"Da bambina e da ragazza ero come Speedy Gonzales": la mia intervista a Rita Dalla Chiesa

Prima troppo, poi troppo poco. È così che ha funzionato per anni la mia tiroide. Da bambina e da ragazza ero come Speedy Gonzales, mangiavo tantissimo, ma non mettevo mai su un etto. Ero un'ipertiroidea. Poi, con l'età adulta, dopo un provvidenziale intervento alla ghiandola, cominciai a soffrire del problema opposto, ossia d'ipotiroidismo. In questo caso bastava anche solo uno sguardo, magari a una pizza, per ingrassare! I miei problemi di tiroide sono cominciati a 13 anni. Ero una bambina normalissima, mi piaceva giocare, studiare, stare all'aria aperta. E mangiare: nutella, cioccolato, panna montata. I miei genitori giustificavano la mia magrezza con il fatto che non stavo mai ferma. Saltavo come un grillo e non perdevo occasione per far baldoria. In realtà era il mio metabolismo che andava a mille all'ora. Mi abbuffavo, ma non mettevo mai su chili. Ogni tanto, però, sentivo il cuore battere forte e sudavo freddo. Comparvero le prime palpitazioni. Quando questi sintomi divennero più frequenti, mio papà (che nel '60 era colonnello in Sicilia) decise che forse era meglio sottopormi a una visita specialistica. E fu così che scoprii ufficialmente la mia malattia: l'ipertiroidismo. Andai avanti a sottopormi a visite periodiche dall'endocrinologo che mi tenne in cura per anni. Mi sposai che pesavo appena 46 chilogrammi. La mia tiroide continuava a funzionare più del normale, ma non mi dava particolari problemi. Riuscivo tranquillamente a condurre una vita serena. A gestire il mio lavoro, la famiglia, e frequentare gli amici. Non soffrivo, peraltro, di esoftalmia, una fra le più frequenti e imbarazzanti manifestazioni dell'ipertiroidismo, in cui si ha una sporgenza anomala dei bulbi oculari. In ogni caso sentivo dire in giro che quasi tutti avevano qualche problema alla tiroide, compresa mia sorella. Un giorno, però, tramite un controllo, venni a sapere che s'era sviluppato un nodulo. Era da un po’, in effetti, che non riposavo più bene e che la tachicardia aveva ripreso a darmi fastidio. La preoccupazione crebbe. Avevo solo trent'anni. Papà era ancora al mio fianco. Così cominciai una lunga trafila di visite prima di approdare a un luminare endocrinologo del Policlinico Gemelli, che decise di operarmi: si trattava di un nodulo iperattivo. Se non mi fossi operata, col tempo, avrebbe provocato seri problemi anche al cuore. Fino a quel momento non mi ero mai preoccupata di prevenzione, ma dall'intervento in poi le cose cambiarono e divenni più sensibile agli screening. L'operazione durò quattro ore, e si svolse, per fortuna, senza complicanze. Mi privarono di metà tiroide. Risultato: guarii dall'ipertiroidismo, ma mi ammalai subito dopo d'ipotiroidismo. La mia tiroide cominciò quindi a funzionare meno del normale, il mio metabolismo rallentò di colpo, ed io presi a ingrassare come non era mai accaduto prima. I primi tempi non ne volli sapere delle medicine, poi, però, fui costretta ad assumere quotidianamente un farmaco (Eutirox): era l'unico modo per equilibrare una secrezione ormonale tiroidea ormai deficitaria. Oggi posso, dunque, dire di stare bene e di aver imparato a convivere senza problemi con la mia tiroide ballerina, anche se periodicamente sono costretta a sottopormi a visite di controllo e a scoprire, quasi sempre, dei noduli che vanno e che vengono.

(Pubblicato sull'ultimo numero di OkSalute)

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