Pipì a letto? Un disturbo per un bimbo su cinque

L’enuresi notturna? È un disturbo molto più comune di quanto non si pensi. Ne soffre un piccolo di cinque anni su cinque, e in certi casi coinvolge addirittura l’adolescente, con ripercussioni di natura psicologica. È ciò che emerge da un articolo pubblicato su OkSalute (Rcs editore). L’enuresi consiste nella perdita involontaria e completa di urina durante il sonno, in un’età in cui la maggior parte dei bambini ha ormai acquisito il controllo degli sfinteri. Secondo alcuni esperti per diagnosticare il disturbo è necessario un periodo di osservazione di almeno due settimane durante le quali il bimbo deve bagnare il letto per almeno tre volte a settimana; per altri, invece, l’osservazione va protratta per tre mesi con almeno due notti bagnate in sette giorni. Le cause? Un ritardo di maturazione della vescica: in particolare il riferimento è alla ritardata maturazione dello sfintere vescicale, un piccolo muscolo che funziona da valvola della vescica e che impedisce alla pipì di fuoriuscire verso l’esterno. Il problema può anche essere dovuto a un insufficiente controllo ormonale. Nel cervello esiste una ghiandola, l’ipofisi, che produce diversi ormoni: uno di questi è l’ADH, che agisce facendo sì che la notte venga prodotta circa la metà della quantità di urina che viene prodotta di giorno. Si è visto che alcuni bambini enuretici hanno inizialmente bassi livelli di questo ormone, che tendono a normalizzarsi in ritardo rispetto agli altri piccoli. Terapie? Considerando che il più delle volte la guarigione si verifica in maniera del tutto spontanea si può ricorrere alla desmopressina (DDAVP, una sostanza simile all’ormone antidiuretico naturale, ADH), che può essere somministrata sotto forma di spray nasale prima che il bambino vada a letto. Oppure possono essere utili i farmaci anticolinergici che aumentano la capacità di contenere l’urina nella vescica.

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