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mercoledì 30 novembre 2016

Perché il sesso ha vinto?


Il primo a fare sesso fu un pesce vissuto quattrocento milioni di anni fa: un placoderme che si aggirava minaccioso fra i fondali sabbiosi del Devoniano, protetto da una potente corazza e fornito di denti affilatissimi. Il maschio era caratterizzato da una protusione ossea che gli consentiva di raggiungere la femmina e veicolare il seme. Oggi la maggior parte dei pesci adotta una riproduzione esterna, con deposizione delle uova e successiva fecondazione. Ma all'epoca l'evoluzione tentò una strada nuova; che non venne percorsa fino in fondo: i placodermi, infatti, si estinsero e oggi solo gli squali possono dire di avere qualcosa in comune con questi antichi animali, benché contraddistinti da un'anatomia diversa. Eppure il sesso s'è rivelato il presupposto ideale per sopravvivere e consentire a una specie di progredire. Di fatto tutti i mammiferi si riproducono così. Oggi, dunque, l'argomento viene analizzato dal punto di vista comportamentale, psicologico, sociale, ma si trascura quasi sempre il quesito più importante: perché il sesso ha vinto?

Per rispondere a questa domanda è necessario sapere che attraverso il sesso avviene un fenomeno che, nelle altre forme di riproduzione, non è contemplato: si ha infatti lo scambio di materiale genetico fra la femmina e il maschio. Accade all'interno del "crossing over", una fase della divisione cellulare, in campo scientifico, meiosi. Indica che i cromosomi maschili e femminili s'incontrano nel cuore della cellula germinale (spermatozoo e cellula uovo) e, sovrapponendosi, portano allo sviluppo di un nuovo complesso ereditario che contraddistinguerà il corredo genetico del futuro nascituro. Una rivoluzione in campo biologico, perché solo in questo modo si assicura un requisito fondamentale per la sopravvivenza di una specie: un alto indice di variabilità genetica.

Con essa, infatti, una specie è in grado di affrontare le avversità e le difficoltà ambientali con maggiore abilità. E può opporsi al processo contrario di deriva genetica, che predispone a un impoverimento cromosomico, anticamera dell'estinzione. Un Dna che cambia nel tempo, non solo a causa delle mutazioni (ciò che avviene nelle specie meno sviluppate), offre a un raggruppamento tassonomico la possibilità di resistere a lungo. E' la prerogativa dello sviluppo e dell'evoluzione; senza questa conquista, la selezione naturale avrebbe agito in modo diverso, e oggi non potremmo contare sull'incredibile varietà biologica che ci circonda. Ecco perché il sesso occupa un posto tanto importante nella storia di un uomo o di una donna, al pari del cibo, dell'acqua e dell'aria; siamo esplicitamente tarati per farlo, senza, però, sapere che dietro alla nostra attitudine comportamentale si cela, in realtà, una finalità ben più pragmatica: lo scambio di geni.

Non finisce qui. Sappiamo, infatti, quel che comporta una relazione sessuale; un'intesa chimica fra due persone, che può (in certi casi) trasformarsi in una relazione affettiva, alla base del più nobile sentimento umano: l'amore. Grazie al sesso, dunque, i nostri antenati hanno appreso l'arte di amare, il proprio partner, ma soprattutto i propri figli. Di fatto lo scopo è questo: mettere al mondo delle creature e poi accudirle. Non sarebbe possibile senza una tensione emotiva nei loro confronti. I pesci non badano alla cura della prole, nemmeno gli anfibi, ma qualcosa comincia a cambiare quando si giunge agli uccelli e, invariabilmente, ai mammiferi. L'evoluzione ha compiuto un lavoro certosino. Dalla necessità di un crossing over si è giunti a un coinvolgimento fisiologico sempre più complesso, che è andato di pari passo con l'incremento dell'intelligenza e del livello di organizzazione sociale. Certo, l'evoluzione proseguirà imperterrita per la sua strada, e allora la nuova domanda sarà: il sesso nel futuro avrà ancora senso di esistere? 

Difficilissimo rispondere. Ma qualche ragionamento ci sta. Partendo da una considerazione già ponderata da vari centri di ricerca, fra cui quello gestito da Henry Greely, della Stanford University; secondo il quale entro una trentina d'anni il sesso non avrà relazione con il concepimento. In pratica i figli si faranno ancora, ma in laboratorio, e il sesso diverrà una pratica di puro soddisfacimento fisico (magari con un robot). Ma se fosse veramente così, si potrebbe immaginare il destino della fecondazione sessuata, che abdicherà a favore di una proposta evoluzionistica lontana da qualunque idea razionale. Risponderà al tempo, qualcosa che l'uomo non ha ancora imparato a valutare oggettivamente: per raggiungere un traguardo del genere, infatti, non ci vorranno secoli, né millenni. Solo fra qualche milione di anni sarà possibile rispondere a questa domanda; ma probabilmente non sarà la nostra specie a farlo. 

Il culto sessuale
L'importanza del sesso nella storia della nostra specie è enfatizzata anche dall'arte. Fin dall'antichità, infatti, uomo e donna venivano esaltati soprattutto dal punto di vista sessuale. Nelle donne si dà ampio spazio ai seni, ai fianchi e alle natiche; il monte di Venere è una priorità. Negli uomini prevale la muscolatura, sinonimo di virilità. Ma è anche il pretesto per raccontare un mondo sconosciuto. Perché i progenitori che per primi si cimentarono con il disegno e la scultura, vivevano in un contesto ambientale difficile: era in corso l'ultima glaciazione, la wurmiana, che riguardò mezza Europa fino a 12mila anni fa. In pratica erano poche le occasioni per poter osservare il partner completamente nudo, ed era solo grazie alle forme d'arte che si poteva correre con l'immaginazione. E dunque affinare l'innata tendenza dell'uomo a riprodursi.   

Sesso e memoria
Perché non è solo un generico miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche di una persona. Chi fa sesso sta anche meglio per ciò che riguarda l'attitudine a ricordare. Nel cervello questa funzione è assolta dall'ippocampo. E coinvolta è perlopiù la memoria a lungo termine. Uno studio effettuato in Maryland, Usa, e diffuso dal sito Atlantic, racconta l'esperienza condotta sui topi; in cui si è visto che l'attività sessuale è direttamente proporzionale all'incremento di neuroni legati alla memorizzazione. Non solo. A beneficiarne sarebbe anche la sfera cognitiva. In pratica si diventa più intelligenti. Anche se non è del tutto chiaro il legame fra sesso e quoziente intellettivo. L'unico dato certo è che gli adolescenti più brillanti sono anche quelli che ritardano di più la prima esperienza intima.

Il piacere negli animali
Non è vero che se ne servono solo per soddisfare un'innata tendenza a procreare. Stando, infatti, a una ricerca diffusa dalla Bbc, anche nel loro caso la componente legata al puro piacere fisico è verosimile. Lo studio è stato effettuato su un gruppo di scimmie da esperti del Department of Anthropology UCLA, in Usa. Sono state selezionate femmine lontane dal periodo di ovulazione, e dunque non propense alla riproduzione. Tuttavia s'è visto che anche in questo caso la relazione fisica fra maschi e femmine rimane costante, e la rincorsa al piacere parrebbe l'unica spiegazione plausibile. Non tutte le scimmie si comportano allo stesso modo. Particolarmente sensibili all'attività sessuale sono i cappuccini, altrimenti detti cebi, diffusi dall'Honduras al Paraguay e i macachi, di casa fra l'Afghanistan e il Giappone. 

lunedì 7 ottobre 2013

Frequente, ma troppo veloce: la "sociologia" del sesso in Italia

10 min il tempo necessario per sesso

Correva l'anno 1986, quando la pop star Madonna esordì con il video singolo Papa Don't Preach, nel quale compariva con una tshirt riportante la frase "Italians do it better" (gli italiani lo fanno meglio). Il riferimento, chiaramente, era all'idea che gli abitanti del Belpaese fossero i migliori a letto. Sarà davvero così? Non proprio, stando a uno studio condotto da DoxaPharma, che verrà discusso l'8 ottobre nel corso del congresso nazionale della Società Italiana di Urologia (Siu) e dell'Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani (Aogoi). Emerge, infatti, un dato che lascia qualche dubbio: nel 25% dei casi la durata media di un rapporto sessuale in Italia dura meno di due minuti; mentre un famoso studio condotto dalla Society for Sex Therapy and Research di Washington ritiene che, per essere veramente appagante, dovrebbe essere compreso fra i 7 e i 13 minuti. E' vero che la qualità ha più importanza della durata, tuttavia psicologi e andrologi concordano nel dire che sotto i due minuti non c'è nemmeno il tempo "fisiologico" per provare vero piacere. Sono gli italiani stessi a lamentarsi, pur ammettendo in media di fare l'amore nove volte al mese (per un totale di 108 rapporti all'anno), un parametro superiore allo standard mondiale.
Altri dati confermano un certo malcontento: il 70% degli abitanti dello Stivale lamenta una generale insoddisfazione fra le lenzuola, e almeno 800mila coppie rischiano il patatrac proprio per questi motivi. Ma le difficoltà a letto potrebbero anche dipendere da un fattore psicofisico ben preciso: l'eiaculazione precoce. Secondo l'indagine di DoxaPharma molti italiani soffrono di questo disturbo (dal 30 al 70%) e solo in rari casi sanno affrontare adeguatamente il problema. Procastinare l'intervento del medico, in particolare, dell'andrologo, può essere deleterio per la coppia che si logora e perde sempre più fiducia in sé: l'uomo smarrisce l'autostima e la donna, non sapendo come gestire il limite del partner, spesso diviene insofferente, incrementando il disagio maschile.
Quando si può parlare di eiaculazione precoce? L'International Society of Sexual Medicine indica un problema reale quando, durante la maggior parte dei rapporti, l'eiaculazione avviene entro uno o due minuti dalla penetrazione. Si parla di eiaculazione precoce grave, quando l'uomo eiacula dopo tre movimenti coitali o ancor prima della penetrazione. Può essere dovuta a deficit organici, riguardanti l'attività prostatica, tiroidea, uretrale; ma anche l'azione masturbatoria, in determinati contesti, può favorire l'evoluzione di una particolare muscolatura a discapito della capacità di raggiungere l'orgasmo in tempi idonei al soddisfacimento della coppia. Spesso l'handicap sessuale è di origine nervosa, psicosomatica. Per Freud era riconducibile a "pulsioni sadiche, intense e inconsce dell'uomo nei confronti della donna". Molto più prosaicamente la psicologia riconduce il problema all'ansia da prestazione, ossia alla difficoltà di molti maschi di affrontare in modo maturo e consapevole un'esperienza sessuale. Qualunque sia la causa, assicurano gli esperti, l'eiaculazione precoce può essere facilmente sconfitta: con l'ausilio di antidepressivi, la circoncisione, l'impiego di creme anestetiche, la fitoterapia, la terapia cognitivo-comportamentale.


BOX

Contro il declino cognitivo o, in generale, la perdita di freschezza mentale, è molto più efficace il sesso che non la "ginnastica cerebrale", legata all'abitudine di cimentarsi in passatempi come il sudoku o l'enigmistica. E' il parere di Barry Komisaruk, della Rutgers University, in USA. Lo scienziato, che da anni lavora sull'orgasmo femminile, dice che il piacere sessuale ha ripercussioni benefiche sull'intero cervello, mentre i tradizionali "esercizi per la mente", riflettono solo specifiche aree cerebrali. «Durante l'orgasmo si ha un enorme incremento di afflusso sanguigno», afferma Komisaruk, «il sangue porta i nutrienti e garantisce l'omogenea ossigenazione dell'organo cerebrale». 

(Pubblicato su Il Giornale il 30 settembre 2013)

venerdì 4 novembre 2011

I nudi (senza pudore) di Spencer Tunick


Ormai è una specie di star. In realtà tutti conoscono le sue foto, ma in pochi il suo nome: Spencer Tunick. È l'uomo, l'artista?, che immortala nei suoi scatti fotografici esclusivamente soggetti umani completamente nudi, specie in aree fortemente urbanizzate, suscitando clamore e meraviglia. Ma non è diventata forse questa la prerogativa dell'arte moderna? Scandalizzare? Forse. Maurizio Cattelan potrebbe far scuola, ma il condizionale è d'obbligo, le avanguardie artistiche, presuppongono conoscenze di base che non tutti posseggono. Quando Picasso esibì Les demoiselles d'Avignon, tutti rimasero basiti. È impazzito?, si chiesero. Qualcosa del genere deve essere accaduto anche con i tagli fontaneschi e con la manzoniana Merda d'artista, e in chissà quanti altri miriadi di casi. Tuttavia, il ragazzo, ormai oltre la quarantina, ha pubblicato il suo ultimo lavoro sull'ultimo numero di Internazionale, e questo basta a riportare in auge la sua immagine di “squilibrato”; in questo caso i “nudi” sono sdraiati uno di fianco all'altro, sopra le placide acque del Mar Morto, noto per la sua eccezionale salinità e quindi la capacità dei corpi di galleggiare sulla sua superficie senza problemi. 

Mar Morto - settembre 2011
Però non dev'essere proprio un ciarlatano, visto che s'è aggiudicato nel 1988 il Bachelor of Arts. La sua carriera inizia nel 1992 a New York. Si arresta nel '94, dopo essere stato colto in flagrante nel cuore della Grande Mela al fianco di una modella, naturalmente con i suoi gingilli totalmente in vista, per la gioia dei passanti nei pressi del Centro Rockfeller di Manhattan. Con il progetto Naked States gira il mondo con lo stesso tema: la nudità. Fotografa quindi manichini in carne ed ossa e ormoni a Londra, Lione, Melbourne, Montreal, Caracas, Santiago, Sao Paulo, Buenos Aires, Sydney, Newcastle, Roma e Vienna. Solo a Barcellona, nel 2003, posano per lui 7mila persone (ma le paga? No, si dicono volontari). Ma il record è del 2007, quando a Città del Messico, raccoglie attorno a sé 18mila soggetti. In tutto realizza 75 installazioni, collaborando in certi casi con enti internazionali come Greenpeace. Eppure c'è chi crede nella sua proposta artistica (in effetti ha un  super occhio), che andrebbe al di là di qualunque allusione: «Tunick ha spesso suscitato dibattiti e interrogativi per la natura della sua opera, che molti definiscono una semplice 'manifestazione sociale', a sostegno della libertà di espressione», si legge su un documento online. «Dalle sue immagini scaturisce una tensione e una riflessione sui concetti di pubblico e privato, individuale e collettivo. L'esperimento visivo di Spencer Tunick compie un'azione livellatrice che permette di comprendere l'omogeneità umana, tramite una visione democratica del nudo, che, totalmente deprivato di umanità e sensualità, ci riporta all'oggetto-merce». 

Video: installazione in Messico 




Il tema aiuta a spiegare il concetto di pudore, ben descritto dalla psicologa romana Maria Marcella Cingolani sul suo sito "Ascolto e Ben-essere": http://www.ascolto-ansia.it/psicologi/psicologa_maria_marcella_cingolani.html

Il vocabolario della lingua italiana definisce il pudore: sentimento di avversione verso cose cha appaiono oscene e disoneste. Quando l'essere umano ha percepito tra gli altri sentimenti anche il sentimento del pudore? Volendo rintracciare un origine dell'affetto pudore, così come per tutti gli altri affetti, è necessario fare ricorso ai Miti. Il ricorso al Mito lo si deve intendere come una necessità nell'uomo per cercare di dare un'origine a ciò che lo riguarda a partire dal suo ingresso nel mondo del linguaggio e dunque da una sua " pre-esistenza" non più riproponibile. Per quanto attiene alla questione del pudore ci sembra fondamentale fare riferimento a due miti esplicativi di tale sentimento, vale a dire il Mito di Adamo ed Eva e il Mito di Totem e Tabù introdotto da Freud. Dio nell'Eden, dunque nel luogo del "tutto", introduce il Principio del Limite : avete accesso a tutto meno che ad un'unica cosa. La trasgressione a questa regola comporterà una punizione. Possiamo dire che Dio introduce la Legge, la Norma. Il disobbedire comporterà non solo fare i conti con la sua conseguenza vale a dire la punizione ma anche fare i conti con se stessi, con quella che potremmo chiamare consapevolezza di ciò che rappresenta la trasgressione: uscire dal limite. 


Eva trasgredendo alla legge prende coscienza della propria nudità, una nudità che va ben oltre la questione di essere nuda, una nudità rispetto all'essere dentro ad un modo nuovo di essere nel mondo. Quel mondo che ha perso la dimensione naturale, istintuale per avviarsi alla dimensione culturale, relazionale, vale a dire l'avvio alla Civiltà. La vergogna di cui Eva sente la presenza non riguarda soltanto la presa coscienza dell'immagine di un corpo nudo ma soprattutto di che cosa voglia dire, cosa può significare un corpo nudo: un corpo che può mostrare le proprie passioni, le proprie pulsioni. Allora all'affetto vergogna immediatamente si associa quello del pudore. Potremo pensare all'Eden come ad una pre-nascita , ad una esistenza intrauterina dove tutti i bisogni vitali sono garantiti senza essere richiesti e alla nascita come l'ingresso nel mondo dove è possibile l'esistenza solo se si entra in un contesto di regole che consentano la convivenza.

mercoledì 4 maggio 2011

SESSO PER PIACERE


La prima volta che degli esseri viventi hanno fatto sesso per piacere, e non necessariamente a scopo riproduttivo? È accaduto 380milioni di anni fa. Protagonisti dei pesci oggi estinti chiamati placodermi. La conferma arriva da un team di ricercatori australiani che ha portato alla luce un fossile di grande valore: sono i resti di un pesce che muore poco prima di partorire. Secondo gli scienziati è questa la prova di una fecondazione interna, vivipara, differente da quella in cui la femmina depone le uova che, in seguito, il maschio feconda "dall'esterno". In pratica è questa la prova della prima copulazione, ovvero della prima fecondazione "interna", biologicamente e fisiologicamente legata al piacere sessuale. Il resto fossile trovato corrisponde al più vecchio vertebrato femmina mai scoperto, rivela la rivista Nature, ed è di gran lunga il più vecchio animale 'viviparo'. Il pesce - vissuto nei mari del Devoniano - è stato portato alla luce dal professor John Long del Museum Victoria di Melbourne: mostra le ossa di un minuto pesciolino ancora attaccate al cordone ombelicale della madre che, probabilmente, è stata uccisa poco prima di dare alla luce 3 o 4 piccoli. La scoperta è stata fatta presso le formazioni rocciose della città di Fitzroy Crossing, nell'Australia occidentale. La nuova specie è stata battezzata col nome Materpiscis attenboroughi, 'Attenborough's mother-fish', in onore di Sir David, studioso noto per le sue ricerche in campo paleontologico.


Sesso in pillole

1.Il consumo calorico medio durante l'atto sessuale è di circa 10/15 Kcal al minuto
2.Il primo rapporto sessuale avviene di solito fra i quindici e i sedici anni
3.Durante l'eiaculazione il seme raggiunge una velocità di 45km/h
4.La lunghezza media del pene di un uomo varia tra i 12,7 cm e i 15,6 cm. (Il pene di una balena azzurra raggiunge i 3,6 metri)
5.L'uomo ha in media 11 erezioni al giorno e 9 la notte
6.Gli spermatozoi necessari per raddoppiare la popolazione mondiale entrerebbero nella circonferenza di un'aspirina. Gli ovuli necessari per raddoppiare la popolazione mondiale entrerebbero in un uovo di gallina
7.Secondo un'indagine condotta dalla Società Europea di Contraccezione su 12mila donne europee fra i 15 e i 49 anni, il 59 percento delle italiane ha più di un rapporto sessuale a settimana: la media più alta del Vecchio Continente
8.Meno di due minuti è il tempo medio di un rapporto sessuale per gli uomini che soffrono di eiaculazione precoce
9.Secondo alcuni ricercatori texani ci sono almeno 237 buone ragioni per fare sesso
10.L'eiaculazione precoce è la più comune disfunzione sessuale dell'uomo e affligge più del 20 percento della popolazione maschile nel mondo
11.Uno studio condotto nel 2005 dalla psicologa Norman Brown della University of Alberta riporta che gli uomini hanno in media, nella vita, rapporti con 31 partner, le donne con 9   
12.Un uomo, nella vita, eiacula approssimativamente 7200 volte
13.Durante l'orgasmo il cuore arriva a 140 battiti al minuto
14.Nell'antica Roma l'adulterio era punito con l'amputazione di una narice
15.Fino al 1884 una donna in Inghilterra poteva essere arrestata se negava un rapporto sessuale al marito
16.Si dice che il faraone Ramses II ebbe 160 figli
17.Esperti riunitesi a Berlino per il congresso annuale della Società europea di urologia dicono che sono 7 milioni gli italiani con problemi sessuali, e 20mila i maschi che vorrebbero un pene più lungo
18.Il sesso orale (cunnilingus) è illegale nei seguenti stati: Arizona, Florida, Minnesota, Lousiana, Carolina del Nord e del Sud, Utah e Virginia. In compenso, negli Usa, secondo Tim Harford del Financial Times, la percentuale di maschi interessati dalla pratica è aumentata, negli ultimi anni (soprattutto per paura dell'Aids), dal 50 percento al 75/80 percento, mentre quella di ragazze è salita dal 25 percento al 75/80 percento
19.Secondo alcuni studiosi chi fa l'amore tutti i giorni vive 8 anni di più  
20.I Boscimani si differenziano dalle altre etnie africane per la conformazione anatomica del loro pene, che invece di essere lungo e cadente, caratteristica comune alle popolazioni africane, è corto e piccolo
21.Per parecchi anni l'unica posizione accettata dalla chiesa è stata quella del missionario (contro le 64 del kamasutra) 
22.Nell'antica Babilonia, il codice di Hammurabi puniva la donna vittima di violenza. Se una donna sposata veniva violentata veniva considerato adulterio, lei e l'uomo colpevole di violenza venivano uccisi

martedì 8 marzo 2011

Il sesso allunga la vita?


Chi fa sesso tre volte alla settimana guadagna in media 10 anni di vita in più. Sono le conclusioni di uno studio effettuato da ricercatori del Royal Hospital d’Edimburgo. Gli scienziati hanno visto che una buona attività sessuale tiene al riparo da malattie come tumori, diabete e ipertensione. Inoltre la sua azione benefica contribuisce a far passare il mal di testa e soprattutto a favorire lo sviluppo del sistema nervoso, neutralizzando l’ansia: la sua efficacia è dieci volte superiore al valium. “Fare l’amore almeno tre volte ogni sette giorni – dice David Weeks, ricercatore presso l’ospedale scozzese - prolunga la speranza di vita di una decina d’anni”. A fianco di David Weeks si schierano molti altri studiosi concordi nell’affermare che una buona attività sessuale è un vero toccasana per la salute. Un team di scienziati australiani sostiene che avere orgasmi regolari riduce del 30 percento il rischio di tumore alla prostata. Uno studio della Rutgers University del New Jersey dimostra che un orgasmo, grazie all’abbondante produzione di endorfine, ha lo stesso effetto di due aspirine. L’Istituto di ricerca medica Werner Habermehl di Amburgo sostiene che rapporti sessuali regolari stimolano l’intelligenza, aumentando la secrezione di adrenalina e cortisolo, ormoni direttamente implicati nell’attività fisiologica della materia grigia. Test scientifici hanno poi messo in luce che quando le donne fanno sesso producono ormoni in grado di rendere i capelli lucidi e la pelle liscia. Il sesso infine cura anche la depressione: rilasciando endorfine nel sangue, l’attività sessuale porta a un senso di euforia e lascia con una piacevole sensazione di benessere.

giovedì 3 marzo 2011

L'intelligenza sessuale


Il sesso rende più intelligenti. Lo dice Werner Habermel del Centro di Ricerca della città di Amburgo, in Germania. I suoi studi hanno provato che un’attività sessuale intensa e regolare stimola la materia grigia e aiuta a mantenere il cervello giovane e brillante: “Ovviamente non si diventa Einstein facendo sesso – ha detto Habermel – tuttavia le sostanze adrenaliniche che entrano in circolo nel corpo, durante l’atto sessuale e nei preliminari, raggiungono anche la materia grigia che ne trae giovamento”. Gli esperimenti condotti da Habermel hanno permesso di verificare che attraverso il sesso numerose sostanze e ghiandole del corpo umano vengono fortemente sollecitate, riflettendosi positivamente sull’attività cerebrale di un individuo. “Si diventa più intelligenti anche perché durante l’accoppiamento si raccolgono esperienze che possono tornare utili in momenti successivi della vita – ha continuato lo studioso - anche non collegati necessariamente all’aspetto erotico”. Secondo gli esperti praticare sesso consente, in pratica, di aumentare significativamente la produzione di vari ormoni che tengono “lubrificato” il cervello, lo rendono più attivo ed efficiente. Tra questi ci sono: le endorfine che migliorano l’umore, favoriscono il sonno, combattono il dolore, allentano l’ansia e le tensioni psicologiche; il cortisolo che, prodotto dalle ghiandole surrenali, è molto importante per il metabolismo degli zuccheri, delle proteine e per regolare la pressione arteriosa; la serotonina, un neuro-trasmettitore sintetizzato direttamente dal cervello, che svolge un ruolo essenziale nella trasmissione degli impulsi nervosi e aumenta la fiducia in se stessi. Il sesso stimola anche il cervello a rilassare i muscoli: attraverso la pelle la stimolazione piacevole delle carezze arriva infatti al midollo spinale e all’organo cerebrale e tramite il sistema nervoso riflesso raggiunge le cellule allungate che si distendono. Lo scienziato ha concluso ironicamente, rivolgendosi soprattutto ai suoi allievi, che è fondamentale fare sesso per una buona attività cerebrale, ma che comunque non conviene basarsi solo su di esso per passare gli esami.

mercoledì 4 agosto 2010

I difetti femminili che piacciono agli uomini

Jennifer Lopez
Donne imparate ad apprezzare i vostri difetti fisici perché proprio da essi potrebbe dipendere la vostra felicità in amore. È ciò che emerge da una ricerca condotta da esperti dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma. Gli studiosi hanno evidenziato che difetti fisici considerati dalle donne insormontabili come la cellulite e il sedere grosso, il seno poco sviluppato o l’eccessiva pelosità della zona puberale, in realtà corrispondono ad aspetti estetici che gli uomini apprezzano molto e che addirittura utilizzano per vivere al meglio la propria sessualità. Il sedere "abbondante" di una donna per un maschio è molto accattivante: affondare le mani nelle morbide curve femminili gli procura, infatti, un intenso piacere. In particolare, la psicoterapeuta Roberta Rossi, a capo dello studio, ritiene che, in generale, le rotondità femminili ricordano all’uomo “l’accoglienza materna, la sicurezza del rifugio”. Discorso analogo per la cellulite, contro la quale le donne fanno di tutto pur di debellarla. Anche qui, dicono gli esperti, la possibilità di "tastare" a piene mani le cosce e i glutei della partner, contrassegnate da accumuli di liquido nel tessuto adiposo, dà grande gioia e soddisfazione all'uomo. Per la scienziata “poter stringere le carni della compagna è un po’come possedere la donna stessa e disporre a piacimento del suo corpo, circostanza che stuzzica enormemente la fantasia dominatrice tipica del sesso maschile”. Anche il seno piccolo, al contrario di quanto si pensi, manda in visibilio gli uomini. In questo caso un decolleté poco vistoso, si ricollega all’impressione di avere a che fare con una donna - bambina, che ha continuamente bisogno di conforto e protezione. Una donna con una simile caratteristica rende l’uomo particolarmente virile e sicuro di sé, entrambe circostanze che fanno bene al rapporto di coppia. Una curiosità: secondo un sondaggio effettuato dal Centro Studi Dermactiv, su 560 professionisti e dirigenti tra i 25 e i 55 anni, gli uomini sono tra l’altro contro il silicone; i risultati sono indiscutibili, il 53% accetterebbe un seno imperfetto purché naturale, mentre il 25%, i più esigenti, pretendono contemporaneamente perfezione e genuinità. Infine l’eccessiva peluria nella zona pubica è un elemento che le donne non apprezzano, mentre per gli uomini è molto importante. In questo caso entrano in gioco gli ormoni, in particolare i ferormoni, dai quali deriva il profumo “naturale” della donna. Gli uomini venendo a contatto con essi tramite l’olfatto si eccitano e si preparano adeguatamente all’atto sessuale. In pratica la ricerca suggerisce alle donne di andarci piano con il chirurgo estetico e con i trattamenti di bellezza che in fin dei conti all’uomo le donne piacciono di più come madre natura le ha fatte.

domenica 1 agosto 2010

I segreti per cuccare in vacanza

Agosto, tempo di relax, castelli sabbia, nuotate al largo e… scappatelle. Ecco, dunque, le quattro regole fondamentali per essere sicuri di riuscire a portare a termine con successo un corteggiamento: 1. Farsi notare; 2. Approcciare con garbo il "partner" designato, senza dare l'impressione di voler a tutti i costi guadagnare un'intima uscita a due; 3. Esaltare le caratteristiche del proprio genere sessuale (in un maschio, per esempio, il coraggio, in una donna, la dolcezza); 4. Suscitare nell'altro/a il desiderio di andare avanti a conoscersi. Le ha proposte - riferendosi alla stagione estiva in cui i corteggiamenti (e i tradimenti), raggiungono numeri notevoli - David Givens, noto antropologo statunitense docente presso il Department of Communication Arts alla Gonzaga University. Lo studioso afferma che di solito è la donna a iniziare un corteggiamento, lanciando occhiate di sottecchi, facendo scorrere la lingua sulle labbra, accarezzandosi il collo o le spalle. Le statistiche dicono che nella maggior parte dei casi l’uomo avvicinato con uno di questi stratagemmi, cade nella trappola dell'adescatrice. Viceversa, per un uomo, è un po’ più difficile far colpo su una donna e spesso, anche dopo aver conosciuto la potenziale partner "estiva", le cose non vanno come si vorrebbe. In ogni caso le storielle mordi e fuggi consumate durante il periodo estivo sono destinate a non avere un seguito: nel 95% dei casi, infatti, dopo l'avventura trasgressiva non ci si rivede più. Secondo gli psicologi la dote che consente di "cuccare" è la sensualità, che è spesso innata, ma un po’ ci si può lavorare, imparando piccoli e semplici trucchi. Eccone alcuni: utilizzare gli occhi, giudicati dalle donne l’elemento fondamentale per la seduzione; risvegliare i sensi, ossia allenare la propria capacità di ascoltare, annusare e assaporare: per sedurre un uomo occorre prima ascoltarlo e in seguito cercare di impossessarsi del filo nascosto che c’è tra le sue parole, cogliendo le frasi non dette ma solo pensate e i sottintesi che spesso si perdono nel discorso; lavorare con la voce: quella stridula e alta, oppure quella monocorde, non risultano seducenti, meglio imparare a modularla, alternando toni alti a toni bassi; infine, lo specchio: è giusto, infatti, badare anche al fisico e all’abbigliamento, ma senza essere troppo autocritici. Ma chi tradisce di più? Secondo una ricerca diffusa in questi giorni dalla dottoressa Elena Sorrento, in prima linea ci sono le cinquantenni, che più delle altre sentono "il bisogno di sentirsi sempre attraenti, recuperando l'autostima, 'pericolosamente' minacciata dal tempo che passa".

domenica 18 luglio 2010

ANIME BESTIALI

Uomini e donne in amore, come se fossero degli animali. Una follia? Forse. In ogni caso questo è ciò che propone una studiosa inglese convinta che in ogni persona risieda "l'anima" di un particolare animale in grado di comandare i nostri istinti e le nostre volontà. Sandra Scantling è una docente dell'Università del Connecticut. La scienziata ha osservato l'attività del talamo - regione del cervello legata alle relazioni affettive - e ha scoperto che il temperamento "amoroso" dell'uomo è assimilabile a quattro animali: leone, orso, ape, lontra. Vediamone uno a uno. Una persona è classificabile fra i leoni nel momento in cui - conoscendo un potenziale partner sessuale - si dimostra più cacciatore che preda; è un soggetto che ama di più corteggiare che essere corteggiato. I leoni in amore, dice Scantling, sono affascinanti, intraprendenti, ed egocentrici. Amano l’indipendenza e difficilmente sopportano le critiche. Hanno però un grosso punto debole: l’infedeltà. Chi è leone ha, infatti, poca pazienza, si stanca presto, e sovente quando il rapporto comincia ad accusare il peso della routine è facile che diriga il suo interesse da un’altra parte. Tipologia leonina per antonomasia è l’attrice statunitense Angelina Jolie, le cui vicende amorose sono arcinote. I partner ideali per il leone? La lontra e l’orso. Con la prima, in particolare, il feeling sessuale è eccellente. Chi ha un approccio sessuale assimilabile all'orso è un soggetto sostanzialmente tranquillo, pacato, perfino introverso, amante della bella vita, ma senza grossi scossoni. Presumibilmente non gli piace avere troppa gente per casa e anche i pettegolezzi lo stuzzicano solo fino a un certo punto. Talvolta ama anche starsene solo. Sessualmente può sembrare un po’ frenato o inibito: in realtà trova difficile soprattutto comunicare le proprie esigenze, e stimolare adeguatamente il partner. Per l’individuo orso il compagno ideale è la lontra che con i suoi guizzi spensierati è in grado di farlo rinsavire un po’ dallo stato di torpore che perennemente lo contraddistingue. Un riferimento tra i big? Probabilmente la suadente, ma altrettanto pigrissima Paris Hilton. L’ape è il terzo animale classificato da Scantling. Qui ci troviamo di fronte a una persona ligia al dovere, super precisa, meticolosa all’eccesso, e per questo pericolosamente noiosa. Il rischio di avere a che fare con un’ape, che si tratti di una romantica passeggiata lungo mare, o di un’avventura di natura sessuale, è quello di sentire presto il desiderio di cambiare aria per andare a divertirsi un po’. L’ape non osa mai e mai trova il coraggio di farsi avanti e di lasciarsi andare. Il rapporto peggiore immaginabile tra le specie considerate da Scantling è dunque quello tra un’ape e un orso. I due rischierebbero, infatti, di addormentarsi dopo un paio di minuti di conversazione. Per l’ape quindi il consiglio è quello di "fidanzarsi" con un focoso leone o con un'indomabile lontra, animali con i quali potrebbe sentirsi più desiderosa di uscire dai suoi rigidi schemi mentali. Tra gli uomini il riferimento è alla cantante Mariah Carey. In ultima analisi c'è la lontra. In questo caso all’animale fa riferimento un uomo o una donna in cui la fantasia e il desiderio di libertà non hanno freni. Personaggi riconducibili a questa sezione “tassonomica” sono soggetti gioiosi, giocosi, che non conoscono la timidezza, e anzi talvolta risultano perfino troppo furbi e arroganti. Come per il leone anche le lontre sono poco fedeli. Il loro difetto è soprattutto quello di non saper dir di no. Ogni occasione è pertanto buona per rimorchiare qualcuno indipendentemente dal fatto di essere coniugati o meno. Il compagno ideale è un leone: tra i due si instaura un giusto mix di fantasia ed energia. Una lontra doc? Jennifer Lopez.

sabato 26 giugno 2010

Dai 3 ai 13 minuti. Il tempo ideale per un rapporto sessuale


Sempre più spesso sentiamo parlare di coppie famose che si abbandonano a performance erotiche dalla durata illimitata: fece scalpore qualche tempo fa Sting, quando disse che lui e la sua partner possono anche fare l'amore per sette ore di fila. Così facendo però illudono la massa, inducendo a credere che solo a pochi è consentito di vivere il sesso nel modo migliore. In realtà, uno studio pubblicato oggi sul Daily Mail, rivela che la durata ideale di un rapporto sessuale è dieci minuti. I test mettono in luce che, in media, un rapporto sessuale dovrebbe durare dai tre ai tredici minuti: quando si passano i dieci minuti, infatti, per molte persone comincia a diventare una specie di sacrificio. Eric Corty e Jenay Guardiani - a capo della ricerca - hanno condotto un sondaggio su cinquanta membri della Society for Sex Therapy and Research comprendente psicologi, medici, assistenti sociali, terapisti matrimoniali che, complessivamente, hanno seguito nelle loro carriere, migliaia di pazienti americani e canadesi. È stato chiesto loro di indicare la durata ideale di un rapporto sessuale sulla base delle numerose dichiarazioni ricevute nel tempo. Risultato: l'amore che dura sette minuti è stato definito "adeguato", quello che dura fra sette e tredici minuti "auspicabile". Tutti d'accordo infine nel dire che oltre i tredici minuti è "troppo lungo" e "troppo corto" quando è fra uno e due minuti. "La cultura popolare ha fatto credere che un buon rapporto sessuale debba necessariamente durare il più possibile", spiega Eric Corty, della Penn State University. "Molti uomini e donne, infatti, sembrano godere all'idea di un rapporto che non finisce più. In realtà questo studio afferma il contrario e ha dunque come fine quello di incoraggiare le persone a intraprendere l'attività sessuale con più realismo, senza farsi condizione dalle voci che circolano". Conclude Alex McKeay ricercatore del Consiglio Canadese di educazione e informazione sessuale, secondo il quale "tutte le generalizzazioni riguardanti l'adeguata durata dell'amplesso dovrebbero essere prese con le pinze: non è infatti il tempo che definisce un rapporto ma la sua qualità".

sabato 10 aprile 2010

Il sessocentrismo dei maschi

Il cervello degli uomini? È inesorabilmente tarato per il sesso. A differenza di quello femminile, maggiormente dedito alle emozioni. È quanto si evince da una ricerca effettuata dagli esperti della Woman's Mood and Hormone Clinic a San Francisco. Il sessocentrismo dei maschi sarebbe dovuto a un mix ormonale e all'influenza della cultura sulla crescita. In particolare testosterone, vasopressina e MIS (sostanza inibitrice Mulleriana) porterebbero il maschio a pensare sempre in quella direzione. Le conclusioni dello studio sono state diffuse nel libro "Il cervello dell'uomo" scritto dalla psichiatra americana Louann Brizendine. "Quando ho raccontato la mia intenzione di scrivere questo libro", rivela Brizendine, "molte persone mi hanno risposto ironiche: 'sara' un testo molto breve. Ciò mi ha reso consapevole del fatto che l'idea che il maschio sia il 'modello base' dell'essere umano è ancora molto pervasiva nella nostra cultura. Il maschio è considerato un essere semplice, la femmina invece più complessa". Non per niente il mondo animale offre spesso una differenza 'cerebrale' abissale fra i due sessi (basti pensare alle api), in favore del sesso femminile. La scienziata ha evidenziato che la parte di materia grigia che si occupa di far vita a sensazioni erotiche e a pensieri impuri è più grande nel maschio rispetto alla femmina. (Ma le donne hanno più sviluppato il lobo frontale che governa le decisioni e la risoluzione dei problemi). "Nel cervello maschile l'impulso sessuale occupa uno spazio, nell'ipotalamo, che è ben due volte e mezzo più grande di quello occupato nel cervello di lei", aggiunge la psichiatra, "e i pensieri sessuali guizzano nel cervello maschile notte e giorno". La tesi avanzata dalla ricercatrice americana trova conferma anche in uno studio diffuso recentemente dall'Università di Chicago. In questo caso gli scienziati hanno sottoposto dei questionari a 6mila persone dai 25 agli 85 anni di entrambi i sessi. Risultato. S'è visto che gli uomini, in generale, hanno una vita sessuale più lunga: può durare fino a 80 anni, al contrario della donna che si ferma a 61. Facoltativo credere al fatto che un uomo pensi al sesso ogni 54 secondi.

sabato 27 marzo 2010

Sesso e tv per vincere la crisi post-separazione

Tv e sesso. Ecco dove vanno a parare le donne subito dopo una separazione o un divorzio. È ciò che emerge da una ricerca condotta dall’Associazione donne e qualità della vita. Gli scienziati hanno intervistato un campione di donne, con una convivenza importante alle spalle, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. Il primo dato che emerge parla di un vero e proprio atteggiamento “bulimico” nei confronti della televisione e delle pratiche sessuali. Si è visto che il 62% delle intervistate guarda la tv in media per 4 ore al giorno, soprattutto di sera. Il 29% dalle 2 alle 3 ore al giorno, solo il 9% si trattiene davanti al piccolo schermo per un’ora o meno. Per quanto riguarda l'aspetto sessuale, si è visto che il 40% delle mille intervistate ha una relazione stabile, mentre le altre preferiscono gli incontri occasionali. Di queste, in particolare, il 20% si definisce addirittura “affamata di sesso” e il 22% frequenta discoteche e altri luoghi di ballo. Una separata su tre va oltre i quattro rapporti la settimana. “Dopo la separazione", commentano i ricercatori, "le donne si sentono libere, per cui hanno voglia di ricominciare con altre persone e si danno da fare”. Il 31,7% delle intervistate era composto da separate legalmente; le divorziate erano il 30%, il 26,3% le separate illegalmente e il 12% le coniugate dopo il divorzio. Nella maggior parte dei casi la crisi post-separazione viene superata con successo. Solo il 13% accusa, infatti, seri problemi di natura psichica. In ogni caso per superare la crisi, l’ideale è tuffarsi nel mondo del lavoro. A seguire dedicarsi ai figli, al volontariato e agli hobby. In Italia sono circa 2milioni e mezzo le donne separate o divorziate.

lunedì 8 marzo 2010

Una donna su due finge l'orgasmo

Far finta di avere l'orgasmo. Un fenomeno riguardante il 48% delle donne, praticamente una donna su due. Sono i risultati di un sondaggio inglese diffuso oggi dal Daily Mail, coinvolgente 3mila appartenenti al gentil sesso. Il 9% delle intervistate dice, addirittura, di fingere regolarmente. Il 7% delle donne chiude una relazione perché insoddisfatta sessualmente; spesso colpevolizzando il partner, giudicato 'troppo veloce' (11%) o disinteressato ai preliminari (16%). L'orgasmo, comunque, quando è raggiunto senza 'recitare', può in realtà non dipendere affatto dalla bravura del partner, né dalla sintonia sessuale, bensì dall'immaginazione delle donne. Queste ultime, infatti, in un caso su cinque, mentre fanno l'amore, pensano a un'altra persona. Di solito ci si riferisce a un attore famoso o a un amico. Poi però difficilmente si confessa questo 'vizietto' al partner. Troppo imbarazzante. Stime simili sono riscontrabili anche in Italia. Secondo un recente studio diffuso dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) il 30,1% delle donne lamenta problemi legati all'orgasmo, e il 26,9% di lubrificazione. "Purtroppo l'abitudine a fingere un orgasmo è piuttosto diffusa anche nel nostro paese", spiga a Libero Francesca Romana Tiberi, sessuologa della SIAT (Società Italiana Analisi Transazionale). "Ricevo decine di mail di donne che ammettono di fingere un orgasmo, perché incapaci di raggiungerlo". Una ricerca analoga condotta in Usa dice, invece, che è del 43% la percentuale di donne statunitensi che soffrono di anorgasmia. L'orgasmo femminile, in ogni caso, è più difficile da raggiungere rispetto a quello maschile. Il problema è spesso di natura psicologica. Nella donna, infatti, a differenza dell'uomo, la componente emotiva ha maggiore peso. Sensi di colpa, irrequietezza, pensieri negativi, possono precludere il piacere femminile. In certi casi però il problema può anche essere di natura ereditaria. Secondo uno studio inglese l'impossibilità di raggiungere il piacere femminile, dipende nel 45% dei casi dalla genetica. "Nella maggior parte delle situazioni l'impossibilità di raggiungere l'orgasmo dipende in realtà dalla scorsa conoscenza che le donne hanno della propria anatomia", rivela la studiosa romana. "La stragrande maggioranza delle donne, infatti, non conosce il proprio corpo e quindi non sa praticamente come 'guidare' il proprio partner al fine di riuscire a provare piacere in un rapporto".

venerdì 5 marzo 2010

Mini preservativi per dodicenni in arrivo dalla Svizzera

Le gravidanze indesiderate riguardano sempre più spesso giovanissimi. Per questo motivo il mercato svizzero ha da poco commercializzato un preservativo speciale pensato apposta per ragazzini fra i 12 e i 14 anni. Si tratta di un mini-preservativo, battezzato Ceylor Hotshot. Secondo gli esperti dell'organizzazione Aiuto Aids Svizzero, questo prodotto s'è reso indispensabile, anche perché l'età del primo rapporto si è fortemente abbassata, di pari passo con la difficoltà per i più giovani di recuperare prodotti per vivere adeguatamente la propria sessualità. "Il preservativo è un mezzo di prevenzione semplice ed economico", spiegano gli esperti della società svizzera, "ma solo se la misura è giusta i ragazzi sono veramente protetti". La prima fase di distribuzione del mini preservativo è già partita: in programma il lancio di 55mila confezioni, equamente distribuite fra farmacie, drogherie e grandi magazzini. In realtà non è questa la prima volta che un'azienda pensa a un anticoncezionale specifico per i più giovani. A metà anni Novanta affrontò il problema anche una fabbrica di preservativi di San Paolo, in Brasile, dove circa un quinto degli oltre 50mila casi di Aids diagnosticati, riguarda under 20. L'impresa brasiliana propose dei preservativi destinati ai ragazzi fra i 13 ei 17 anni, lunghi 16 centimetri; tenuto conto del fatto che, mediamente, il diametro del pene negli adolescenti è inferiore del 10% rispetto a quello di un adulto e la sua lunghezza è minore di due, tre centimetri.

Il bello delle donne... che piace alle donne

Narcisiste? Forse. In ogni caso le donne italiane si piacciono. Stando, infatti, alle conclusioni di uno studio effettuato su un campione di donne italiano (reclutato fra Milano e Roma) dall'International Society of Gynecological Endocrinology, in media 7 donne su 10 sono soddisfatte del proprio aspetto. Seno e labbra sono i punti anatomici più apprezzati. Fondoschiena e gambe, invece, quelli meno graditi. Dalla ricerca emergono altri dati interessanti. Per esempio si è visto che la passione sessuale è importante nelle donne italiane, tuttavia è spesso compromessa da cefalea (57%), flussi abbondanti (45%), dolori mestruali (41%). "I disturbi legati alle variazioni dei livelli ormonali nocciono alla qualità della vita", spiegano i ricercatori, "creando problemi nei rapporti sociali, alterando l'umore e provocando problemi fisici". Per quanto riguarda invece la sfera psichica s'è visto che le donne, del proprio carattere, apprezzano soprattutto il senso materno (82%), la sensibilità (61%), la dolcezza (54%).

martedì 16 febbraio 2010

Gonne corte e moine. Così la vittima di una violenza si trasforma in colpevole

Ballare scompostamente, vestire abiti succinti, flirtare in modo provocatorio. Sarebbero queste le condizioni che indurrebbero molti uomini a violentare una donna. Lo rivela un discutibilissimo studio inglese condotto dagli esperti della Whitechapel Haven, secondo il quale, in caso di stupro, spesso è colpevole anche la vittima. Mille gli individui coinvolti nel test. Una donna su due ritiene colpevole l'atteggiamento un po’ troppo 'spinto' di una appartenente al gentil sesso; un uomo su tre crede che fare sesso con la propria partner quando lei non è d'accordo non sia da considerarsi reato; il 13% degli uomini rivela di aver provato a fare sesso con partner troppo brille per capire cosa stesse succedendo. Corrono maggiori rischi soprattutto le ragazze di età compresa fra i 18 e i 24 anni, più sprovvedute e volenterose di conoscere gente nuova. "L'argomento è molto complesso", spiega a Libero Paola Vinciguerra, psicologa e presidente di Eurodap, "in ogni caso credo che la violenza sia imputabile quasi sempre all'uomo. La donna può provocare, ma l'uomo non ha mai alcun diritto di avventarsi su una donna che non è consenziente". La ricerca è stata effettuata per spronare le scuole a introdurre corsi speciali di educazione sessuale, tali da sradicare atteggiamenti che potrebbero portare a casi di violenze. "Le donne, di fronte ad un caso di stupro che finisce in tribunale, pensano che la vittima fosse ubriaca o poco vestita", spiega Elizabeth Harrison, a capo dello studio, "Perciò è necessario sensibilizzare i giovani al problema". Dallo studio è anche emerso che solo una donna stuprata su cinque denuncia alla polizia la violenza subita. Inoltre solo uno stupro su 14 si conclude con una condanna. L'argomento è stato recentemente trattato anche da Amnesty International. Il 28% degli intervistati ritiene in parte colpevole la donna che ha subito violenza; il 6% considera responsabile solo la vittima.

(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)

lunedì 15 febbraio 2010

Lui e lei in case separate. La formula per il matrimonio perfetto

Boom di separazioni e divorzi in tutto il mondo. Ormai non è più una novità. Ma c'è ancora chi crede nel matrimonio e soprattutto nella possibilità di salvaguardarlo, seguendo nuove regole sociali. Per esempio vivere in letti separati o, addirittura, in case separate. A quanto pare funziona. Nell'uno e nell'altro caso, infatti, le coppie rimangono cementate per più tempo, allontanando il rischio di dirsi per sempre addio. Sull'argomento è tornato oggi il quotidiano inglese Daily Mail, raccontando la storia di Jan e Gabrielle Henning. Sono due insegnanti d'arte sposatesi nel 1973, convinti che il loro amore si sia preservato, grazie alla decisione presa da entrambi, di vivere sotto tetti diversi, a pochi metri l'uno dall'altro. La loro storia inizia nel 1970. Sono due studenti d'arte. Si incontrano e si fidanzano. Dopo tre anni decidono di sposarsi. I primi tempi sono idilliaci. Frequentano mostre d'arte, incontrano amici, lavorano nel mondo della pittura e della scultura. Pare tutto una favola, finché non scoprono di non potere avere figli e lui finisce col perdere il lavoro. Il loro rapporto s'incrina. Jan, in particolare, perde lo smalto di un tempo, si chiude in se stesso, affoga nell'alcol i dispiaceri, rincasa sempre più tardi: "Alla fine mi sono sentita uno zerbino", rivela Gabrielle, "fra noi s'era perso tutto il romanticismo di una volta, così un giorno mi son decisa a cacciarlo di casa". Jan si sistema in un nuovo appartamento, a una decina di miglia dalla moglie che intanto avvia le pratiche per il divorzio. È il 1997. Sembrano non esserci vie d'uscita. Gabrielle è un'altra donna. Torna a riassaporare la vita da single. Esce con gli amici. Invita in casa i colleghi. È finalmente libera di appendere alle pareti qualunque cosa le passi per la mente, circostanza che indisponeva parecchio il marito, attratto da arredamenti e architetture più minimalisti. Jan, nel frattempo, ritrova il lavoro, ma non il sorriso. "Nonostante l'allontanamento non riuscivo a staccarmi da mia moglie. Sentivo di amarla come sempre, ma non sapevo in che modo riconquistarla". Passano i mesi e anche Gabrielle inizia a sentirsi sola. Ricorda con nostalgia le volte in cui col marito andava a spasso per il sud della Francia, o a visitare qualche nuovo allestimento. I suoi "terribili" difetti assumono sfaccettature differenti. È il 1999, quando scoprono che di fianco all'abitazione in cui avevano vissuto insieme per anni, dove ancora risiede Gabrielle, vendono casa. La coppia, dunque, blocca all'improvviso le pratiche del divorzio e decide di acquistare l'immobile. Contro ogni previsione, tornano così vivere come un tempo… ma separati da uno spesso muro in cemento armato e da un recinto esterno. Da quel giorno sono passati più di dieci anni e oggi Jan e Gabrielle possono dirsi una coppia felicissima di sé e del proprio matrimonio che ormai dura da ben 37 anni. Jan può tranquillamente fumare in casa senza infastidire la moglie, e la moglie può riempire l'appartamento con tutti gli oggetti più kitsch che trova in giro senza dare sui nervi al marito. Due piccoli esempi del loro quotidiano tran tran. Ognuno in casa propria fa ciò che vuole, per il resto sono tornati a compiere insieme tutto quello che facevano prima: escono a pranzo il sabato, vanno in giro a braccetto a fare shopping, visitano nuove mostre d'arte. "Sono convinta che molte altre donne abbraccerebbero questa soluzione", dice Gabrielle, "il problema è che molte di loro non hanno il coraggio". Se quindi non si riesce ad arrivare a un accordo simile, c'è sempre una via di mezzo per salvaguardare il matrimonio: dormire in letti separati. Questo espediente sembrerebbe essere già messo in pratica da moltissime coppie, anche dello star system, a partire dagli statunitensi Kate Holmes e Tom Cruise e dagli italianissimi Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. In questo modo si evitano rotture derivanti, per esempio, dall'impossibilità di tollerare il partner che russa, scalcia, tiene la luce accesa per leggere. A questo proposito intervengono anche gli scienziati dicendo che il miglioramento del rapporto matrimoniale, conseguente la divisione dei letti, ha un presupposto scientifico. Alla base ci sarebbe, infatti, l’assuefazione sempre allo stesso odore della pelle del partner, più precisamente ai suoi ormoni sessuali (feroromoni), da parte del cosiddetto organo vomeronasale, direttamente collegato alla zona del cervello che regola l'eccitazione sessuale. Oggi - secondo un sondaggio della National Sleep Foundation - il 23% delle coppie sposate statunitensi dormono in letti o camere separate. Domani saranno sempre di più. In particolare si stima che entro il 2015 il 60% delle nuove case avrà sdoppiato la camera matrimoniale.

(Pubblicato su Libero il 15 febbraio 10)

lunedì 8 febbraio 2010

Sempre più bassa l'età media del primo rapporto completo

Il primo rapporto completo? Avviene in un caso su 6 prima dei 14 anni. Spesso fra le mura scolastiche. Sono i risultati di una ricerca presentata in questi giorni a Milano e condotta dai ginecologi Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia). Ma non è l'unico dato che stupisce. Secondo gli esperti 4 giovanissime su 10 - durante la fatidica 'prima volta' - non usano precauzioni, facilitando la diffusione di malattie veneree e andando incontro a gravidanze indesiderate. Il 57% opta per il preservativo; il 15% sceglie la pillola. Per 6 ragazze su 10 il primo rapporto avviene fra i 15 e i 18 anni. Ma incrementa anche il numero di under 26 che sceglie consapevolmente di rimanere vergine: il dato parla di una ragazza su 5. I motivi riguardano la necessità di aspettare l'uomo giusto per compiere un passo così importante, o la volontà di sposarsi in chiesa prima di vivere la sessualità nella sua completezza. La ricerca ha coinvolto 600 ragazze milanesi e romane, sottoposte a test specifici. Secondo i ricercatori questi risultati mostrano ancora una volta che l'età del primo rapporto completo cala sempre più. In certi casi riguarda addirittura ragazzine di 11, 12, 13 anni. "A volte capita anche prima di avere la prima mestruazione", rivela Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano. La conseguenza: crescono le under 14 che chiedono l'interruzione volontaria di gravidanza. Dallo 0,5% del 1995 si è passati all'1,2% del 2005. E in Italia la situazione è comunque meno drammatica rispetto ad altri paesi europei. Solo il 19% dei teenager italiani dichiara, infatti, di avere un'amica o parente che ha vissuto un'esperienza di questo tipo, contro il 45% dei polacchi, il 37% dei francesi e il 34% degli austriaci. Ma la vera patria delle cosiddette "school pregnacy", gravidanze fra i banchi di scuola, è l'Inghilterra, una vera e propria epidemia. Ma dove fanno l'amore per la prima volta le giovanissime? Il 19% afferma di averlo fatto in macchina, l'11% all'aperto, il 10% a scuola, il 2% in discoteca. Secondo alcuni ricercatori oggi la sessualità viene vissuta male dai giovanissimi anche a causa della mancanza di corsi di educazione sessuale nelle scuole, benché la prima proposta di legge risalga al 1910.

mercoledì 20 gennaio 2010

Il 'the day after' delle pornoattrici

L'argomento è poco trattato e poco conosciuto, ma sta comunque avendo una certa risonanza in questi ultimi tempi grazie a "Empire of illusion: the end of literacy and the triumph of spectacle" (Nation Books, 24,95 dollari), libro scritto dal premio Pulitzer, Chris Hedges. Per la prima volta si parla dei traumi fisici e psicologici delle attrici hard, dimostrando che - quando una pornostar smette di esercitare - accusa gli stessi identici problemi che caratterizzano i reduci del Vietnam. A queste conclusioni è giunto Hedges dopo aver intervistato ex attrici XXX rated ed ex veterani. Scientificamente il riferimento è al cosiddetto "Post Traumatic Stress Disorder", patologia psichiatrica concernente molti disturbi fra cui depressione e ansia. In America si sta dunque formando una coscienza sociale relativa al problema, e con essa stanno nascendo associazioni per dare supporto medico e psicologico alle pornostar. Fra queste si possono menzionare l'associazione The Pink Cross e l'Adult Industry Medical Healthcare. Secondo Hedges i problemi per le attrici hard sono cominciati negli anni Ottanta, quando l'industria del porno ha iniziato a puntare sulla violenza e sullo svilimento delle donne. Al di là dell'aspetto psicologico, Hedges parla dunque di vere e proprie 'torture' subite dalle protagoniste di pellicole hard, per rispondere (purtroppo) a una domanda sempre più incalzante. Il riferimento è per esempio a gravi emorragie, lacerazioni di organi genitali (che richiedono l'intervento del chirurgo), malattie gastriche. A ciò vanno poi affiancati i numerosi problemi provocati dalle malattie trasmissibili sessualmente. Ecco qualche percentuale. Il 66% delle pornoattrici soffre di herpes genitale; il 70% delle malattie sessuali riguarda le appartenenti al gentil sesso; dal 75% al 90% le attrici hard sono anche prostitute; malattie come clamidia, sifilide, e gonoreea, fra le attrici hard, sono decisamente più frequenti rispetto alla popolazione media. Fece scalpore qualche mese fa la notizia dello sciopero di alcune pornostar in California. La bomba esplose dopo aver saputo che ben 16 attrici porno erano state contagiate dal virus dell'Hiv. Di conseguenza la San Francisco Valley, culla del cinema a luci rosse, dove si girano 4mila film hard all'anno, non poté far altro che chiudere temporaneamente i battenti. Mai era capitato prima che un numero così elevato di attrici porno risultasse positivo al test dell'Hiv. Forse Hedges non ha tutti i torti.