giovedì 1 settembre 2016

A caccia di E.T.


"Telefono casa", Spielberg, 1982. Protagonista un omino stranissimo proveniente da chissà quale lontana galassia, che comprese al volo l'unico sistema per mettersi in contatto con mamma e papà, chiedendogli di tornare a prenderlo: lanciare un messaggio che potesse viaggiare a grandissima velocità. Torna in auge la frase del simpatico alieno all'indomani di una scoperta che lascia attoniti gli stessi scienziati: un'onda proveniente da una distanza di 95 anni luce, dalla costellazione di Ercole, fra i più grandi raggruppamenti stellari visibili dalla Terra. Di cosa si tratta?
E' ancora un mistero, del quale si discuterà il 27 settembre nel corso di una conferenza di astronomi organizzata a Guadalajara, in Messico. Si riferisce a un messaggio unico nel suo genere, captato nel maggio 2015 da un telescopio russo ai piedi del Caucaso; che dopo un anno di ricerche non dà ancora risposte. Si sa da dove e partito, ma non chi l'ha spedito. Gli scienziati vanno per ipotesi, non escludendo nessuna possibilità. Anche quella più enigmatica: gli alieni.

Il raggio è in realtà un'onda elettromagnetica, vale a dire una forma di propagazione dell'energia decantata per la prima volta da James Maxwell nell'Ottocento. Arriva dallo spazio e può dire molte cose. Ma in questo caso il tracciato dell'onda mostra un'impennata ingiustificata, come se, davvero, qualcuno avesse diramato volutamente energia nella nostra direzione. Chi?
C'è chi azzarda tirando in ballo la scala di Kardasev, ideata dall'astronomo russo Nikolaj Kardasev per classificare le ipotetiche civiltà dello spazio. Gli astronomi ritengono che per spedire un'onda elettromagnetica come quella registrata in Russia lo scorso anno, occorra una civiltà progredita. Più della nostra; di almeno 300 anni. Significa che noi saremo in grado di fare altrettanto non prima del 2350. Ma se così fosse perché adesso tace? Perché dal maggio del 2015 non ha più dato segnali?

Intanto c'è chi rema contro e prosaicamente coinvolge realtà più consone al mondo della fisica e dell'astronomia. Si chiamano quasar e sono corpi celesti davvero bizzarri, mai compresi fino in fondo. La loro caratteristica è quella di emettere tutti i tipi di radiazione; raggi gamma, x, infrarossi, onde radio e ultravioletti, da distanze di miliardi di anni luce dal nostro pianeta. Ecco il motivo del misterioso segnale russo. Ma non tutti sono convinti e rimandano a un altro fenomeno analogo avvenuto nel 1977.
Il 15 agosto è Jerry R. Ehman dell'Università dell'Ohio a codificare un segnale di 72 secondi, che non si è più ripetuto. «Wow!» esclamò, e questo è il nome con cui viene ricordato ancora oggi. E proprio quest'anno, Antonio Paris, professore presso il St. Petersburg College, in Florida, è tornato sull'argomento rivelando che  non ci fu nessuna anomalia, ma semplicemente un potente  rilascio di idrogeno dovuto al passaggio di due comete, all'epoca indecifrabili. Secondo Paris, contestato da molti membri dell'intellighenzia scientifica, ne avremo la prova con il futuro transito delle due comete previsto per il 2017 e il 2018. 

Non finisce qui. E se qualcuno desidera continuare a immaginare un futuro e non troppo lontano incontro con ET, ha motivo di farlo per via di un'altra importante scoperta avvenuta pochi giorni fa: un pianeta terrestre nell'orbita della nostra stella più vicina, Proxima Centauri, ad appena 4,2 anni luce da noi. Terrestre vuole dire che ha una superficie solida, e può ospitare l'acqua, e dunque la vita. Restano da capire le qualità atmosferiche. Perché se fossimo in grado di stimare una buona presenza di ossigeno e azoto, saremmo a cavallo.

Insomma, il giorno in cui verremo a contatto con civiltà extraterrestri sembra sempre più vicino. La pensa così anche Ellen Stofan, scienziata della Nasa, che senza entrare nel merito dei misteriosi messaggi intercettati non ha dubbi sul futuro: «Avremo forti indicazioni della vita oltre la Terra entro il 2025, e penso che ne avremo la prova definitiva entro 20 o 30 anni». 

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