IL VASCELLO DI GROUND ZERO

I resti del vascello scoperti a Ground Zero
«Una scoperta sensazionale». Così è stato salutato dagli archeologi il rinvenimento del relitto di una imbarcazione risalente a più di duecento anni fa, sotto Ground Zero, a New York. L'identificazione della nave è avvenuta a una decina di metri di profondità dal manto stradale, nel punto in cui, fino a nove anni fa, svettava lo skyline delle Twin Towers. In questo angolo della città fervono i lavori; se tutto andrà come previsto, infatti, entro il 2015 sorgerà il nuovo World Trade Center (WTC), affidato all'architetto polacco- americano Daniel Libeskind e al suo Master Plan for the New World Trade Center: l'edificio principale sarà la Freedom Tower, un grattacielo di 1776 piedi (541 metri). Alcuni operai stavano scavando fra Liberty e Cedar Street (vie che, durante l'edificazione del WTC, negli anni Sessanta, erano state solo sfiorate), quando, all'improvviso, si sono imbattuti in una lunga e regolare fila di assi di legno, rialzata nella parte posteriore, circondata da gusci di ostriche e altri molluschi. La loro azione è stata bloccata immediatamente. Sul posto sono intervenuti gli esperti AKRF - ingaggiati appositamente per curare i ritrovamenti effettuati durante i lavori per la realizzazione del nuovo quartiere – che non hanno fatto fatica a confermare la natura del ritrovamento: un vascello vecchio almeno di duecento anni, utilizzato, molto probabilmente, per trasportare materiale di riporto, per allargare la parte sud di Manhattan, strappando terra alle foci dei fiumi. «In questo punto della città, nel 1790, si lavorava per rubare terreno al fiume Hudson, e ampliare la zona sud della Grande Mela», spiega l'archeologa Elizabeth Meade, del Cedar Crest College. Adesso, dunque, la parola passa ai laboratori, che potranno stimare con assoluta certezza l’arcaicità del prezioso reperto: «Sottoporremo i resti della nave all'analisi dendrocronologica», dice Molly McDonald, fra i responsabili della AKRF. «Con questa tecnica, basata sulla decifrazione degli anelli dei tronchi degli alberi, faremo luce sull'età esatta del ritrovamento». Una giornata uggiosa ha fatto da cornice alla scoperta archeologica e si è rivelata provvidenziale. «Se ci fosse stato il sole, infatti, il vascello si sarebbe “squagliato” per via del calore», racconta Doug Mackey, soprintendente archeologo della New York Historical Society. Nei pressi del relitto è stata individuata anche un'ancora, di una cinquantina di chilogrammi, che però non è ancora stata studiata nei dettagli, per capire se sia riconducibile o meno al vascello dimenticato. Gli esperti stanno ora ripulendo con grande cura il relitto, prima di trasportarlo in un luogo più sicuro, dove potrà essere messo a disposizione dei cittadini e dei turisti: «È una parte della nostra storia», dice Alan Gumeny, uomo d'affari newyorkese, «e credo che sia qualcosa da custodire e mettere in un museo». Era da tempo che a New York non si assisteva a una scoperta di questa portata. Nel 1916 fu lo storico dilettante James Kelley che - lavorando allo scavo per il tunnel della metropolitana Interborough Rapid Transit, all'angolo fra la Greenwich e la Dey Street - si imbatté in alcuni frammenti di legno carbonizzati: erano i resti di una nave risalente al Seicento, oggi conservati nella Marine Gallery, presso il Museum of the City of New York. L'ultimo ritrovamento di questo tipo risale, invece, al 1982, quando, dalle parti di Water Street, rivide la luce un mercantile del Settecento. Ma la storia della Grande Mela è ben più antica e per ricostruirla correttamente è necessario fare un salto di circa 13mila anni.

Archeologi dell'AKRF al lavoro
Siamo sul finire del Pleistocene. La grande glaciazione wurmiana – iniziata oltre 100mila anni fa - è quasi la termine. Molte specie animali che hanno prosperato per millenni – mammut (Mammuthus primigenius), orso delle caverne (Ursus spelaeus), tigre dai denti di sciabola (Smilodon fatalis) - scompaiono per sempre dalla faccia della Terra. L’Homo sapiens sapiens per la prima volta mette piede nel continente americano, grazie a un ponte di terra che congiunge le propaggini dell’estremo oriente, all’Alaska, in prossimità dello Stretto di Bering. L'impresa è facilitata dal fatto che il livello marino è molto più basso di quello odierno. Con i primi uomini raggiungono le Americhe anche molti animali fra cui il leone americano (Pantera atrox) e il ghepardo americano (Miracinonyx trumani). I primi indiani discendono, dunque, da uno sparuto numero di impavidi siberiani – da cui si sono separati geneticamente circa 20mila anni fa - che puntarono a est in cerca di nuove terre da conquistare per il proprio sostentamento. Fra questi ci sono anche gli originali abitatori di New York, i Lenape, chiamati dagli europei Delaware, che si stabiliscono nella zona del basso corso del fiume Hudson, sfruttando Manhattan come territorio dove coltivare, cacciare, pescare e seppellire i propri morti. Per molti millenni vivono pacificamente, contribuendo (indirettamente?) alla nascita della cosiddetta cultura di Clovis, la più importante dell’America del Nord, e alla cultura riconducibile al Big Eddy Site, un sito del Missouri sud- occidentale, dove sono stati ritrovati numerosi manufatti risalenti a oltre 12mila anni fa. All'arrivo degli europei, sono rappresentati da una popolazione di circa 15mila persone, suddivise in un'ottantina d'insediamenti. Il primo incontro con gli occidentali è del 1524. Tocca all''italiano Giovanni da Verrazzano – nobile fiorentino - familiarizzare con i primi newyorkesi e battezzare la Baia di New York, "Nuova Angouleme", in onore del re di Francia Francesco I. Poco dopo è la volta dell'inglese Henry Hudson che - al soldo della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali - per primo "fotografa" la vera realtà newyorkese: scopre, in particolare, Manhattan, delimitata dal corso di tre fiumi, l'East River, l'Hudson River, e l'Harlem River. «Questa terra è talmente splendida che c'è da augurarsi di potervi posare il piede definitivamente», scrive sul suo diario Hudson, reclamandone il possesso per conto della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. All'inizio il vero nome di Manhattan è "Mannahatta" (ovvero "l'isola"): il poeta americano Walt Whitman andrà avanti a chiamarla così per tutta la sua esistenza, anche se il nome cadrà presto in disuso. È a quest'epoca che si rifà, dunque, il cosiddetto Manhatta Project, ideato da Eric Sanderson, ecologo della Wildlife Coservation, nel 1999, con lo scopo di ricostruire tridimensionalmente il territorio su cui sorge Manhattan, prima del predominio straniero: è una terra eccezionalmente ricca di flora e di fauna, disegnata dal sinuoso incedere di numerosi torrenti, per un totale di circa cento chilometri di alvei fluviali. La vegetazione è rappresentata soprattutto da castagni, querce, noci. Fra gli animali spiccano cervi, orsi, tacchini selvatici. Anche le spiagge newyorchesi pullulano di vita: si ritrovano, infatti, molti tipi di molluschi e crostacei. A Times Square c'era una specie di stagno circondato dagli aceri; l'incrocio fra la Seventh Avenue e Broadway era, invece, un'oasi verde attraversata da due torrenti, formanti uno specchio lacustre dove vivevano castori, anguille, lucci: «Con questo studio ho voluto dimostrare quanto fosse affascinante il paesaggio originale di New York con la sua natura incontaminata», dice Sanderson. Con gli europei, però, cambia tutto rapidamente. Il primo insediamento proveniente dal Vecchio Mondo risale al 1613. Il comando della regione è affidato a uno stuolo di facinorosi olandesi. La prima mappa di Mahnattan risale al 1614: è la famosa Figurative Map, elaborata da Adriaen Block, al comando dello storico veliero Tijer: il fiume Hudson si chiama ancora Noorth River.

Grafico raffigurante l'insediamento olandese del 1670
Nel 1625 entra in azione il politico olandese Peter Minuit – figlio di immigranti valloni - che acquista ufficialmente Manhattan dagli indiani - coi quali ha instaurato un rapporto basato sul commercio di pellicce - per l'incredibile cifra di 60 fiorini, circa 24 dollari. Inizia così la vita di Nieuw Amsterdam. Un acquerello del 1650 rende bene l'idea di ciò che doveva essere New York a quei tempi: si vedono costruzioni con tetti a falde spioventi, un mulino a vento, una gru, una taverna utilizzata anche come sede municipale, e varie navi ancorate a un porticciolo sgangherato. Sono, però, scarse le tracce risalenti a quest'epoca. Le più significative sono state rinvenute negli ultimi quarant'anni. Nel 1979 scavando presso un nuovo edificio al numero 85 di Broad Street - poco distante dallo Stock Exchange (la più grande borsa valori del mondo) - si recuperano i resti della Lovelaces Tavern, risalente alla fine del Seicento; nel 1984, invece, durante i lavori per la Broad Financial Plaza, all'angolo di Whitehall Street e di Pearl Street, vengono scoperte parti di un magazzino seicentesco, con numerosi oggetti olandesi d'uso quotidiano. New Amsterdam diviene città vera e propria nel 1639. Nel 1653, dunque, si comincia a dare i nomi alle vie. Wall Street, per esempio, è chiamata così perché è caratterizzata da una palizzata con bastioni in pietra, edificata per difendere il lato settentrionale della città dagli attacchi dei nemici: Algonchini, Delaware, Munsee e gli inglesi dislocati nelle terre oggi riconducibili al Connecticut. La celebre palizzata verrà abbattuta nel 1699, ma il nome Wall Street giungerà fino ai nostri giorni. Il dominio degli olandesi cessa di esistere nel 1664, quando la città finisce sotto l’egemonia britannica. Si trovano tracce di questo periodo negli anni Novanta, in occasione della ricostruzione del City Hall Park: una squadra di archeologi statunitense recupera monete, bottoni, fibbie, pallottole, stoviglie, risalenti al primo glorioso insediamento inglese. Nel Settecento il cuore di New York è rappresentato perlopiù da frutteti e fattorie. Complessivamente si contano circa settemila abitanti. Significativo il disegno del 1717, di William Burgis, che offre una ampia veduta dall'East River, lungo una superficie di tre metri. Molte vecchie costruzioni olandesi sono state abbattute, per far spazio a edifici più moderni, conformi al canone georgiano, con uno stile architettonico peculiare, che non ha più nulla a che vedere col precedente barocco. Dove prima c'era un molo, ora c’è una darsena con tre pontili. Si intuisce il primo skyline della città: il campanile della Trinity Church è l’edificio più alto. Nel Settecento il commercio dello zucchero soppianta quello delle pellicce e la città si avvia a diventare una delle più importanti metropoli del globo. Nel 1754 Giorgio II di Bretagna fonda il King's College, che in futuro diventerà la Columbia University, uno fra gli atenei più importanti al mondo. Nel 1777 la città ottiene l’indipendenza; e nel 1788 - poco dopo il termine della guerra d'indipendenza - diviene capitale degli USA, ruolo che cederà alla vicina Philadelphia nel 1790. Nello stesso anno un censimento stabilisce che a New York vivono più di 30mila abitanti, fra cui molti schiavi provenienti dall’Africa. La conferma della loro presenza è giunta alla ribalta delle cronache una quindicina d’anni fa, quando - in prossimità della parte occidentale di Broadway, a circa tre metri di profondità - gli archeologi hanno recuperato i resti scheletrici di circa ventimila neri, insieme a molti suppellettili. Il luogo è stato battezzato African Burial Ground. Mentre è della metà del Settecento, una mappa indicante un grande mercato degli schiavi in fondo a Wall Street. Nel XVIII secolo si ha anche una grossa espansione e modernizzazione della città in corrispondenza del porto, nella parte sud di Manhattan: la linea di attracco delle navi avanza di continuo, rubando terra al mare e ai fiumi che formano il perimetro ideale della città. Si attuano processi di interramento che portano a modificare sensibilmente la forma di Manhattan e a restringere il corso dell'East River. Ed è in questo contesto che va dunque ricondotto il vascello da poco recuperato sotto le ceneri del WTC. Al posto delle Torri Gemelle sorgeva, infatti, l’angolo portuale nel quale venivano ospitate le navi che trasportavano il materiale necessario ad ampliare Lower Manhattan, consentendo lo sviluppo di una zona fortificata e, più tardi, di quella dedicata alle passeggiate della borghesia otto-novecentesca, con l'angolo più suggestivo, Battery Park City Promenade. L'area che oggi identifichiamo con Battery Park - la punta più a sud di Manhattan - una volta non c'era. È stata "costruita" dall'uomo poco più di duecento anni fa. Deve il suo nome alla presenza di una batteria di ventotto cannoni installati per proteggere l'entroterra. Oggi è diventata un parco pubblico di 8,5 ettari. Al suo centro vi è Castle Clinton, forte a pianta semicircolare costruito fra il 1808 e il 1812 su una piccola isola - West Battery - unita agli altri quartieri di Manhattan nel 1855. Ha ospitato l'acquario di New York fino agli anni Quaranta.

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