Visualizzazione post con etichetta Endocrinologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Endocrinologia. Mostra tutti i post

venerdì 1 febbraio 2013

Post-partum, attenzione a non confondere la depressione con l'ipotiroidismo


La depressione post – partum colpisce circa il 10% delle donne, ma in un imprecisato numero di esse in realtà non si tratterebbe di un disturbo di natura psichiatrica, bensì endocrinologica. Il riferimento è a una malattia della tiroide, nota con il nome di tiroidite post – partum, la quale si presenta con una sintomatologia spesso facilmente confondibile con una depressione: le donne colpite lamentano infatti sensazioni psico – fisiche tipiche del più noto disturbo post – partum come irrequietezza, tristezza, calo di peso, e in certi casi diarrea. Sono i risultati di una ricerca condotta da studiosi dell’Ospedale San Carlo di Genova - Voltri, in collaborazione con il Dipartimento di patologia immuno - endocrinologica dell’Università di Genova. Gli esperti hanno effettuato diversi test ematologici su un campione di 362 donne durante e dopo la gravidanza. Si è visto che nel 12,7% dei casi le neo - mamme soffrivano di un eccesso dell’ormone tiroideo nel sangue, e che nel 35% di esse, dopo un anno dal parto, la malattia era progredita differenziandosi in ipotiroidismo, patologia contrassegnata da una carenza di ormoni tiroidei con conseguente rallentamento del metabolismo e tendenza all’obesità. In generale i problemi alla tiroide sono tipicamente femminili proprio perché nel gentil sesso gli squilibri ormonali sono fisiologicamente più comuni che non nell’uomo. In particolare si è visto gli estrogeni aumentano la perdita di iodio (fondamentale nelle attività tiroidee) attraverso le urine, portando la tiroide della donna a lavorare con meno ‘carburante’ e predisponendo a più malattie. Secondo diversi studi internazionali i disturbi post – partum, derivanti dal cattivo funzionamento della ghiandola situata nella parte anteriore del collo, nel mondo riguarderebbero il 5% delle donne, e in Europa l’8%. 

giovedì 12 luglio 2012

Tradimenti estivi? La colpa è degli ormoni

Il tradimento secondo l'estro di Letitia Buchan

Ogni estate sentiamo dire che, con la bella stagione, aumentano i tradimenti. Anche quest'anno, quindi, l'appuntamento con questo tipo di notizia giunge a battere cassa: complici articoloni come quello appena diffuso su Isabella Ferrari che ha pubblicamente ammesso di tradire http://www.vanityfair.it/people/italia/2012/07/10/isabella-ferrari-tradimento-intervista-vanity-fair. Questa volta lo studio arriva dai ricercatori dello State Hospital di Boston, secondo i quali c'è una spiegazione scientifica a tutto ciò: in estate, per via del maggiore irraggiamento, aumenta anche il livello di vitamina D, direttamente legata al rilascio di testosterone, ormone che facilita l'attività sessuale. Il testosterone è un ormone tipicamente maschile, benché poche tracce siano presenti anche nelle donne. Ma nei tradimenti estivi al femminile il vero responsabile è l'estradiolo, battezzato “ormone Marilyn Monroe”: rende, infatti, le donne più suadenti, passionali e attraenti. Non a caso la diva americana s'è resa protagonista di un film storico intitolato Quando la moglie è in vacanza. Il motivo, però, non è solo questo. Secondo gli esperti in estate è più facile tradire perché durante le vacanze ci si sente più liberi, si rompe con la routine e più facilmente si viene in contatto con altre persone. Per molti individui l'avventura estiva è vista come un evento privo di senso; finiscono per sentirsi autorizzati a lasciarsi andare senza troppe remore, sollecitati da un sorta di euforia collettiva che spegne i sensi di colpa. Tradiscono soprattutto quelli che gli psicologi definiscono “immaturi sessuali”; individui che non hanno vissuto le proprie fantasie estetiche e sono sempre alla ricerca di prestazioni sessuali appaganti. Fra le categorie a rischio ci sono anche i narcisisti che attraverso il sesso cercano l'approvazione di se stessi: geishe e machi rientrano in questo clan di fedifraghi. Va poi ricordato che durante la bella stagione, spesso, mogli e mariti si separano per un certo periodo, predisponendo a scappatelle di vario genere. «Il controllo reciproco si allenta e si è più liberi di agire indisturbati», spiega sull'ultimo numero di Airone il sessuologo romano Lucio Bonafiglia. Paradossalmente, però, le corna sono sempre meno motivo di rottura fra i coniugi. Anzi. Parrebbe che la scappatella arrivi addirittura a rinforzare una coppia. «Un tradimento», dice la psicologa dell'Aied di Milano, Isabella Mezzetti, «può essere un modo per capire quello che si vuole veramente. Può permettere di scoprire alcuni aspetti della vita di coppia che in precedenza non venivano considerati, perché la si riteneva una relazione scontata». Nel 34% dei casi l'atto fedifrago consente a marito e moglie di ritrovare la voglia di stare insieme; nel 17% dei casi serve a riaccendere una passione ormai tramontata. Ovunque stia la verità, quel che è certo è che uomini e donne tradiscono in modo diverso e con scopi diversi. Alla base ci sono risultati eloquenti come quelli ottenuti dai ricercatori dell'Ohio State University, secondo i quali la “fissa” del sesso è un aspetto tipicamente maschile. Le donne pensano al sesso dieci volte al giorno, l'uomo diciannove volte. In media, naturalmente. 

Mito seduttivo

Per alcuni uomini però può diventare un'ossessione alla Michael Douglas o alla Strauss-Kahn, con il sopravento di una sorta di disturbo ossessivo compulsivo: «Chi soffre di sex addiction ha bisogno di fare sesso, anche a costo di pagarne le conseguenze», dice Bonafiglia. «Il rapporto non rappresenta una scelta ma un impulso da soddisfare. Ne abbiamo già parlato anche su Spigolature: http://gianlucagrossi.blogspot.it/2009/10/sempre-piu-italiani-malati-di-sesso.html. Sono patologie che esistono da sempre ma che con l'arrivo di internet e la pornografia accessibile a tutti hanno subito un'impennata notevole. In media riguardano il 6% dei maschi e il 3% delle donne. Ma perché si tradisce? Dietro a un tradimento c'è sempre un retroscena familiare legato a un disagio della coppia, al desiderio di trasgredire e scappare dalla monotonia. Ma gran parte del problema è legato all'evoluzione. I maschi, infatti, tradendo accrescerebbero la possibilità di trasmettere il proprio DNA. Le donne, d'altra parte, possiedono un potenziale di procreazione meno elevato, con una fisiologia predisposta a dinamiche riproduttive ben lontane da quelle maschili; a esse, verosimilmente, più che la quantità, interessa la qualità. Per l'uomo tradire significa, dunque, ripercorrere il proprio cammino evolutivo, con l'individuazione della preda e la caccia; per la donna tutto ciò non ha significato, puntando sostanzialmente a rapporti duraturi che possano fornirle la serenità necessaria ad accrescere la propria prole. Per gli uomini è anche più facile tradire perché il loro cervello, letteralmente, va in tilt ogni volta che ha a che fare con una donna. Si è infatti visto che basta lo sguardo di una donna a diminuire le performance cognitive di un maschio. «L'efficienza intellettiva di un uomo viene compromessa anche dal solo pensiero di una donna: il maschio più o meno inconsciamente sa infatti che durante un incontro sarà giudicato da una femmina, che dovrà lottare con altri possibili concorrenti per averla», chiude Bonafiglia. Stupisce, però, sapere che fra le persone che tradiscono di più ci sono le cinquantenni. È il risultato di uno studio condotto dalla psicoterapeuta italiana Elena Sorrento. 

Tresca estiva

«Le cinquantenni», spiega la scienziata, «sentirebbero, più di altre, il bisogno di sentirsi sempre attraenti, di suscitare interesse e di avere conferme su loro stesse, recuperando l'autostima, sempre più minacciata dall'età in una società che non concede e non perdona i primi segni di cedimento». Le dà man forte Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di EURODAP (Associazione europea disturbo da attacchi di panico), che ha verificato un miglioramento delle condizioni psichiche delle cinquantenni al termine delle ferie. «Al ritorno dalle vacanze», dice Vinciguerra, «abbiamo rilevato che nella stragrande maggioranza dei casi l’umore dei pazienti era migliorato. Non per aver ritrovato la giusta armonia con il partner, ma per aver avuto nuovi incontri gratificanti con persone dell’altro sesso conosciute proprio nel luogo di vacanza, anche nei casi in cui questi incontri non sono andati oltre la simpatia, l’amicizia».

mercoledì 14 settembre 2011

L'uomo fedele? Un trucco evolutivo

La struttura chimica del testosterone
 
Eh no che l'evoluzione non lascia nulla al caso. Ci si è mai domandati perché subito dopo essere diventati papà gli uomini tradiscono meno del solito? La risposta è semplice: perché il loro livello di testosterone cala sensibilmente, rendendoli meno aggressivi sessualmente e meno inclini, di conseguenza, alle scappatelle. Il motivo di ciò risiede nel fatto che, subendo questa alterazione fisiologica, il maschio resta più vicino alla madre della sua creatura, la affianca nelle cure parentali e in pratica assume le sue responsabilità dinanzi a quel che sarà la sua discendenza. Un meccanismo perfettamente collaudato. Ora gli scienziati scoprono che il calo di testosterone nei maschi è direttamente proporzionale al tempo speso per i propri figlioli. In particolare quelli che dedicano gran parte del loro tempo all'accudimento dei figli, assumendosi anche premure come quella di cambiare i pannolini, sono coloro che rischiano meno di finire fra le lenzuola di un'altra partner. Lo studio condotto da esperti della Northwestern University su 624 giovani ha messo in luce che il calo di testosterone è fisiologico col passare degli anni, ma è più accentuato in chi diventa padre. Inoltre si è constatato che le persone che abbandonano il letto coniugale subiscono un incremento dell'ormone sessuale, confermando, al contrario, la tesi avanzata dagli scienziati. Ma cos'è esattamente il testosterone? È l'ormone sessuale maschile per eccellenza, espressamente legato alla libido sessuale. È fondamentale anche per la produzione di sperma, per lo sviluppo della massa muscolare e della prostata, per la sua predisposizione a favorire depositi di calcio che tengono lontani l'osteoporosi. In piccole dosi è riscontrabile anche fra le donne, conferendo loro un carattere più mascolino del solito. Si ritiene che dopo i 40 anni l'ormone cali di circa l'1% all'anno. Non è solo una diminuzione della sua produzione, ma anche un iper-produzione di proteina SHBG che annulla l'effetto ormonale. Il grafico illustra bene l'andamento della concentrazione di testosterone libero e totale e l'andamento della proteina SHBG. 


Utilità del testosterone

martedì 8 marzo 2011

Il sesso allunga la vita?


Chi fa sesso tre volte alla settimana guadagna in media 10 anni di vita in più. Sono le conclusioni di uno studio effettuato da ricercatori del Royal Hospital d’Edimburgo. Gli scienziati hanno visto che una buona attività sessuale tiene al riparo da malattie come tumori, diabete e ipertensione. Inoltre la sua azione benefica contribuisce a far passare il mal di testa e soprattutto a favorire lo sviluppo del sistema nervoso, neutralizzando l’ansia: la sua efficacia è dieci volte superiore al valium. “Fare l’amore almeno tre volte ogni sette giorni – dice David Weeks, ricercatore presso l’ospedale scozzese - prolunga la speranza di vita di una decina d’anni”. A fianco di David Weeks si schierano molti altri studiosi concordi nell’affermare che una buona attività sessuale è un vero toccasana per la salute. Un team di scienziati australiani sostiene che avere orgasmi regolari riduce del 30 percento il rischio di tumore alla prostata. Uno studio della Rutgers University del New Jersey dimostra che un orgasmo, grazie all’abbondante produzione di endorfine, ha lo stesso effetto di due aspirine. L’Istituto di ricerca medica Werner Habermehl di Amburgo sostiene che rapporti sessuali regolari stimolano l’intelligenza, aumentando la secrezione di adrenalina e cortisolo, ormoni direttamente implicati nell’attività fisiologica della materia grigia. Test scientifici hanno poi messo in luce che quando le donne fanno sesso producono ormoni in grado di rendere i capelli lucidi e la pelle liscia. Il sesso infine cura anche la depressione: rilasciando endorfine nel sangue, l’attività sessuale porta a un senso di euforia e lascia con una piacevole sensazione di benessere.

mercoledì 8 settembre 2010

Più sani e robusti i bimbi nati in provetta

I bimbi che nascono in provetta sono più alti e godono di una salute cardiovascolare migliore rispetto a quelli nati normalmente. Lo dice una ricerca resa nota nel corso del convegno della società di endocrinologia di San Diego. Gli esperti hanno messo a confronto 50 bimbi di sei anni nati in vitro e altri 60 concepiti secondo i metodi tradizionali. Si è riscontrato che i piccoli del primo gruppo presentano dosi più alte di ormone della crescita e di colesterolo buono, quello che protegge da malattie come l’infarto e l’ictus. Lo studio ne contraddice altri compiuti di recente, in cui si dice che i bimbi nati tramite fecondazione assistita vanno incontro a maggiori problemi di salute; correrebbero, in particolare, un rischio doppio di avere gravi difetti alla nascita e di essere sottopeso. Alcuni studiosi della Johns Hopkins e dell’Università di Washington, hanno messo in risalto che i bambini nati in “vitro” rischiano sei volte di più di andare incontro alla sindrome Beckwith-Wiedemann, un raro disordine ereditario, che causa malformazioni nello sviluppo e tumori: questa sindrome è riconducibile ai problemi di crescita riscontrati negli animali clonati.

martedì 3 agosto 2010

Lo sbadiglio ci prepara all'azione

Paris Hilton sbadiglia in tv
Fino a oggi si credeva che lo sbadiglio servisse semplicemente a ossigenare il cervello e quindi a comunicare all’organismo che è ora di andare a dormire: il primo ad avanzare una simile ipotesi fu Ippocrate nel 390 a.C. Ma ora una nuova teoria formulata da studiosi americani della Drexel University di Philadelphia afferma sostanzialmente il contrario, ovvero che esso serve soprattutto a preparare l’organismo all’azione. In particolare gli esperti ritengono lo sbadiglio un aspetto della fisiologia umana che abbiamo ereditato dalle prime forme di ominidi, nelle quali serviva ad avvertire che era giunto il momento di mettersi in moto per andare a caccia. Gli studiosi statunitensi hanno osservato che anche nell’uomo moderno lo sbadiglio anticipa determinate circostanze in cui ci si prepara all’azione: il riferimento è per esempio ad atleti, direttori di orchestra, e paracadutisti che prima di affrontare i rispettivi impegni sbadigliano. Secondo i ricercatori con lo sbadiglio si introducono maggiori quantità di ossigeno nei polmoni, e questo fa sì che si abbia un miglioramento complessivo della circolazione sanguigna. Un’altra conseguenza utile dello sbadiglio è quella di favorire l’apertura delle tube di Eustachio per bilanciare la pressione nell’orecchio medio. Inoltre lo sbadiglio serve a potenziare i riflessi. Una serie di esperimenti effettuati sui simulatori di guida ha dimostrato che sbadigliando il rischio di andare incontro a un incidente stradale diminuisce enormemente. E negli animali, lo sbadiglio ha lo stesso significato che ha nell’uomo? Secondo gli scienziati, nel regno animale, dove tutte le specie sbadigliano, soprattutto se appartenenti alla classe dei mammiferi, esso consente di mantenere puliti i denti, di sgranchire i muscoli delle mascelle e nello stesso tempo di comunicare; nei gatti, per esempio sembra essere una richiesta di protezione e rassicurazione mentre nei cani indica eccitazione e impazienza; nel mondo degli struzzi invece lo sbadiglio viene utilizzato dall’esemplare di rango più elevato per comunicare agli altri membri l’assenza di pericolo. Da un punto di vista chimico lo sbadiglio è determinato da alcune sostanze prodotte dall’ipotalamo, ossia la dopamina e la serotonina. A confermare un simile dato è il fatto che chi fa uso di antidepressivi, a base di serotonina, sbadiglia moltissimo, mentre le persone ammalate di Parkinson, che presentano una mancanza di dopamina, lo fanno di rado. Ma è vero che lo sbadiglio è contagioso? In questo caso la risposta è affermativa. Tant’è che statisticamente il 55% delle persone che vede sbadigliare un simile è destinato a ripetere il gesto nell’arco di cinque minuti. Secondo i ricercatori lo sbadiglio diventa contagioso tra il primo e il secondo anno di vita. Per la contagiosità, sono state proposte numerose teorie. Tra le più accreditate c’è quella secondo cui lo sbadiglio è un segnale paralinguistico, vale a dire complementare del linguaggio convenzionalmente parlato. Secondo questa teoria lo sbadiglio fornirebbe informazioni a proposito dello stato di noia o di sonnolenza in cui un individuo si trova, e la sua contagiosità servirebbe a sincronizzare i ritmi di attività del gruppo sociale di appartenenza. Steven Platek, psicologo della Drexel University di Philadelphia in Pennsylvania, ha in particolare reclutato un gruppo di persone e l'ha sottoposto alla visione di video che trasmettevano persone nell’atto di sbadigliare. Nel giro di poco tempo dal 40 al 60% degli spettatori non resistono e cominciano a sbadigliare a loro volta. Secondo lo scienziato coloro che sono immuni al contagio e non sbadigliano come gli altri sono individui con scarsa capacità di mettersi nei panni altrui, soggetti con uno scarso sviluppo empatico. Ronald Baenninger, esperto ed autore di ricerche sugli sbadigli alla Temple University di Philadelphia, sostiene che i risultati della ricerca trovano una spiegazione dal punto di vista evolutivo. Egli ritiene che lo sbadiglio contagioso può aver aiutato i nostri antenati a coordinare i periodi di attività e di riposo. “È importante che tutti i membri di un gruppo siano pronti a fare la stessa cosa contemporaneamente”, rivela lo scienziato.

venerdì 18 giugno 2010

Ecco perchè l'uomo pensa sempre e solo a quello... incompreso dalla donna

Recentemente uno studio condotto da un gruppo di scienziati inglesi ha dimostrato che il pettegolezzo è una prerogativa femminile. Su duemila persone coinvolte nei test, è, infatti, emerso che due donne su tre ammettono di origliare quando sentono qualcuno rilasciare indiscrezioni, contro meno della metà degli uomini. È un esempio banale che, però, mette immediatamente in luce la spiccata diversità fra uomini e donne, non solo sul piano fisico, ma anche e soprattutto su quello mentale. Il cervello, dunque, benché i codici genetici di maschi e femmine siano per più del 99% identici, è profondamente diverso nei due sessi. "I due cervelli hanno impronte genetiche diverse che creano differenze anatomiche", si legge su uno degli ultimi numeri della rivista scientifica New Scientist. Fino al Diciannovesimo secolo le donne erano considerate esseri inferiori, perché dotate di un cervello più piccolo. Più tardi, però, si comprese che l'intelligenza di una persona non dipende dalle dimensioni dell'organo cerebrale, bensì dal buon funzionamento dei neuroni, le cellule che lo rappresentano: un elefante ha un cervello che pesa fino a cinque chilogrammi, ma non è certo più intelligente di un uomo. "È come coi fili del computer", spiega a Oggi Stefano Cappa, professore di Neuroscienze Cognitive, presso l'Università Vita e Salute, San Raffaele di Milano, "il buon funzionamento di un pc non dipende dal numero di cavi ma da come questi cavi sono collegati fra loro". In media l'uomo ha un cervello più grande della donna del 9%. Quello maschile è anche più pesante: 1300 grammi, contro i 1100 della donna. Ma le vere differenze fra l'organo cerebrale maschile e quello femminile sono altre e si riflettono sul comportamento di tutti i giorni. Una donna, per esempio, parla molto più dell'uomo. Ogni momento è propizio per attaccare bottone. Il motivo di questa diversità è semplice: nei centri cerebrali del linguaggio e dell'ascolto le donne possiedono l'11% in più di neuroni rispetto agli uomini; mentre le aree collegate al linguaggio presentano un volume maggiore del 23%. "Se per esempio chiediamo a un campione di maschi e femmine di indicare nel minor tempo possibile parole che iniziano con la lettera F, probabilmente le donne avranno la meglio", continua Cappa. "Tuttavia, qualche volta, le differenze sono davvero minime e spesso negli studi su piccoli campioni non sono nemmeno riscontrabili".

Le donne sono anche caratterizzate da un maggiore sviluppo del corpo calloso, parte anatomica che consente il "dialogo" fra i due emisferi cerebrali: il destro, legato all'elaborazione di dati spaziali, e il sinistro, concernente le funzioni linguistiche. Questa prerogativa in rosa spiega due aspetti importanti della biologia femminile: l'intuito e la capacità di riprendersi più velocemente dell'uomo da un ictus (o da un trauma cranico). Le donne guariscono prima da una lesione cerebrale perché i due emisferi sono protetti dagli estrogeni. Per ciò che riguarda invece l'aspetto intuitivo, il gentil sesso non ha eguali perché la comunicazione fra i due emisferi è, in generale, più efficace: "Non c'e' dubbio che le donne siano più sensibili alle emozioni degli altri, in particolare, sono più "empatiche", prosegue Cappa. "Solo gli studi futuri saranno in grado di chiarire se la differenza è di tipo biologico, o è dovuta a fattori di tipo culturale". Scienziati della Harvard Medical School hanno, comunque, visto che l'empatia femminile è rintracciabile fin dai primi giorni di vita di un bebè. Le bimbe entrano prima in sintonia con la mamma, se prese in braccio smettono prima di piangere rispetto a un maschietto. Louann Brizendine nel suo libro "Il cervello delle donne" fa sapere che a meno di ventiquattro ore dalla nascita una neonata risponde al pianto disperato di un piccolo vicino più di quanto non faccia un neonato. Le donne sono inoltre caratterizzate da una grande emotività, non riscontrabile nel genere maschile: piangono più dell'uomo, si commuovono più facilmente, ma si ammalano anche di più di depressione (in una percentuale doppia rispetto agli uomini). In questo caso il riferimento è all'ippocampo, regione del cervello legata alle emozioni e alla formazione dei ricordi, che nelle donne è più ampia."Qui entrano in gioco anche gli ormoni", spiega Gianluca Ardolino, neurologo presso l'Unità operativa di neuro fisiopatologia del Policlinico di Milano. "Nella donna estrogeni e ossitocina conferiscono tenerezza, dolcezza e stimolano la fiducia; nell'uomo testosterone e vasopressina aumentano l'aggressività. La dopamina, uno dei neurotrasmettitori dello stress, viene poi 'sintetizzato' in modo diverso nei due sessi, conferendo una maggiore vulnerabilità psichica alle donne". Nell'uomo, in compenso, è più sviluppato l'ipotalamo, area del cervello che regola il sonno, la fame, la sete: "L'ipotalamo è connesso con il talamo e il sistema limbico, legato alle funzioni neurovegetative", continua Ardolino, "Influisce sul cosiddetto sistema nervoso simpatico, determinando fenomeni come la tachicardia e la bradicardia". Anche lo spazio cerebrale preposto all'impulso sessuale, nell'uomo, è più grande rispetto alla donna. I maschi, per questo motivo, pensano al sesso moltissime volte al giorno, contrariamente alle femmine che si soffermano sull'argomento, in media, non più di tre volte nell'arco delle ventiquattro ore.

"I pensieri sessuali guizzano nel cervello maschile notte e giorno, in particolare nella corteccia visiva, tenendolo sempre pronto a cogliere un'occasione sessuale che gli si presenti", dice Louann Brizendine, nel suo ultimo lavoro "Il cervello degli uomini". Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno analizzato con la risonanza magnetica il cervello di uomini e donne mentre seguivano la scena di una coppia che parla: si è visto che solo negli uomini si accendono le aree che controllano gli istinti sessuali, prevedendo un imminente incontro sessuale tra i due, che invece la donna nemmeno immagina. Secondo i ricercatori dell'Università di Melbourne le tendenze sessuali dipendono dall'amigdala: più grande è, maggiore è la spinta sessuale. Infine George Fieldman, membro della British Psychological Society, spiega il motivo per cui gli uomini pensano sempre al sesso: "Lo fanno perché sono programmati dall'evoluzione a trasmettere i propri geni", dice lo studioso inglese. "Quando un uomo incontra una donna è concentrato sulla riproduzione. Mentre la donna cerca anche altri attributi come la gentilezza e la sincerità".

(Articolo pubblicato sul settimanale Oggi in una versione differente)

giovedì 10 giugno 2010

"Da bambina e da ragazza ero come Speedy Gonzales": la mia intervista a Rita Dalla Chiesa

Prima troppo, poi troppo poco. È così che ha funzionato per anni la mia tiroide. Da bambina e da ragazza ero come Speedy Gonzales, mangiavo tantissimo, ma non mettevo mai su un etto. Ero un'ipertiroidea. Poi, con l'età adulta, dopo un provvidenziale intervento alla ghiandola, cominciai a soffrire del problema opposto, ossia d'ipotiroidismo. In questo caso bastava anche solo uno sguardo, magari a una pizza, per ingrassare! I miei problemi di tiroide sono cominciati a 13 anni. Ero una bambina normalissima, mi piaceva giocare, studiare, stare all'aria aperta. E mangiare: nutella, cioccolato, panna montata. I miei genitori giustificavano la mia magrezza con il fatto che non stavo mai ferma. Saltavo come un grillo e non perdevo occasione per far baldoria. In realtà era il mio metabolismo che andava a mille all'ora. Mi abbuffavo, ma non mettevo mai su chili. Ogni tanto, però, sentivo il cuore battere forte e sudavo freddo. Comparvero le prime palpitazioni. Quando questi sintomi divennero più frequenti, mio papà (che nel '60 era colonnello in Sicilia) decise che forse era meglio sottopormi a una visita specialistica. E fu così che scoprii ufficialmente la mia malattia: l'ipertiroidismo. Andai avanti a sottopormi a visite periodiche dall'endocrinologo che mi tenne in cura per anni. Mi sposai che pesavo appena 46 chilogrammi. La mia tiroide continuava a funzionare più del normale, ma non mi dava particolari problemi. Riuscivo tranquillamente a condurre una vita serena. A gestire il mio lavoro, la famiglia, e frequentare gli amici. Non soffrivo, peraltro, di esoftalmia, una fra le più frequenti e imbarazzanti manifestazioni dell'ipertiroidismo, in cui si ha una sporgenza anomala dei bulbi oculari. In ogni caso sentivo dire in giro che quasi tutti avevano qualche problema alla tiroide, compresa mia sorella. Un giorno, però, tramite un controllo, venni a sapere che s'era sviluppato un nodulo. Era da un po’, in effetti, che non riposavo più bene e che la tachicardia aveva ripreso a darmi fastidio. La preoccupazione crebbe. Avevo solo trent'anni. Papà era ancora al mio fianco. Così cominciai una lunga trafila di visite prima di approdare a un luminare endocrinologo del Policlinico Gemelli, che decise di operarmi: si trattava di un nodulo iperattivo. Se non mi fossi operata, col tempo, avrebbe provocato seri problemi anche al cuore. Fino a quel momento non mi ero mai preoccupata di prevenzione, ma dall'intervento in poi le cose cambiarono e divenni più sensibile agli screening. L'operazione durò quattro ore, e si svolse, per fortuna, senza complicanze. Mi privarono di metà tiroide. Risultato: guarii dall'ipertiroidismo, ma mi ammalai subito dopo d'ipotiroidismo. La mia tiroide cominciò quindi a funzionare meno del normale, il mio metabolismo rallentò di colpo, ed io presi a ingrassare come non era mai accaduto prima. I primi tempi non ne volli sapere delle medicine, poi, però, fui costretta ad assumere quotidianamente un farmaco (Eutirox): era l'unico modo per equilibrare una secrezione ormonale tiroidea ormai deficitaria. Oggi posso, dunque, dire di stare bene e di aver imparato a convivere senza problemi con la mia tiroide ballerina, anche se periodicamente sono costretta a sottopormi a visite di controllo e a scoprire, quasi sempre, dei noduli che vanno e che vengono.

(Pubblicato sull'ultimo numero di OkSalute)