Il biberon che fa male agli animali

Biberon a volontà per i cuccioli di rinoceronte allevati negli zoo californiani, per i piccoli di canguro presenti in alcuni zoo tedeschi, e per gli orsi appena nati dei giardini zoologici russi: tutte creature che hanno perso i genitori e che senza l’intervento dell’uomo sarebbero destinate a morte sicura. C’è, però, un rischio. Che questi animali, una volta adulti, soffrano di una specifica sindrome che li porterebbe a non riconoscersi più nella specie cui appartengono, bensì in quella che si è presa cura di loro durante le prime fasi dell’esistenza, vale a dire quella umana. “È tutta una questione di odori - dicono i ricercatori. Nel senso che gli animali, rimangono “attaccati” al primo odore incontrato durante l’infanzia e non se ne staccano più. Se l’odore è quello di un uomo, penseranno di essere loro stessi degli uomini, e considereranno i loro simili degli estranei. Un problema spesso sottovaluto sul quale sono tornati anche gli specialisti che lavorano presso la Fondazione Bioparco di Roma, prendendo spunto dalla storia degli scimpanzè Pippo e Bingo. Entrambi allevati dalla mano dell’uomo, adesso se ne infischiano completamente delle loro compagne femmine. Quando, quindi, queste ultime vanno in calore, i due animali anziché pensare ad accoppiarsi se ne stanno con il naso per aria. Un altro esempio arriva da un antilope allevata di recente al Bioparco e ora deceduta. L’animale era un pericolo anche per l’uomo: entrava in competizione con i veterinari credendoli suoi simili. Gli studiosi parlano di comportamenti deviati. I risultati vanno dall’alienazione, all’eccessiva aggressività, dai problemi di accoppiamento, al rifiuto del cibo. “L’indicazione dell’Unione europea degli zoo è quella di evitare lo svezzamento di animali con il biberon, se non in casi eccezionali in cui a fianco di una nascita c’è anche la possibilità di assicurare le cure parentali di una madre adottiva – ci spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico della Fondazione Bioparco -. D’altronde non sempre l’atteggiamento di salvaguardia messo in atto dall’uomo nei confronti degli animali in difficoltà rispetta i piani della selezione naturale. L’esempio è quello di piccoli volatili che cadono dai nidi. In questo caso la selezione naturale ha previsto di eliminarli perché malaticci o incapaci di sopravvivere, mentre l’uomo fa di tutto per tenerli in vita, compiendo così un’azione che fa più male che bene”.

Commenti

Post popolari in questo blog

Cuore, reni, ossa: quanto costa l'uomo al pezzo

Stelle o triangoli. Lo scarabocchio rivela chi siamo

I difetti femminili che piacciono agli uomini