Un bizzarro errore di indicizzazione

Digiti su Google "Vatican" e compare il sito "pedofilo.com". Ma si è trattato di un abbaglio, di un errore d'indicizzazione: ora il problema è stato completamente risolto. L'inconveniente si è protratto sabato scorso per qualche ora, e oggi viene così spiegato da Simona Panseri, responsabile comunicazione di Google Italia: "Quel sito replicava il contenuto del sito ufficiale del Vaticano. Ma ora è tutto a posto". In realtà non è stato facilissimo ripristinare il normale funzionamento del sito. S'è infatti reso indispensabile l'intervento di super esperti che è andato avanti per qualche ora. Ma cosa si cela dietro a questo insolito fenomeno? Probabilmente un hacker. Gli hacker sono quelle figure che si impegnano nell'affrontare sfide intellettuali per aggirare le limitazioni imposte dalla Rete. Non sono dei veri e propri cyber criminali, ma poco ci manca. Curioso in ogni caso il fatto che questo caos si sia verificato proprio in questo periodo in cui il Vaticano è sotto accusa per lo scandalo dei preti pedofili. Però la conferma dell'azione di un hacker non è ancora arrivata: "Confermeremo solo quando avremo indicazioni più precise dagli ingegneri americani che seguono la vicenda", precisa Panseri. Il sito del Vaticano, super visitato - lo scorso anno è stato cliccato un miliardo e 300milioni di volte - è facilmente preso di mira dagli hacker. Di solito il dominio è preservato da "scudi" difensivi molto efficienti - il più noto è "San Michele" - ma questa volta, evidentemente, qualcosa è andato storto e con Google è stato possibile destabilizzare il cuore virtuale della Santa Sede. Secondo gli esperti il giro d'affari intorno al business della pedopornografia online tocca i tre miliardi di euro l'anno. Ogni giorno nascono 135 nuovi siti pedopornografici. I piccoli vengono facilmente aggirati da soggetti spesso poco consapevoli della propria parafilia. I pedofili iniziano frequentando siti destinati ai giovanissimi - chat, forum, siti di videogame - spacciandosi per coetanei, affrontando i temi preferiti dai bimbi - poi affondano la lama introducendo gradualmente tematiche sessuali e richiedendo fotografie. Da qui il passo al primo pericolosissimo incontro potrebbe non essere lontano. Stando alle statistiche diffuse da Telefono Azzurro il 60% dei piccoli che ha subito abusi sessuali ha meno di 12 anni, e nel 66% dei casi si tratta di bambine. Eppure per tenere maggiormente a bada il problema basterebbe solo un po’ più di attenzione da parte dei genitori. "Regalare al proprio figlio di 7-8 anni un telefonino con fotocamera o abbandonarlo davanti a un pc senza filtri significa favorire la pedopornografia", rivela a Sette Cristina Bonucci, poliziotta psicologa impegnata nella lotta alla pedopornografia online. "Il computer è peggio della tv. Con la tv il pedofilo non entra in casa". Esiste per esempio il cosiddetto "filtro famiglia", un software in grado di selezionare pagine internet in base a criteri specifici: si opta, in pratica, per una "navigazione controllata" che preserva i piccoli da "incontri inopportuni". Scientificamente parlando la pedofilia è un disturbo del desiderio sessuale concernente adulti attratti da soggetti in età pre-puberale: il limite di riferimento oscilla fra gli 11 e i 13 anni. Non va confusa con la pederastia riferita a persone mature che provano attrazione per gli adolescenti. Secondo gli scienziati in molti casi il pedofilo ha subito lui stesso da piccolo degli abusi. L'identikit del pedofilo? Uomo, single, di cultura medio-alta. In realtà il fenomeno coinvolge frequentemente anche le donne. Studi condotti in Gran Bretagna e in USA dicono che nel 5-20% dei casi, le violenze vengono commesse da donne. In questo caso il riferimento è a ragazze di 22-23 anni (spesso baby-sitter) quasi sempre con qualche problema psichiatrico o di abuso di stupefacenti alle spalle.

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