Seconda stella a destra, questo è il cammino...

Alpha Centauri è la nostra stella più vicina. Dista da noi appena 4,2 anni luce. Poco o nulla se il termine di paragone è la grandezza spaziale che ci separa dalla nostra galassia più vicina, Andromeda, a 2,36milioni di anni luce dal sistema solare. Eppure se volessimo volare su Alpha Centauri ci occorrerebbero la bellezza di 500mila anni. È solo uno fra i tanti esempi che si possono fare per capire la vastità incredibile dell'universo, e l'oggettiva difficoltà con cui ci troveremmo ad avere a che fare, se dovessimo veramente metterci in testa di raggiungere mondi sconosciuti al di là del sistema solare. In ogni caso da tempo l'uomo sta pensando proprio a questo, ovvero allo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi mezzi spaziali per raggiungere le stelle. Numerose le proposte, due quelle più interessanti, segnalate sull'ultimo numero della rivista New Scientist. La prima - avanzata da Jia Liu, della New York University - si basa sull'utilizzo della misteriosa materia oscura, che costituirebbe gran parte dell'universo. Di essa non sappiamo molto, tuttavia la sua esistenza è prevista dalla teoria del Big Bang. Liu è convinto che si possa utilizzare per far funzionare navicelle ultraveloci. Come? Sfruttando le minuscole particelle da cui sembrerebbe essere composta. Il riferimento è ai misteriosi neutralini, particelle supersimmetriche, elettricamente neutre, dotate di massa, che annichilandosi produrrebbero materia e antimateria in pari quantità, creando energia. Gli ultimi studi di Liu risalgono ad agosto. Lo scienziato si è ispirato ai lavori di Robert Bussard, compiuti negli anni Sessanta. Bussard suggeriva per i viaggi interstellari l'utilizzo di autoreattori a fusione, basandosi sul presupposto che lo spazio non è vuoto, bensì riempito da un'enigmatica materia costituita perlopiù da idrogeno. Lo scienziato, dunque, prevedeva l'azione di un campo elettromagnetico prodotto dall'autoreattore, tale da 'rastrellare' e raccogliere l'idrogeno spaziale e incanalarlo in un reattore a fusione incorporato nella navicella. Tramite questo sistema, secondo Bussard, sarebbe stato possibile produrre la spinta propulsiva di un'astronave, 'bruciando' l'idrogeno tramite reazioni termonucleari. Analogo, quindi, il progetto di Liu. Lo scienziato di New York dice, infatti, che si potrebbe ottenere energia propulsiva, dall'azione dei neutralini che, interagendo e collidendo fra loro, dovrebbero generare grandi quantità di positroni ad alta energia. Le stime dicono che da un chilo di materia oscura sarebbe possibile ottenere più di 10miliardi di volte l'energia prodotta da un chilogrammo di dinamite. Indubbiamente un risultato eccellente, che consentirebbe all'uomo di raggiungere Proxima Centauri in pochi anni. C'è solo un piccolo problema: non si conosce l'esatta distribuzione della materia oscura nell'universo - in alcune zone parrebbe più densa, in altre più rarefatta - e quindi non è possibile prevedere in quali punti sarebbe possibile ottenere maggiore o minore energia. Ma i viaggi interstellari potrebbero essere compiuti anche grazie allo sviluppo di buchi neri artificiali. È l'idea di due matematici, Louis Crane e Shawn Westmoreland, della Kansas State University di Manhattan. La teoria di Crane e Westmoreland si basa sulla cosiddetta 'radiazione di Hawking', radiazione termica che si ritiene sia emessa dai buchi neri quando perdono massa ('evaporando'). Questa radiazione potrebbe essere usata come propellente per navicelle interstellari. Crane ha calcolato che un buco nero del peso di circa 1milione di tonnellate sarebbe una perfetta risorsa energetica. Sarebbe, infatti, abbastanza piccolo per essere ospitato da una navicella, e abbastanza grande per sopravvivere durante un viaggio interstellare di circa 100 anni. Per arrivare a questo risultato sarebbe, però, necessario utilizzare un gigantesco raggio laser alimentato dall'energia solare. A tal scopo si prevedrebbe, quindi, l'azione di un pannello solare di circa 250chilometri quadrati, posto a circa un milione di chilometri dal sole: l'energia che ne deriverebbe sarebbe in grado di dare vita a un micro buco nero, ideale per mettere in moto una navicella interstellare. "Con questo sistema potremmo prevedere di raggiungere Andromeda nell'arco di vita medio di una persona", rivela Crane.

Commenti

Gabriele ha detto…
La frase riportata "Con questo sistema potremmo prevedere di raggiungere Andromeda nell'arco di vita medio di una persona" è ovviamente sbagliata o imprecisa, infatti la luce proveniente dalla galassia di Andromeda distante più di 2 milione di anni luce da noi, ci arriva, alla velocità della luce, dopo appunto più di 2 milioni di anni. Impossibile quindi pensare non solo di raggiungere o addirittura superare tale velocità (circa 300.000 Km/s) con tutte le implicazioni fisiche del caso, ma di farlo in maniera tale da coprire tale enorme distanza in 70 anni! (significherebbe viaggiare 33700 volte più veloci della luce...) Ciò vale anche per Alfa Centauri che alla velocità della luce è distante da noi circa 4 anni.

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