Il ritorno dell'uomo di Neanderthal


Clonare l’uomo di Neanderthal? Per ora è impossibile, ma fra una decina d'anni non lo sarà più, e si potrà, dunque, ottenere un neanderthaliano assolutamente uguale all’originale scomparso 40mila anni fa. Ne è convinto Pierre Pontarotti, direttore del laboratorio di evoluzione del genoma del Cnrs di Marsiglia, il quale ha reso noto le sette tappe fondamentali che porterebbero alla riuscita dell’esperimento. La prima tappa si riferisce all’estrazione dei filamenti di DNA dal nucleo delle cellule fossili di un reperto scheletrico neanderthaliano: fino a oggi è stato possibile estrarre esclusivamente campioni di DNA mitocondriale, inutili ai fini riproduttivi. In seguito (seconda tappa), i frammenti di DNA verrebbero amplificati, ossia riprodotti in gran numero, tramite una tecnica nota come PCR (Polimerase chain – reaction): l’operazione consente di partire con il sequenziamento vero e proprio che si basa sulla ricostruzione complessiva della sequenza dei nucleotidi (unità base dei geni) che dalle centinaia iniziali, divengono miliardi. Nella terza fase, i segmenti sequenziati del DNA primitivo vengono comparati con quelli ricavati dal DNA dell’Homo sapiens sapiens, noti all’uomo dal 2001 (anno del completamento del genoma umano). Successivamente la ricostruzione della sequenza integrale del DNA del Neanderthal avverrebbe attraverso la cosiddetta "mutagenesi pilotata". La tecnica consiste nel modificare la sequenza genotipica umana per "trasformarla" in quella di un neanderthaliano: in pratica le specificità di un Neanderthal vengono "traslate" su un DNA completo di Homo sapiens moderno. Punto cinque. Si trasforma il DNA in cromosomi: oggi non siamo ancora riusciti a creare cromosomi artificiali davvero efficienti, ma tra pochi anni secondo Pontarotti lo saremo. Arrivati a questo traguardo saremmo quasi al termine dell'esperimento. I 46 cromosomi di una donna o di un uomo di Neanderthal verrebbero, infatti, integrati in un ovulo di una donna di oggi, prima dell’impianto definitivo nell’utero di una madre portatrice, che consentirebbe lo sviluppo del primo uomo di Neanderthal dopo 40mila anni. Controindicazioni? Praticamente un’infinità; partendo dal fatto che ci troveremmo innanzi a una "clonazione riproduttiva" attualmente bandita da tutti i governi. Inoltre è necessario rendersi conto dei rischi a cui andrebbe incontro un ipotetico neanderthaliano dei giorni nostri, primo fra tutti quello di non avere un sistema immunitario idoneo per combattere le malattie tipiche dell’Homo sapiens sapiens. "C'è anche un problema etico", dice Bernard Rollin, esperto di bioetica e docente di filosofia presso la Colorado State University. "Non credo che sia giusto creare persone che sarebbero forse derise o temute", dice lo studioso. "Dato che gli esseri umani sono esseri a un certo livello sociale, i Neanderthal si troverebbero in una condizione gravemente iniqua. I Neanderthal sarebbero portati in un mondo cui non appartengono". 

Commenti

Frame74 ha detto…
Ma i neanderthal di cromosomi ne hanno 48, non 46, ovvero 24 coppie, quindi non è possibile utilizzare come base i 46 cromosomi dell'homo sapiens, si otterrebbe solo un ibrido privo di 1 coppia di cromosomi|

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