Pistole e fucili: ad andarci di mezzo sono i più piccoli

1 bambino su 10 in Usa muore per colpa dell’uso improprio di un’arma da fuoco. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Pediatric and Adolescent Medicine. Gli esperti hanno interrogato un gruppo di famiglie dell’Alabama, coinvolgendo genitori e figli di età compresa tra i 5 e i 14 anni. È emerso che circa l’80% dei genitori è sicuro del fatto che i rispettivi figli non tocchino mai le armi custodite in casa; la stessa percentuale, però, riguarda i figli che sostengono esattamente il contrario. Dunque gli studiosi deducono che l’utilizzo delle armi da fuoco da parte dei più piccoli è un problema quanto mai reale e soprattutto sottovalutato dai genitori. Da qui la necessità di muoversi su due fronti. Il primo: rendere più difficile l’acquisto di armi. Attualmente venire in possesso di una pistola o di un fucile è un’impresa assai facile in America. Chiunque può, infatti, comprare armi, in certi casi semplicemente recandosi al supermercato. Il secondo: è indispensabile sensibilizzare le famiglie al problema. Lo scopo, in questo caso, è quello di educare i genitori a far capire ai figli la pericolosità di certi “giochi”. Male lo fanno talvolta anche i film o le pubblicità. Famoso uno spot di due anni fa contro le droghe, concernente due adolescenti seduti alla scrivania dello studio del padre. I due fumavano marijuana. Dopo qualche tiro uno dei due fanciulli tira fuori dal cassetto della scrivania una pistola, la punta per gioco contro l’altro e accidentalmente parte colpo. Lo schermo si oscura e lo spot decolla: “Ecco cosa può provocare l’uso di droghe”. Per gli autori della pubblicità - e anche per chi si trovava a seguire lo spot - il punto clou del messaggio era la lotta contro le droghe leggere. Tuttavia nessuno si è posto il problema della facilità con cui un ragazzo può avere accesso ad un’arma.

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