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mercoledì 14 maggio 2014

Il ritorno dell'Ebola


Si sa ancora poco del virus Ebola, ma il vero problema è che non possediamo un vaccino adatto per spegnere la sua azione. Per questo motivo qualche giorno fa l'Oms ha lanciato l'allarme, e sono stati messi in allerta gli aeroporti europei, dove avvengono i principali scali degli aerei provenienti dall'Africa: Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona, sono sotto stretta sorveglianza e chi atterra viene visitato e tenuto sotto osservazione. Analogamente, nel Continente Nero, molte compagnie aeree richiedono il certificato medico prima di avviare l'imbarco dei passeggeri. Il codice rosso arriva dopo gli eventi delle ultime settimane in cui s'è visto un progressivo avanzamento della malattia dai villaggi africani alle grandi città, mentre di solito rimaneva circoscritto alle aree rurali. Dalle metropoli, dunque, potrebbe facilmente arrivare in altre parti del mondo. L'Oms dichiara che ci troviamo di fronte a un ceppo particolarmente aggressivo, letale nel 90% dei casi; più virulento, dunque, dei ceppi che lo hanno preceduto anni fa. Peraltro non esiste cura e in caso di infezione si può solo sperare nell'auto-guarigione.
«Un'esplosione virale fra le più difficili mai affrontate dall'uomo», dice Keiji Fukuda, vice-direttore generale dell'Oms, azzardando che l'epidemia potrebbe proseguire per quattro mesi. «Una situazione, in effetti, più pesante del solito», rivela Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, «benché si conosca il virus dagli anni Settanta». I focolai originari sono stati individuati in Guinea e in Liberia, ma il virus è già stato identificato anche in aree urbane della Sierra Leone e del Senegal. Si sospettano attacchi anche in Mali e Ghana. Sono stati predisposti dei centri d'isolamento, per cercare di contenere la sua espansione, tuttavia in alcuni casi potrebbe già avere preso il largo. Ma gli esperti invitano alla calma, parlando di "prevenzione". «A oggi non c'è pericolo per Italia ed Europa», spiega Pregliasco, «tuttavia è necessario non abbassare la guardia». Fukuda ritiene che ci siano i presupposti per poter interrompere il contagio, partendo dalle più basilari misure igieniche, come lavarsi adeguatamente le mani. Di fatto, nessuno ha ancora parlato di "restrizioni ai viaggi o al commercio". Tutto prosegue regolarmente.
Ma preoccupano i dati. 167 casi in Guinea, con 107 morti, e 25 in Liberia, con undici vittime. E preoccupa l'agente patogeno, conclamato, lo Zaire ebolavirus, il più potente fra quelli riconducibili alla malattia, analizzato per la prima volta il 26 agosto 1976. E' molto contagioso e viene trasmesso tramite fluidi corporei, come muco o sangue, ma anche attraverso le lacrime, l'urina, la saliva e il latte materno. Più dibattuto, invece, il rischio che possa essere veicolato dall'aria: il fenomeno è stato descritto per ora solo nelle scimmie. Ma è in ogni caso agli animali che si guarda, poiché è da essi che proviene. Gli studi dimostrano, infatti, che il virus sopravvive da tempo immemore nelle volpi volanti, chirotteri di grosse dimensioni che potrebbero averlo trasmesso ai primati. All'uomo sarebbe giunto tramite il cosiddetto "bush-meat", vale a dire il consumo di carne proveniente da animali selvatici come gli scimpanzé e le antilopi. Non è detto che la malattia insorga rapidamente. In alcuni casi, infatti, i sintomi compaiono dopo venti giorni dall'infezione. E a volte viene scambiata per malaria, con inutili somministrazioni di farmaci. Diviene palese con le prime emorragie che caratterizzano la patologia, coinvolgendo tutte le aree dell'organismo. 

venerdì 18 novembre 2011

Giornata Mondiale del WC: al via i festeggiamenti


Domani, dunque, il grande giorno: la Giornata Mondiale del WC. Nessuna ironia, è una festa sponsorizzata dalla World Toilet Organization, una Ong che si batte per diffondere l'uso del WC, tenuto conto del fatto che almeno 2,6 miliardi di persone vivono senza. Il paese con meno WC è l'Afghanistan: ne ha uno solo il 7% delle case (il 19% ha una tv). Seguono Ciad ed Eritrea (9%). Non un problema da poco, perché in assenza di servizi igienici, è molto più facile che si creino i presupposti per la diffusione di malattie infettive. “I bambini in ambienti poveri spesso portano mille vermi parassiti nei loro corpi e gli espellono in giro, in qualsiasi momento”, si legge su Nomdeplume. “Sempre più persone nel mondo hanno i telefoni cellulari ma non i servizi igienici”. Fra i morbi più temuti c'è la diarrea che provoca la morte di un bimbo nel mondo ogni 15 secondi. Il 19 novembre si festeggia, quindi, nel mondo ma non in Italia, con appuntamenti a tema e cortei: con la “cacca d'oro” viene assegnato a Londra il premio alla miglior barzelletta sporca; con una statua alta quattro metri raffigurante un gigantesco WC si inaugurerà a Singapore un nuovo sito turistico. Perché tutti usiamo il WC, ma in pochi gli diamo il giusto peso. Lo dimostrano le azioni di beneficenza: per dotare di bagni i paesi sottosviluppati s'è speso da dieci anni a questa parte solo il 79% in più, contro le cifre quintuplicate relative alle donazioni per combattere l'Aids (ma si dovrebbe comprendere). Ecco qualche dato. Un europeo medio passa alla toilette tre anni della propria vita e ci va 2500 volte l'anno. L'Europa consume dunque il 26% della carta igienica mondiale. Ogni anno sono 22 miliardi di rotoli! E per ciò che riguarda la posizione della tavoletta? Uno studio costato 100mila dollari ha evidenziato che 3 persone al mondo su 4 preferiscono tenerla abbassata. Più alta la percentuale fra le donne. Un'ultima curiosità. A Suwon, in Corea del Sud, esiste una villa a forma di water: è costata un milione id dollari, ha una superficie di 500 metri quadrati e al suo interno vi abita (e chi sennò?) Sim Jae Duck, presidente della World Toilet Organisation. 

WC a cielo aperto in un villaggio africano

mercoledì 23 marzo 2011

La terapia dello scarafaggio

Siamo soliti pensare agli scarafaggi come a creature orripilanti con le quali non avere nulla a che fare. Li riteniamo, in più, insetti potenzialmente nocivi per l'uomo, perché quasi sempre presenti in luoghi poco puliti. Eppure, dalle ricerche condotte da Naveed Khan e Simon Lee, dell'University of Nottingham, proprio di essi potremmo aver bisogno per fronteggiare malattie provocate da batteri come lo Staphylococcus aureus, che prolifera anche nei reparti di terapia intensiva, resistendo agli antibiotici. Gli esperti hanno individuato nei tessuti nervosi degli scarafaggi diverse proteine che li difendono da questo tipo di microrganismi. È emerso che l'applicazione di un estratto proteico dal cervello delle blatte è in grado di uccidere il 90% dei batteri presenti in apposite colture di laboratorio. Da qui il passo potrebbe essere breve per giungere all'ottenimento di farmaci di nuova generazione basati proprio sulle proprietà “terapeutiche” di origine insettivora. Le blatte caratterizzano un ordine – i blattoidei – comprendente 4mila specie, divisi in sei famiglie. Si trovano ovunque fino ai 2mila metri di quota. I più antichi resti fossili risalgono a Carbonifero, fra i 354 e i 295 milioni di anni fa.

domenica 23 maggio 2010

L'ESTATE DELLE ZANZARE TIGRI

Colpa delle abbondanti piogge succedutesi negli ultimi mesi, quest'anno le zanzare saranno più nocive del solito. Il clima umido ha, infatti, creato l'ambiente ideale per la loro riproduzione: un solo insetto è in grado di farne nascere altri mille nel giro di un mese. A impensierire di più saranno le zanzare tigri che, a differenza di quelle tipicamente notturne, caratteristiche delle nostre regioni, si riproducono ovunque, anche in minuscoli specchi d'acqua (vasi, sottovasi, grondaie), dove il numero di predatori è particolarmente basso. La loro attività dura l'intera giornata e si svolge in un raggio di azione inferiore ai 200 metri. Contrariamente a quanto si pensa non corrispondono a una mutazione genetica di quelle normali (Culex pipiens), ma sono il risultato della conquista di nuove nicchie ecologiche, dovuto agli spostamenti dell'uomo e al progressivo incremento delle temperature. Le zanzare tigri sono arrivate in Italia fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta: le prime colonie sono state individuate a Genova e a Padova. In seguito hanno infestato tutta l'Italia e la Francia e nei prossimi anni è presumibile supporre che possano raggiungere tutti i paesi temperati dell'emisfero boreale. Entro la fine di giugno si arriverà alla terza generazione di zanzare e a quel punto sarà davvero difficile non fare caso alla loro presenza. Le zanzare andranno avanti a tormentarci fino all'autunno inoltrato. Non saranno solo i loro ronzii e le loro punture a darci fastidio, ma anche il rischio di andare incontro a qualche malattia particolarmente insidiosa e in parte sconosciuta come la febbre Dengue, trasmessa dalle zanzare Aedes albopictus (nome scientifico della zanzare tigre) e Aedes aegypti: la patologia dà luogo a febbre nell'arco di 5-6 giorni dalla puntura di zanzara, mal di testa acuti, nausea, irritazione della pelle; nei casi più gravi si possono verificare emorragie, in rari casi fatali. Aedes albopictus può trasmettere anche febbre del Nilo, febbre gialla, encefalite di St. Louis, e l'agente patogeno della dirofilariosi e chikungunya. Alle zanzare si affiancheranno anche le pulci provenienti dai paesi caldi, le zecche, gli acari, le mosche cavalline, i black fly, i pappataci. Insomma per l'estate 2010, è proprio il caso di dirlo, sul fronte insetti, c'è ben poco da stare allegri.

giovedì 14 maggio 2009

L'influenza suina nata da un errore di laboratorio

Un errore umano. Sarebbe questa la vera causa della diffusione del virus dell’influenza suina. Sono le sorprendenti dichiarazioni rilasciate ieri da Adrian Gibbs, virologo australiano in pensione, uno dei ‘padri’ dell’antivirale ‘oseltamivir’ (farmaco anti-influenza più noto con il nome Tamiflu). Secondo Gibbs qualcosa non è andato per il verso giusto in qualche laboratorio scientifico e il virus si sarebbe diffuso in Messico e poi nel mondo, provocando la morte di 61 persone, il contagio di 5.251 individui, e diffondendo il panico in 30 paesi. Lo scienziato australiano ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc) un articolo nel quale sostiene che il cosiddetto virus H1N1 si sarebbe originato dalle uova: questi prodotti animali sono largamente utilizzati nei centri di ricerca per coltivare virus e vaccini. Del resto, fa notare l’esperto australiano, risale al 1977 un fatto analogo, assolutamente confermato da autorità ed enti scientifici: un virus influenzale del tipo H1N1 venne prodotto per errore in seguito alla cattiva gestione di un laboratorio in Russia. In questo momento, l’Oms e molti altri scienziati impegnati nello studio di questa nuova misteriosa patologia, si stanno confrontando sull’argomento, in attesa di vedere pubblicato un articolo ufficiale sulla stampa scientifica, firmato da Gibbs: “Il punto è proprio questo – dice Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità -. Finché non abbiamo la possibilità di confrontarci con uno studio ufficiale è difficile pronunciarsi sull’argomento. Certo, tecnicamente tutto è possibile, anche un errore di laboratorio, tuttavia per il momento aspettiamo di avere qualche dato in più prima di dire la nostra”. Gibbs – 75 anni - è uno dei virologi più importanti sulla scena mondiale, ormai in pensione da qualche tempo. È coautore di almeno 250 studi scientifici sui virus e ha alle spalle 40 anni di carriera. La sua teoria prende spunto dal fatto che l’epidemia di peste suina s’è diffusa assai rapidamente, in controtendenza rispetto ad altre malattie analoghe. In sostanza esclude il cosiddetto “salto di specie”, ovvero il passaggio del virus dagli animali all’uomo, perché in tal caso la diffusione del morbo sarebbe stata più lenta. “È una ipotesi accademica plausibile – commenta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano –. Posso confermare che in effetti la diffusione del virus è avvenuta con una certa rapidità e che effettivamente molti virus o vaccini vengono allevati sfruttando sostanze contenute nelle uova. In ogni caso, se anche dovesse essere confermata la teoria di Gibbs, non cambierebbe più di tanto la situazione. Si tratta comunque di un virus con grandi capacità di mutazione, in pratica un vero scambista”. Dello stesso parere degli scienziati italiani ci sono anche gli esperti americani del US Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta che, peraltro, sono fra i pochi ad aver ricevuto l’incartamento originale di Gibbs. “Siamo molto interessati a conoscere l’origine del virus - spiega Nancy Cox, responsabile del centro -. Tuttavia da queste dichiarazioni non emergono prove significative a sostegno del fatto che il virus sia il risultato di un errore di laboratorio”. Secondo gli studiosi statunitensi è quindi più probabile credere che il virus si sia sviluppato seguendo le tradizionali vie biologiche che tutti i virus influenzali compiono. Opinione condivisa anche dalla virologa Ilaria Capua, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, coinvolta fin da subito dall’Oms, la quale aggiunge che quella di Gibbs “è un’ipotesi come tante altre”. Intanto le autorità cinesi fanno sapere che ieri è stato ufficialmente confermato un secondo caso di influenza da virus H1N1. Vittima, un diciannovenne da poco rientrato dal Canada, in cura, in isolamento, presso un reparto dell’ospedale di Jinan, nella provincia di Shandong.

(Pubblicato su Libero il 14 maggio 09)

lunedì 19 gennaio 2009

Sempre più casi di morbillo in Europa. Ma la speranza è quella di sconfiggere la malattia entro il 2010

Da uno studio pubblicato sulla rivista inglese The Lancet emerge che il morbillo, malattia virale contagiosa, tipica dell’età infantile, sta riprendendo piede in Europa. Secondo gli esperti i casi di morbillo nell’Unione europea - nel biennio 2006/2007 - hanno coinvolto 12.132 persone, uccidendone sette. In un quinto dei casi il riferimento è a persone di età superiore ai venti anni. Mark Muscat - del dipartimento statale danese di epidemiologia di Copenaghen - dice che nella maggior parte dei casi le vittime del morbillo sono bambini non vaccinati. La malattia, in Europa, è frequente soprattutto in Italia, Germania e Gran Bretagna. Anche nel mondo è molto comune e pericolosa, tanto che nel 2003 ha complessivamente causato 30 milioni di malati e 530mila decessi. Ogni giorno muoiono nel mondo 540 persone per colpa del morbillo, la maggior parte di loro ha meno di cinque anni. Per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene fondamentali le vaccinazioni antimorbillo, che dovrebbero coinvolgere almeno il 95% dei bambini di un dato paese, tenuto conto del fatto che oggi questo tipo di interventi vengono effettuati in percentuali assai più basse. In Svizzera, per esempio, si ha una copertura media dell’82%; in Inghilterra, Scozia e Galles, inferiore all’85%; in Germania intorno al 70%; in Irlanda e in Italia – nonostante un incremento negli ultimi anni – si rimane comunque al di sotto del 90%. “Per raggiungere l’obiettivo di eliminare il morbillo, sono essenziali la consapevolezza della malattia e l’impegno da parte dei responsabili delle politiche e delle autorità preposte alla sanità pubblica nei paesi europei, per rafforzare i programmi di vaccinazione – spiegano i ricercatori su The Lancet. Mentre Agostino Rocco, direttore del reparto di neonatologia del Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma aggiunge che “vaccinando oltre il 90% dei bambini si proteggono anche i pochi non vaccinati, in quanto il ciclo microbico legato alla malattia viene interrotto”. La speranza è dunque quella di risolvere definitivamente il male entro il 2010-2015. Ma perché il morbillo è così pericoloso? Secondo gli esperti il morbillo è una malattia subdola e può dare luogo a complicazioni gravi, soprattutto se sopraggiunge dopo la pubertà. Di solito inizia con febbre alta seguita da tosse, irritazione nasale e congiuntivite. Al calare della febbre compare un caratteristico rossore della pelle che, a cominciare dal viso, si diffonde per tutto il corpo. Le complicazioni più frequenti sono le infezioni dell’orecchio medio (otite), la polmonite (nel 5-6% dei bambini ammalati di morbillo), e la dissenteria. Fra le complicazioni più severe c’è l’encefalite, un’infezione del cervello che può provocare la morte o danni permanenti al cervello.

Morbillo

Il morbillo è causato da un virus della famiglia dei Paramyxovirus
Sintomi caratteristici sono: febbre, tosse, rinite, congiuntivite e la comparsa sulla cute di particolari macchioline rosse
Le macchie compaiono dopo 2-4 giorni dall’infezione
Nella fase acuta della malattia la febbre può raggiungere anche i 40°C
La durata complessiva del morbillo è, solitamente, di 8-10 giorni
La trasmissione della malattia avviene mediante contatto diretto con il muco o la saliva del paziente malato o tramite colpi di tosse o starnuti
Il rischio di contagio termina 4-5 giorni dopo la scomparsa dell’esantema
Il morbillo colpisce, in genere, bambini tra i 3 e i 10 anni
Un singolo attacco di morbillo conferisce immunità per tutta la vita