Il ritorno della tigre del Caspio


C’era una volta la Panthera tigris virgata, ossia la tigre del Caspio, vissuta in Asia, dalla Turchia all’Iran, fino agli anni Settanta. Poi il suo destino è stato segnato dalla caccia selvaggia e dalla riduzione progressiva del suo ambiente naturale; viveva fra canneti e ampie radure, sostituiti dalle coltivazioni di cotone. Agli inizi del ventesimo secolo venivano uccise ogni anno più di cinquanta tigri.

Ma oggi la Panthera tigris virgata potrebbe tornare a vivere nei dintorni del Mar Caspio. Degli scienziati hanno infatti pensato di liberare nei pressi del grande bacino lacustre degli esemplari di tigri siberiane, geneticamente molto simili alle cugine provenienti da sud. Così si pensa che possano riguadagnare le vecchie caratteristiche genetiche e ripristinare la popolazione perduta.

L'esperimento potrebbe avere luogo in un paio di aree del Kazakistan, dove un tempo dimorava l'animale. Gli scienziati del WWF e della State University di New York dicono che «da dieci anni si parla di reintrodurre la tigre dell'Amur in altre zone», ma solo ora si può pensare seriamente di dare via al progetto. I due siti identificati, distribuiti su un territorio di trecento chilometri quadrati, si trovano in corrispondenza del fiume Ili e del lago Balkhash. Potrebbero ospitare rispettivamente 64 e 98 tigri nei prossimi cinquant'anni. Sono numeri precisi, che non possono prescindere dalla necessità di preservare gli equilibri degli ecosistemi e della catena alimentare; scongiurando il rischio di diffondere una specie mettendone altre in difficoltà.  

I due enti stanno lavorando alacremente per consegnare ai futuri abitanti del Kazakistan un ambiente nel quale potranno adattarsi nel migliore dei modi. A questo proposito puntano innanzitutto a regolarizzare l'attività irrigua fornita dal fiume Ili, che scorre per oltre mille chilometri nel cuore dell'Asia. Senza il quale i felidi non potrebbero sopravvivere. 

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