«Mi fanno male le
ossa, vuol dire che il tempo sta cambiando». Chi di noi non ha mai sentito la
nonna o qualche anziano pronunciarsi in questo modo? Ebbene, ora anche la
scienza afferma che c'è davvero corrispondenza fra alcuni malanni fisici e la meteorologia.
Il primo a teorizzare questo legame fu Ippocrate, quasi duemilacinquecento anni
fa, mettendo in luce soprattutto la relazione fra reumatismi e clima ventoso e
umido. In seguito s'è capito che anche molti altri mali dipendono "dal
tempo che fa", come l'artrite e l'osteoartrite, sensibilissimi alle variazioni
della pressione barometrica e ai cambiamenti repentini di temperatura. Lo
stesso vale per disagi "minori", come il dolore pelvico, dentale,
cefalico, e le nevralgie del trigemino. Una spiegazione c'è, ed è legata ai
valori pressori dell'atmosfera che si ripercuotono su quelli delle
articolazioni. Subendo un'alterazione pressoria, ossa, muscoli e tendini,
infatti, vanno momentaneamente in cortocircuito, per via del disequilibrio che
viene a crearsi all'improvviso fra i liquidi e i gas contenuti in particolari
"sacche" anatomiche. Robert Jamison, professore di anestesia e psichiatria
all'Harvard University, fa l'esempio di un palloncino pieno d'aria: «Un pallone
gonfiato subisce una pressione dall'esterno e dall'interno. Se quella esterna
cambia, il palloncino si dilata, ampliando la sua volumetria. Lo stesso accade
all'interno delle articolazioni. Ma quando si ha un calo della pressione
esterna, determinati tessuti premono sui nervi circostanti, riacutizzando il
dolore». Accade soprattutto nei neuropatici. «Il fenomeno è, infatti, molto più
comune nelle persone con questo tipo di problema, o anche, semplicemente, un
nervo infiammato», afferma Patience White, reumatologa della George Washington
University of Medicine. Il legame generale fra problemi fisici e clima e la
capacità indiretta, quindi, di prevedere "che tempo farà" in base
alle condizioni psicofisiche, è confermato dai dottori comuni, che dicono di
ricevere molte più visite quando il clima cambia e la temperatura e la
pressione subiscono grossi contraccolpi. «Tanto evidente è il repentino
cambiamento climatico, tanto maggiore sarà l'incremento del dolore», dice Aviva
Wolff, dell'Hospital for Special Surgery di New York, benché il clima influenzi
in modo diverso ognuno di noi. Per esempio s'è visto che in Canada, quando
soffia un vento particolare, in alcuni soggetti si ha un sopimento dei dolori
nevralgici, in altri un aumento dei fastidi legati all'emicrania. I sintomi
possono "accendersi" anche molte ore prima di un certo cambiamento
climatico. Fino a tre giorni prima. L'arrivo di una perturbazione è preceduta
da dolori che riguardano la colonna vertebrale, il nervo sciatico, qualunque
tipo di articolazione. Anche il cuore e la psiche ne risentono. Tachicardia,
palpitazioni e ansia, sono molto frequenti con il calo della pressione barometrica.
Freddo e gelo sono, invece, collegati a casi di ictus, infarto, e morte cardiaca
improvvisa. Il rischio d'ischemia incrementa del 7% per ogni calo di 10 gradi
di temperatura. Alcuni malati, infine, dicono che le proprie articolazioni sono
più affidabili dei bollettini meteorologici e non hanno tutti i torti. Il Wall
Street Journal di ieri cita l'esperienza di Bill Bladeraz, trentottenne
dell'Ohio, presidente di una società di digital marketing di Columbus. «Un
giorno di sole splendente lasciava presagire a un dopopranzo eccezionale, ma io
accusavo dolori fortissimi per via dell'artrite e avrei sfidato qualunque
metereologo a dire che il tempo sarebbe rimasto lo stesso». Aveva ragione: il
pomeriggio è sorto un potente uragano che si è abbattuto su tre stati americani,
con venti fortissimi e piogge scroscianti.
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lunedì 21 ottobre 2013
mercoledì 31 agosto 2011
La tavola periodica dell'irrazionalità
«La
mente umana è profondamente legata all'irrazionale». Sono le parole
dello psicologo Bruce Hood della Bristol University. Secondo lo
studioso si ha nell'essere umano una vera e propria tendenza
all'irrazionale, che prende forma fin dalla prima infanzia. Con ciò
risulta alquanto riduttivo tentare di mettere al bando credenze
magiche e religiose: faranno da sempre parte della natura umana.
«Sono parte integrante della nostra mente», dice Hood. «Credo,
pertanto, che sia ottusa pensare che sia possibile indurre la gente
ad abbandonare i propri sistemi di credenze, e non c'è evidenza
scientifica che tenga». In sostanza non è vero che esistono persone
razionali e irrazionali: esistono solo individui che gestiscono in
modo diverso la propria irrazionalità. Il fenomeno è una
prerogativa della natura umana, laddove da sempre l'uomo si trova
nelle condizioni di decidere in fretta e furia cosa fare (o non
fare), spesso facendosi guidare dall'istinto o dalle emozioni,
parametri che lasciano ben poco spazio al meccanicismo del razionale.
Ecco perché non stupisce sapere dell'esistenza di una (geniale)
tavola periodica dell'irrazionale con tutte le varianti del caso:
cerchi del grano, telepatia, numerologia, astrologia, vampirologia,
fantasmi, occulto... rigorosamente suddivisa in sezioni:
extraterrestri, pseudoscienze, medicina alternativa, religione...
lunedì 18 ottobre 2010
Sesso, suffumigi, origano. Ecco come si tengono a bada i virus influenzali
Incombe l'autunno e con esso il timore di essere colpiti dall'influenza. Per il momento non ci sono i presupposti allarmistici dell'anno scorso, in seguito al dilagare del famigerato virus H1N1, tuttavia anche quest'anno c'è chi vorrebbe proprio evitare di ritrovarsi a letto con febbre, tosse e raffreddore. Per questo motivo è già cominciata la rincorsa ai vaccini, che dovrebbero tenere a bada la cosiddetta Australiana. I medici dicono che i primi casi d'influenza si registreranno dai primi di novembre e che complessivamente il virus costringerà sotto le coperte dai due ai cinque milioni di italiani. Il picco, guarda caso (succede sempre così), è previsto per le vacanze di Natale. Con l'influenza classica ci saranno anche le "sindromi cugine", malattie simil-influenzali che porteranno a 13 milioni il numero totale di italiani contagiati. Della nuova ondata influenzale ne danno notizia Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina generale e Fabrizio Pregliasco, noto virologo milanese. "Il virus proveniente dall'Australia non dovrebbe comunque causare danni consistenti", commenta Pregliasco. I sintomi dell'influenza 2010-2011? Analoghi alle altre classiche manifestazioni influenzali. Ci saranno, infatti, anche in questo caso, febbre alta, superiore ai 38°C, tosse, difficoltà respiratorie. Ma è sempre necessario vaccinarsi? I medici dicono di sì, nonostante la titubanza dell'opinione pubblica convinta che i vaccini siano solo un buon pretesto per arricchire le case farmaceutiche. Questa idea è favorita da alcuni studi. La rivista The Lancet, per esempio, ha messo in relazione il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia con un'infezione intestinale sconosciuta che innescherebbe forme di autismo. Mentre un lavoro pubblicato sul New England Medical Journal suggerisce che proponendo la vaccinazione antinfluenzale a tutti i bambini italiani ci si può aspettare almeno 10-15 casi di sindrome di Guillaine-Barré (poliradicolonevrite): è una malattia che coinvolge le radici dei nervi, e può essere acuta e cronica. Ma la maggiore parte dei medici - come ricordiamo bene dall'anno scorso - sprona a vaccinarsi e a non badare a certe notizie allarmistiche che potrebbero compromettere la salute di molte persone: ogni anno per la classica influenza muoiono solo in Italia almeno 8mila persone e probabilmente sarebbero molte di più se tutti decidessero di non vaccinarsi. Gli esperti dell'ISS (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute e Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienza) dicono chiaramente che il legame fra vaccini (contenenti mercurio?) e malattie come l'autismo è del tutto inconsistente. E che quindi è giusto continuare a vaccinarsi. Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo vaccini di Farmindustria (che MW ha intervistato questa settimana) rinforza la tesi dell'ISS, dicendo chiaramente che i vaccini "sono prodotti biologici studiati e messi a punto, dopo anni di ricerche e studi, per mantenerci sani". Ma alcuni dati sorprendono. Dal sito del medico chirurgo e fitoterapeuta Francesco Perugini Billi, scopriamo che nell'inverno 2004-2005 in Italia vengono vaccinate 6-7 milioni di persone: il preparato dovrebbe preservare dal virus influenzale il 70-80% dei consumatori, ma i risultati sono ben al di sotto delle aspettative. Nel 2003-2004 accade qualcosa di simile in USA, dove la copertura è solo del 14%. E c'è chi sostiene che i morti per influenza vengano "gonfiati" per rendere più plausibile il ricorso alla vaccinazione: in USA si parlò, un anno, di 36mila morti, ma il dato per altre fonti non era superiore a 753. Comunque sia c'è chi - al di là dei pareri dei medici e della stampa - non si è mai vaccinato e mai si vaccinerà, ricorrendo in alternativa ai cosiddetti "rimedi della nonna". A tal proposito ci illumina una ricerca condotta in questi giorni a Hong Kong. Dei ricercatori hanno evidenziato che il ricorso ai vaccini nel mondo è tutt'altro che standardizzato. Ci sono paesi convinti dell'importanza di vaccinarsi e altri molto meno. Al primo posto c'è il Canada, dove si vaccina il 93% della popolazione; all'ultimo la Nigeria, dove i vaccinati rappresentano appena il 31% degli abitanti. Ma chi non si vaccina come tiene a bada i rischi influenzali? Gli esperti dell'Hong Kong Polytechnic University hanno messo in luce che in ogni paese esistono pratiche mediche del tutto peculiari, riferibili perlopiù alla medicina tradizionale e pertanto poco considerate dalla sanità pubblica. In effetti, alcuni rimedi farebbero storcere il naso a chiunque. In Canada si compiono grandi abbuffate di aglio. In Grecia si mangia formaggio, yogurt e miele. Gli anziani in Turchia, Brasile e Nigeria bevono infusi a base di limone caldo e altre rutacee. L'uso delle pere cotte "vaporizzate" è appannaggio dei coreani del Sud. Mentre in Indonesia si pratica il "kerokan": si chiede a qualcuno di sfregare sulla nostra schiena una moneta, così da liberare particolari energie contenute nel nostro corpo che aiutano la circolazione, l'attività del sistema immunitario e a guarire le ferite. Ma senza andare tanto lontani anche in Italia sono vive certe pratiche tradizionali finalizzate a contrastare le malattie "del freddo". I nostri nonni, dunque, ci consigliano per esempio di combattere i primi sintomi influenzali con il vino cotto, al quale va aggiunto un pizzico di zucchero e uno di cannella. Per i più giovani si può utilizzare al posto del vino, latte o acqua e lo zucchero può essere sostituito dal miele. Gli alcolici favoriscono la traspirazione e la dispersione di calore; dolcificanti come il miele contengono principi attivi molto utili contro le infezioni. Questi preparati andrebbero assunti prima di andare a letto. Per chi ha problemi respiratori l'indicazione doc è il miele di eucalipto, associato a spicchi di mandarino; la sinusite si combatte con il mirto, la tracheite con l'origano. Sempre utili i suffumigi, per decongestionare le mucose nasali. Si respirano a fondo i vapori di una pentola contenente acqua bollente ed essenze vegetali balsamiche. Infine per la convalescenza è consigliato mangiare pomodori crudi molto maturi o berne il succo: questo ortaggio, infatti, è ricco di vitamina A (retinolo) e contiene discrete quantità di vitamine B1, B2 e C. Anche il sesso aiuta a tenere lontana l'influenza. È il succo di una ricerca condotta da scienziati della Wilkes University australiana. Gli esperti hanno analizzato i livelli di immunoglobulina A (IgA) di 100 studenti di vent'anni: l'immunoglobulina A rappresenta la prima barriera difensiva dagli attacchi di influenza e raffreddore ed è misurabile prelevando un campione di saliva. È stato chiesto ai ragazzi quante volte avessero fatto sesso nell'ultimo mese. Risultato: nei giovani che avevano fatto l'amore 2-3 volte in 30 giorni, il livello di questa sostanza era del 30% superiore a tutti gli altri che si erano astenuti dall'attività sessuale. Risultati analoghi sono stati ottenuti dai professori della London Endocrine Clinic. In questo caso è emerso che far sesso una o due volte alla settimana stimola la produzione di anticorpi in grado di proteggerci dai principali virus invernali.
giovedì 9 settembre 2010
Il primo antibiotico? Risale a duemila anni fa
Si è soliti pensare alla penicillina come al primo antibiotico comparso nella storia della medicina. In realtà, stando alle ricerche di George Armelagos, della Emory University, le prime tracce di un antibiotico risalirebbero a circa 2mila anni fa. Si tratterebbe della tetraciclina, sostanza che veniva prodotta dai Nubiani – una popolazione che viveva in corrispondenza dell'odierno Sudan – durante la fermentazione della birra. Lo scienziato statunitense ha trovato le tracce dell'antico antibiotico nei reperti ossei di alcuni Nubiani, vissuti fra il 350 e il 500 dopo Cristo. «Le ossa esaminate erano sature di tetraciclina», afferma il chimico Mark Nelson, sulle pagine dell'American Journal of Physical Anthropology. «Il fatto che notevoli quantità di antibiotico siano state trovate anche in un bimbo di 4 anni, dimostra che la sostanza gli era stata somministrata a scopo terapeutico». Allo stesso scopo venivano somministrate anche muffe e piante particolari, benché non si sapesse dell'esistenza di sostanze specifiche in grado di debellare le infezioni. Ufficialmente il primo antibiotico compare nel 1928 con la scoperta casuale della penicillina da parte di Alexander Fleming. Oggi le tetracicline vengono utilizzate soprattutto nel trattamento delle infezioni del tratto respiratorio, dell'apparato genitale, e per combattere l'acne.
giovedì 15 luglio 2010
SALVIAMO L'ULTIMA TIGRE
100mila. Tanti erano gli esemplari di tigre, liberi di scorrazzare per il continente asiatico fino ai primi del Novecento: dalla Turchia all'Estremo oriente. Poi l'uomo ha cominciato un'assurda guerra contro questo animale, fino a portarlo sull'orlo dell'estinzione: oggi, infatti, ne rimangono allo stato brado solo 3mila esemplari. Eppure - nonostante gli sbagli compiuti negli anni - le tigri continuano a essere cacciate e uccise per i motivi più diversi, nonostante il recente allarme lanciato in Qatar, alla Conferenza internazionale sul traffico delle specie protette, e l'imminente summit in Russia (a settembre), voluto da Putin in persona, per dire definitivamente stop all'azione dei bracconieri. Il punto è che - come per il maiale - della tigre non si butta via niente. Ogni parte del suo corpo è utile all'industria per ottenere prodotti che poi andranno sicuramente a ruba, alimentando l'economia (in nero) e giovando alle tasche d'impresari senza troppi scrupoli: una tigre morta vale 25mila dollari. Il mercato illegale riguardante questi felini corrisponde a un giro di affari superiore ai 20 miliardi di dollari l'anno (13,5 miliardi di euro). Le ossa della tigre sono eccellenti per soddisfare le esigenze delle industrie farmaceutiche meno ortodosse. Quelle delle zampe anteriori dell'animale sminuzzate e messe a mollo nell'acqua fredda, servono a produrre medicinali efficaci contro il mal di testa. L'omero di una tigre costa 3.200 dollari al chilogrammo, e serve a combattere l'ulcera e/o i reumatismi. Addirittura le ossa della tigre vengono sbriciolate per la vendemmia: da esse, infatti, si ricava un vino pregiatissimo, da 200 dollari a bottiglia (un po’ meno se non è invecchiato). La coda del felino asiatico viene usata per curare malattie della pelle, dermatiti e psoriasi. Il pene sarebbe un formidabile tonico per la sessualità: una tazza di zuppa di pene di tigre, a Taiwan, costa fino a 320 dollari. E non è finita qui. Della tigre si utilizzano anche i baffi, gli occhi e gli artigli. I baffi - che in termine scientifico vengono detti 'vibrisse' - sembrerebbero ideali per vincere il mal di denti. In alcune località asiatiche vengono invece venduti come amuleti caccia sfortuna. Gli occhi curano l'epilessia (un paio di bulbi oculari costano 170 dollari); gli artigli - specialmente a Sumatra - vengono trasformati in gioielli elegantissimi e preziosissimi, per la gioia delle ricche signore dell'Estremo oriente, ma anche dei tanti turisti che si avventurano in questi angoli del pianeta e desiderano portare a casa un cimelio assai originale. C'è poi la pelle delle tigri che viene utilizzata per alimentare l'industria del tappeto: dall'epidermide del felino si ottengono pregiati drappi di tessuto per abbellire le case, ma anche amuleti sciamanici per scacciare gli spiriti maligni e pellami per abiti cerimoniali. La pelle della tigre può essere valutata fino a 20mila dollari. Non sono, comunque, solo i cacciatori ad accanirsi su questi animali, recuperando parti anatomiche "sensibili" al commercio clandestino. Spesso il mercato nero è alimentato anche dai custodi dei parchi zoologici dell'Asia. Presso lo zoo di Guilin, in Cina, si assiste quotidianamente a uno spettacolo increscioso. Le tigri moribonde vengono, infatti, riunite tutte in un piccolo spazio, e obbligate a sbranarsi fra loro per la gioia di quanti potranno l'indomani beneficare di una loro tibia o perone. Oggi le poche tigri rimaste allo stato selvatico sono rappresentate da cinque sottospecie: la tigre siberiana o dell'Amur, la tigre cinese o della Manciuria, la tigre indocinese, la tigre di Sumatra e la tigre del Bengala. Tre sottospecie (Bali, Giava, del Caspio) sono scomparse negli ultimi cinquant'anni. Il rischio estinzione per le tigri non è dovuto solo ad azioni violente dell'uomo, ma anche al progressivo restringimento del loro habitat naturale, ridotto del 40% negli ultimi 10 anni. Nella peggiore delle ipotesi le tigri potrebbero scomparire dalla faccia della Terra nel giro di una ventina d'anni. Questo il parere degli esperti di Save The Tiger, associazione americana con sede a Washington. Intanto - in occasione dell'anno della tigre che cade proprio nel 2010 - si stanno moltiplicando gli sforzi per cercare di arginare il problema. In prima linea gli uomini della Global Tiger Initiative, in collaborazione con la Banca Mondiale. L'ente vuole strappare dal rischio estinzione la tigre entro il 2020.
giovedì 3 giugno 2010
L'agopuntura? Funziona, ecco le prove
Da sempre ci si chiede se l'agopuntura ha realmente effetto sulla salute dei pazienti. Ora, uno studio pubblicato dal neurobiologo Maiken Nedergaard presso lo University of Rochester Medical Center, rivela che la nota pratica medica orientale è davvero in grado di migliorare le condizioni dei malati. Secondo gli scienziati americani l'agopuntura favorisce il rilascio di adenosina, sostanza rappresentata da una molecola di adenina legata a un ribosio che interferisce con la trasmissione dei segnali dolorifici al cervello. "L'agopuntura è una tecnica utilizzata da almeno 4mila anni", rivela Nedergaard, "ma sono molti gli scettici. Oggi però con questo studio possiamo affermare con certezza che esiste un meccanismo fisico in grado di alleviare il dolore nel corpo". Gli scienziati sono arrivati a queste conclusioni dopo aver sottoposto ad agopuntura alcuni topi sofferenti a una zampa. Dai test è emerso che, gli animali trattati con la pratica orientale, presentavano un livello di adenosina nei tessuti 24 volte superiori al normale e quindi un livello di sofferenza decisamente inferiore agli esemplari curati senza agopuntura. Come controprova dell'attendibilità della loro scoperta gli studiosi hanno eliminato nei punti del corpo sottoposti ad agopuntura i recettori dell'adenosina verificando che, in effetti, l'effetto analgesico svanisce. L'agopuntura si basa sul fatto che, secondo i concetti della medicina cinese prescientifica, nell'uomo esiste una sorta di energia vitale che circola lungo particolari linee - in grado di collegare fra loro i vari organi del corpo umano - dette "meridiani". Lo scetticismo degli scienziati deriva dal fatto che non esistono prove scientifiche di natura anatomica o fisiologica a favore di questi meridiani. Da un lavoro pubblicato sul Journal of Clinical Epidemiology emerge che "l'efficacia dell'agopuntura nella cura del dolore cronico resta dubbia", e che "anche negli studi meglio condotti i risultati sono molto contradditori". Secondo gli esperti dell'Associazione Italiana Agopuntura sono circa 6 milioni gli italiani che ogni anno si affidano all'agopuntura, mentre la Società italiana di Farmacognosia (Siphar) dice che sono circa 12mila i medici agopuntori presenti sul territorio. A Milano - fra i migliori centri dedicati all'agopuntura - segnaliamo il Laboratorio di Agopuntura dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele. Il centro aiuta a risolvere numerose patologie fra cui cervicalgia, cefalee, sindromi ansiose e disturbi del sonno. Per info: 02.2643.2643/2020.Video diffuso da Mazur Media
martedì 3 novembre 2009
A lezione di medicina dai Dinka e dai porcospini
Nato come ente finalizzato alla scoperta di nuovi farmaci coi quali combattere la malaria, ora il suo scopo è quello di osservare le popolazioni indigene e gli animali per vedere se è possibile imparare da loro a curarsi. Il riferimento è al Ritam (Research Iniziative on Tradizional Methods) gruppo nato recentemente dalla collaborazione tra l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’Università di Oxford. Gli scienziati hanno, per esempio, concentrato le loro attenzioni sui Dinka (nella foto), africani del Botswana, che si curano con cortecce, radici, foglie. Sui Murut del Borneo e molti gruppi etnici che vivono alle pendici delle Ande. Le ricerche sono già a buon punto. È emerso che piante come l’ooloodwa (Embelia schimperi), utilizzata da popolazioni della Tanzania, sono efficaci contro la malaria. Una pomata ricavata dalle foglie dell’Eupatorium odoratum, vegetale che cresce in Estremo oriente, ha invece poteri antiossidanti, guarisce le ferite e le ustioni. Ma non solo dagli uomini che vivono ancora allo stato tribale si può pensare di ricavare insegnamenti per lo sviluppo di nuove medicine e condotte terapeutiche. Si è infatti osservato che anche molti animali ne sanno più di noi in fatto di proprietà medicamentose offerte da madre natura. I porcospini che soffrono di dissenteria, per esempio, si curano egregiamente con le radici di una pianta chiamata mulengelale. Mentre gli scimpanzé hanno imparato a sfruttare le proprietà di due specie vegetali che potrebbero tornare molto utile anche all'uomo: l’Aspilia mossabicensis e la Vernonia amygdalina. Per info: www.giftsofhealth.org/ritam/
sabato 6 giugno 2009
Boom della medicina alternativa in Italia
Sempre più gli italiani si affidano alla medicina alternativa: omeopatia, agopuntura, medicina naturale... Sono circa 9milioni, il 16% del totale degli abitanti del Belpaese. Sono i dati diffusi dalle principali associazioni di medici omeopatici. Ma le percentuali sono basse se confrontate con quelle di altri paesi come Germania e Francia, dove rispettivamente il 42% e il 38% dei cittadini si affida a cure di questo tipo. Il motivo del successo dell’omeopatia? La consapevolezza di aver a che fare con prodotti assolutamente naturali, che assunti sotto controllo non fanno alcun male. Gli specialisti, però, avvertono: attenzione a non affidarsi al fai da te. In questo caso i problemi potrebbero insorgere dal fatto che alcuni prodotti omeopatici non vanno d’accordo con i farmaci tradizionali. È il caso di anticoagulanti e pillole anticoncezionali: il rischio è quello di annullare l’effetto delle medicine tradizionali andando incontro a gravidanze indesiderate o problemi cardiaci. A parte questi casi specifici, però, i rimedi omeopatici risultano particolarmente efficaci nella lotta a patologie non gravi come tosse, mal di gola, raffreddore e altre piccole infezioni. Nata agli inizi dell’Ottocento dalla mente del medico Samuel Hahnemann negli ultimi tre decenni l’omeopatia si è diffusa capillarmente in tutti i paesi progrediti, tanto da essere considerata la migliore alternativa alla medicina ufficiale. Deve il suo nome alla fusione di due parole greche: homoios (simile) e pathos (sofferenza), ovvero “simile alla malattia”.
mercoledì 3 giugno 2009
Tornano di moda le sanguisughe. In Germania si utilizzano per combattere l'artrite
Tornano di moda le sanguisughe per curare i malanni, in particolare l’artrite. Lo sostiene uno studio condotto in Germania presso la Essen–Mitte Clinic. Gli esperti hanno verificato che applicando ripetutamente questi animali (irudinei) nei punti dolorosi del corpo, la sensazione dolorosa diminuisce rapidamente. Stando alla scala di misurazione dei livelli di dolore, i partecipanti al test trattati con gli irudinei passavano da 53,5 a 19,3: chi, invece, assumeva antidolorifici tradizionali non scendeva oltre il 42,4. L’esperimento è stato compiuto su 51 pazienti sofferenti di artrite al ginocchio. Trattati con le sanguisughe per un mese alla fine hanno mostrato tutti un miglioramento. Secondo Gunther Spahn, a capo della sperimentazione, le sanguisughe sono delle vere “aziende farmaceutiche”. Hanno infatti il potere - con il loro particolare apparato boccale – di introdurre nell’organismo umano fino a 30 diverse sostanze chimiche, con notevoli proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie. Le mignatte – altro nome delle sanguisughe – venivano largamente utilizzate dai medici e dai farmacisti nei secoli passati, poi, però, con i progressi della medicina, il loro impiego è venuto meno. In particolare si prescrivevano per i salassi con i quali si credeva di poter tenere a bada ogni tipo di malattia. Erano quindi indicate per chi soffriva di cuore, fegato, reni... Le sanguisughe venivano “incollate” ai pazienti in punti strategici del corpo, e in seguito distaccate utilizzando miscele di acqua e sale. Ogni sanguisuga era in grado di estrarre fino a 15 grammi di sangue. Di solito se ne utilizzavano una quindicina contemporaneamente.
martedì 20 maggio 2008
La salute si vede dalle unghie
I tibetani e i cinesi si avvalgono di questo metodo da sempre. In Occidente, invece, è assolutamente sconosciuto. Eppure, anche secondo i massimi specialisti occidentali, si rivela molto utile per conoscere a fondo il nostro stato di salute. Stiamo parlando di un metodo diagnostico improntato sul colore e sulla forma delle unghie, spesso spia di malesseri o malattie nascoste. Secondo la medicina tradizionale cinese le unghie andrebbero tenute costantemente sotto controllo: un loro improvviso mutare di forma o un graduale ma continuo ispessimento, possono infatti segnalare, per esempio, un’alterazione a livello epatico. Mentre le lunette bianche, normalmente presenti nel pollice e in misura decrescente nell’indice e nel medio, fino a scomparire quasi nell’anulare e nel mignolo, rappresentano un indice della vitalità e dello stato di energia generale della persona e sono legate al sistema cardiovascolare. La radice e la parte inferiore dell’unghia sono invece strettamente collegate alla circolazione sanguigna e nervosa: macchie, striature, scanalature e altri segni indicano che qualcosa non va. Le macchie bianche di solito mettono in evidenza la presenza di acidi urici nell’organismo. E le strisce longitudinali suggeriscono che l’intentino non compie il proprio dovere. Da tenere d’occhio anche la morfologia delle unghie. Gli esperti sostengono infatti che l’unghia sana deve rispondere a requisiti precisi: essa deve essere leggermente incurvata, liscia, di colore roseo, moderatamente elastica e presentare una lunetta di dimensioni normali. In particolare Marcello Monti, dermatologo dell’Istituto Humanitas di Rozzano, afferma sul sito stesso dell’istituto, che “se solo un’unghia o due presentano un’anomalia, è probabile che il problema sia esterno, mentre se sono tutte le unghie a cambiare è ragionevole sospettare una malattia interna all’organismo”. Ecco dunque alcune regole per interpretare correttamente lo stato di salute delle nostre unghie e quindi del nostro organismo. Unghie fragili: c’è un problema legato all’alimentazione, probabilmente povera in vitamine e sali minerali. Unghie gialle: è la spia che qualcosa non va a livello respiratorio: in agguato bronchiti e sinusiti. Unghie viola: il cuore potrebbe far fatica a compiere il suo lavoro. Unghie bicolori: bianco/brune si tratta di un fungo, se bianche con una striscia rosa in fondo, può trattarsi di cirrosi epatica. Unghie a macchie: le macchie di colore bianco di solito indicano la presenza di bolle d’aria dovute a microtraumi, ma potrebbero svelare anche psoriasi o dermatiti allergiche. Le macchie scure, invece, potrebbero rappresentare piccole emorragie da trauma, destante quindi a scomparire in breve tempo: se ciò non avviene potrebbero essere un neo, ma anche un melanoma. Ed è quindi opportuno sottoporsi a una visita dermatologica. Unghie a righe verticali: probabile eczema. Unghie scavate: più solchi orizzontali o uno centrale suggeriscono una mancanza di ferro. Piccole depressioni “a ditale” sono il segno di psoriasi, o allergie da contatto. Unghie convesse, bombate come un vetrino di orologio: attenzione a bronchi e polmoni, fegato e intestino. Unghie spesse: ad artiglio, sono tipiche della senilità. “A grotta” rivelano problemi di tiroide o psoriasi. Unghie che si staccano: può voler dire che il sangue non arriva alle dita o si sta abusando di farmaci. Da non dimenticare però che i problemi di unghie possono derivare anche da manicure troppo aggressive o dall’applicazione di smalti di scarsa qualità. In questi casi l’autodiagnosi non è attendibile.
lunedì 12 maggio 2008
I rimedi dei nonni funzionano ancora. Scoperto il perchè
Al tempo dei nostri nonni per vincere il mal di denti utilizzavano i chiodi di garofano. Li strofinavano sul dente malato e il più delle volte il dolore passava. Ciò avveniva grazie alla azione dell’eugenolo, principio attivo contenuto nel garofano, il quale ha un potere analgesico; in particolare la sostanza è in grado di inibire lo stimolo elettrico che - transitando da una fibra nervosa all’altra - veicola il dolore per l’organismo. Si tratta di uno fra i tanti metodi adottati e consigliati dai nostri nonni per vincere mali e dolori. Stando infatti alle ricerche condotte da numerosi scienziati molte altri consigli sanitari della nonna sono altrettanto attendibili ed efficaci. Con l’uovo e un goccio di vino si combatteva, ad esempio, la debolezza, l’astenia. In effetti – dicono i ricercatori – l’uovo ricco di proteine fondamentali per i muscoli, e carboidrati, con l’alcol che scalda, fornisce una vera e propria riserva energetica per l’organismo. È un rimedio comunque consigliabile solo ai giovani e giovanissimi, in quanto negli anziani può determinare un innalzamento del colesterolo. Il latte caldo e il cognac sono a loro volta un toccasana per le malattie febbrili. L’azione scaldante dell’alcol, associata alle proprietà calmanti del latte, favorisce la circolazione a livello polmonare, giova all’ossigenazione dei tessuti, e quindi contrasta al meglio influenza e patologie respiratorie. Col freddo si registra spesso il raffreddore che può essere combattuto con i suffumigi, il vapore sprigionato da un catino riempito di acqua bollente contenente estratti vegetali a base di eucalipto e camomilla. Le sostanze liberate ricche di terpeni fluidificano le secrezioni e liberano il naso chiuso. Anche l’efficacia dell’aglio contro i calli e le verruche è dimostrata. Motivo? Contiene un enzima che distrugge la cheratina della pelle. L’aglio pestato e mescolato all’olio, sfregato per 4-5 giorni sui duroni, produceva ottimi risultati. L’aglio veniva impiegato anche per combattere le otiti. Urina e saliva venivano invece utilizzate per risolvere ferite e herpes labiali. L’urina ha senza dubbio un potere rinfrescante – ammettono gli studiosi - mentre la saliva contiene lisozima, un enzima dalle proprietà antibatteriche. La patata era l’ideale contro gli arrossamenti della pelle. L’amido, potente antinfiammatorio, presente nella solanacea, penetrando la pelle aiuta i vasi sanguigni a restringersi eliminando la sensazione di fastidio. Altri rimedi della nonna sono la borsa calda contro i dolori e la camomilla impiegata come soporifero. Nel primo caso l’azione benefica della borsa calda è garantita da temperature superiori ai 40 gradi centigradi che bloccano l’entrata in funzione dei recettori chimici che permettono al corpo di rivelare il dolore. La camomilla – tradizionalmente associata al potere di calmare i nervi – serve soprattutto per sedare i dolori mestruali e la gastrite. Ricercatori inglesi hanno infatti visto che i flavonoidi contenuti in abbondanza nel vegetale svolgono un’azione anti-spasmo e proteggono lo stomaco. Infine ci sono molti altri rimedi della nonna non necessariamente legati alla salute, che pare funzionino quasi sempre, sebbene la scienza non si sia ancora pronunciata in tal senso. Eccone alcuni. Per mantenere più a lungo la piega dei capelli non serve usare il balsamo; bastano infatti poche gocce di succo di mele renette per ottenere un risultato addirittura migliore. Per il proprio cane anziché ricorrere al tradizionale Frontline per combattere le pulci, o altri prodotti chimici, è sufficiente riempire il suo giaciglio di aghi di pino freschi. Se qualche mattina doveste accorgervi di avere il parabrezza ricoperto i ghiaccio, e avete smarrito la paletta per grattarlo via, potete usare mezza cipolla. Se il coperchio di un barattolo non si apre, passatelo sotto un getto di acqua bollente: il caldo dilaterà il metallo e il coperchio si sviterà senza problemi. Per mangiare le torte fresche il consiglio della nonna è quello di mettere mezza mela sul piatto sul quale è adagiata la torta, e poi coprire il tutto con un panno asciutto. Per ritrovare l’anno prossimo i costumi da bagno lucidi e morbidi, immergeteli in acqua e abbondante aceto per almeno 24 ore; infine sistemateli nel cassetto quando sono completamente asciugati.
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