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venerdì 25 novembre 2022

Inaugurato il quarto computer più potente del mondo

Il quarto computer più potente del mondo è stato inaugurato ieri a Bologna alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Gigante hitech ben diverso dai pc con cui siamo soliti confrontarci tutti i giorni. Leonardo, così è stato battezzato in onore del genio fiorentino, è infatti caratterizzato da un datacenter distribuito su un’area di settecento metri quadrati, file di armadi e scaffali, per un totale di 340 tonnellate di materiale altamente tecnologico, pronto a divorare dati e informazioni a velocità mai viste prima. Ne beneficeranno gli istituti di ricerca e le università italiane; in parte, gli studiosi dei principali atenei europei. Il coordinamento del supercomputer è affidato a Cineca, consorzio interuniversitario comprendente 69 università italiane, 2 ministeri, 27 istituzioni pubbliche nazionali. L’inaugurazione presso il Tecnopolo di Bologna avviene all’indomani della conferenza SC22, l’incontro più importante a livello internazionale nell’ambito dell’high performance computing; tenutasi a Dallas il 14 novembre. Diverrà ufficialmente operativo nella primavera del 2023. E baserà la sua azione su due moduli di calcolo specifici, in grado di risolvere operazioni interdette alla mente umana. Ripercussioni positive nel campo della medicina e dell’intelligenza artificiale. Il supercomputer aiuterà gli scienziati ad approfondire tematiche sociali e ambientali, confrontandosi con bioingegneria, climatologia e previsioni del tempo, farmaci di nuova generazione. Potrà aiutare a valutare nuove fonti di energia, e così tentare di soddisfare un’umanità sempre più in crisi in questo campo. Diverranno invece operazioni di routine l’utilizzo di veicoli autonomi, il riconoscimento facciale, le applicazioni chimiche e biochimiche in ambito ingegneristico e industriale. Non è la prima volta che si parla di supercomputer. Nel 2018 la notizia di Summit, progettato dallo US Department od Energy’s Oak Ridge National Lab, nel Tennessee. In grado di compiere duecento milioni di miliardi di calcoli al secondo, grande come due campi da tennis. Summit ha contribuito alla lotta al Covid, con l’individuazione di sostanze chimiche potenzialmente capaci di contrastare le infezioni e l’attitudine dei virus a riprodursi sfruttando il DNA delle cellule. Attualmente sta ottenendo risultati importanti nella lotta alle malattie neurodegenerative, con l’identificazione di molecole spia, che anticiperebbero di anni il morbo di Alzheimer. Anche la Cina in prima linea nello sviluppo di macchine sempre più complesse ed efficaci. Il National Reserach Center of Parallel Computer Engineering and Technology (NRCPC), ha realizzato un modello di intelligenza artificiale assimilabile alla fisiologia del cervello umano. Computer che imita l’azione delle sinapsi dell’uomo, capaci di traghettare ed elaborare informazioni, idee e pensieri, basandosi sulla depolarizzazione della membrana cellulare, e sull’impiego dei neurotrasmettitori. La ricerca non si ferma qui. In programma anche l’affinamento dei cosiddetti computer quantistici, basati sulla comprensione dell’infinitamente piccolo, leggi che governano il misterioso moto degli atomi e sembrano sfuggire a ogni logica quotidiana (nonché alle teorie einsteniane). I primi risultati nel 2019, con la possibilità di far compiere a un supercomputer un calcolo da 10mila anni in dieci secondi. Il primo computer quantistico è stato inaugurato a febbraio del 2019 da IBM. Il sistema si basa sui cosiddetti qubit, bit quantistici che operano sfruttando modalità completamente nuove di elaborazione delle informazioni. Niente a che vedere con l’informatica classica, qui il parametro di riferimento è infatti la fisica. Non per niente il primo a immaginarne uno fu Richard P. Feynmann, fra i più geniali scienziati del Novecento, Nobel per la fisica nel 1965.

mercoledì 1 giugno 2016

La Nasa va a floppy disc


C'erano una volta i floppy disc che sembravano una rivoluzione: in un "foglietto" di plastica ci stavano un mucchio di dati che potevano essere trasferiti da un computer all'altro. Sono durati poco. Si è infatti passati ai cd, alle chiavette, e alle "nuvolette" online. Ma non tutto ciò che è passato è destinato all'oblio; perché, come insegnano tanti rimedi della nonna, spesso quel che ha aiutato a vivere meglio le passate generazioni torna di moda e miracolosamente restituisce all'uomo strategie impensate per affrontare con successo determinati compiti. Si torna, dunque, a parlare dei floppy disc perché quest'oggetto ritenuto obsoleto, all'insaputa di (quasi) tutti, è assolutamente indispensabile per l'utilizzo di strumenti bellici di ultima generazione: potentissimi missili via terra. Il riferimento è ai 450 missili intercontinentali americani (icbm) che riposano sottoterra pronti a volare nel caso in cui dovesse scoppiare una nuova guerra nucleare. Trasportano ordigni nucleari e sono in grado di raggiungere notevoli altezze.
Gli Atlas americani furono i primi. Siamo negli anni Sessanta. Gli scienziati che li hanno progettati sono reduci dal secondo conflitto mondiale; in prima linea ci sono figure come John von Neumann, fra i più grandi matematici di tutti i tempi. Da allora sono passati molti anni, ma al di là dei cambiamenti relativi soprattutto all'utilizzo dei combustibili (liquidi o solidi), quel che riguarda le informazioni necessarie a trasmettere i dati necessari all'avvio e al decollo dei razzi sono rimaste inalterate; e sono appunto conservate in autentici reperti dell'archeologia hitech: i floppy disc. E peraltro non si sta parlando di quelli di recente generazione, che chi ha più di vent'anni dovrebbe avere maneggiato almeno una volta, ma di quelli del passato, risalenti al 1967; floppy disc a otto pollici, forgiati dall'Ibm. Sono oggetti in grado di contenere 237 kilobyte, contro gli otto gigabyte da cui partono le chiavette usb tradizionali. La notizia è stata diramata in seguito al rapporto del Governnment Accountability Office (Gao), che affronta il Pentagono sostenendo che non ha senso spendere 61 miliardi di dollari all'anno per preservare tecnologie "preistoriche".Ma il quartier generale della Difesa americana si spiega dicendo che ancora oggi i missili balistici, ma anche alcuni bombardieri, basano le loro azioni sul funzionamento di computer risalenti agli anni Settanta; che leggono solo i floppy disc dell'epoca. Stando alle ultime dichiarazioni del Pentagono, l'impiego di questo "originale" sistema tecnologico proseguirà fino alla fine del 2017. L'anno successivo dovrebbero andare in pensione. Meno chiaro il destino dei pc collaudati quando al governo c'era Richard Nixon e si era in piena Guerra fredda. Per ora stanno al loro posto, per il museo c'è ancora tempo. Ma non è esclusa una strategia silente a opera della Difesa americana. Non va, infatti, trascurato che paradossalmente questi strumenti sono anche i più difficili da violare: gli hacker di oggi non saprebbero dove mettere le mani e dunque non c'è rischio di contaminazione o di fuga di informazioni. Ce ne sarebbe per una spy-story. 

mercoledì 30 settembre 2015

Google ordina il computer atomico


Comunicare nello spazio e sulla terra in modo da non essere mai intercettati e poter quindi consegnare senza problemi un messaggio segreto: è il sogno di ogni governo, di tutti i servizi di intelligence, e, in fondo, di ognuno di noi, abituati a scambiarci informazioni via mail o tramite Facebook con il timore di essere "scoperti". O volendo dare voce all'immaginazione, potremmo azzardare di più, pensando a una realtà aliena che ci attacca e che alla fine perde la sfida con i terrestri, perché dotati di un sistema di "messaggistica" impossibile da decifrare. Attualmente, però, tutto ciò è un'utopia. Perché la comunicazione tradizionale attuale si basa sulle onde radio e la fibra, messaggi che possono essere "letti" e "manipolati". In pratica se qualcuno spedisce un dato criptato secondo il sistema attuale, può essere scoperto perché c'è chi può individuare la "chiave di lettura". Da oggi però le cose potrebbero cambiare grazie all'invenzione di un futuristico sistema di comunicazione basato sull'impiego dei fotoni. Sono le particelle elementari della luce. Cos'hanno di diverso dagli altri messaggeri? Non possono essere intercettati e quindi "rubati". Se non distruggendoli. Non è facile comprenderlo perché presuppone conoscenze avanzate di fisica, che fra le altre cose concerne il famoso paradosso di Schroedinger, tale per cui un gatto è allo stesso tempo vivo e morto.
Ma proprio in questi giorni un team di scienziati italiani ha reso noto di essere riuscito a comunicare tramite la luce. «E' una prima assoluta nel mondo'», ha detto il presidente dell'Asi, Roberto Battiston. Trasmissioni dati quantistiche erano state finora tentate a Terra, ma su distanze dieci volte inferiori».
Alcune informazioni sono state "impacchettate" sottoforma di raggi quantizzati e spedite verso il satellite Lares, lanciato nello spazio nel 2012; da qui hanno poi raggiunto di nuovo la superficie terrestre, portando con sé i dati che servivano al test. E' il successo ottenuto dai ricercatori del Centro di Geodesia spaziale di Matera dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), in collaborazione con gli esperti dell'Università di Padova. Il messaggio quantistico inviato nello spazio ha viaggiato per 1.700 chilometri. Un record. Prima si era arrivati a 144 chilometri. Non è la prima volta in assoluto che si arriva a una comunicazione a livello quantistico. Precedentemente il fenomeno era stato ottenuto fra le Isole Canarie di La Palma e Tenerife, coinvolgendo gli strumenti dell'Optical Ground Station dell'Esa. Anche in questo caso è stato possibile appurare lo scambio di informazioni fra due fotoni sottoforma di qubit (assimilabili ai classici bit).Interessa tanto questa notizia, perché è in corso una vera e propria gara per riuscire a elaborare il primo sistema di comunicazione quantistica ufficiale. In questo modo ci si potrebbe avvantaggiare dell'ipotesi di poter usufruire per la prima volta di messaggi impossibili da codificare. Che si muovono a grandissima velocità. Non è solo una questione legata alla possibilità di impiego in campo militare perché da qui si aprono nuove sfide; tipo quella di poter creare il primo centro di comunicazione quantistica spaziale. Compito che in un futuro non tanto lontano potrà essere assolto per esempio della stazione spaziale internazionale. E da qui si può partire per lo scenario più fantascientifico: il teletrasporto. Perché se è vero che oggi siamo riusciti a spedire dei minimessaggi quantistici, un domani c'è chi spera di poter inviare corpi e oggetti da una parte all'altra del pianeta. O dove solo la più fervida immaginazione può suggerire; come nei bellissimi esempi offerti da film come Star Trek e Stargate. 

martedì 10 giugno 2014

Le videochiamate del futuro


Videochiamare amici e parenti che vivono al di là dell'oceano o, comunque, in un paese lontano è già realtà. Ma fra pochi anni questo servizio potrebbe diventare obsoleto ed essere soppiantato da un progetto tutto italiano che promette di rendere la comunicazione ancora più reale. Come? Offrendo la possibilità di interagire in modo naturale, come se due interlocutori - posti, per esempio, agli antipodi del pianeta - si trovassero, di fatto, a pochi centimetri di distanza. Non è fantascienza ma la proposta di un team di scienziati comprendenti esperti del Cnr e della società privata Quintetto. Insieme, con l'appoggio della Regione Val d'Aosta, hanno già approntato il prototipo del servizio di "telepresenza olografica"; il termine deriva da "ologramma", figura con effetto tridimensionale ottenuta per la prima volta nel 1947 dal fisico ungherese, Dennis Gabor. «Con questa proposta vorremmo far conoscere agli italiani un nuovo modo di interagire con persone lontane», spiega Elisabetta Baldanzi, dell'Istituto nazionale di ottica Ino del Cnr; «un servizio pensato per aziende e ragioni sociali che attraverso la telepresenza olografica potrebbero incrementare e migliorare le loro relazioni, ma che un domani potrebbe anche divenire una realtà in ambito famigliare». I comuni cittadini dovranno, infatti, aspettare un po’ prima di poter telecomunicare in 3d, il tempo per migliorare le caratteristiche del prototipo, e renderle fruibili anche in spazi limitati. Le aziende, invece, i comuni, ma anche strutture come le Asl o le banche, possono fin da ora beneficiare dell'avveniristico servizio. Gli scienziati italiani hanno "riprogrammato" un sistema hitech che in parte viene già utilizzato, per esempio in ambito artistico e nel settore entertainment. Non a caso si parla di "teatro olografico" per definire la tecnica attraverso la quale è possibile assistere a uno spettacolo in tre dimensioni grazie all'utilizzo dei raggi laser. Si è lavorato anche sui costi, elaborando un sistema di assemblaggio che, tenendo conto di singoli aspetti legati ai diversi materiali e prodotti a disposizione, ha consentito di risparmiare dal punto di vista economico. Con la telepresenza olografica si avrà, dunque, l'impressione di muoversi in una realtà virtuale. «In effetti, abbiamo lavorato per indurre una persona a interagire con una figura in 3d che si trova davanti agli occhi, anche se nella realtà è posta a chilometri di distanza», continua Baldanzi, «benché non sia strettamente riconducibile al mondo simulato». Il vero scopo, infatti, è stato quello di dare vita a un servizio che potesse abbattere le barriere tecnologiche, rendendo più facile per chiunque la telecomunicazione. «Già oggi possiamo telecomunicare», dice Maria Grazia Franciullo, membro del team dell'azienda Quintetto, «ma siamo limitati dal monitor di un computer che dobbiamo sempre avere di fronte agli occhi. Con la telepresenza olografica tutto ciò non sarà più necessario e basteranno poche istruzioni per poter parlare con una persona in "carne ed ossa", pur se distante chilometri». Tempi e costi sono già sulla carta. Si entra ora nella fase finale del progetto, che vedrà gli ingegneri elaborare i primi strumenti hitech per la fine dell'anno. I costi potranno variare in base agli "optional". «Prezzo base, ventimila euro», conclude Franciullo, «cifra che potrà aumentare in base ai vari servizi aggiuntivi, per esempio il sistema di riconoscimento per una banca o altri sistemi integrati che potranno facilitare la comunicazione fra le filiali». 

venerdì 14 marzo 2014

Bitcoin e altre "genialiate" avvolte dal mistero


La mente di un grande genio o il frutto della collaborazione di più figure all'interno d'organizzazioni scientifiche dai "confini" indefiniti? E' la domanda che in molti si pongono quando ci si trova dinanzi a invenzioni così straordinarie da mutare il corso degli eventi.  L'ultimo caso eclatante riguarda Bitcoin, la cosiddetta moneta del futuro, la criptomoneta, "sorta" dal nulla nel 2009 con l'intento di offrire un'alternativa alla tradizionale attività bancaria. Come? Fornendo ai suoi clienti la possibilità di compiere qualunque azione in modo semplice e diretto, più di quanto non accada, per esempio, con la carta di credito; svincolati da ogni governo o "sistema centrale". I bitcoins, in pratica, sono l'equivalente del contante in internet. Tutto è più facile, tutto è più veloce. Ma per arrivare a questo risultato c'è voluta una mente geniale. Perché il meccanismo di base del suo funzionamento non si può proprio dire alla portata di tutti. Si avvale, infatti, di un database che registra ogni transizione e di un sistema crittografico per controllare la creazione e il trasferimento di moneta. Ci si scambia il denaro usufruendo d'indirizzi anonimi contrassegnati da 33 caratteri. Difficilissimo per una sola persona mettere in piedi un castello di queste proporzioni. Eppure pare che dietro a questa incredibile invenzione ci sia un solo uomo: un fisico di 64 anni, con 6 figli, discendente di un samurai e residente nei dintorni di Los Angeles; colui che si celerebbe dietro al fantomatico pseudonimo di Satoshi Nakamoto, con il quale è stato depositato il brevetto di Bitcoin quasi sei anni fa. Parola di Newsweek che ha pubblicato in questi giorni una lunga inchiesta sull'ipotetico padre del nuovo sistema economico. C'è però un piccolo particolare: il diretto interessato smentisce. Come smentirono Michael Clear, dottore in crittografia al Trinity College di Dublino e Vili Lehdonvirta, economista finlandese, tartassati prima di lui. Impossibile, dunque, venirne a capo. Il mistero continua e non è detto che potrà essere davvero risolto nei prossimi tempi. E' dimostrato dal fatto che nel corso della storia altre sensazionali invenzioni furono caratterizzate da padri altrettanto misteriosi, rimasti tali fino a oggi. Antikythera è l'esempio più antico ed emblematico. Ancora oggi ci si chiede chi possa avere avuto la capacità di dare vita a un calcolatore meccanico cento anni prima della nascita di Cristo, in grado di prevedere il moto dei cinque pianeti conosciuti, segnalare gli equinozi, i giorni della settimana e le date dei giochi olimpici. Funzionava tramite una ventina di ruote dentate che s'incastravano fra loro alla perfezione, consentendo perfino la ricostruzione del moto della luna in rapporto al sole, un calcolo reso possibile solo dalla consapevolezza che il nostro satellite compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari. L'elenco di invenzioni più o meno antiche ancora avvolte nell'oblio è infinito e riguarda, per esempio, la torre di Wardenclyffe per la trasmissione senza fili, ideata da Tesla, ma mai utilizzata; la macchina della pioggia, di Luigi Ighina, pseudoscienziato del Novecento, strumento basato sull'azione di una gigantesca elica puntata verso il cielo e alimentata da polvere di alluminio; la famosa pistola Colt, simbolo dell'epopea western, ideata da un sardo nel 1833. Per restare, invece, al passo coi tempi, nebulosa rimane la nascita di internet che, certo, non può essere ricondotta a un solo genio, ma verosimilmente all'incontro di più menti avvenuta almeno cinquant'anni fa. Ne parlarono per la prima volta nel 1962 due ricercatori del MIT di Boston, benché qualcosa di concreto si vide solo nel 1969, con il progetto Arpanet, ideato per poter collegare fra loro quattro computer dislocati in zone diverse degli USA. Facebook è molto meno misterioso, poiché si sa bene il nome dell'unico inventore, il geniale Mark Zuckerberg, tuttavia anche qui non mancano le zone d'ombra. Secondo il social network cinese L99, infatti, l'informatico statunitense avrebbe copiato dal sito orientale la caratteristica timeline introdotta nel 2011, per rendere più accattivante la sua piattaforma. 

lunedì 30 dicembre 2013

Potrà Google sconfiggere la morte?


Non ha nulla a che vedere con l'omonima città fantasma californiana, né con il famoso pirata britannico Calico Jack. La California Life Company (da cui l'acronimo Calico) avrà, peraltro, un ritorno d'immagine molto meno sinistro, se sarà possibile rispondere affermativamente alla domanda comparsa in questi giorni sulla copertina del Time: "Potrà Google sconfiggere la morte?". Domanda a dir poco sensazionalistica, ma solo apparentemente velleitaria e presuntuosa, se si pensa che alle sue spalle si celano due figure di massimo grido dell'intellighenzia globale: Larry Page, co-fondatore e attuale ceo di Google, e Arthur Levinson, chairman ed ex-ceo di Genentech, società di biotecnologia specializzata in studi sul Dna ricombinante, e membro del Consiglio di amministrazione di Apple. Il riferimento è una nuova società, battezzata, appunto, Calico, che intende raggruppare le migliori menti internazionali impiegate nel campo della biologia molecolare, della fisiologia umana, della gerontologia, per far luce su tutti i meccanismi che determinano l'invecchiamento, e quindi la morte. Attraverso il loro lavoro congiunto, sostenuto, prevedibilmente, da budget di tutto riguardo, si spera di poter entro una decina di anni, massimo una ventina, individuare una sorta di "elisir di lunga vita", che possa di fatto annullare gli effetti della vecchiaia, trasformandoci tutti in rispettabili highlander. Come? Questo è ancora da vedere, tuttavia si sa da dove partire, per esempio dalle tartarughe, dalla specie Emydoidea blandingii, le cui femmine, a ottanta anni suonati, depongono ancora le uova, senza mostrare alcun cedimento "strutturale". Non sono gli unici animali dotati di simili prerogative. Anche fra i pesci e gli anfibi ci sono specie che sembrano non conoscere l'invecchiamento. E lo stesso accade in creature "inferiori" come le meduse, tipo la Tuttitopsis dohrnii che, dopo la fase riproduttiva, anziché morire, scivola in fondo al mare ritornando allo stadio iniziale di polipo (un po’ come se una farfalla, prima di spiccare l'ultimo volo, si ritrasformasse in bruco). I topi, certo, non sono altrettanto longevi, tuttavia è grazie ai test condotti su questi roditori che è stato possibile valutare l'opportunità di modificare un solo gene per allungare la loro vita del 65%. Lo conferma Cynthia Kenyon, luminare della University of California di San Francisco, interessata soprattutto all'universo dei nematodi; i Caenorhabditis elegans vivono in media due o tre settimane, ma alterando la loro genetica è possibile farli andare avanti per sei settimane. E non è un caso che la Kenyon sia anche a capo della Elixir Pharmaceuticals, azienda che mira a "estendere la durata e la qualità della vita umana". Ma per l'uomo è sicuramente tutto più complicato, partendo dal presupposto che siamo una specie complessa, e che è inverosimile pensare che possa esistere una sorta di semplice e banale interruttore molecolare che - "pigiando" off - possa annullare gli effetti della senescenza. C'è chi, addirittura, è convinto che non si arriverà da nessuna parte, come Leonard Hayflick, gigante della gerontologia mondiale, secondo il quale «nessun intervento rallenterà, arresterà, o invertirà il processo di invecchiamento negli esseri umani». Contrario alle tesi della Kenyon, sostiene che gli studi della scienziata non spiegano la possibilità di annullare la vecchiaia, ma solo il rafforzamento fisico di determinate specie, prerogativa essenziale per difendersi dalle malattie e campare più a lungo. Ma Google, evidentemente, non vuol farsi condizionare e va avanti per la sua strada: «Con una speranza di vita più lunga, pensando in grande riguardo a salute e biotecnologia», dice Page, «credo che possiamo migliorare milioni di vite». 

mercoledì 30 gennaio 2013

Influenzati da Twitter

Sarà che in questi giorni l'influenza imperversa anche fra le mura di casa mia… che c'è, dunque, di meglio di questo pezzo appena elaborato per Lettera43? Riguarda la possibilità di monitorare la diffusione di un virus tramite Twitter, uno dei più noti e importanti social network:  Twitter, cinguettii anti influenza


Siamo soliti considerare i social network interessanti realtà del web, ma non così indispensabili: moltissime persone, infatti, ne fanno a meno e vivono benissimo. Ora, però, il loro utilizzo potrebbe essere valutato da un nuovo punto di vista, giovando alla medicina e fornendoci, per esempio, i presupposti per fronteggiare al meglio una delle incombenze più tignose dell’inverno: l’influenza. Stando infatti a uno studio effettuato da esperti della John Hopkins University di Baltimora, con Twitter sarà possibile tenere sotto controllo l’epidemia influenzale, mettendo a fuoco i commenti dei numerosi utenti coinvolti dal sito e tracciando una mappa della diffusione del virus incriminato. Gli scienziati americani hanno analizzato cinquemila messaggi al minuto, scoprendo che la traccia riportata dai vari “cinguettii” è più attendibile delle schede che gli enti governativi impiegano per monitorare la diffusione dell’influenza stagionale; anche perché viene ponderata in tempo reale. Fondamentale è stato il collaudo di un sistema in grado di scremare i messaggi che alludono alla malattia, senza, però, riferirsi a vere infezioni. È il caso di frasi come “ho paura di prendere l’influenza”, che potrebbero dare falsi positivi, inducendo a credere che il morbo sia più aggressivo di quanto si pensi. In realtà non è un procedimento nuovissimo, essendo già stato testato un paio di anni fa dai ricercatori della Louisiana University, attraverso un monitoraggio durato otto mesi. Anche quest’anno, dunque, grazie alla contemplazione dei social network, possediamo un quadro più preciso dell’andamento virale della nuova ondata epidemica. Ma qual è la situazione attuale? Secondo i medici il picco dell’influenza 2013 arriverà per la fine di gennaio, benché molti italiani siano già stati colpiti dal virus nella primissima parte dell’anno: sono circa 600mila le persone ammalatesi nell’ultimo mese. Finora l’influenza ha costretto in casa soprattutto i più piccoli. L’Istituto Superiore della Sanità ha comunicato che nella fascia di età compresa fra 0 e 4 anni, l’incidenza del morbo ha toccato i 18,73 casi per mille individui. Il dato cala a 12,67 episodi su mille, nei più grandi di età compresa fra i 5 e i 14 anni. Considerando, infine, il campione adulto, il nuovo virus influenzale ha coinvolto 6,25 persone su mille. Nelle ultime ore, però, si sta assistendo a una rapida impennata degli ammalati, confermata dai medici di famiglia che hanno notato un raddoppiamento dei pazienti colpiti da febbre, tosse, raffreddore e dolori articolari. In questa fase sono soprattutto gli adulti a rivolgersi ai medici. “In particolare uomini e donne di mezza età, lavoratori che spesso trascorrono molto tempo in luoghi chiusi, dove il pericolo di contagio è più alto che altrove”, dice Giacomo Milillo, segretario della Federazione nazionale dei medici di medicina generale. Ma rientra, comunque, tutto nella norma, riflettendo una realtà che ogni anno si ripresenta, su per giù, con le stesse caratteristiche. Probabilmente, alla fine del periodo pandemico, si prospetta un numero di casi complessivo più alto degli altri anni, ma non per una maggiore virulenza del morbo, bensì per il minore ricorso che s’è fatto, su scala nazionale, al vaccino. Quasi insignificante, invece, l’azione del virus H1N1, che gli anni scorsi aveva provocato vere e proprio ondate di panico negli italiani. L’ultimo caso significativo risale a una ventina di giorni fa, a Castellammare di Stabia, con il ricovero urgente di una donna di 59 anni che “non ha retto alla difficoltà respiratoria”, trovandosi in una condizione generale già precaria (conseguenza di gravi problemi cardiaci). Il decesso della signora campana, seguiva il conclamato caso di sei persone contagiate dal virus della febbre suina in Sardegna, la settimana a cavallo fra dicembre e gennaio. Dal 2009 a oggi, solo in Italia, l’H1N1 ha provocato circa duecento vittime. Nel mondo la cifra ha toccato le 13mila unità. Ma in questa fase non c’è nulla da temere: "L'H1N1 è una forma influenzale che in questo momento non è epidemica", ha affermato chiaramente il direttore sanitario dell'ospedale San Leonardo, Ugo Esposito. 

lunedì 6 giugno 2011

Un robot risolve in dieci secondi il cubo di Rubik

Anch'io so fare il cubo di Rubik. I passaggi per la risoluzione del famoso gioco me li porto dietro dalle scuole elementari: non ricordo più chi me li ha insegnati, tuttavia, ancora oggi, riesco a raggiungere in breve tempo le sei facce colorate, suscitando invidie e meraviglia. Ma da quando facevo io le elementari di anni ne sono passati, e così oggi non sono più solo degli ex bimbi ormai genitori a districarsi con uno dei rompicapi più celebri della storia, ma anche i computer. Un robot di nome Ruby è infatti riuscito in questi giorni a risolvere il cubo di Rubik in poco più di dieci secondi. Ecco la prova:

venerdì 20 maggio 2011

SUONI FUTURISTI

Dalla chitarra senza corde, al “sequencer matematico”, passando per l'organo ad acqua e il piano virtuale. Sono parecchi i nuovi strumenti musicali proposti dal mercato, alcuni dei quali già sperimentati da artisti di successo. Ma la sfida non finisce qui. Il futuro potrebbe, infatti, riservare molte altre sorprese, grazie a due discipline sempre più legate alla musica: l'informatica e la fisica del suono

Kitara, la chitarra senza corde

Sostituire le corde, accordare, cercare plettri finiti chissà dove, verificare ossessivamente lo stato di usura dei tasti. Sono tutte azioni che chiunque strimpelli una chitarra sa bene cosa vogliono dire: una gran scocciatura. Ma fra non molto potrebbero diventare un lontano ricordo. Stando, infatti, al parere di esperti della lavorazione di strumenti musicali, le chitarre di domani, saranno molto diverse da quelle attuali: offriranno più chance di divertimento e azzereranno le noiose perdite di tempo legate alla manutenzione dello strumento. A un primo significativo risultato, in realtà, si è già giunti, con un prodotto diffuso da poco, lanciato da Misa Digital Instruments, global company australiana, con sedi sparse un po' in tutto il mondo, Europa compresa. Il riferimento è alla prima chitarra senza corde, la Kitara, basata sull'azione di un controller MIDI (acronimo di Musical Instrument Digital Interface). Con la mano sinistra si pigiano le note lungo il manico, proprio come se si stesse elaborando un accordo o un assolo su uno strumento tradizionale; con la destra, invece, si lavora su un touchscreen rettangolare, imitando un arpeggio o una pennata a seconda delle esigenze del pezzo che si sta eseguendo. Esistono due versioni: quella standard e la “Limited Edition”. Da un punto di vista estetico sono identiche, ma la seconda è realizzata con materiali più pregiati che le conferiscono maggiore resistenza e duttilità. Il loro peso si aggira intorno ai tre chilogrammi, il costo è di circa 650 euro.
Con lo stesso linguaggio MIDI prende vita The Samchillian, controller rappresentato da due serie di tasti: alla prima corrispondono le sette note del pentagramma, alla seconda operazioni algebriche. Se si suona un Do con la mano sinistra, con la destra si può calcolare di salire di due toni per ottenere un Mi e di altri due toni per arrivare al Sol#. In pratica si compiono mentalmente somme e sottrazioni, consci del fatto che fra ogni nota esiste lo spazio di un tono, tranne fra il Mi e il Fa e il Si e il Do, divisi appena da mezzo tono. Dal design avanguardistico, il prodotto è disponibile in una vasta gamma di colori. È inoltre molto comodo da maneggiare, con la sua impugnatore ergonomica, e la connettività wireless che permette il funzionamento di un piccolo visore centrale, sul quale seguire l'andamento delle operazioni matematiche e verificare l'attivazione della nota prescelta. Ai profani può sembrare assurdo uno strumento del genere, in realtà, chi lo ha già sperimentato, afferma che è molto utile per ottenere melodie e armonie assolutamente originali.
Un sequencer che permette, invece, di “toccare” i suoni con mano è il cosiddetto “beatbearing”, detto anche “sequencer con le palle”. È l'invenzione di un ricercatore di Belfast, Peter Bennett, del Sonic Arts Research Centre, presso la Queen University. Lo strumento può essere assimilato a una tavola imbandita, con recettori sviluppati su un'interfaccia leggibile da chiunque. Ci sono delle palline argentate che vanno posizionate in appositi incavi, per ottenere i suoni percussivi desiderati: cassa, rullante, charleston, campanacci... Si stabilisce una velocità in battiti per minuto (bpm) per ottenere, infine, qualunque tipo di accompagnamento. È lo stesso approccio adottato dal più famoso Tenori-On, un sequencer audio e video ideato dal performer giapponese Toshio Iwai, dipendente del Yamaha Center for Advanced Sound Technology. La sua prima presentazione risale al 2005, in occasione della conferenza Special Interest Group o Graphics and Interactive Yechniques (SIGGRAPH), che ogni anno si tiene a Los Angeles. Lo strumento, caratterizzato da una superficie quadrata trasparente, funziona tramite 256 tasti-led da cui è possibile ricavare suoni peculiari, contemporaneamente all'emissione di fasci di luce. Lo hanno già sperimentato molti musicisti dello star system fra cui Jean Michel Jarre e The Books.
Tra i nuovi strumenti musicali ci sono anche i prodotti Eigenharp, giudicati i più rivoluzionari degli ultimi sessant'anni. L'idea iniziale risale ai primi anni Novanta, il via ai lavori a una decina di anni fa. A capo dell'iniziativa c'è John Lambert, esperto di musica e software musicali, al soldo dell'Eigenlabs, compagnia con sede in Inghilterra. Tre le versioni in commercio: Alpha, Pico e Tau, tutte intorno ai 4500 euro. Sono il risultato dell'incontro fra un sintetizzatore avanzato e un beatbox. Pratici e versatili, rimandano a sonorità anni Ottanta, la forma a quella di un vecchio fagotto. Sono caratterizzati da 134 tasti, riconducibili a quelli di una tastiera, compatibili con Mac e Windows. Il lato destro permette di passare da uno strumento all'altro, quello sinistro di moderare intensità e intonazione di note e melodie. Si reggono comodamente in mano e si suonano stando seduti per calibrare meglio il peso. Su Youtube circolano numerosi video che ben rappresentano il sound ottenibile e le tecniche per suonarli con successo.
C'è poi il “Laser Virtual Piano”, una tastiera virtuale, composta a 25 tasti, proposta dalla giapponese DID. Funziona grazie a una scatoletta che, posta su un tavolo o su una superficie piana, è in grado di proiettare, tramite raggi laser, i tasti del pianoforte tradizionale. Si suona come un piano che, però, di fatto, non esiste. I suoni possono variare in base al programma selezionato, passando dal piano, all'organo, al clavicembalo.
Altrettanto avveniristico l'hidraulophone, detto anche “flauto ad acqua”. Il suo funzionamento è sbalorditivo: sfrutta il movimento dell'acqua per ottenere suoni. Con i piedi e con le mani si bloccano delle fessure poste su un tubo-tastiera, producendo note riconducibili a quelle emesse da uno strumento a fiato. Presentato per la prima volta lo scorso anno a San Francisco, è frutto dell'attività di Steve Mann, scienziato canadese, laureato al MIT di Boston. Ne esistono numerose versioni, pubbliche e “casalinghe”. Le prime, come quella presente presso il Centro Scientifico dell'Ontario, sono dotate di canne, tipo quelle degli organi suonati in chiesa; le altre sono più semplici, possono aver la forma di un grosso pesce ed essere attivate ai bordi di una vasca da bagno. L'idea non è nuovissima. Qualcosa del genere, infatti, è stato proposto sottoforma di organo idraulico da Ctesibo di Alessandria, più di duemila anni fa.
E il futuro degli strumenti musicali? Potrebbe basarsi sui progressi dell'informatica e dello studio della fisica del suono. Con l'informatica, già oggi, siamo in grado di creare melodie con semplicissimi strumenti che traducono in note input gestiti da software. Per certi versi anche un telefonino è già in grado di creare “canzoni”. ZooZBeat permette di cimentarsi con diversi strumenti agitando l'iPhone, parafrasando le operazioni di un sequencer. La scelta di strumenti è assai varia e comprende suoni di tastiera, basso e percussioni. Il tutto seguendo un tempo prestabilito. Ancora più affascinante la possibilità offerta dal mondo della fisica, che, però, per il momento, è a esclusivo appannaggio dei ricercatori. Ancora non si può palare, infatti, di veri strumenti musicali, ma di tentativi di ottenere suoni mai uditi prima, confrontandosi con applicazioni sperimentali difficili da comprendere se non si hanno delle solide basi scientifiche. A questo scopo gli studiosi impiegano i cosiddetti “sistemi dinamici caotici all'interno degli algoritmi di sintesi del suono”. Attualmente sono stati sviluppati, da scienziati dell'Università della Calabria, tre diversi oggetti musicali: il Chaotic Synth, il Timbralizer e il Chaotic Modulator. Sono tre prototipi elaborati valutando aspetti complessi della fisica del suono, inerenti proprietà standard delle onde sonore come frequenza, ampiezza e velocità.

lunedì 14 febbraio 2011

Il meglio del peggio (di Youtube)

Video caricati da mesi su Youtube che nessuno ha mai visto. Si chiama Zeroviews.biz ed è un nuovo sito americano interamente dedicato a questo tipo di prodotti. Il suo scopo? Dare risalto a video come quelli di Anthony, giovane sudamericano che dopo pochi giorni dalla pubblicazione del suo lavoro su Zeroviews.biz ha già ricevuto più di 300 visite.

giovedì 22 luglio 2010

PERFECT CITIZEN CONTRO I CYBER-CRIMINALI

Al via, negli Stati Uniti, un nuovo progetto per prevenire qualsiasi tipo di cyber-attacco. Battezzato “Perfect Citizen”, ha come obiettivo proteggere le infrastrutture pubbliche, la rete elettrica, internet, il corretto funzionamento delle centrali nucleari. Ne dà notizia il “Wall Street Journal” riferendosi all'azione di una serie di sensori che – opportunamente distribuiti sulla rete informatica – sono in grado di identificare in anticipo qualunque aggressione cyber- criminale, lanciando istantaneamente l'allarme. A capo dell'iniziativa c'è la National Security Agency (NSA), organismo governativo USA predisposto per la sicurezza nazionale. L'accordo di 100 milioni di dollari è già stato stipulato con i tecnici della società elettronica Raytheon. Non tutti però sono d'accordo con questa iniziativa del Governo. C'è infatti chi teme un controllo eccessivo delle reti informatiche, tale da condizionare perfino l'esistenza di normali cittadini.

martedì 20 luglio 2010

Un bizzarro errore di indicizzazione

Digiti su Google "Vatican" e compare il sito "pedofilo.com". Ma si è trattato di un abbaglio, di un errore d'indicizzazione: ora il problema è stato completamente risolto. L'inconveniente si è protratto sabato scorso per qualche ora, e oggi viene così spiegato da Simona Panseri, responsabile comunicazione di Google Italia: "Quel sito replicava il contenuto del sito ufficiale del Vaticano. Ma ora è tutto a posto". In realtà non è stato facilissimo ripristinare il normale funzionamento del sito. S'è infatti reso indispensabile l'intervento di super esperti che è andato avanti per qualche ora. Ma cosa si cela dietro a questo insolito fenomeno? Probabilmente un hacker. Gli hacker sono quelle figure che si impegnano nell'affrontare sfide intellettuali per aggirare le limitazioni imposte dalla Rete. Non sono dei veri e propri cyber criminali, ma poco ci manca. Curioso in ogni caso il fatto che questo caos si sia verificato proprio in questo periodo in cui il Vaticano è sotto accusa per lo scandalo dei preti pedofili. Però la conferma dell'azione di un hacker non è ancora arrivata: "Confermeremo solo quando avremo indicazioni più precise dagli ingegneri americani che seguono la vicenda", precisa Panseri. Il sito del Vaticano, super visitato - lo scorso anno è stato cliccato un miliardo e 300milioni di volte - è facilmente preso di mira dagli hacker. Di solito il dominio è preservato da "scudi" difensivi molto efficienti - il più noto è "San Michele" - ma questa volta, evidentemente, qualcosa è andato storto e con Google è stato possibile destabilizzare il cuore virtuale della Santa Sede. Secondo gli esperti il giro d'affari intorno al business della pedopornografia online tocca i tre miliardi di euro l'anno. Ogni giorno nascono 135 nuovi siti pedopornografici. I piccoli vengono facilmente aggirati da soggetti spesso poco consapevoli della propria parafilia. I pedofili iniziano frequentando siti destinati ai giovanissimi - chat, forum, siti di videogame - spacciandosi per coetanei, affrontando i temi preferiti dai bimbi - poi affondano la lama introducendo gradualmente tematiche sessuali e richiedendo fotografie. Da qui il passo al primo pericolosissimo incontro potrebbe non essere lontano. Stando alle statistiche diffuse da Telefono Azzurro il 60% dei piccoli che ha subito abusi sessuali ha meno di 12 anni, e nel 66% dei casi si tratta di bambine. Eppure per tenere maggiormente a bada il problema basterebbe solo un po’ più di attenzione da parte dei genitori. "Regalare al proprio figlio di 7-8 anni un telefonino con fotocamera o abbandonarlo davanti a un pc senza filtri significa favorire la pedopornografia", rivela a Sette Cristina Bonucci, poliziotta psicologa impegnata nella lotta alla pedopornografia online. "Il computer è peggio della tv. Con la tv il pedofilo non entra in casa". Esiste per esempio il cosiddetto "filtro famiglia", un software in grado di selezionare pagine internet in base a criteri specifici: si opta, in pratica, per una "navigazione controllata" che preserva i piccoli da "incontri inopportuni". Scientificamente parlando la pedofilia è un disturbo del desiderio sessuale concernente adulti attratti da soggetti in età pre-puberale: il limite di riferimento oscilla fra gli 11 e i 13 anni. Non va confusa con la pederastia riferita a persone mature che provano attrazione per gli adolescenti. Secondo gli scienziati in molti casi il pedofilo ha subito lui stesso da piccolo degli abusi. L'identikit del pedofilo? Uomo, single, di cultura medio-alta. In realtà il fenomeno coinvolge frequentemente anche le donne. Studi condotti in Gran Bretagna e in USA dicono che nel 5-20% dei casi, le violenze vengono commesse da donne. In questo caso il riferimento è a ragazze di 22-23 anni (spesso baby-sitter) quasi sempre con qualche problema psichiatrico o di abuso di stupefacenti alle spalle.

sabato 17 luglio 2010

RECORDMAN MATEMATICI

Gert Mittring
Geni capaci di risolvere complicatissimi calcoli matematici: operazioni che nessun altro essere umano riesce a svolgere, se non con l’aiuto di un calcolatore elettronico. Gli scienziati ne parlano in toni entusiastici, facendo riferimento a menti eccezionali le cui abilità sono eguagliabili solo da personal computer. L’ultimo eclatante caso concernente un individuo protagonista della risoluzione di un difficilissimo calcolo matematico riguarda Alexis Lemaire, ventiquattrenne francese, studente di informatica presso l’Università di Reims. Il giovane, nel corso del sesto salone della cultura e dei giochi matematici, ha calcolato a mente, in circa cinque minuti, la radice tredicesima di un numero a 200 cifre. Precedentemente era riuscito nell’intento di leggere un numero di 100 cifre in 13 secondi, e di calcolare, in poco più di 11 minuti, la radice tredicesima di un numero a 200 cifre davanti a una commissione della rivista Science. Secondo gli esperti il ventiquattrenne francese organizza la memoria proprio come un programma per i computer, come se si trattasse di un software composto da cellule umane. Qualcosa di analogo accade anche nel cervello di Gert Mittring, un matematico tedesco di 38 anni, specializzato in informatica. In 11,8 secondi è infatti riuscito a calcolare la tredicesima radice di un numero di cento cifre; il record è stato ottenuto nel corso di una sfida sponsorizzata dal Museo di Matematica situato nella città di Giessen, in Germania. Mittring ha sfidato addirittura dei calcolatori elettronici uscendone vincente. Anche lui, come Lemaire, ha alle spalle un curriculum da paura: tra le sue imprese più celebri quella che lo ha visto dimostrare, davanti a scienziati dell’Istituto di psicologia dell’Università di Boston, di saper memorizzare un numero di 22 cifre in soli quattro secondi. Nell’elenco mondiale dei geni matematici a far furore c’è anche un sedicenne indiano. Si chiama Uday Shankar ed è diventato famoso per essere in grado di fornire la radice, il cubo e la decima potenza di un qualunque numero di 30 cifre, con stessa la rapidità di una calcolatrice elettronica. Inoltre il ragazzino è riuscito a memorizzare dieci nomi associati ad altrettanti numeri di telefono e replicarli in modo corretto dopo appena 90 secondi. Tra i geni matematici non si può infine tralasciare lo scienziato tedesco Martin Nowak, chirurgo degli occhi residente in Michelfeld, con il pallino della matematica. Egli, pur usufruendo di un computer, il 18 Febbraio 2005, dopo circa 50 giorni di calcoli, ha individuato il nuovo numero primo più grande, 225,964,951-1, equivalente a 7,816,230 cifre. Il nuovo numero primo è stato verificato indipendentemente in 5 giorni da Tony Reix di Grenoble, Francia, utilizzando un computer Bull NovaScale 5000 HPC con 16 CPU Itanium attraverso il programma Glucas scritto da Guillermo Ballester Valor di Granada, Spagna.

BOX

Martin Nowak: il 18 febbraio 2005 scopre il nuovo numero primo più grande: è il numero 225,964,951-1, equivalente a 7,816,230 cifre.

Uday Shankar: ha appena sedici anni ed è in grado di calcolare la radice, il cubo e la decima potenza di un qualunque numero di 30 cifre.

Gert Mittring, matematico tedesco, risolve in 11,8 secondi la tredicesima radice di un numero di cento cifre.

Alexis Lemaire, francese, 24 anni, pochi giorni fa compie la sua impresa più clamorosa: calcola a mente, in circa cinque minuti, la radice tredicesima di un numero a 200 cifre.

giovedì 1 luglio 2010

LE SUPERCAR DEL FUTURO

Bmw "Gina"
Una Supercar a tutti gli effetti, proprio come quella di Michael Kit, che negli anni Ottanta furoreggiava in tv. È ciò che stanno mettendo a punto gli esperti della Ricerca e Sviluppo di General Motors. Il riferimento è ad automobili di nuova generazione, vetture "intelligenti", in grado, in pratica, di muoversi senza comandi. Si comincerà a vedere qualcosa nel 2015, quando compariranno sul mercato i primi modelli semi-automatici. In autostrada faranno tutto per conto loro; e solo sulle strade e stradine di paesi e città, dove gli ingorghi e il traffico sono di routine, sarà necessario ritornare ai vecchi sistemi di guida: mani sul volante, piede su acceleratore, frizione e freno. D'altronde è proprio in questa sede che gli incidenti sono più frequenti: solo in Italia i sinistri in macchina sono più di 600 al giorno e nel 90% il responsabile è l'uomo. Il passo successivo, avverrà nel 2020, quando Volvo immetterà ufficialmente sul mercato il sistema di sicurezza Collision Warning che consentirà alle automobili di frenare automaticamente, grazie a sensori radar e laser: il sistema entrerà in azione tutte le volte che si verificherà una minima distanza di sicurezza fra l'autovettura hitech e un pedone, un'altra macchina, un qualsiasi oggetto che ingombri la carreggiata. Con laser e radar si terrà a battesimo la nuova S60. Mentre presso l'Università di Stanford, USA, hanno già testato una Passat in grado di parcheggiare da sola, grazie a un sofisticato sistema di telecamere realizzato dal Volkswagen Innovation Lab. In pista anche BMW con il progetto GINA. Il riferimento è a una macchina completamente ridisegnata dal capo designer Chris Bangle, rivestita da un tessuto flessibile che consentirà di mutare la composizione della vettura e di sopportare qualsiasi temperatura. I fari si apriranno imitando il movimento dell'occhio umano. La nuova Golf è caratterizzata dal cosiddetto "diffusore gigante", strumento che permette all'aria di attraversare l'auto e di "premerla" di più contro l'asfalto, conferendole grande stabilità. Al Los Angeles Design Challenge, invece, il tema "Youthmnobile 2030", ha offerto spunti per quelle che saranno le automobili future della California (e del mondo?). La Nissan V2G è costruita pensando alle alte velocità nelle autostrade elettriche del futuro; la Honda Heliz cambia forma e colore come il DNA che muta in continuazione; la Toyota Link è sempre collegata alla Rete e ai social network come Facebook. Curiosa anche la soluzione che stanno adottando in Olanda: le auto ad aria compressa. Si tratta di macchine hitech per ora in funzione solo presso l'aeroporto di Schiphol di Amsterdam. Al posto del volante presentano un joystick, proprio come quello utilizzato nei videogame. Sono in grado di raggiungere i 70 km/h: con 1 euro si fa il pieno di aria compressa e si possono percorrere più di 200 chilometri. Irrisorio anche il costo: 3500 euro. Per queste sue eccezionali caratteristiche la Ford l'ha insignita del Global Challenge, concorso internazionale che premia i migliori progetti per l'uso delle nuove tecnologie informatiche e telematiche.

martedì 22 giugno 2010

"Waze" disegna la strada maestra


Ingorghi, incidenti, lavori in corso. Presto potranno essere evitati seguendo le indicazioni di Waze, la prima piattaforma gratuita che fornisce informazioni in tempo reale sulle strade. L'applicazione è disponibile per una svariata serie di piattaforme (iPhone, S60, Windows Mobile, Android). A breve lo sarà anche per BlackBerry. In pratica il nuovo strumento hitech è in grado di conciliare mappe GPS e dimensione social: tutti possono, infatti, contribuire all'aggiornamento costante della mappe stradali. Basta digitare “Report event” e segnalare tutto ciò che si vuole: una pattuglia di polizia, una coda improvvisa, un camion che ha perso del materiale. Si possono aggiungere anche delle foto, così da far sapere agli altri utenti nei dettagli cosa sta accadendo lungo un determinato tragitto. Ogni utente possiede un suo account, e può scegliere di far sapere chi è e come sta o rimanere anonimo e non dare indicazioni di sé. È possibile selezionare la visualizzazione 2D o 3D, se avere luce diurna o notturna, informare gli “amici” di Twitter dei propri spostamenti. Waze consente inoltre di riconoscere il senso di marcia di una carreggiata, il divario fra velocità rilevata e il limite imposto sulla strada, e molti altri parametri legati alla strada che si intende percorrere. Il software può essere scaricato da internet: pesa 7,4 MB. Waze, in pochissimo tempo, ha raccolto 500mila utenti in tutto il mondo ed è già entrato nella Top25 delle applicazioni free più scaricate su iPhone. È talmente innovativo che ha siglato un accordo per lo scambio dati con Intermap, numero uno mondiale di contenuti geospaziali in 3D.

giovedì 17 giugno 2010

Marissa Mayer svela i segreti di Google

MARISSA MAYER: 35 anni, è vicepresidente Search Products & User Experience di Google. Ingegnere presso l'azienda di Mountain View dal 1999, ha trascorso l'ultimo decennio a progettare e sviluppare l'interfaccia del motore di ricerca Google. Il magazine Fortune l'ha inserita fra le cinquanta donne più potenti del mondo.

Gennaio 09, www.techradar.com
Google è il motore di ricerca più popolare, in grado di effettuare una ricerca su milioni di pagine web in alcuni millisecondi. Che atmosfera si respirava all'inizio?
Eravamo piccolissimi. Google era composta da sole 20 persone. Il clima, però, era dei migliori e vi era molta speranza e intraprendenza. Avevamo la consapevolezza di lavorare su qualcosa che poteva avere un impatto sul mercato, benché non avessimo ancora chiaro il suo reale potenziale.

Gennaio 05, Centro di ricerche di Palo Alto della Xerox
È vero che il nome Google è frutto di un errore di pronuncia?
È verissimo. Deriva dal termine googol, la cui pronuncia è praticamente identica. (Googol indica un numero intero esprimibile con un 1 seguito da 100 zeri e venne ideato dal matematico americano Edward Kasner, ndr).

Novembre 09, IDG News Service
Qual è il motore di ricerca perfetto? Se disponesse di una bacchetta magica e potesse crearlo dal nulla, a cosa assomiglierebbe?
Sarebbe una macchina in grado di rispondere a questa domanda, dico davvero.
Cosa sarebbe in grado di fare?
Comprendere discorsi, domande, frasi, concetti; cercare tutte le informazioni del mondo, trovare differenti idee e concetti, e presentarli in un modo davvero informativo e coerente.

Marzo 09, Nova24
Parliamo dei “search engine” di domani, descrivendo un contesto il cui centro di gravità non è il motore di ricerca, ma l’utente con le sue esigenze, finalmente comprese e soddisfatte...
Le persone riescono ad effettuare mediamente il 10, forse il 20% delle ricerche online che hanno in mente e ciò avviene perché i motori di ricerca oggi hanno ancora limiti importanti. A pensarci bene, l’uso delle parole chiave, per quanto pratico, non è esattamente intuitivo. Ben diverso sarebbe se Google accettasse domande dirette, da scrivere nel solito spazio vuoto o, meglio ancora, da pronunciare ad alta voce con il microfono acceso.

Dicembre 09, www.readwriteweb.com
Intanto compaiono nuovi sistemi di comunicazione...
Negli ultimi anni, in effetti, è emerso un nuovo tipo di informazione: gli updates in tempo reale come quelli su Twitter sono diventati non solo un nuovo modo di comunicare i sentimenti e le sensazioni delle persone, ma anche un interessante fonte di informazione.

Settembre 08, Los Angeles Times
Cosa succederà nei prossimi 10 anni?
I prossimi 10 anni saranno dedicati all’innovazione. Il settore delle ricerche non è finito. Stiamo cercando di monetizzare nuove forme di contenuti come il settore dei video online, le mappe ed i libri.
E più in là nel tempo?
Un domani la Rete sarà sempre più ricca di elementi multimediali che troveranno nuovo posto nella pagina dei risultati di ogni ricerca. Con Google Universal Search abbiamo fatto il primo passo e creato un utile spazio di sperimentazione, ma è solo l’inizio: un domani avremo pagine di risultati dove media diversi potranno convivere in maniera più armoniosa.

Maggio 10, www.techmeme.com
Risale a pochi giorni fa il nuovo look di Google. Come si è arrivati a questo risultato?
Il web è un'entità in continuo cambiamento, si evolve e si rinnova. È quindi importante anche per siti famigliari come quello di Google aggiornare lo stile, il look. Le modifiche mostrate oggi rappresentano l'ultima evoluzione delle nostre tecnologie di ricerca. Trovare esattamente quello che si sta cercando sarà più facile che mai.

(Pubblicato sul n 4 di Newton)

venerdì 4 giugno 2010

Malati di 'egosurfing'

Come controllare se la propria carriera sta decollando o meno, e se i nostri "rivali" navigano in buone o cattive acque? Semplice: ci si affida all''egosurfing'. L'’egosurfing corrisponde alla pratica di cliccare il proprio nome su un motore di ricerca di internet per vedere il numero di volte che appare: tanto maggiori saranno i siti coinvolti, tanto maggiore sarà la nostra fama e attendibilità in campo lavorativo. In America l’'egosurfing sta avendo un grande successo. Persone che rivestono ruoli importanti, tra cui giornalisti, manager, e docenti universitari, la prima cosa che fanno appena accendono il pc è controllare se in Rete è comparsa qualche nuova informazione riguardante la propria attività. Contemporaneamente si dà un'’occhiata alle “quote” dei rivali, così da sapere se c’'è il rischio di venire sorpassati o surclassati. Secondo Search Engine Watch ogni giorno ci sono nel mondo da 25 a 50 milioni di ricercatori che digitano il proprio nome su qualche pagina web, mentre in alcune società esistono addirittura delle figure professionali che passano tutto il giorno a cercare di scoprire cosa dice la Rete di capi e colleghi. Per chi fosse interessato a sapere i risvolti della propria carriera e della propria fama su internet, basta abbonarsi al sito di feedster.com: con l’abbonamento si riceve nella personale casella di posta tutti i link e blog in cui appare il proprio nominativo. In alternativa si può scannerizzare la propria o altrui presenza sul web con Wombat.dot, WordSpy, oppure utilizzando i meta-motori Infohunter, Mamma.com, Dogphile.com, Ixquick.

venerdì 21 maggio 2010

Creata in laboratorio la prima cellula artificiale

Ricercatori americani guidati dal celebre Craig Venter (sempre più rockstar e sempre meno scienziato, nella foto) hanno creato in laboratorio la prima cellula batterica artificiale, un risultato giudicato dallo stesso Venter eccezionale: "Pensiamo sia davvero un traguardo importante, sia dal punto di vista scientifico che filosofico", rivela Venter. "Di sicuro ha cambiato il punto di vista sulla definizione della vita". Il passo successivo sarà quello di creare artificialmente un organismo vivente a tutti gli effetti, programmato per funzioni ben precise. "Abbiamo in mente un grandissimo numero di possibili applicazioni". Gli scienziati stanno per esempio pensando alla nascita di batteri salva-ambiente, microrganismi creati in laboratorio che potrebbero ripulire terreni e acque da agenti inquinanti; ad alghe in grado di assorbire anidride carbonica, contrastando i danni dell'effetto serra; a microbi che potrebbero produrre vaccini. La prima cellula artificiale - battezzata Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0 - ha visto la luce presso il Craig Venter Institute di Rockville. La sua prerogativa è quella di essere completamente controllata da un Dna artificiale, composto da circa un milione di lettere (quello umano ne comprende 3,2miliardi). I lavori per il suo ottenimento sono iniziati nel 2007: i ricercatori giungono al primo Dna sintetico, riproducendo artificialmente quello del Micoplasma mycoides, microrganismo tradizionalmente utilizzato da Venter per i suoi esperimenti. Nel 2009 si arriva a eseguire il primo trapianto di Dna, trasferendo il genoma (naturale) del Micoplasma mycoides nel Mycoplasma carpicolum, specie batterica affine alla prima. Oggi, dunque, si è passati alla fase finale trapiantando il Dna sintetico e caricandolo in una cellula batterica privata del suo acido desossiribonucleico. "La chiamiamo sintetica", precisa Venter, "perché è stata ottenuta partendo da un cromosoma artificiale, costruito utilizzando informazioni elaborate al pc, composti chimici e un sintetizzatore del Dna". In pratica gli scienziati hanno ottenuto la prima cellula, figlia di un computer, la prima tappa verso la vita sintetica: "È la prima cellula sintetica che mai sia stata prodotta", conclude Venter, "e la chiamiamo così perché la cellula è totalmente derivata da un cromosoma sintetico, ottenuto in un sintetizzare chimico utilizzando quattro combinazioni di sostanze chimiche, a cominciare dalle informazioni di un pc". Il Vaticano, da sempre contrario alle manipolazioni genetiche, per ora mantiene un certo riserbo. Ieri il direttore della sala stampa vaticano, padre Federico Lombardi, s'è limitato a dire che preferiscono "aspettare di saperne di più".

Il servizio del TG2

mercoledì 19 maggio 2010

Lotta al "cazzeggio" in ufficio

Ambiente di lavoro. All'improvviso internet inizia a battere in testa, i siti si aprono con difficoltà, la posta fa le bizze, il messaggio che stavamo spedendo s'impalla e dobbiamo rifare tutto daccapo. Cosa succede? Molto semplice: troppi dipendenti si stanno facendo gli affaracci propri, con Youtube, Facebook, Twitter e chi ne ha più ne metta. Stando infatti alle notizie diffuse da enti specializzati nello studio del traffico online, sempre più spesso negli uffici ci si diverte con i tanti servizi offerti dal web, dimenticandosi del lavoro da svolgere, e soprattutto mandando in crisi la Rete "locale" e i tanti dipendenti che di essa si servono per far girare gli affari. Con i social network va alla grande anche la posta tradizionale dei vari Libero, Alice, Virgilio, Tiscali... In Usa si è stimato che nel 2009 i dipendenti della aziende hanno impiegato in media il 40% della propria giornata lavorativa per inviare e ricevere circa duecento messaggi. Adesso però sempre più datori di lavoro stanno impostando dei filtri tali per cui i propri dipendenti non possono più "cazzeggiare" a loro piacimento. D'altronde i dati parlano chiaro: quasi tutti i lavoratori di una certa impresa che hanno a che fare col pc non riescono a resistere all'impulso di manovrare instant message e commentini vari. Gran parte di essi va letteralmente in tilt se non riesce a fare almeno una capatina sul proprio indirizzo preferito. Stando alle stime di InsightExpress circa il 70% degli internauti si sente frustrato dall'idea di non poter divertirsi online sul posto di lavoro. Secondo i tecnici di Ipanema Technologies, invece, le applicazioni aziendali gestionali come Sap, Oracle, Citrix, le telefonate via VoIP occupano solo il 3% della capacità della Rete; il 54% delle risorse web è dunque capitalizzato dai più noti social network e dalle attività di carico e scarico di file più o meno legali (posta compresa). Ma non tutti i magnati delle aziende del Belpaese (e in generale dei Paesi industrializzati) sono contenti di eliminare alcuni accessi offlimits al web. Stando alle ricerche di Trend Micro c'è, infatti, un bel 48% di capi azienda favorevoli all'incremento dei servizi online extra lavorativi. In questo caso i responsabili delle attività imprenditoriali pensano che simili diversivi siano in grado di migliorare l'umore dei lavoratori e lo stimolo a collaborare fra colleghi, parametri indispensabili per il buon rendimento di un'azienda. In generale gli italiani amano a dismisura internet e tutti i servizi offerti dal web. Sono 23,6milioni quelli navigano abitualmente: il 21% di essi legge costantemente blog e partecipa alle discussioni online lasciando commenti e opinioni.

mercoledì 12 maggio 2010

Banda larga in tutt'Italia. Il futuro è alle porte

La fibra ottica a Milano? Potrebbe diventare per tutti una realtà entro Expo 2015. Stando, infatti, alle dichiarazioni rilasciate dagli amministratori locali, Palazzo Marino avrebbe raccolto la sfida di Telecom, promettendo nuove regole per la realizzazione di case e uffici: tutti saranno dotati di fibra ottica. Costruzioni nuove e vecchie. Il progetto è legato al Piano di governo del territorio (Pgt) sul quale si sofferma l'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli, sostenendo che l'adottamento della banda larga "può rappresentare la spinta decisiva affinché Milano possa fare entro breve quel salto che la renderà una metropoli all'avanguardia". L'argomento è stato affrontato in questi giorni anche dai tre principali operatori alternativi a Telecom, Fastweb, Wind e Vodafone. Gli amministratori delegati delle tre società hanno annunciato un paio di giorni fa un piano per creare una nuova rete in fibra ottica per fornire alle case degli italiani accessi internet a 100 Megabit. Lo scopo è coprire le necessità di 15 grosse città italiane nel giro di 5 anni, per un totale di 10milioni di utenti. Costo? 2,5 miliardi di euro. Da qui l'idea sarà poi quella di proseguire con tutti i centri del Belpaese con più di 20mila abitanti, coprendo il 50% della popolazione italiana. "È necessario partire subito", dicono i tecnici di Wind, "le nazioni rilevanti stanno già costruendo una nuova rete". Da parte di Telecom c'è la disponibilità a collaborare, ma non a sviluppare collettivamente una nuova rete. "Non cambieremo i nostri programmi di investimento sulla rete", ha detto Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom. Ma cos'è la fibra ottica? È un sistema hitech che consente di far viaggiare più velocemente un grande numero di immagini e informazioni tramite internet. L'utilizzo della fibra ottica permette velocità di collegamento fino a migliaia di volte superiori a quanto possibile con i tradizionali collegamenti ADSL: le velocità partono da 30 Megabit/secondo fino ad arrivare a 10 Gigabit/secondo. Da un punto di vista scientifico si tratta di filamenti caratterizzati da un diametro di 125 micrometri, realizzati con materiali vetrosi o polimerici, in modo da poter condurre la luce. Attualmente nel sottosuolo di Milano scorrono 5.100 chilometri di cavi che corrispondono a 263mila chilometri di fibra ottica. Il capoluogo lombardo non per niente risulta essere la città italiana più cablata: 240mila è il numero di unità immobiliari passate negli ultimi anni alle nuove connessioni superveloci. A livello mondiale il paese più avanzato in termini di penetrazione della fibra ottica è la Corea del Sud: solo nella seconda metà del 2009 sono state più di 6 milioni le nuove linee attivate nel paese asiatico. In Europa - Russia esclusa - il 77% degli abbonati si concentra in sette nazioni: Svezia, Francia, Italia, Olanda, Danimarca, Norvegia.