Messina, il giorno dopo: la geologia di un territorio a rischio

Ventidue. Sono i corpi estratti dal fango e dalle macerie fino a questo momento, dopo la frana dell'altro ieri nel Messinese. Ma mancano all'appello ancora una quarantina di persone, mentre sono circa 500 gli sfollati, distribuiti negli alberghi della zona. I soccorsi, comunque, continuano imperterriti, grazie all'azione di 1.100 uomini, 250 mezzi e una quindicina di elicotteri. In molti punti si scava a mani nude, nelle speranza di estrarre ancora dei corpi vivi: "La situazione è difficile e delicata, ma comunque sotto controllo - ha detto il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Due i principali centri sconvolti dalla tragedia: Scaletta Zanclea e Giampilieri. L'ordine tassativo delle forze dell'ordine e amministrative è dunque quello di evacuare i borghi a rischio, benché molte persone, soprattutto anziane, sia molto difficile convincerle a lasciare le loro abitazioni. Soprattutto gli abitanti delle frazioni di montagna come come Briga, Guidomandri e Scaletta Superiore. Anche il parroco s'è fatto avanti sollecitando i fedeli ad "andare via per la propria incolumità". Ieri sono stati distribuiti cibo e acqua. Ma sono ancora molte le zone isolate, senza gas e luce. Nota positiva della giornata: la riapertura dell'autostrada Catania-Messina. Permangono invece forti disagi lungo la statale 114, ancora coperta di fango e macerie, in attesa dall'arrivo - in giornata - del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ma cosa è successo esattamente da un punto di vista geologico in questo angolo del Belpaese? Secondo gli scienziati l'Italia è una nazione dove il dissesto idorgeologico è di casa. Negli ultimi 50 anni ci sono stati in media 4 morti al mese per motivi legati all'ambiente. In particolare, nel Messinese, ci sono punti dove il terreno è molto suscettibile alle forti precipitazioni (3 giorni fa sono caduti 250millimetri di pioggia in 5 ore), anche per via di piani urbanistici poco rispettosi dell'ambiente. In questo contesto geologico si parla di 'fiumare', riferendosi a brevi corsi d'acqua, tipici dell'Italia meridionale, che, ingrossandosi, possono facilmente innescare processi franosi di notevole entità. Il terreno - perdendo facilmente resistenza e sciogliendosi sotto la pioggia - si comporta, in pratica, come un fluido, muovendosi fino a 70 metri al minuto. I geologi sono chiari: "Questo tipo di frane hanno una forza distruttiva immane". E non per niente le chiamano "frane assassine". Si conoscono le aree geologicamente più instabili d'Italia, tuttavia, non sempre, si agisce con criterio e consapevolezza. Come in questo caso. Il Messinese sconvolto dalla frana era, infatti, già noto per la sua pericolosità idrogeologica, tuttavia non si è mai fatto abbastanza per scongiurare questo ultimo grave episodio. Bertolaso ritiene si debbano stanziare circa 25miliardi di euro per mettere in sicurezza le aree maggiormente a rischio, e punta il dito sull'abuso edilizio dicendo che "non c'è dubbio che l'utilizzo sconsidearato del territorio sono la causa di questa tragedia". Lo appoggia il cardinale Tarcisio Bertone sottolinenado che "chi dà le autorizzazioni a costruire dovrebbe stare più attento". Nel 1996 - dopo 92 millimetri di pioggia - erano esondate 8 fiumare ed era scattato l'allarme 'dissesto idrogeologico'. Legambiente parlò di "gravi rischi per il bestieme e la popolazione" e con l'ente ambientalista anche membri della Protezione Civile e dell'amministrazione comunale. Oggi, purtroppo, conosciamo il peso di quelle parole al vento: 22 morti, probabilmente, molti di più.

(Pubblicato su www.milanoweb.com)

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