Chernobyl: gli animali tornano sul luogo del disastro

Ventitrè anni dopo la tragedia di Chernobyl gli animali tornano in massa sul luogo del disastro. Secondo gli studiosi, in questo ambiente, trovano paradossalmente il posto ideale dove vivere e riprodursi: c’è infatti cibo in abbondanza e soprattutto niente uomini nei paraggi. Negli ultimi tempi gli zoologi hanno avvistato linci, lupi, caprioli, aquile, volpi, cinghiali e molte altre specie selvatiche. Nella zona off-limits – a ridosso del reattore esploso – sono state notate addirittura due mandrie di cavalli, probabilmente i discendenti della coppia di Przewalski che nel 1992 gli scienziati liberarono nelle foreste intorno a Chernobyl per esaminare gli effetti delle radiazioni. L’area è ancora inquinata. In alcuni punti è letale: si calcolano fino a 3.500 microroentgen l’ora, contro una dose tollerabile fra i 15 e i 19 microroentgen, tuttavia gli animali sembrerebbero non risentire della radioattività. Gli studiosi affermano di aver registrato moltissime mutazioni nel Dna nelle specie esaminate, ma che non sembrano avere conseguenze sulla fisiologia o sulla capacità di riprodursi. “Chi vive vicino alla zona interdetta – dice l’ecologo Sergey Gaschk alla BBC - ci ha raccontato che alci e altri animali arrivavano qui fin dalla Bielorussia: sembrava quasi una migrazione consapevole”. Le analisi hanno riportato patologie alla tiroide negli animali contemporanei alla catastrofe, ma non in quelli delle generazioni successive. Uno studio sui topi ha rivelato che i roditori che vivono a Chernobyl è come se si fossero adattati alle radiazioni. Questi ultimi vivono tanto quanto gli esemplari che dimorano in altri habitat naturali incontaminati e che, introdotti nell’area limitrofa al reattore, si ammalano e decedono. I motivi? Solo ipotesi. Fra queste anche la più azzardata, secondo la quale alcune specie animali potrebbero addirittura ricavare beneficio dalle radiazioni. Relativamente alla geopatologia - per certi versi riconducibile agli effetti negativi provocati dalle emissioni radioattive - è stato del resto appurato che i gatti ricercano i punti dove l’irraggiamento cosmo–tellurico del suolo è più intenso, e spesso non si tratta di posti confortevoli. Le formiche, soprattutto quelle nere, sono attratte dalle zone geopatogene. Le termiti si riproducono abbondantemente sui cosiddetti nodi geopatogeni, meglio se nel sottosuolo si trova una falda freatica o un corso d’acqua che rendono il nodo ancora più nocivo. Le api, poste in situazioni analoghe hanno un’attività frenetica e producono una quantità tripla di miele. Al contrario i cani fuggono dalle zone geopatogene. Così come conigli, galline, cavalli, mucche.

Commenti