Penati o Formigoni? Questione di geni e... cervello

In tempo di elezioni è utile sapere che le preferenze politiche non derivano da un'oggettiva consapevolezza della realtà sociale e dei bisogni dei cittadini, ma semplicemente dalla natura del cervello, e quindi dalla genetica. In tal caso, per quanto riguarda la Lombardia, c'è da aspettarsi che la maggior parte dei figli di genitori schierati col centro-sinistra, diano il voto a Penati o Agnoletto, mentre i figli di mamme e papà a favore del centro-destra è più facile che optino per Formigoni o Invernizzi. Sono le conclusioni di uno studio effettuato da Satoshi Kanazawa, della London School of Economics. Secondo il ricercatore anglosassone, nel conservatore è attiva soprattutto l'amigdala, che porta a una maggiore religiosità e predispone alla poligamia maschile. Nel progressista, invece, funziona di più la corteccia cingolata anteriore, legata alla riflessione. La tesi di Kanazawa è stata confermata anche dal neurologo David Amodio, che ha monitorato l'attività cerebrale dei rappresentanti dei due schieramenti politici, arrivando a concludere che i progressisti reagiscono più lentamente agli input esterni, commettendo anche meno errori di giudizio. Su Nature qualche tempo fa hanno affrontato l'argomento anche alcuni scienziati dell'Università di New York. In questo caso gli esperti hanno visto che chi è incline a politiche più liberali, ha un cervello più flessibile e maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti. In particolare, dalle analisi condotte tramite elettroencefalogramma, è emerso che i liberali hanno un'attività cerebrale doppia rispetto ai conservatori a livello della corteccia cingolata anteriore. Questa prerogativa porterebbe all'attivazione di una sorta di 'freno mentale', che aiuta il cervello a ponderare meglio le situazioni e a non prendere decisioni affrettate. Infine, a dar man forte a queste tesi, c'è anche John Alford della Rice University (Texas). "Essere di destra o di sinistra", spiega il ricercatore, "non dipende dalla nostra volontà, ma da fattori biologici". Per arrivare a questi risultati Alford ha coinvolto 30mila gemelli omozigoti ed eterozigoti. S'è visto che - sottoposti a domande 'politiche' - l'80% dei gemelli omozigoti dà risposte uguali, contro il 33% degli eterozigoti. È la conferma dell'imprescindibile legame fra politica e genetica.

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