Coloranti alimentari? Meglio evitare se il bimbo ha meno di 3 anni


Coloranti e aromi artificiali negli alimenti? Meglio evitare se il bimbo ha meno di tre anni. Queste sostanze possono, infatti, creare problemi di natura allergica e alterazioni comportamentali. Inoltre creano dipendenza: il piccolo abituato ad assumere cibi e bevande contenenti questi principi attivi, crescendo continuerà a farlo, nutrendosi male e aprendo la strada a patologie come diabete, ipertensione e obesità. Reazioni allergiche sono state riscontrate, per esempio, con coloranti a base di tartrazina (colorante giallo definito dalla sigla E102). La sostanza abbonda nelle bevande gassate, nelle caramelle, ma anche nella frutta e nelle marmellate. Ci possono essere eruzioni cutanee, congestione nasale, e orticaria. Nei casi più gravi possono comparire mal di testa ed edemi. Il carminio (E120) conferisce la colorazione rossa a molti prodotti industriali come i succhi di frutta e gli yogurt. Le allergie in questo caso si manifestano spesso a livello orale con la comparsa di gonfiore alle labbra, stomatite, ed eczemi. Il prodotto viene realizzato artificialmente, imitando le caratteristiche biochimiche delle cocciniglie, piccoli insetti. Altra categoria a rischio per i più piccoli è quella dei solfiti, utilizzati per tenere sotto controllo l'attività dei batteri. Li utilizzavano perfino gli egiziani. Oggi comprendono numerosi prodotti: E220, E221, E222, E223, E226, E227, E228. Queste sostanze sono controindicate soprattutto per i bambini che soffrono di asma. La letteratura medica parla, infatti, di piccoli che ingenerando simili principi attivi accusano crisi di dispnea, tosse e fiato corto. Provocano inoltre alterazioni vitaminiche ai danni delle vitamine del gruppo B, fondamentali per la corretta crescita. I glutammati (E620-625) sono invece tipici delle patatine, dei sughi pronti e degli insaccati. Vengono utilizzati per dare sapore al cibo. Però possono provocare effetti collaterali comprendenti disturbi come mal di testa e formicolio. Controversa, infine, l'ipotesi che i prodotti per rendere più appetibile un alimento o una bevanda possano anche creare casi di iperattività e deficit di attenzione. Sull'argomento non è ancora stato fatto chiarezza. Tuttavia un recente articolo pubblicato sulla rivista The Lancet mette in relazione principi attivi come la tartrazina e il carminio con difficoltà di apprendimento e redimenti scolastici inferiori alla media.

Interview: Giuseppe Chiumello, Professore di Pediatria presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, Direttore unità operativa di Pediatria e Neonatologia e del Centro di endocrinologia dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.

Commenti