Primo trapianto con le staminali (prima pagina Libero del 20 novembre 08)

Una mamma di 30 anni riacquista la capacità di respirare regolarmente grazie a un organo costruito su misura per lei in laboratorio. Un intervento straordinario che apre la speranza di riuscire, entro un paio di decenni, a compiere la stessa cosa anche con organi complessi come il fegato o i reni, rivoluzionando la medicina. Questo il parere degli scienziati che hanno operato alla trachea (struttura tubolare che separa la laringe dai bronchi) la trentenne spagnola, Claudia Castillo, fra cui l’italiano Paolo Macchiarini. L’operazione è avvenuta quattro mesi fa nella Clinica ospedaliera di Barcellona, ma la rivista The Lancet ne dà notizia solo oggi, dopo aver preso atto del successo dell’intervento: la signora Castillo, infatti, sta benone, non necessita di terapia antirigetto (a differenza di tutte le altre forme di trapianto) ed è tornata felicemente a giocare con i suoi due bambini, dopo aver perduto la capacità di farlo per via di una grave forma di tubercolosi. Ma come si è giunti a un traguardo così importante? Gli specialisti che operano nell’ambito dei trapianti, stanno già da tempo lavorando per riuscire a sviluppare in laboratorio degli organi ex-novo, ma finora tutti i tentativi effettuati non sono andati a buon fine; perché – spiegano – un conto è creare tessuti specializzati partendo da poche cellule staminali, un altro dare vita a organi perfettamente funzionanti, in grado di assolvere importanti compiti fisiologici. Inoltre c’è ancora il problema di non conoscere perfettamente il comportamento delle cellule staminali una volta introdotte in un organismo. In questo caso, però, tramite sofisticate operazioni di ingegneria tissutale, testate fino a ieri solo sui maiali, si è arrivati a ‘costruire’ ex-novo una parte di trachea, partendo da cellule normali provenienti da cadavere e cellule staminali prelevate dal midollo del malato. In pratica i medici hanno utilizzato la trachea del donatore (dopo averla svuotata di tutte le sue cellule originarie) per realizzare una sorta di impalcatura scheletrica e le cellule staminali del malato – in essa innestate - per dare vita al tessuto respiratorio vero e proprio. L’impiego delle cellule staminali, in particolare, fa sì che la paziente possa fare a meno della terapia immunosoppressiva: in questo caso, infatti, il sistema immunitario della malata non riconosce come estranea l’impalcatura del donatore, ma come parte integrante dell’organismo. L’operazione è avvenuta a Barcellona, mentre i test di laboratorio che hanno permesso di ottenere milioni di cellule cartilaginee perfettamente in linea con le esigenze morfostrutturali dell’organo tracheale, sono stati compiuti presso l’università di Bristol. Enorme la soddisfazione dei medici che hanno preso parte all’intervento, provenienti da tre paesi diversi: “Abbiamo ottenuto un grande risultato – ha rivelato Macchiarini – appena quattro giorni dopo l’operazione la parte di trachea innestata era indistinguibile dall’organo originario”. E sulla paziente che è stata operata si è pronunciato dicendo che “Claudia non poteva giocare con i suoi bambini, né lavorare, condurre una vita normale, ma ora può farlo: è il regalo più bello che potevamo farle”. Ieri l’argomento è stato affrontato anche a Londra dal professor Martin Birchall, chirurgo dell’Università di Bristol, a capo dell’avveniristico intervento: “Questo è solo l’inizio – ha commentato -. Partendo da questo presupposto, infatti, possiamo pensare di arrivare entro una ventina d’anni a sviluppare in laboratorio anche organi più complessi”. Il prossimo passo sarà dunque quello di creare in laboratorio organi cavi come l’intestino, la vescica o parti dell’apparato riproduttivo; in seguito si potrà arrivare a tentare di realizzare con la bioingegneria anche organi solidi come il cuore, il fegato o i reni. Intanto, grazie a questo successo, altri due pazienti, entrambi malati di tumore, provenienti da Germania e Stati Uniti, potranno essere operati a Barcellona e tornare a condurre una vita normale.

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