Con SKA a caccia di alieni

5mila antenne distribuite su 150chilometri quadrati di superficie, ciascuna con un diametro di 12 metri; un investimento per 3,1 miliardi di dollari; 15 paesi e 30 istituti coinvolti nel progetto. Sono i numeri di SKA, da 'Square kilometer array', il più grande strumento scientifico mai sviluppato dall'uomo - 50 volte più sensibile di qualsiasi altro telescopio - che aiuterà l'umanità a far luce su eventuali segnali provenienti dallo spazio. Il suo sistema d'azione si basa sulla 'lettura' di frequenze con lunghezza d'onda comprese fra 18 e 21 centimetri. Secondo degli studiosi - che hanno recentemente pubblicato un articolo su Nature (Searching for interstellar Communications) - questi parametri corrispondono all'emissione dell'ossidrile e dell'idrogeno neutro, in pratica 'frammenti' di molecole d'acqua, composto alla base della vita. Vari i paesi candidati a ospitare il supertelescopio. In prima linea ci sono Nuova Zelanda e Australia. A seguire il Sudafrica, mentre Cina e Brasile sembrano ormai fuori dai giochi. "L'Australia si candida ad ospitare il più grande radiotelescopio del mondo", rivela Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico, "un'opera che vede l'Italia protagonista sia attraverso la partecipazione scientifica, data dall'Istituto Nazionale di Astrofisica, sia nella competizione industriale, con l'impegno del gruppo Finmeccanica". Entro il 2012 si deciderà la collocazione definitiva di SKA, sicuramente in una zona desertica e lontana dai centri abitati. Intanto è già stata sviluppata un'antenna parabolica prototipo del costo di 2milioni di dollari, mentre 39 sono in fase di realizzazione. Se tutto andrà come previsto il radiotelescopio entrerà in azione entro il 2020.

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