"Smart salad dressing" impedirà a Venezia di sprofondare

Una nuova idea per salvare Venezia dall'acqua alta. Arriva da due architetti inglesi dell'University College di Londra. Battezzato "smart salad dressing", il progetto si basa sull'impiego di goccioline di grasso, in grado di reagire con l'anidride carbonica delle acque, trasformandosi in un materiale simile al calcare. Quest'ultimo consentirebbe il rafforzamento delle fondamenta degli edifici più a rischio. Dell'argomento se ne parlerà ufficialmente per la prima volta venerdì, nel corso di un convegno organizzato a Londra. "Questa tecnologia si basa sulla chimica del petrolio e dell'acqua", spiega Rachel Armstrong, a capo dello studio, "e sulla possibilità di ottenere, tramite particolari reazioni, una sostanza simile al calcare". Neil Spiller, collega di Armstrong, parla invece di un intervento provvidenziale, visto che "i pali che sostengono Venezia stanno sprofondando in laguna come dei tacchi a spillo". In pratica i due ricercatori inglesi propongono 'smart salad dressing' come alternativa al famoso Mose, progetto basato sull'impiego di paratoie d'acciaio per controllare le maree. In disaccordo con la proposta inglese c'è Giuseppe Gambolati, professore dell'Università di Padova, che qualche anno fa propose di salvaguardare Venezia tramite pompe speciali in mare aperto: "La mia impressione è che il progetto dei due architetti inglesi sia perlomeno fuori fuoco", rivela lo scienziato padovano. "Venezia è attualmente interessata da un abbassamento geologico stimato nell'ordine di 0,5-0,7 mm/anno che non si può certo arrestare generando dei depositi di calcare artificiale collocati attorno alle fondamenta degli edifici". Negli ultimi cento anni la metropoli lagunare è sprofondata di 23 centimetri. In particolare il cosiddetto fenomeno dell'acqua alta si fa sentire soprattutto durante i mesi di novembre e dicembre. L'alta marea ha superato i 110 centimetri in più di 50 occasioni dal 1993 a oggi, causando gravissimi danni ai monumenti della città e ai negozi.

(Pubblicato su Libero il 24 febbraio 10)

Commenti