aspetti sono sconosciuti o si conoscono frammentariamente. Per esempio in pochi sanno che non c'è solo la polmonite fra le eventuali complicazioni della suina: benché accada in una percentuale bassissima di casi, ci possono anche essere pericardite (infezione della pellicola che protegge il cuore), o miocardite (progressivo deterioramento del miocardio). In casi rarissimi si può anche andare incontro alla cosiddetta sindrome di Reye (con nausea, vomito e perdita della memoria). In Usa è già stato approntato un piano speciale nel caso in cui non si riuscisse più a gestire la situazione: verrebbero, dunque, vaccinate solo le persone che stanno bene, mentre tutte le altre - disabili, malati psichici, anziani - verrebbero lasciate al loro destino. In prima linea stati come lo Utah, pronti a partire coi cosiddetti "Do Not Resuscitate", individui che nel testamento biologico hanno dichiarato di essere contrari ad ogni tipo di accanimento terapeutico. Il virus fa più male alle persone nate dopo il 1976. Questo perché il virus H1N1 - contrariamente a quanto s'immagina - si è già visto, a metà anni Settanta,'caratterizzando' il sistema immunitario di individui che oggi sono sicuramente più protetti rispetto ai giovani. L'epidemia di suina di oltre 30 anni fa si fece sentire specialmente fra i soldati di Fort Dix, New Jersey (USA): ci furono 200 casi, 4 persone si ammalarono di polmonite, una persona morì. Nessuno, però, ha ancora capito come si diffuse il virus. Ancora. L'effetto panico registrato in molti nosocomi non è del tutto ingiustificato. A Niguarda (Milano), per esempio, il 15% dei pazienti che si son presentati con febbre, tosse e mal di gola, sono stati poi ricoverati, non una percentuale da poco. Il periodo di contagiosità, peraltro, non termina con la fine dei sintomi: il virus, infatti, è trasmissibile anche una settimana dopo la fine della malattia. E nei bambini rimane attivo anche per dieci giorni. Ci sono poi stati casi in cui la malattia si è rivelata talmente leggera (e addirittura asintomatica) che il malato non s'è nemmeno accorto di averla avuta e quindi di essere stato un potenziale 'untore'. Poche anche le notizie riguardanti uno studio condotto presso l'Università del Maryland (Stati Uniti), nel quale degli scienziati (che hanno pubblicato le loro conclusioni sulla rivista PLoS Currents) hanno verificato che non è corretto dire che la stagionale e la suina sono assimilabili, partendo dal presupposto che l'azione virale dei due morbi è diversa. Spiegano, infatti, che il virus della nuova influenza è in grado di penetrare in maniera più profonda nei tessuti polmonari rispetto a un normale virus influenzale. Dunque aggiungono che probabilmente la suina colpisce un numero di cellule polmonari più alto rispetto alla stagionale, che concentra la sua azione soprattutto sulle alte vie respiratorie, a partire da naso e gola. Incuriosisce poi il fatto che tutti i medici dicano di vaccinarsi, benché siano loro i primi a non farlo. Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio non si vaccinerà; il farmacologo Silvio Garattini non si vaccinerà; Gianluigi Passerini, della Società europea di qualità in medicina generale, non si vaccinerà, spiegando che "non vuole dare messaggi allarmistici ai pazienti"; Richard Halvorsen, direttore medico di BabyJabs, non si vaccinerà; in questo momento, presso l'ospedale Sacco di Milano s'è vaccinato solo 1 medico su 20; (mistero anche per ciò che riguarda Sasha e Malia Obama, le figlie del presidente americano: secondo Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca, le bimbe non si vaccineranno; secondo Katie McCormick Lelyveld, invece, portavoce di Michelle Obama, le piccole sono già state vaccinate). Il futuro, dunque, è facilmente prevedibile. Moltissimi (e comunissimi) medici di famiglia non si vaccineranno: in Italia, ma anche in Francia, in Gran Bretagna e Canada. Secondo la Federazione dei medici di medicina generale uno specialista su sei farà a meno del vaccino. Gli interessati dicono che il vaccino serve poco o a nulla per chi ha già compiuto i 65 anni d'età, tuttavia suona strano che più del 60% dei medici (compresi, quindi, moltissimi under 65) ne voglia fare a meno. A questo punto viene da chiedersi: cosa temono i medici? E anche qui si scoprono tante cose non dette o dette solo parzialmente. Per esempio non tutti hanno capito che questo tipo di vaccino è già stato approntato nel 1976, provocando casi di una grave malattia neurologica chiamata sindrome di Guillian-Barré. Assolutamente attendibile la fonte: l'epidemiologo Tom Jefferson della Cochrane Collaboration. Il vaccino contro la suina contiene poi l'immuno-coadiuvante MF59, sostanza conosciuta come 'squalene' e in grado di aumentare la risposta immunitaria di un organismo. In realtà, secondo Viera Scheibner, ricercatore scientifico del governo australiano, lo squalene è riconducibile anche alla "Gulf War Syndrome", vale a dire la nota 'Sindrome della Guerra del Golfo', che ha coinvolto vari soldati negli anni Novanta, con sintomi quali attacchi epilettici, problemi tiroidei, lupus eritematoso e molte altre patologie. Il sito "Stockolm News" fa invece sapere che, in questi giorni, ci potrebbero essere state due vittime - due anziane donne rispettivamente di 90 e 74 anni, già sofferenti di cuore - a causa della somministrazione del vaccino (che in Svezia ha, per ora, coinvolto 1 milione di persone): il dato, però, deve ancora essere confermato. Intanto, l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, precisa che il vaccino non copre al 100% e che quindi, alcuni individui (sarebbe bello sapere quanti), nonostante l'assunzione del medicinale potrebbero non sviluppare gli anticorpi per fronteggiare la febbre suina. Lo affianca il noto virologo Fabrizio Pregliasco, dell'Università di Milano, il quale afferma che "il vaccino non è uno scudo impenetrabile". Le case farmaceutiche hanno inoltre fatto firmare dei documenti tali per cui - in caso di effetti collaterali nei pazienti trattati col vaccino - non sono perseguibili. Senza contare il fatto che le confezioni di vaccino multi-dose contengono Thiomersal, un sale mercurio che già nel 2000 la Food and Drug Administration (Fda) decise di togliere dal mercato perché potenzialmente tossico. Alla luce di queste considerazioni ci sono, quindi, due soli dati certi: il numero dei decessi imputabili alla influenza suina, 5.712 e il numero di persone contagiate dal virus H1N1, 441.661.

L'intervista rilasciata qualche tempo fa da Pregliasco ad Affari Italiani:


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