Scoperta relazione fra QI basso e vizio del fumo

L'intelligenza? È inversamente proporzionale al numero di sigarette fumate. È il sorprendente risultato ottenuto da uno studio condotto in Israele da esperti dello Sheba Medical Center. I ricercatori, guidati da Mark Weiser, hanno sottoposto a una serie di test 20.000 soldati israeliani, dimostrando che il QI (quoziente d'intelligenza) è mediamente più basso della norma nelle persone abituate a fumare: chi ha il vizio del fumo ha un QI medio di 98, contro il QI di 101 dei non fumatori. Incuriosisce però il fatto che molti fra i più grandi personaggi del Novecento siano stati anche dei grandi consumatori di "cicche". Il riferimento è per esempio a figure come Einstein, Oppenheimer, Clinton, Churchill, Freud, Dylan, Picasso. Ma in che modo il fumo determina un QI inferiore alla norma? "In realtà" - spiegano i ricercatori - "non sono tanto le sigarette a mandare in fumo l'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più basso sono più propensi a cadere nel vizio". Intanto veniamo a sapere che in Italia, dopo 5 anni dalla legge Sirchia, il numero di fumatori sta aumentando sempre più. Secondo l'Istat nel 2009 la percentuale di fumatori è salita al 23%, 1 punto percentuale in più rispetto al 22% del 2005. Piccolo dettaglio: piacciono sempre più le sigarette al mentolo. Fra il 2004 e il 2008 la percentuale di fumatori di bionde "balsamiche" è passata dal 31% al 34%. Il fenomeno interessa sia i maschi sia le femmine. Coinvolti molti giovani: fuma 1 ragazzo ogni 5. Ogni anno in Italia il fumo causa il decesso di 80.000 persone (è come se ogni giorno precipitasse un jumbo jet), 1 ogni 7 minuti. Gli organi "bersaglio" sono polmone, laringe, faringe, cuore. A livello mondiale le stime rilasciate dall'Oms dicono che fuma 1/3 della popolazione dai 15 anni in su: 1 miliardo e 20 milioni di persone.

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