Diabete, depressione, obesità. Il mappamondo delle malattie

Ci sono posti nel mondo dove alcune malattie sono pressoché sconosciute. Gli scienziati li hanno battezzati “cold spot”, ossia “punti freddi”, per distinguerli dagli “hot spot”, dove invece certe patologie sono assai diffuse. Il fenomeno è dovuto al fatto che, gli abitanti di un determinato “cold spot”, seguono diete peculiari, capaci di tenere lontani i malanni. L’ultimo numero di Focus – in edicola da domani – ha dedicato un intero servizio a questi luoghi “dove andare per non ammalarsi”. Partiamo dal Camerun. In questo punto dell’Africa il tumore al colon, molto comune nei Paesi industrializzati (200mila casi ogni anno in Europa), ha un incidenza bassissima. È la conseguenza della dieta vegetariana seguita dai camerunesi. Questi ultimi mangiano infatti enormi quantità di frutta, verdura, legumi, poco pesce e pochissima carne, favorendo la formazione di feci abbondanti e morbide che prevengono la neoplasia del colon. Il tumore al seno è pressoché sconosciuto in Giappone, in particolare sull’isola di Okinawa. Qui la gente si abbuffa soprattutto di alghe e formaggio di soia, alimenti che contrastano la formazione dei radicali liberi (scorie prodotte dal metabolismo), nemici dichiarati dell’organismo. Inoltre gli abitanti di questa zona del Sol Levante osservano la regola confuciana dell’“hara hachi bu”, secondo la quale per stare bene è necessario non riempire mai lo stomaco oltre l’80% delle sue possibilità. In questo angolo del Giappone sono altrettanto rare le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, che vengono combattute assumendo grandi quantità di curry, miscela di aromi e spezie usata per condire gli alimenti. L’obesità è una patologia poco diffusa in molte aree del Brasile, dove però si muore di malattie oggi curabilissime nei Paesi civilizzati come la malaria, la diarrea e il tetano. Fatta eccezione per le grandi città, dove i chili di troppo non mancano, in diverse zone del bacino amazzonico si evita l’accumulo di chili di troppo grazie a una dieta a base di foglie di taro (una bulbosa locale), zuppe di pesce, fagioli e manioca. Importante anche la notevole attività fisica praticata. Il diabete – malattia simbolo dell’Occidente – ha invece un’irrisoria incidenza nella Cina rurale e in Messico. Il fenomeno è la conseguenza del fatto che in Cina il 99% delle calorie è di origine vegetale (l’1% di origine animale), mentre in Messico – specialmente nella regione della Sierra Madre del Sur – l’obesità è tenuta a bada da piatti a base di mais, fagioli e zucche. Le malattie cardiovascolari sono molto rare a Creta, l’epicentro della dieta mediterranea. In questo avamposto dell’Europa meridionale le persone consumano in abbondanza alimenti con un alto potere antinfiammatorio che contrasta infarti, ictus e arteriosclerosi. Ci sono per esempio legumi, noci, aglio, erbe aromatiche, un po’ di vino, e pochissima carne nei piatti dei cretesi. La depressione è una patologia marginale in Islanda, compresa quella stagionale. In questa zona dell’estremo nord, gli abitanti osservano una dieta iperproteica ricca di grassi omega 3 che influiscono positivamente sull’umore. A tal proposito vari studi hanno chiarito che queste sostanze sono in grado di rafforzare l’attività cerebrale dei neurotrasmettitori serotonina e dopamina, producendo un effetto benefico sugli stati d’animo. Presso le isole Fiji – nazione insulare a sud dell’Oceano Pacifico - non sono frequenti le carie dentarie. Ciò è dovuto al fatto che gli abitanti locali assumono pochissimi cibi a base di carboidrati: banditi non sono solo i dolci, ma anche pane e pasta. Infine l’invecchiamento è egregiamente contrastato in Sardegna, specialmente nella zona del Gennargentu, in località come Taluna. In questo angolo insulare del Belpaese la percentuale di centenari rispetto alle altre parti d’Italia è maggiore del 50%. L’invecchiamento dell’organismo è tenuto a freno osservando una dieta basata sul consumo moderato di vino e molti vegetali e tenendo lontano lo stress.

(Pubblicato su Libero il 19 marzo 09)

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