Estate 2010: occhio allo stress e agli attacchi di panico


Estate tempo di vacanze, ma per qualcuno può anche trasformarsi in uno dei periodi più stressanti dell’anno. Lo dicono numerosi studi internazionali e recentemente se n'è parlato anche a Roma nel corso di un incontro con esponenti dell’Università La Sapienza e dell’Università di Pavia. Il problema principale è rappresentato dagli attacchi di panico: gli esperti dicono che sono circa due milioni gli italiani con già le valigie in mano che vengono improvvisamente assaliti da una paura terrificante che li immobilizza, e che in certi casi può portarli addirittura a rinunciare al viaggio. Molte volte il fenomeno può essere legato al timore di volare, ma più spesso riguarda esclusivamente lo stress derivante da tutto ciò che precede la partenza. Secondo gli scienziati è comunque possibile usufruire di medicinali che sono in grado di azzerare l’ansia generata dall’attacco di panico, e quindi di ripristinare la serenità e il buonumore necessari ad affrontare una vacanza attesa magari da parecchio tempo; in alternativa, ma in questi casi c’è da pensarci con calma quando le vacanze sono finite, c’è la cosiddetta terapia cognitivo-comportamentale, che in pratica istruisce il paziente a domare la propria angoscia. Il disturbo da attacco di panico (DAP) riguarda circa il 3% della popolazione, ma la percentuale sale al 30–35% considerando anche i casi più lievi. Più colpite le donne, specialmente le giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni. Ma cosa succede quando un individuo viene colto da un attacco di panico? I sintomi psichici, che poi si ripercuotono anche sul piano fisico in diverso modo, sono rappresentati da un'improvvisa paura o terrore, da una sensazione di morte improvvisa o di perdita del controllo delle proprie idee e azioni. A livello generale si associano sintomi che contribuiscono ad allarmare il soggetto, in particolare tachicardia, dispnea, vertigini, vampate di calore, brividi di freddo, tremori, sudorazione. Negli attacchi più gravi il soggetto può perfino perdere il contatto con la realtà, fenomeno indicato con il termine scientifico di derealizzazione, con la sensazione di vivere in una realtà nuova o la sensazione di essere una persona diversa, di non riconoscersi più. A terrorizzare di più è soprattutto la fase acuta che può durare da 15 a 30 minuti. In seguito, lentamente si ritorna alla normalità, ma l’attacco di panico lascia sfinito e prostrato colui che l’ha subito, ed è quindi quando si verificano queste situazioni che alcune persone possono arrivare anche a scelte estreme come quella appunto di rinunciare a prendere l’aereo (ma anche il treno o la macchina) con già i biglietti in mano. Il pericolo maggiore degli attacchi di panico è che col tempo, se non vengono curati, possono trasformarsi in vere e proprie fobie, per cui i soggetti colpiti si isolano sempre di più, e in breve non riescono più ad avere una vita sociale. Secondo Rosario Sorrentino, responsabile dell’Unità Italiana per gli Attacchi di Panico (UIAP) della Clinica Paideia a Roma, sono parecchie le circostanze in grado di far scattare la paura parossistica. Lo studioso ne ha classificate 12: al primo posto c’è la metropolitana e a seguire il ristorante, il pub, la discoteca, il cinema, il teatro, la sala di concerto, la manifestazione stanziale in piazza (concerto, comizio politico), lo stadio, l’ascensore, l’aeroplano, i mezzi di trasporto vari, dall’autobus alla macchina (in quanto potrebbero rimanere intrappolati nel traffico). Alcuni studiosi ritengono che in certi casi, in particolare nei luoghi superaffollati, come lo sono buona parte di quelli elencati da Sorrentino, l’attacco di panico possa essere determinato da una eccessiva presenza di anidride carbonica: esiste un test di scatenamento messo appunto negli anni ‘80, che utilizza una miscela di ossigeno al 95% e di anidride carbonica al 5% che viene fatta respirare per circa 20 minuti nelle persone sensibili all’anidride carbonica, scatenando crisi di panico simili a quelle spontanee.

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