Rimessi in discussione i resti della famiglia Romanov

La famiglia Romanov
Mistero Romanov, nuova puntata. Dopo la riesumazione dei presunti resti della famiglia imperiale russa avvenuta nel 1991, e la cerimonia di sepoltura ufficiale svoltasi nel 1998, ora spunta un nuovo studio, che contraddice tutti quelli effettuati finora. Alec Knight dell’università americana di Stanford afferma che quelle ritrovate non sono con certezza le spoglie dello zar Nicola II, né quelle della zarina Alessandra e dei loro figli. Secondo Knight le analisi condotte a Mosca subito dopo la scoperta del 1991 non sono attendibili. E in particolare “la scoperta e la rimozione dei resti furono caratterizzate da estreme irregolarità a ogni livello”. I campioni del Dna rimosso potrebbero essere stati contaminati da campioni più freschi. Mentre i frammenti sequenziati sarebbero troppo lunghi per provenire da ossa vecchie di quasi novant’anni. Inoltre le caratteristiche genetiche della ipotetica zarina non corrispondono assolutamente alla granduchessa Elisabeth, la sorella di Alessandra. Le conclusioni del ricercatore sono state divulgate sulla rivista “Annals of Human Biology”. Le nuove analisi rappresentano l’esatto contrario di ciò che rivelò Pavel Ivanov dell’Istituto Engelhardt di Biologia Molecolare di Mosca, dopo aver studiato oltre mille frammenti ossei riconducibili a nove individui, rinvenuti nella tomba di Ekaterinburg (la città mineraria degli Urali dove il 16 luglio del 1918 venne trucidata la famiglia di Nicola II). Su di essi lo scienziato trovò molti segni di maltrattamenti: i corpi erano stati devastati da colpi di baionetta e i volti segnati dai calci dei fucili. Tra i resti sono state trovate anche protesi dentarie in oro e porcellana. Sergei Abramamov, esperto forense del ministero della Sanità russo, con tecniche di analisi morfologica stabilì in seguito il sesso e l’età approssimativa per ciascuno dei nove scheletri rinvenuti. Con l’aiuto del computer i teschi vennero paragonati alle immagini fotografiche dei Romanov. Ed è così che Abramov e Ivanov arrivarono ad associarli alle figure dello zar, della zarina, e di tre dei cinque figli. Il Dna estratto dai corpi avrebbe confermato che cinque vittime erano parenti stretti. In più, grazie al confronto del Dna mitocondriale, gli scienziati riuscirono a risalire ai consanguinei lontani ancora vivi. La corrispondenza genetica era evidente tra i resti della presunta zarina e i figli del principe Filippo, duca di Edimburgo, nipote della zarina; ma non si poté dire lo stesso di quella tra il presunto zar e i due discendenti viventi della nonna materna. I resti vennero comunque riconosciuti dalle autorità russe come appartenenti alla famiglia dell’ultimo zar. E il 17 luglio del 1998, ottantesimo anniversario dell’esecuzione, si svolse la cerimonia di sepoltura nella cattedrale di San Pietro e Paolo in San Pietroburgo. Piccola indiscrezione raccolta sulle pagine del sito della Feltrinelli… l'opinione del dottor Knight potrebbe non essere completamente imparziale: il suo rapporto è stato finanziato dalla “Russian expert commission abroad”, un'associazione che fin dall'inizio si era rifiutata di credere che quelle fossero le ossa dei Romanov. Lui nega: "La commissione ci ha aiutati finanziariamente, ma i test li abbiamo condotti noi in modo del tutto indipendente". Alla prossima puntata.  

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