Come ridurre le crisi epilettiche agendo sull'ippocampo

Prevenire le crisi di epilessia alterando il normale flusso di onde cerebrali in corrispondenza dell’ippocampo. È la proposta di Luis V. Colom dell'Università del Texas a Brownsville. Secondo lo studioso intervenendo con appositi sensori nella regione cerebrale predisposta principalmente per le funzioni mnemoniche e di apprendimento, è possibile ridurre dell’86-97% il numero delle crisi epilettiche. I test sono stati per ora condotti solo sui topi, ma si spera presto di poter intervenire anche sull’uomo. Lo studio è stato pubblicato sul “Journal of Neurophysiology”, organo dell’American Physiological Society. Specificatamente gli scienziati hanno concentrato i loro sforzi sul cosiddetto setto pellucido dell’encefalo, un’area a ridosso dell’ippocampo. Il setto regola il passaggio dei segnali cerebrali dal tronco encefalico all’ippocampo, fra le cui funzioni c’è anche quella di integrazione delle attività sensomotorie. “La mia teoria – commenta Luis V. Colom, che ha guidato lo studio – è che il setto controlli l’attività elettrica di altre aree affinché esse lavorino a un ritmo normale. La tecnica sperimentata sui topi mira dunque a inibire l’ipereccitabilità neuronale, come quella che si ha nell’epilessia, o l’ipoeccitabilità, come quella che si riscontra nell’Alzheimer e in altre malattie neurodegenerative”. L’epilessia è una delle malattia neurologiche più diffuse, ed è caratterizzata dalla ripetuta comparsa di crisi scatenate da una improvvisa ed eccessiva scarica elettrica che insorge a livello di specifiche aree cerebrali. A seconda delle aree colpite, le crisi possono essere di tipo molto diverso (convulsioni, allucinazioni sensoriali, perdita di coscienza). La malattia incide statisticamente sulla popolazione italiana colpendo almeno 500mila persone, con un incremento annuale di 33mila nuovi casi.

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