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giovedì 9 dicembre 2010

Il rene artificiale di Shuvo Roy

Shuvo Roy mostra il rene artificiale
Lo scopo è mandare in pensione la dialisi, l'unica terapia (con il trapianto) in grado di curare efficacemente l'insufficienza renale, male di cui soffrono milioni di persone. Gli scienziati dell'University of California, grazie ai progressi nanotecnologici, hanno, infatti, creato un'apparecchiatura, grande come una tazzina del caffè, capace di compiere lo stesso lavoro effettuato dai macchinari per la dialisi tradizionale. Verrebbe impiantata nell'organismo malato, e consentirebbe di assolvere le funzioni normalmente esplicate dai reni: filtrare tossine, regolare la pressione sanguigna, produrre vitamina D. Non sono previste, però, pompe, né batterie per il suo funzionamento, e rispetto al classico trapianto di organo, non si avrebbero problemi di rigetto. Peraltro il marchingegno hitech avrebbe un'autonomia di decenni. I test sono stati compiuti per ora solo sui topi, ma presto si spera di poter agire anche sull'uomo. Shuvo Roy, che ha condotto le ricerche, afferma che se tutto filerà secondo i programmi, la scoperta potrebbe rivelarsi una vera benedizione per i nefropatici, che potrebbero tornare a vivere una vita (quasi) normale. Ma quando l'uomo potrà concretamente beneficiare di questa apparecchiatura? Secondo Roy è realistico pensare che il nuovo congegno medico potrà essere utilizzato su larga scala entro cinque anni. E per un malato di reni non sarà più necessario sottoporsi tre volte la settimana (per quattro ore) a una seduta dialitica. "La proposta di Roy è sicuramente interessante", racconta a Oggi Giuseppe Vezzoli, nefrologo dell'ospedale San Raffaele di Milano, "tuttavia è necessario essere cauti per non dare false speranze ai malati. Il futuro è nella nanotecnologia, ma non possiamo dire in quanti anni un'apparecchiatura del genere potrà essere disponibile ufficialmente". Va inoltre considerato che la letteratura scientifica attuale non spiega nei dettagli i lavori compiuti dal professore indiano. "Occorre dunque capire in che modo l'organismo umano reagirà al contatto con un'apparecchiatura del genere", chiude Vezzoli. "Il problema del rigetto va sempre tenuto in alta considerazione".

Disegno illustrante il passaggio del sangue dai filtri del rene artificiale


sabato 5 dicembre 2009

Il pupazzo di neve più piccolo del mondo

Il più piccolo pupazzo di neve della storia è stato ottenuto da un team di fisici inglesi. Gli esperti l'hanno realizzato tramite sofisticati strumenti hitech, impiegati solitamente nella manipolazione di nano particelle. Il pupazzo è alto 0,01 millimetri, molto meno dello spessore di un capello umano, e presenta un naso largo 0,001 millimetri. Fino a oggi i record riguardanti i pupazzi di neve concernevano esclusivamente pupazzi giganti: il record di altezza massima, per il momento, spetta a un pupazzo americano alto 40 metri che impiegherà 3-4 mesi a sciogliersi. Il risultato del minipupazzo di neve è stato ottenuto da David Cox del National Physical Laboratory. Su Youtube è disponibile il video illustrante alcuni passaggi tecnici effettuati dai ricercatori per giungere all'incredibile risultato: