Biberon a volontà per i cuccioli di rinoceronte allevati negli zoo californiani, per i piccoli di canguro presenti in alcuni zoo tedeschi, e per gli orsi appena nati dei giardini zoologici russi: tutte creature che hanno perso i genitori e che senza l’intervento dell’uomo sarebbero destinate a morte sicura. C’è, però, un rischio. Che questi animali, una volta adulti, soffrano di una specifica sindrome che li porterebbe a non riconoscersi più nella specie cui appartengono, bensì in quella che si è presa cura di loro durante le prime fasi dell’esistenza, vale a dire quella umana. “È tutta una questione di odori - dicono i ricercatori. Nel senso che gli animali, rimangono “attaccati” al primo odore incontrato durante l’infanzia e non se ne staccano più. Se l’odore è quello di un uomo, penseranno di essere loro stessi degli uomini, e considereranno i loro simili degli estranei. Un problema spesso sottovaluto sul quale sono tornati anche gli specialisti che lavorano presso la Fondazione Bioparco di Roma, prendendo spunto dalla storia degli scimpanzè Pippo e Bingo. Entrambi allevati dalla mano dell’uomo, adesso se ne infischiano completamente delle loro compagne femmine. Quando, quindi, queste ultime vanno in calore, i due animali anziché pensare ad accoppiarsi se ne stanno con il naso per aria. Un altro esempio arriva da un antilope allevata di recente al Bioparco e ora deceduta. L’animale era un pericolo anche per l’uomo: entrava in competizione con i veterinari credendoli suoi simili. Gli studiosi parlano di comportamenti deviati. I risultati vanno dall’alienazione, all’eccessiva aggressività, dai problemi di accoppiamento, al rifiuto del cibo. “L’indicazione dell’Unione europea degli zoo è quella di evitare lo svezzamento di animali con il biberon, se non in casi eccezionali in cui a fianco di una nascita c’è anche la possibilità di assicurare le cure parentali di una madre adottiva – ci spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico della Fondazione Bioparco -. D’altronde non sempre l’atteggiamento di salvaguardia messo in atto dall’uomo nei confronti degli animali in difficoltà rispetta i piani della selezione naturale. L’esempio è quello di piccoli volatili che cadono dai nidi. In questo caso la selezione naturale ha previsto di eliminarli perché malaticci o incapaci di sopravvivere, mentre l’uomo fa di tutto per tenerli in vita, compiendo così un’azione che fa più male che bene”.
mercoledì 16 settembre 2009
Il biberon che fa male agli animali
Biberon a volontà per i cuccioli di rinoceronte allevati negli zoo californiani, per i piccoli di canguro presenti in alcuni zoo tedeschi, e per gli orsi appena nati dei giardini zoologici russi: tutte creature che hanno perso i genitori e che senza l’intervento dell’uomo sarebbero destinate a morte sicura. C’è, però, un rischio. Che questi animali, una volta adulti, soffrano di una specifica sindrome che li porterebbe a non riconoscersi più nella specie cui appartengono, bensì in quella che si è presa cura di loro durante le prime fasi dell’esistenza, vale a dire quella umana. “È tutta una questione di odori - dicono i ricercatori. Nel senso che gli animali, rimangono “attaccati” al primo odore incontrato durante l’infanzia e non se ne staccano più. Se l’odore è quello di un uomo, penseranno di essere loro stessi degli uomini, e considereranno i loro simili degli estranei. Un problema spesso sottovaluto sul quale sono tornati anche gli specialisti che lavorano presso la Fondazione Bioparco di Roma, prendendo spunto dalla storia degli scimpanzè Pippo e Bingo. Entrambi allevati dalla mano dell’uomo, adesso se ne infischiano completamente delle loro compagne femmine. Quando, quindi, queste ultime vanno in calore, i due animali anziché pensare ad accoppiarsi se ne stanno con il naso per aria. Un altro esempio arriva da un antilope allevata di recente al Bioparco e ora deceduta. L’animale era un pericolo anche per l’uomo: entrava in competizione con i veterinari credendoli suoi simili. Gli studiosi parlano di comportamenti deviati. I risultati vanno dall’alienazione, all’eccessiva aggressività, dai problemi di accoppiamento, al rifiuto del cibo. “L’indicazione dell’Unione europea degli zoo è quella di evitare lo svezzamento di animali con il biberon, se non in casi eccezionali in cui a fianco di una nascita c’è anche la possibilità di assicurare le cure parentali di una madre adottiva – ci spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico della Fondazione Bioparco -. D’altronde non sempre l’atteggiamento di salvaguardia messo in atto dall’uomo nei confronti degli animali in difficoltà rispetta i piani della selezione naturale. L’esempio è quello di piccoli volatili che cadono dai nidi. In questo caso la selezione naturale ha previsto di eliminarli perché malaticci o incapaci di sopravvivere, mentre l’uomo fa di tutto per tenerli in vita, compiendo così un’azione che fa più male che bene”.
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