Google e l'effetto serra. Un'idea balzana?

Inquinare digitando su Google? Sembra un'assurdità, eppure, secondo un team di scienziati dell’Harvard University di Boston, è proprio quello che ognuno di noi fa inconsapevolmente, quando utilizza il motore di ricerca più famoso del mondo. Gli scienziati statunitensi hanno verificato che due ricerche producono tante emissioni quante quelle prodotte dal consumo di corrente di un bollitore elettrico per il tè, ovvero 7 grammi di CO2 a ricerca. In pratica, utilizzando Google, distruggiamo l’ambiente senza accorgerci, partendo dal presupposto che, in media, ogni 24 ore, avvengono circa 200milioni di ricerche in internet. Alex Wissner-Gross, fisico della Harvard University di Boston, precisa – tramite un articolo apparso ieri sul Times - che l’intero settore informatico, complessivamente, è responsabile di un quantitativo di emissioni di gas serra pari a quello di tutte le linee aeree mondiali messe insieme. “Google è molto efficiente, ma il suo interesse primario è fornire ricerche velocemente, il che porta a bruciare una vasta quantità di energia – rivela il fisico statunitense. Due le cause del problema: l’elettricità consumata dal nostro personal computer durante il tempo di una ricerca online, e quella che consumano i server di Google sparsi su tutto il pianeta. (L’impero Google è formato da oltre 500mila server sparsi in tutto il mondo, con storage dalla capacità totale di 200 petabytes). Inoltre tenere accesso un personal computer fa produrre tra i 40 e gli 80 grammi di CO2 l’ora, mentre un avatar su Second Life si traduce in 1,752 kilowattora. Molta più energia di quanta ne abbia a disposizione un qualsiasi cittadino del cosiddetto Terzo Mondo. Il colosso informatico, dal canto suo, si difende dicendo che le banche dati di Google sono assolutamente efficienti in termini di risparmio energetico: “Per il tempo che un internauta impiega a fare la sua ricerca, l’elettricità consumata dal suo pc è maggiore di quella di cui noi abbiamo bisogno per rispondere alle sue richieste”. In particolare molti esperti del settore tecnologico affermano che le conclusioni di Wissner-Gross sono inesatte e fuorvianti. Parlano infatti di emissioni di anidride carbonica pari a 0,2 grammi a ricerca, un dato 35 volte inferiore a quello espresso dai ricercatori americani. Infine, fra i vari partecipanti al dibattito, anche molti internauti allibiti da tanto allarmismo. In molti, in particolare, fanno notare che un libro “costa” attorno ai 2500 grammi di emissioni di CO2 mentre per cuocere un hamburger se ne liberano 3600 grammi. Quantità superiori rispettivamente 350 e 550 volte a quelle generate da una ricerca su Google. E c’è anche chi sostiene che si tratti di una trovata pubblicitaria per far conoscere agli internauti co2stats.com, progetto nato per migliorare l’efficienza energetica dei siti web.

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