Nubi artificiali contro l'effetto serra

Parlo oggi su Lettera43 di un avveniristico progetto per vincere lo scioglimento dei ghiacci artici:  l'articolo originale




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Uno dei principali fenomeni provocati dall'effetto serra riguarda lo scioglimento dell'Artico. Alcuni geologi ambientali prevedono, entro pochi decenni, di poter attraversare in lungo e in largo il Polo Nord. Per prevenire la scomparsa definitiva delle distese glaciali c'è, dunque, chi propone ingegnose (e spesso bizzarre) opere che possano in qualche modo mantenere “refrigerato” il Polo, stabilizzando nel tempo la tenuta dei ghiacci. Una delle idee più interessanti è stata da poco avanzata da Stephen Salter, studioso dell'Università di Edimburgo, convinto di poter costruire sulle isole Faroe o su quelle che sorgono in prossimità dello stretto di Bering, delle gigantesche torri in grado di creare nuvole artificiali. Come? Utilizzando l'acqua del mare.
Salter si rifà all'architettura dei paesi delle basse latitudini, che contempla le tinte cromatiche più calde, bianco soprattutto, in virtù della loro capacità di respingere i raggi del sole. Allo stesso modo ritiene che si possa fare con le nuvole, offrendo delle superfici ideali per riflettere la luce solare e con essa il calore. Le torri, montate su un'apposita intelaiatura galleggiante, avrebbero il compito di assorbire l'acqua del mare per spruzzarla in punti precisi del cielo: le piccole goccioline d'acqua salata fungerebbero da nuclei di condensazione ideali per la genesi di nuovi corpi nuvolosi che determinerebbero un calo delle temperature e la salvaguardia dei ghiacci. «Si pensa alla progettazione di cinquanta piattaforme in grado di rilasciare trenta chilogrammi al secondo di acqua nebulizzata», dice Salter, «spendendo per ognuna, prevedibilmente, qualche milione di dollari. Lo scopo non sarebbe quello di abbassare la temperatura su scala globale, ma mantenere perlomeno quella attuale, già compromessa dall'attività umana».
Salter ha avanzato la sua proposta anche al Parlamento londinese, nella speranza che gli amministratori della metropoli possano favorire questa sua iniziativa da lui stesso definita “geo-ingegneristica”. Del resto il problema non riguarda solo lo scioglimento dei ghiacci ma anche i grossi rischi legati alle ingenti quantità di metano presente nel cuore dell'Artico; e che potrebbero danneggiare ulteriormente l'atmosfera e il clima a livello mondiale. Perdite di metano a causa del clima impazzito si stanno già registrando in molti punti del permafrost siberiano che, liberatosi dalla coltre glaciale, consente alla sostanza gassosa di raggiungere gli strati atmosferici: una ricerca da poco pubblicata su Science parla di otto milioni di tonnellate di molecole di metano che si liberano annualmente nell'aria in questo punto del pianeta. Lo stesso problema si sta verificando in Alaska, dove - secondo un articolo pubblicato su Nature Geoscience - il rilascio di gas serra parrebbe del 50% superiore alle stime fatte fino a oggi.  
Il metano ha un impatto ancor più devastante dell'anidride carbonica sull'andamento climatico, con un potenziale di riscaldamento globale venti volte superiore a quello del biossido di carbonio. Gli studi affermano che è responsabile del 18% dell'incremento dell'effetto serra. La sua alta capacità di trattenere calore dipende dalla struttura chimica che lo contraddistingue, una molecola asimmetrica dotata di un atomo di carbonio e quattro idrogeni, ottimale per immagazzinare le radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie terrestre. Prerogativa condivisa, peraltro, con altri gas serra come l'ossido nitroso e gli idrofluorocarburi.
Non tutti i climatologi, però, condividono la proposta di Salter. Per alcuni, infatti, le opere di geo-ingegneria potrebbero avere gravi ripercussioni sul pianeta, partendo dal presupposto che nessuno può prevedere con certezza ciò che accadrebbe a livello meteorologico. Inoltre una soluzione del genere avrebbe solo una funzione palliativa: servirebbe a curare una situazione difficile, ma non a guarirla.  

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