Robin Hood, l'usuraio dell'ordine dei Templari

Cade il mito di Robin Hood. Stando, infatti, a un libro recentemente pubblicato in Inghilterra, il leggendario fuorilegge non rubava ai ricchi per dare ai meno abbienti, ma solo per sfruttare poveri disgraziati. In pratica i soldi non li regalava, ma li prestava. Un vero usuraio. Inoltre avrebbe fatto parte dei misteriosi Templari, ordine monastico-militare risalente alla prima crociata. John Paul Davis, autore di "Robin Hood: the Unknown Templar", è arrivato a queste conclusioni dopo aver studiato i passaggi di un'antica ballata inglese - "A Gest f Robyn Hode" - stampata fra il 1492 e il 1534, e secondo alcuni studiosi, il risultato di più racconti uniti fra loro, forse di origine celtica. La ballata vede Robin Hood prestare 400 sterline a un cavaliere che ha un grosso debito con un vescovo. Ma con una clausola ben precisa: che poi i soldi gli vengano restituiti fino all'ultimo centesimo, entro un anno. Ai Templari giunge invece riflettendo sul fatto che difficilmente un comune malvivente poteva disporre di somme tanto ingenti: 400 sterline, per l'epoca, era una somma davvero notevole. Con ciò ritiene che alle sue spalle ci dovesse per forza essere un'organizzazione ben definita, in grado di supportarlo. E questa non poteva che essere quella dei Templari. L'idea di John Paul Davis è appoggiata anche dal medievalista canadese John Bellamy, secondo il quale Robin Hood rubava ai ricchi, ma dava "molto poco" ai poveri. Lo studioso avanza, addirittura, l'ipotesi che Robin Hood non fosse altro che un valletto nella corte di Edoardo II, che ogni tanto trascorreva il suo tempo nella foresta di Sherwood con altri banditi. Per lo storico moderno J.W. Walker, invece, non era altro che Robert Hood, il figlio di un guardiaboschi nato a Wakefield, presto identificato col patrono delle feste agricole pagane.

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