Generosi si nasce e... si diventa

La generosità è una bella prerogativa dell'essere umano, consolidata dopo millenni di evoluzione per uno scopo ben preciso: consentire il proseguo della specie. Se oggi gli uomini dominano il pianeta è anche perché nel corso della loro storia hanno imparato a "dare" senza necessariamente avere qualcosa in cambio. È vero che, con i tempi che corrono, una simile virtù del genere umano suona piuttosto strana, o perlomeno non fa notizia, tuttavia la generosità è insita in noi e - ci si può scommettere - proseguirà finché l'Homo sapiens sapiens andrà avanti nella sua corsa. Oggi si discute di generosità perfino riflettendo sulle dinamiche che ci consentiranno (?) di uscire dalla crisi. I giorni scorsi qualche giornale ha parlato di ritorno al "baratto", sistema verosimilmente basato sulla generosità, in grado di delegittimare il dio denaro, e suggerire quindi l'ipotesi che paradossalmente si possa progredire regredendo, almeno in termini materialistici. Si passa a nuove categorizzazioni sociali come quella dei Barter o degli Swap che, appunto, si affidano di giorno in giorno agli scambi a costo zero. Si chiama dunque Zero relativo la prima community del Belpaese che propone prestiti gratuiti e mercificazione di prodotti cercando di agevolare il più possibile chi ci circonda. L'Atelier del Riciclo organizza periodicamente i cosiddetti Swap Party, feste per barattare abiti, accessori, oggetti di design; l'Urban Swap Party avviene su un tram bianco. Ma il fenomeno è universale e non riguarda solo l'Italia. In Germania, a Dortmund, abbiamo, per esempio, Heidemarie Schwermer, che vive da sedici anni con meno di un dollaro al giorno. Non ha niente a che vedere con gli homeless. Vive di casa in casa, offrendo gratuitamente il suo aiuto in cambio di un tozzo di pane. Quando può, scrive, scrive delle sue avventure, dell'importanza delle relazioni sociali e della sua filosofia di vita, incentrata sul fatto che per essere sereni e felici, basta veramente poco, nessuna retorica, purché s'impari a comprendere il privilegio che ci è dato di poter offrire senza avere nulla in cambio. Appoggia questo tipo di vita low-cost il celebre antropologo Alberto Salza che si esprime dicendo che "si può vivere con meno di un dollaro al giorno a patto di essere lasciati in pace"; dunque, a patto che la generosità regni sovrana, attualmente una mera utopia. Il fenomeno è palese se si prende in considerazione il curioso studio "World living index", messo in campo dall'Istituto di ricerca Gallup, considerando tre parametri chiave: numero di donazioni per persona, tempo speso nel sociale, volontà di aiutare gli stranieri. Si scopre così che ogni paese è un mondo a sé, caratterizzato da uomini e donne che vivono la generosità differentemente. Non tutti sono generosi allo stesso modo: in cima alla classifica abbiamo gli australiani e i neozelandesi. A seguire gli irlandesi, i canadesi, gli svizzeri e gli americani. E gli italiani? Coi cuginetti francesi sono piuttosto indietro: Italia al 29esimo posto, Francia, addirittura al 91esimo posto. Ma la cosa che stupisce di più di questa classifica è che fra i popoli più generosi ci sono paesi poverissimi come il Laos e la Sierra Leone, entrambi all'undicesimo posto. Follia? Assolutamente no. Lo dicono anche i ricercatori dell'Università di Berkeley, verificando che spesso le campagne di beneficienza a enti no profit, vengono portate avanti proprio dalle nazioni meno abbienti. C'è comunque anche un retroscena psicologico. Secondo le pagine del Journal of Personality and Social Psychology chi ha poco da perdere (i poveri) si fida più del prossimo e di conseguenza è più magnanimo: fondamentalmente chi non ha, non teme di non avere, chi ha, invece, pecca in avarizia temendo di perdere tutto. Eppure basterebbe poco per diventare generosi: basterebbe, semplicemente, osservare chi è più generoso di noi. È la conclusione di una ricerca effettuata da scienziati dell'University of California a San Diego e da esperti di Harvard. Ebbene sì, si è visto che la generosità è addirittura contagiosa, come il riso o lo sbadiglio. C'è un impercettibile meccanismo comportamentale che viene messo in moto dal nostro cervello se vediamo qualcuno dare qualcosa gratuitamente. Uno degli esempi più eclatanti di questo fenomeno riguarda il terremoto di Haiti del 2010, quando si sono mobilitate persone che normalmente non regalerebbero al prossimo nemmeno un centesimo. La generosità può essere sollecitata anche da particolari bevande. Lo sostiene Lawrence Williams dell'University of Colorado. Lo scienziato dice che chi beve caffè o cioccolata calda ha più fiducia nel prossimo e quindi con maggiore facilità elargisce i suoi beni. Probabilmente prende forma un "subliminale" legame fra il calore fisico (della bevanda) e il calore psicologico di colui che la consuma. Ma cos'è veramente la generosità? Possiamo definirla un'attitudine umana, che molti pensatori ritengono fondamentale per la società di oggi e domani. Sofocle la definiva "l'opera umana più bella"; Marziale diceva che si ha "sempre quelle sole ricchezze donate"; Einstein (che ha praticamente una massima per ogni argomento) sosteneva che "il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere". Oggi, in ogni caso, abbiamo imparato che la generosità è riconducibile ad aree ben precise del cervello, che sorgono in corrispondenza della corteccia prefrontale ventromediale e dello striato. Queste zone cerebrali sono anche quelle che entrano in gioco quando si è eccitati sessualmente o si è appagati da un cibo particolarmente gradito.

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