LA STORIA DEL BRIDGE

Recentemente il presidente di un'associazione dilettantistica di bridge, in Val d'Aosta, ha inoltrato al ministro dell'Istruzione una proposta: introdurre nelle scuole il noto gioco di carte. Il motivo? Rafforzerebbe l'intelligenza, favorirebbe la concentrazione e aiuterebbe i ragazzi a ragionare. Non è una novità: altri plessi scolastici hanno già predisposto questo tipo d'insegnamento, soprattutto all'estero, proprio perché farebbe bene al cervello degli scolari e li porterebbe ad apprendere meglio le materie insegnate in aula. Il gioco, del resto, è seguitissimo anche in Italia: si è appena conclusa la fase di qualificazione ai campionati italiani a coppie miste ed ora sono in corso semifinali e finali. Ma come si gioca correttamente a bridge? Quattro giocatori formanti due coppie contrapposte, utilizzano due mazzi da 52 carte francesi (prive di jolly), col dorso colorato in modo differente. I componenti di ciascuna coppia si dispongono al tavolo, a croce, uno di fronte all'altro: il tavolo ideale ha dimensioni standard comprese fra 80 e 100 centimetri per lato. Una partita in media dura dieci minuti. Due le fasi principali dello "scontro", finalizzate all'ottenimento del maggior numero di punti, tenuto conto che la "scala" delle carte è: asso, re, donna fante, 10-9-8-7-6-5-4-3-2; i primi cinque sono i cosiddetti "onori". Nella prima - dopo aver dichiarato il via ufficiale - si stipula un "contratto": in pratica una delle due coppie s'impegna a conseguire un determinato numero di prese, partendo da un minimo di 6 prese: per ogni mano ci sono 13 prese possibili (corrispondenti alle 13 carte ricevute dal mazziere). Con la "licitazione" ogni coppia, con un susseguirsi di dichiarazioni da parte di ciascun giocatore, cerca di imporre il proprio gioco all'altra coppia (se nessuno dichiara e tutti fanno "passo", si va "a monte" e si dà inizio a un'altra smazzata): il concetto fondamentale della licita è quello di acquisire il più possibile informazioni, sia dal compagno che dagli avversari, cercando nello stesso tempo di offrire meno informazioni possibili sulle proprie carte agli sfidanti. La licita può essere considerata "la mente" del bridge. Di solito si stabilisce un seme, assunto come briscola, ma si può anche farne a meno (dando un valore specifico alle singole carte). Nella seconda parte si dà il via alla sfida, e quindi al gioco vero e proprio, in cui ci si comporta in modo analogo a quanto avviene con altri giochi di presa come, per esempio, il "tresette". La partita (rubber) viene vinta dalla coppia che per prima avrà fatto due mezze partite: per fare mezza partita (manche) occorrono 100 punti. Il grande slam avviene quando la coppia che ha vinto la licitazione fa tutte e 13 le prese e quindi dà cappotto all'avversario. Si può affrontare la "partita libera" (rubber bridge) o il "bridge duplicato": quest'ultima variante è la più gettonata, perché consente di organizzare sfide in cui i partecipanti al gioco si confrontano con le stesse distribuzioni di carte, così da ridurre sensibilmente "la carta" fortuna e aumentare quella legata all'abilità del giocatore. Il cosiddetto bridge agonistico è praticato in gare, a coppie o a squadre, che si svolgono con un meccanismo di comparazione dei risultati ottenuti. A livello di World Bridge Federation esistono tre categorie di Masters: Grand Masters,World Masters e Life Masters; mentre a livello di European Bridge League, esiste la categoria di Masters.


Quando si inizia a giocare? La storia del bridge comincia in Inghilterra negli ultimi decenni del XIX secolo, ma le sue origini sono più remote. Probabilmente il gioco deriva dal "Whist", passatempo praticato nel Regno Unito fin dal 1600. Nel 1873 a Buyukdere - sul Bosforo - nasce il "Whistbridge", molto simile al bridge moderno. Nel 1892 il baricentro evolutivo del bridge si sposta in USA, dove John Templeton Mitchell pubblica il primo volume ufficiale sulle modalità del gioco agonistico: la scala gerarchica dei colori è ancora quella classica del poker, ogni presa oltre la sesta, vale 12 punti se realizzata senza briscola; ma si parla per la prima volta di "match-pointing", metodo ancora oggi in voga. Il gioco approda a Chicago e a New Orleans. Si disputa il primo incontro fra club a Filadelfia. Nel 1904 nasce l'"Auction bridge", e in Francia il "Plafond bridge". Il 16 gennaio del 1904 appare sul Times un compendio delle nuove regole di gioco, riprese due anni più tardi anche da un articolo pubblicato sul Daily Mail. Gran parte della fortuna del bridge viene ricondotta alle innovazioni introdotte dal grande giocatore americano Milton Work, nel 1914. Nel 1922 nasce la prima rivista specializzata "The Auction Bridge Magazine" e nel 1927 si forma la prima Federazione nella storia del gioco: "The American Action Bridge League". Altri cambiamenti subentrano nel 1925, quando, durante una crociera che attraversa il Canale di Panama, il miliardario statunitense Harold Stirling vincitore di 3 America's Cup, la scala gerarchica dei colori diviene quella dei nostri giorni con le picche che dominano sugli altri semi. La regolamentazione definitiva del gioco è del 1932, tramite gli accordi presi fra il Portland Club, il West Club di New York e la Commission francaise du bridge, centri clou del gioco di origine anglosassone. A questo punto il bridge diviene il "signore" incontrastato di tutti i giochi di carte. Il primo campionato europeo è del 1937. In Italia, il bridge, prende piede negli anni Trenta, con la costituzione delle prime Leghe Nazionali e i vari Organismi internazionali che coordinano le gare e i campionati. Nel 1939 l'Associazione Italiana Bridge - per via di perentorie intimidazioni di alcuni importanti personaggi politici, e per la necessità di rendere "puro" e patriottico ogni nome - cambia denominazione sociale in "Associazione Italiana Ponte". Nel 1993 la cambia ancora nome e diviene "Federazione Italiana Gioco Bridge" (FIGB). Il nome indica il "ponte" ideale che viene a formarsi fra i compagni di coppia, anche se alcuni storici riconducono il nome a una modificazione eufonica del termine russo "Biritch", con cui veniva denominato nel XIX scolo un gioco simile al bridge classico. C'è chi invece lo fa risalire al fatto che gli addetti dell'ambasciata inglese a Costantinopoli, per andare a giocare al caffè "Le Khédive", dovevano ogni giorno attraversare il "Galata Bridge" che univa le due città di Galata e di Pera. Oggi il bridge è seguitissimo e coinvolge nel mondo più di 1.500.000 di professionisti e decine di milioni di appassionati. Le gare più importanti avvengono in club o in palazzetti dello sport adibiti per l'occasione al gioco di carte. Il bridge si è affiliato come Federazione al CONI nel 1992 e da allora viene definito come un "elegante forma di sport mentale".

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