Addio Rosetta


Una grande avventura, ingegneristica e spaziale. Così può essere riassunta la storia di Rosetta, la prima navicella in grado di avvicinarsi a una cometa, atterrare, e "esalare" il suo ultimo respiro su una palla di ghiaccio cosmica, dopo mesi e mesi di lavoro. La sonda spaziale ha ufficialmente terminato le sue operazioni il 30 settembre. Rosetta e il lander Philae "accometato" il 12 novembre 2014 hanno permesso di studiare da vicino la cometa 67P/Churyumov Gerasimenko, scoperta nel 1969 dallo scienziato ucraino Klim Ivanovic Curjumov, oggi al soldo dell'Osservatorio astronomico di Kiev. Le comete continuano a essere oggetti misteriosi dell'universo, ma grazie a Rosetta è stato possibile svelare alcuni segreti della loro natura. Partendo dalle caratteristiche rocciose. 

La 67P è infatti risultata uniforme nella sua costituzione interna, con un rapporto polvere/ghiaccio da 0,4 a 2,6. Significa, come già si sospettava, che il cuore della cometa è un mix fra queste due realtà della materia, spesso combinate in modo equilibrato. Sembrerebbero riconducibili alle condriti carbonacee, le principali meteoriti che colpiscono la Terra; indicate dalla presenza di acqua, materiale organico, talvolta amminoacidi. Anche 67P ha dunque mostrato tracce di composti organici, sedici in totale. Sono state riscontrate molecole a base di azoto (lo stesso elemento che compone una parte preponderante del DNA), suggerendo che la teoria della panspermia (l'origine della vita dallo spazio) debba essere presa ancor più in considerazione. Del resto sono stati individuati composti come l'acetone, noto ai chimici come dimetilchetone (per via della presenza di un doppio legame con l'ossigeno e due gruppi metilici) e l'acetamide, un minerale di origine organica basato sulla combinazione fra azoto e carbonio. La superficie è più eterogenea. 

Ricca di ciottoli di diverse dimensioni, e strutture che riflettono la luce; benché le comete rimangano fra gli oggetti più scuri del cosmo. Sono esempi riconducibili a potenti processi erosivi e all'azione del vento solare. La missione Rosetta ha infine consentito di risalire alla temperatura della cometa, intorno ai -183°C. Le scoperte future? Difficile prevederle, ma è certo che Rosetta ha risolto solo in parte i dubbi su queste bizzarrie del cosmo. Il senso dell'ellitticità delle orbite delle comete è ancora da chiarire, così come il loro legame con la nebulosa primordiale che ha originato il sistema solare oltre 4 miliardi e mezzo di anni fa. 

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