Chirurgia plastica per le vittime dell'Hiv

Oggi grazie ai progressi della medicina, sieropositivi e malati di Aids vivono sempre più a lungo. Per questo tipo di pazienti, però, si sta facendo largo un nuovo problema: la sindrome lipodistrofica. È la conseguenza delle massicce cure necessarie per contrastare il virus Hiv. A lungo andare la pelle del viso ne risente. Con ciò, un malato di Aids, rischia di venire emarginato, messo da parte, anche se la malattia è tenuta assolutamente sotto controllo. Che fare dunque per evitare questa situazione? Secondo gli esperti dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma si può intervenire con la chirurgia plastica. In questo caso, però, non si usa il bisturi, ma semplici iniezioni di “filler”, sostanze riempitive che attenuano la magrezza e la rugosità del volto. Centinaia di persone sono già state trattate presso il centro romano e molte altre sono in lista. Ottimi i risultati, rarissimi i casi di (comunque leggeri) effetti collaterali. Ma in cosa consistono le iniezioni di filler? Si basano su due sostanze sintetiche, da utilizzarsi in relazione alle caratteristiche specifiche di ogni malato. La prima, Aquamid, è un gel poliacrilammidico che dura nel tempo e si trasforma in una parte morbida e stabile della pelle. La seconda, a base di acido polilattico, Sculptra, agisce invece stimolando la crescita dei tessuti: più che un filler viene classificato come un ricostituente del tessuto connettivo. L’acido polilattico è biodegradabile e viene riassorbito nel giro di 12-24 mesi. Il problema sono i costi. Ogni fiala iniettata costa, infatti, 200 euro, ed è necessario utilizzarne almeno una decina per ottenere dei validi risultati.

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