Prevedere il futuro? Si può, parola di scienziato


Quando in ambito scientifico si parla di precognizione e premonizione si comincia a ridere. “Prevedere il futuro”, infatti, è ritenuto dalla scienza materia per ciarlatani e chiromanti. Ora, però, le cose stanno cambiando. Uno studio rigorosamente scientifico (“Feeling the Future: Experimental Evidence for Anomalous Retroactive Influences on Cognition and Affect”) condotto da Daryl Bem della Cornell University di Itacha, nello stato di New York, dice, infatti, che entrambi i fenomeni potrebbero rappresentare una realtà umana verosimile e del tutto inesplorata. Lo studioso è giunto a queste conclusioni dopo una ricerca durata otto anni, concentrata sul cosiddetto fattore “psi”. Il riferimento è a quei processi anomali di trasferimento di energie e informazioni mentali non spiegabili o previsti da un punto di vista fisico e biologico. In un esperimento, Daryl Bem, ha approfondito il fenomeno psicologico chiamato “priming affettivo”. Si mostra su uno schermo una parola a un soggetto, e subito dopo gli si fa giudicare un'immagine. Se la parola che viene mostrata prima dell'immagine ha un significato opposto rispetto a quest'ultima (per esempio se al termine “bello” fa seguito una figura orripilante) i soggetti impiegano più tempo a rispondere. Qui, però, l’esperimento è avvenuto al contrario: i partecipanti al test vedevano l'immagine e poi dovevano esprimere un giudizio su una parola che non avevano ancora visto. Curiosamente quando parola e immagine erano opposti, i soggetti impiegavano più tempo per rispondere, come se (inconsciamente) sapessero già la parola che sarebbe arrivata. Nello studio sono riportati altri otto esperimenti con diverse varianti per valutare se informazioni presentate casualmente (e quindi non prevedibili) dopo un evento, riuscivano ad influenzarne le risposte: per esempio si doveva prevedere se una immagine era piacevole o spiacevole simulando potenziali fonti di pericolo. Questa, secondo Bem, è la dimostrazione che è possibile prevedere il futuro. I ricercatori che studiano questi fenomeni spiegano che il fattore “psi” non solo è reale, ma è anche fondamentale per il prosieguo della specie umana. In pratica sapendo “predire” il futuro si ha anche la capacità di fronteggiare meglio eventuali pericoli. Il fattore “psi” si sarebbe evoluto di pari passo con lo sviluppo dei primi ominidi e l'acquisizione di nuovi requisiti cognitivi e sociali. Naturalmente la notizia ha sollevato un vespaio di polemiche, a partire dai ricercatori della Brown University che giudicano questo lavoro “ridicolo”. Inoltre rispolverano un vecchio lavoro di Ben, risalente al 1994, incentrato su particolari percezioni extrasensoriali (telepatia nelle cosiddette condizioni di Ganzfeld) sottolineandone l'assurdità. Il riferimento è a un protocollo sperimentale in cui un soggetto – con cuffie sulle orecchie e palline da ping-pong sugli occhi - viene sottoposto a deprivazione sensoriale per verificare le sue presunte capacità di percezione extrasensoriale. Ma cosa si intende per precognizione? La parola deriva dal latino e significa “conoscere prima”. Definisce la capacità di una persona di prevedere eventi futuri, sulla base di una percezione extrasensoriale. La premonizione è dunque la sensazione vissuta da un individuo quando “intuisce” quel qualcosa in più, che alle persone comuni è precluso. Si parla di soggetti dotati di una “seconda vista”, persone che non vedono solo con gli occhi ma anche con la mente. Nella mitologia e in ambito biblico sono molti i riferimenti a personaggi dotati di questi poteri. Molti profeti avevano il dono della precognizione, da Mosé a Maometto. Studi sull'argomento ne sono stati fatti un centinaio, seguendo le tradizionali procedure condivise dalla ricerca sperimentale. Il più famoso è quello condotto dal parapsicologo americano William Cox. La ricerca è stata effettuata su 1956 passeggeri di treni. Cox, tramite un'indagine statistica, ha verificato che “il numero dei viaggiatori su una data linea tende a diminuire con l'approssimarsi di un disastro ferroviario su quella linea stessa, come se parte di coloro che avrebbero dovuto prendere un dato treno destinato alla disgrazia ne fossero stati dissuasi da un oscuro presentimento”. Altri studi analoghi hanno provato che quando si verifica qualche grave incidente (su treni, aerei, navi), c'è meno gente coinvolta di quanto ci si aspetti. In questi casi gli scienziati parlano di 'precognizione inconscia', che si differenzia da quella 'consapevole', tipica di chi dichiara perentoriamente di prevedere fatti o situazioni che si verificheranno nel futuro. In pratica queste 'precognizioni inconsce' spingerebbero le persone a 'sentire' l'approssimarsi di una situazione negativa, portandoli a evitarla. Per stare al passo coi tempi c'è molta gente che dice di aver previsto l'abbattimento delle Torri Gemelle, in sogno o attraverso strane visioni. Così accadde con l'affondamento del Titanic nel 1912. Ma molti scienziati, quando sentono parlare di 'prevedere il futuro', continuano a storcere il naso. In Italia sono stati effettuati studi sull'argomento da Patrizio Tressoldi, ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova. Anche lui, come Ben, sta studiando la mente umana per capire se è realmente associabile alle cosiddette proprietà “non locali”, che sembrano violare i limiti di spazio e tempo imposti ai nostri organi di senso: «In una recente sintesi di tutti gli studi che utilizzavano il protocollo sperimentale del Ganzfeld, pubblicati dal 1974 al 2008, 108 per la precisione, pubblicata sulla prestigiosa rivista Psychological Bulletin», racconta Tressoldi, «è stato verificato che in media si ottiene una percentuale di risposte corrette di circa il 7% superiore al caso in diversi compiti di percezione extrasensoriale comunemente conosciuti come telepatia, chiaroveggenza e precognizione». Attualmente Tressoldi sta studiando l’accuratezza della previsione di eventi futuri di alcuni apparati del nostro sistema nervoso autonomo, verificando aspetti fisiologici come la dilatazione pupillare e la frequenza cardiaca. Ma perché l'intellighenzia scientifica continua a sottovalutare questi studi? «Le perplessità su questo filone di ricerca sono riconducibili soprattutto a una non conoscenza delle evidenze sperimentali a disposizione», chiude Tressoldi, «e a un pregiudizio sul fatto che si possano scoprire proprietà nuove della mente umana che sembrano violare le comuni conoscenze sul suo funzionamento». 


POTERI PARANORMALI

Telepatia

Indica la capacità di comunicare con la mente. Il termine viene introdotto per la prima volta nel 1882 da Frederic William Henry Myers. Studi fondamentali vennero compiuti da Joseph Rhine della Duke University di Durham (Carolina del Nord). Mise in luce l'esperienza dello studente Hubert Pearce, in grado di “risolvere” con successo più di trecento esperimenti telepatici.

Psicocinesi

Abilità della mente di influenzare la materia, il tempo o l'energia. È nota anche col termine di telecinesi. Con la psicocinesi si ritiene sia possibile manipolare oggetti inanimati e spostare oggetti con il pensiero. Nell'argomento rientrano anche levitazione, psicofonia, poltergeist e bilocazione.

Chiaroveggenza

Rappresenta la capacità di acquisire conoscenze di eventi, luoghi o oggetti, che possono essere lontani nel tempo e nello spazio. La parola deriva dal francese “clairvoyance, 'visione chiara'. Alcuni parapsicologi ritengono che chiaroveggenza, telepatia e precognizione siano manifestazioni diverse di uno stesso fenomeno.

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