L'evoluzione dell'occhio


Uno dei più grandi misteri della biologia umana, che ha spesso indotto i creazionisti a fomentare ulteriormente la teoria relativa alla genesi della vita per via dell'intervento divino, riguarda la complessa fisiologia e anatomia dell'occhio. In pratica la domanda che ancora oggi molti scienziati si pongono è la seguente: come si è arrivati a un organo così sofisticato e importante, tenuto conto del fatto che non ci sono tracce concrete che confermerebbero la sua evoluzione? In effetti, mentre per i reperti ossei si può evidenziare un processo evolutivo costante, perscrutabile per via dei numerosi fossili ritrovati, per i cosiddetti organi molli – che si conservano con molta difficoltà – è assai più complicato pensare di osservare tutte le tappe della loro affermazione biologica. Lo stesso Darwin era convinto del processo evolutivo dell'occhio, tuttavia non trovò mai prove vere della sua supposizione. Oggi, però, qualcosa di diverso sta accadendo. E si sta cominciando a capire qualcosa di più dei vari passaggi che hanno portato allo sviluppo di un organo così complesso. Secondo le ultime ricerche il nostro occhio ha acquisito le caratteristiche odierne in circa 100 milioni di anni, partendo da un semplice sensore luminoso dei ritmi circadiani e stagionali risalente a circa 600 milioni di anni fa. Gli esperti dicono che ora ci sono le prove dell'evoluzione oculare, riconducibili a particolari “cicatrici”. Ma andiamo con ordine. Il nostro cammino evolutivo, in realtà, parte quasi 4 miliardi di anni fa, con lo sviluppo delle prime forme di vita unicellulare. Un miliardo di anni fa si affermano gli organismi pluricellulari che presto di dividono in due rami: quello concernente la cosiddetta “simmetria bilaterale” ha dato origine agli animali che tutti conosciamo e all'uomo. 600 milioni di anni fa un nuovo step che porta allo sviluppo degli invertebrati e dei vertebrati; mentre fra i 540 e i 490 milioni di anni fa inizia il lungo processo che porterà all'affermazione dell'occhio. Con la famosa esplosione del cambriano si affermano due tipi di occhio: quello composto, ancora oggi tipico di insetti e ragni; e quello “a fotocamera”, ideale per animali di grosse dimensioni. In questo tipo di occhio i fotorecettori condividono un'unica lente che concentra la luce e sono disposti come una lamina (a retina) che delimita la superficie interna della parte dell'occhio. Ci sono poi curiose vie di mezzo come quelle dei calamari e polpi: questi animali hanno un occhio a fotocamera, con però fotorecettori analoghi a quelli che si trovano negli esapodi. Nei dettagli l'occhio evoluto possiede coni e bastoncelli, per la visione diurna e notturna. La conferma evolutiva dell'occhio si è dunque avuta osservando animali primitivi come la lampreda, un pesce anguilliforme con una bocca a imbuto costruita per succhiare e non per mordere. Questo animale possiede un occhio sostanzialmente simile al nostro con una lente, un'iride, e i muscoli oculari. La retina ha perfino tre strati proprio come la nostra. Altro animale preso come riferimento è la missina, simile alla lampreda, detta anche anguilla bavosa. Gli occhi di questa specie sono privi di cornea, di iride, di lente e dei muscoli; per di più la retina la retina è costituita da due soli strati cellulari. Perché allora è così importante? Perché avrebbe un antenato in comune con la lampreda, dal quale l'avventura oculare ha avuto inizio, valutando il fatto che alcuni animali, come il caracide, possono andare incontro a degenerazione oculare nel giro di 10mila anni. Inoltre s'è osservato che l'impianto oculare subisce una trasformazione tipica durante il periodo embrionale, assimilabile a quella umana. In particolare, Detlev Arendt, dello European Molecular Biology Laboratory a Heidelberg, afferma che il nostro occhio è associabile ai discendenti dei fotorecettori rabdomerici, in contrapposizione ai ciliati, considerati appannaggio dei vertebrati. Ma è più probabile che derivino da un mix di entrambe le componenti cellulari. La lente, comunque, è il punto chiave dell'argomento, perché con la sua acquisizione, la capacità visiva aumenta enormemente. Nasce nel momento in cui si afferma a livello evolutivo un ripiegamento su se stesso della retina nella fase post embrionale. Sicché oggi possiamo affermare che il disegno intelligente con lo sviluppo dell'occhio non c'entra nulla. Lo dimostrano le “cicatrici”. Fra i difetti che confermerebbero l'evoluzione dell'occhio ci sono una retina invertita che costringe la luce a passare attraverso i corpi cellulari e le fibre nervose prima di colpire i fotorecettori; vasi sanguigni che si distendono nella superficie interna della retina; fibre nervose che si raggruppano per attraversare una singola apertura nella retina e formare il nervo ottico, creando una macchia cieca.


I due rami evolutivi dell'occhio

Commenti

Francesco ha detto…
Molto interessante..
giusto un paio di domande

"Con la famosa esplosione del cambriano si affermano due tipi di occhio: quello composto, ancora oggi tipico di insetti e ragni; e quello “a fotocamera”, ideale per animali di grosse dimensioni"

cosa intende quando scrive che i due tipi di occhio si sono "affermati"? e in che modo lo hanno fatto?

nella frase immediatamente successiva:

"In questo tipo di occhio i fotorecettori condividono un'unica lente che concentra la luce e sono disposti come una lamina (a retina) che delimita la superficie interna della parte dell'occhio."

i fotorecettori nascono nel Cambriano? Come?

Grazie




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