L'Uomo di Neandertal vive in mezzo a noi

L’uomo di Neandertal? È vivo e vegeto in mezzo a noi. Quasi nessuno però lo vede perché teme l’uomo moderno, ne ha paura e ne sta quindi alla larga. È ciò che si evince da uno studio condotto da Roberto Fondi, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Siena. Dice lo scienziato: “Diversi elementi fanno pensare che un’altra specie umana abbia continuato a esistere fino ai nostri giorni. Di uomini pelosi e selvaggi si parla fin dall’antichità”. Fondi ha raccolto numerosi studi e testimonianze a favore dell’esistenza di ominidi del tutto riconducibili all’Uomo di Neandertal. Il primo esempio riguarda il cosiddetto “Minnesota iceman”. È il 1968 quando gli zoologi statunitensi Ivan Sanderson e Bernard Heuvelmans si ritrovano davanti agli occhi un blocco di ghiaccio contenente il cadavere di un uomo peloso e prognato. A recuperarlo è stato, pochi anni prima, Frank Hansen, un reduce del Vietnam. Gli scienziati non hanno dubbi: è una specie sconosciuta che battezzano “Homo pongoides”. Tuttavia c’è chi ne parla, e ancora oggi ne continua a parlare, come di un autentico reperto neardertaliano. Altre prove sono quelle che provengono dalle sconfinate e disabitate lande comprese tra Ucraina, ex Unione Sovietica, Caucaso, Cina. Qui, testimonianze a favore di uomini risalenti all’epoca delle caverne, ce ne sono a bizzeffe. Secondo Fondi anche in Italia e in Europa esistono conferme dell’esistenza di ominidi filogeneticamente distinguibili dall’Homo sapiens sapiens. Nel fregio a bassorilievo di una coppetta fenicio-cipriota in argento conservata a Roma, proveniente dalla tomba etrusca Bernardini di Palestrina, è raffigurato un uomo peloso che lancia massi contro un nobile a caccia di cervi. A Sacco, in Valgerola, in una stalla c’è una camera dipinta che risale al XV secolo: impresse le immagini di un uomo con la clava in mano. Nella grotta di Isturitz nei Pirenei è presente un dipinto riportante la figura di un uomo con la fronte bassa e il naso schiacciato, tipico degli uomini di Neandertal. Contrario alla teoria di Fondi c’è Giorgio Manzi, paleoantropologo dell’Università La Sapienza di Roma. “L’unico dato sicuro che abbiamo è che l’uomo di Neandertal si è estinto 29mila anni fa – ha commentato.

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