Cacao, salse, fave. L'emicrania si scaccia a tavola

I motivi che portano alle crisi di emicrania sono in parte ancora avvolti nel mistero. Tuttavia è possibile contrastare questo tipo di mal di testa, e le altre forme di cefalea di origine neurovascolare, seguendo un regime alimentare specifico, in particolare evitando di assumere determinati alimenti. Stando infatti ad alcuni ricercatori milanesi certi cibi posseggono sostanze che hanno il potere di influire sugli scambi nervosi delle cellule del cervello, facilitando la comparsa delle crisi emicraniche. Sono cinque le sostanze da evitare: tiramina, aspartame, nitriti di sodio, feniletilamina, e glutammato monosodico. La tiramina è presente soprattutto nei formaggi fermentati e stagionati, nelle conserve di pesce (tonno, aringhe, sardine), nell’estratto di lievito e in alcune verdure come fagioli, fave e crauti. L’aspartame è un dolcificante molto diffuso che, pur avendo la stessa quantità di calorie dello zucchero, ha un potere dolcificante 200 volte maggiore. Lo si trova per esempio nelle bibite “light”, negli yogurt, nelle gomme da masticare “senza zucchero” e nei prodotti da forno per diabetici. L’aspartame è uno degli additivi alimentari più contestati per la sua possibile pericolosità, a breve e a lunga scadenza. In seguito a forti assunzioni, ad esempio con bevande gassate ‘dietetiche’, sono stati riscontrati sintomi simili a quelli dei postumi di una sbornia. Sui possibili effetti a lungo termine invece si parla addirittura di malattie come il lupus sistemico o certe forme tumorali. I nitriti di sodio sono presenti in molti insaccati come la mortadella e il salame, nella salsiccia, nelle carni in scatola, e nell’alcol. Vengono utilizzati per mantenere il colore rosso della carne e per insaporire. La feniletilamina è contenuta in alimenti come il cacao e la cioccolata. È presente anche nel cervello e ha come principale effetto il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore, la cui attività è strettamente legata a una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli in seguito a comportamenti che soddisfano stimoli come fame, sete, desiderio sessuale. Il glutammato monosodico è riscontrabile soprattutto in alimenti come dadi da brodo, salse, carne in scatola, prodotti congelati (patatine fritte, verdure), piatti già pronti, maionese. Conferisce gusto e sapore ai cibi che altrimenti, a causa di coltivazioni intensive e trattamenti industriali stressanti, non saprebbero di niente. “Ci sono alimenti che favoriscono l’insorgenza del mal di testa, tuttavia ogni paziente è un caso a sé – racconta a Libero Grazia Sances, responsabile dell’Istituto neurologico Mondino di Pavia -. Se a un malato fa ‘male’ la cioccolata non è detto che la stessa cosa possa accadere a un’altra persona colpita da emicrania. Talvolta, poi, è molto difficile stabilire e riconoscere l’alimento alla base dell’attacco emicranico; d’altra parte può capitare di dar la colpa a un cibo, quando in realtà i veri responsabili dell’emicrania sono gli additivi chimici in esso presenti e potenzialmente riscontrabili in molti altri prodotti, diversissimi fra loro. Fra i cibi maggiormente a ‘rischio’ possiamo citare il cioccolato e vari piatti serviti nei ristoranti cinesi (molto ricchi di glutammato). Infine va ricordato che un’attenta dieta è in grado di contrastare il mal di testa solo se viene affiancata anche da un regime di vita sano. Se un emicranico evita infatti il cibo a cui è sensibile, ma poi va a letto tardi e si stressa, rischia di non ottenere alcun risultato”. Ma in che modo questi cibi predispongono alle crisi di emicrania? Secondo un recente articolo pubblicato da OkSalute tiramina, aspartame, nitriti, facilitano la dilatazione dei vasi sanguigni del cervello, alla base del mal di testa. Mentre il glutammato agisce soprattutto su specifici neurotrasmettitori legati al metabolismo. Gli studi condotti sul cervello con la tomografia a emissione di positroni rilevano che queste molecole hanno il potere di impedire il consueto scambio di segnali fra le terminazioni nervose del dolore che si trovano sui vasi sanguigni del cervello, in particolare su quelli delle meningi e altre zone cerebrali come il nucleo grigio peri-acqueduttale, l’ipotalamo, il nucleo trigeminale. In Italia sono almeno 6 milioni le persone che soffrono di emicrania. L’emicrania è al diciannovesimo posto come causa di inabilità per gli uomini e al dodicesimo posto per le donne. A causa di questa malattia ogni anno in Italia si perdono dodici milioni di ore lavorative, e ogni malato arriva a spendere fino a 600 euro pur di guarire.

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