Il rimpicciolimento di Mercurio


Arriveranno a ottobre i dati più importanti della sonda Messenger, che serviranno a svelare la vera natura di Mercurio. Il primo pianeta del Sistema Solare potrebbe nascondere molti segreti, fra cui una notevole attività geologica che starebbe, in pratica, “rimpicciolendo” il corpo celeste. Resta inoltre da capire le caratteristiche della sua atmosfera molto rarefatta e le ripercussioni delle fortissima escursione termica. 

L'uomo arriva per la prima volta su Mercurio con una sonda nel 1975. È la Mariner 10, che giunge a poche centinaia di chilometri dalla superficie mercuriana, trasmettendo almeno 6mila fotografie e mappando quasi la metà del suolo del corpo celeste. Con Messenger, lanciata dalla NASA nel 2004 e da poco entrata nell'orbita di Mercurio (marzo 2011), si entra dunque nella seconda fase dell'esplorazione del pianeta, quella che dovrebbe svelare i segreti più reconditi del piccolo oggetto spaziale. Ma cosa si cerca su Mercurio? Il primo scopo della missione è quello di far luce sulla cosiddetta “teoria della contrazione”. Si tratta di un processo geodinamico che starebbe “rimpicciolendo” il pianeta. Stando, infatti, alle fotografie effettuate dalla sonda Mariner 10, sulla superficie planetaria esisterebbero delle scarpate, in certi casi profonde anche vari chilometri, dove la crosta verrebbe inglobata, alterando le caratteristiche geomorfologiche di Mercurio. La Discovery Rupes, per esempio, è profonda due chilometri e lunga 650 chilometri. I geologi la riconducono a una faglia inversa, analoga a quelle terrestri. Alla base di questi processi ci sarebbe il progressivo abbassamento di temperatura nel cuore di Mercurio. Questo dato è stato confermato anche da Messenger. Da una distanza di circa 200 chilometri, la sonda ha evidenziato che la superficie planetaria si sta raggrinzendo, creando i presupposti per la nascita di nuove catene montuose. I vari rilievi compiuti hanno messo in luce che il diametro del pianeta si sarebbe già ridotto di un decimo dalla sua nascita a oggi. Si sarebbe, in particolare, ridimensionato di cinque chilometri rispetto ai 4.880 misurati in passato. Da un punto di vista chimico, il processo deriva dal raffreddamento del ferro liquido che, solidificando, provoca la diminuzione del volume del pianeta. Dall'attività di Messenger si intende anche far luce sul campo magnetico di Mercurio. Le primi immagini fornite dalla sonda hanno già messo in luce che quest'ultimo è determinato dal nucleo metallico e non da un strato superficie ferroso, come ritenuto per lungo tempo. Nuove importanti verifiche arriveranno, in ogni caso, per ottobre, quando Messenger sorvolerà da vicino il pianeta, cercando anche di capire se e in quale forma stanno avvenendo processi di natura magmatica. Mercurio è il pianeta più vicino al Sole, con un diametro che è la metà di quello terrestre e una superficie fortemente “butterata”, simile a quella lunare. Anche qui manca l'atmosfera e i corpi celesti provenienti dallo spazio si abbattono sul suo suolo provocando la formazione di grossi crateri. Nell'aria sono presenti esigue quantità gassose riconducibili a minime percentuali di potassio, sodio, ossigeno atomico, argon, elio e anidride carbonica. Su Mercurio è altissima l'escursione termica, con temperature che oscillano costantemente fra i 426 gradi centigradi e i – 183 gradi centigradi. Durante il giorno è impossibile osservarlo per via dell'irraggiamento solare, e di notte, è identificabile solo per un breve periodo, per via del suo moto di rivoluzione di 88 giorni, inconciliabile con la posizione dei telescopi terrestri.

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