L'effetto serra apre il Risiko dell'Artico

Lo scopo del famoso gioco chiamato Risiko è il raggiungimento di un obiettivo predefinito, segreto e diverso per ciascun giocatore, che può consistere nella conquista di un certo numero di stati, nella conquista di due o più continenti o nell’annientamento di un giocatore avversario. Ebbene, quello che si sta verificando al Polo Nord, tra stati veri e uomini in carne ed ossa, è più o meno la stessa cosa: protagonisti della vicenda Usa, Canada, Danimarca, Norvegia e Russia. L’effetto serra sta repentinamente sciogliendo i ghiacci dell’Artico, liberando di giorno in giorno sempre più spazi potenzialmente sfruttabili da attività commerciali come la pesca, il turismo, e soprattutto le estrazioni petrolifere. Ognuno di questi stati si sta dunque muovendo per cercare di rubare al “vicino” più terra possibile, o meglio, più acqua possibile. Di fatto fino a oggi l’Artico e suoi confini geografico-amministrativi non sono mai interessati ai potenziali contendenti: l’enorme banchisa non consentiva di trivellare vaste zone territoriali e tantomeno alle navi di spostarsi agevolmente. Ora però, con il surriscaldamento globale – dal 1975 a oggi la temperatura al Polo Nord è cresciuta di circa un grado – tutto viene visto in un’ottica diversa: la tratta marittima Tokyo-New York, per esempio, risulterebbe ridotta di 7mila chilometri; nuovi pozzi petroliferi potrebbero essere presi d’assalto: le stime dicono che il 25 percento di tutto il petrolio terrestre risiede nelle regioni artiche; i principali banchi di pesci, che una volta vivevano a sud del Polo Nord, adesso vengono a trovarsi in corrispondenza dei punti caldi della disputa per l’accaparramento di nuove terre, complicando ulteriormente le cose; la Groenlandia potrebbe ospitare sempre più abitanti: in questi mesi c’è chi si sta dando da fare per coltivare, dopo 500 anni, ortaggi come i broccoli e i cavoli. Canada e Usa si guardano in cagnesco per ciò che riguarda la tratta di mare compresa tra l’Alaska e la Baia di Baffin. Entrambi gli stati rivendicano la loro supremazia: in particolare gli statunitensi asseriscono che quel tratto di oceano artico è indispensabile alle proprie petroliere. Ostilità simili si stanno verificando anche tra Norvegia e Russia. Qui il problema sono le nuove sorgenti petrolifere che potrebbero venire alla luce. Inoltre i due paesi si fronteggiano anche per ciò che riguarda la supremazia sul mercato ittico. E in questo caso vengono coinvolte anche la Danimarca e l’Islanda. E allora che fare? In questo momento i problemi tra i vari paesi che si affacciano sull’Artico sono stati sottoposti alla Commissione Internazionale per le Piattaforme Continentali Sottomarine, creata sotto l’egida dell’Onu: purtroppo, però, di soluzioni concrete ancora non se ne vedono. Quello che si vede e che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, è che effettivamente se andiamo avanti di questo passo tra meno di 50 anni il Polo Nord, almeno in estate, sarà navigabile in lungo e in largo, con tutte le conseguenze buone e cattive del caso. In particolare Pal Prestud, vicepresidente del comitato che ha prodotto l’ultimo rapporto scientifico sul cambiamento climatico globale, commissionato dall’Artic Council dice: “Il cambiamento climatico non è una questione che riguarda il futuro: ci riguarda adesso. L’Artico si sta riscaldando a un livello doppio della media globale”.


  • La calotta polare artica negli ultimi trent’anni si è ridotta quasi del 50 percento
  • Entro il 2100 si prevede un incremento delle temperature artiche di 5-7 gradi centigradi
  • 4 milioni le persone (eschimesi) rischiano di rimanere senza casa
  • Usa e Canada si fronteggiano per la tratta di mare compresa tra la Baia di Baffin e l’Alaska
  • Russia, Norvegia e Danimarca rivendicano le acque a nord del Mare di Barents
  • Secondo i climatologi tra 40 anni il Polo Nord sarà completamente navigabile
  • Il tragitto navale da New York a Tokyo si accorcerà di 7mila chilometri
  • Il tragitto Londra-Tokyo, oggi percorribile in 35 giorni e 11mila miglia marittime, domani sarà possibile affrontarlo in 22 giorni e 7 mila miglia marittime
  • A rischio di estinzione molti animali tra cui orsi polari, volpi artiche, foche e uccelli marini

(Pubblicato su Libero il 2 marzo 07)

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