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sabato 28 dicembre 2013

Cura Google per il mal di schiena



Sarebbero 15 milioni gli italiani che convivono con il mal di schiena. Il problema è in gran parte dovuto alla cattiva postura che osserviamo stando seduti al pc (ma anche alla guida o a tavola), ma non solo; c'è in parte anche un retroscena di natura antropologica: non sappiamo, infatti, più misurarci correttamente con il nostro corpo, avendo dimenticato le basi del cosiddetto "portamento primitivo" che contraddistingueva i nostri avi, pressoché immuni dai dolori lombari. E' la teoria di una nuova luminare nel campo della lotta al mal di schiena, Esther Gokhale, alla quale gran parte dei dipendenti dei più grandi siti mondiali (Google, Facebook, Yahoo) si appellano per vincere le loro pene: con successo. La studiosa ha iniziato a occuparsi di schiena dopo un'operazione di ernia al disco non andata a buon fine. I continui dolori e pellegrinaggi da un esperto all'altro, senza risultato, l'hanno infine convinta a dedicarsi da sola al proprio corpo; studiando l'anatomia e la fisiologia umana, ma affidandosi anche a discipline giudicate spesso dall'intellighenzia medica borderline, come l'agopuntura. Con il suo lavoro non solo ha vinto i propri disagi, ma inventato un metodo per far guarire tutti dal mal di schiena, in particolar modo coloro che per lavoro rimangono piegati per ore davanti al monitor di un computer. In che modo Gokhale promette un simile risultato? Innanzitutto rispettando la "postura primitiva", quando si è seduti: spingere in avanti la parte alta del bacino, indietreggiare le spalle, cercando di distendere la colonna vertebrale e raddrizzare il collo. A questo punto si può cominciare ad approfondire il "metodo Gokhale", riportato anche in un testo che sta andando a ruba in mezzo mondo, "Otto passi per liberarsi dal mal di schiena".
Spesso sono sufficienti sei sedute con l'esperta americana, e non sono previste chissà quali rocambolesche pratiche mediche, né farmacologiche, ma solo una serie di "buoni consigli posturali" che nei millenni abbiamo completamente dimenticato. Con ciò Gokhale suggerisce e insegna come si dorme, si mangia, ci si alza o ci si siede. E come si cammina, "spremendo", per esempio, i glutei e rafforzando i muscoli del basso schiena, o riflettendo sul modo in cui muoviamo i piedi. Tanti piccoli accorgimenti che nell'insieme assicurano la vittoria sulle dorsopatie più comuni, riequilibrando la sinergia fra i vari comparti anatomici. A quanto pare in modo definitivo. «Molti di noi stanno seduti assumendo la tipica forma a "c", con la schiena piegata in avanti», spiega Gokhale, «ma è una posizione deleteria per la colonna vertebrale; simile il discorso per la postura a "s", con la zona lombare inarcata dovuta magari a tensione e nervosismo». Qual è, allora, l'alternativa?
Una postura che rispetta la naturale predisposizione della schiena a rimanere "dritta", ma allo stesso tempo rilassata, sviluppando il disegno di una "j": con la parte alta del bacino e quella dorsale attaccata allo schienale e quella intermedia dorsale staccata, senza dimenticare le gambe che devono cadere perpendicolarmente alla linea disegnata da una schiena bella dritta. Così facendo muscoli, nervi e scheletro sono perfettamente "in sintonia" fra loro, garantendo benessere e comodità.  

lunedì 12 novembre 2012

La "genetica" del contorsionista


Come fa una persona a “raggomitolarsi” in una scatola di appena quarantacinque centimetri? È la domanda che tutti si pongono non appena vedono in azione, in tv o in qualche circo, un contorsionista. La risposta arriva ora da uno studio inglese pubblicato dal quotidiano britannico Times. Il segreto sta nelle caratteristiche genetiche del protagonista, dotato di legamenti più lunghi e più flessibili del normale. Al contrario di quanto ritenuto finora, che considerava invece i contorsionisti delle persone dotate di uno scheletro speciale predisposto ad assumere posizioni inimmaginabili. Ma la scoperta non finisce qui. Perché dallo studio è anche emerso un dato che spiega il motivo per cui sono principalmente le donne a svolgere questo mestiere, mentre l’uomo è in netta minoranza. Ebbene gli scienziati hanno evidenziato un nesso tra gli ormoni femminili, e il collagene che si trova diffuso in tutto il corpo e che costituisce i legamenti. In pratica le sostanze secrete dalle ghiandole delle donne interferiscono con maggiore efficacia con il collagene, rendendolo più flessibile e dilatabile. A questi risultati gli specialisti sono giunti dopo aver sottoposto una contorsionista alla risonanza magnetica. Se n’è occupato Richard Wiseman dell’università dello Hertfordshire che ha utilizzato le apparecchiature dell’ospedale St. Mary’s di Londra, conducendo gli esami prima su se stesso e poi sulla signorina Delia Du Sol. Così ha concluso che i legamenti della contorsionista erano molto più elastici dei suoi. E ha inoltre appurato che gli organi interni della Du Sol si spostano con maggiore facilità senza correre il rischio di rimanere schiacciati dalle vertebre. Lo studio, evidentemente, spiega anche l'agilità della “donna volante” che abbiamo visto spesso in giro per Milano negli ultimi tempi e di cui anche Spigolature s'è occupato: http://gianlucagrossi.blogspot.it/search?q=donna+volante+

giovedì 24 giugno 2010

Il calcetto tiene lontano l'osteoporosi


Per molti uomini è un vero sfogo settimanale e guai a toccargliela: la partita a calcetto. Ora, però, c'è anche uno studio a sottolineare l'importanza di quest'abitudine. Arriva dai ricercatori dell'Università di Copenaghen, secondo i quali la partitella a cinque è un vero e proprio antidoto contro l'osteoporosi. La malattia colpisce più frequentemente le donne, ma riguarda anche una buona fetta di uomini in là con gli anni. Lo studio danese ha messo in luce che chi gioca periodicamente a calcetto corre meno rischi di ammalarsi di questa patologia ossea. Per arrivare a queste conclusioni Peter Krustrup, a capo dello studio, ha sottoposto per alcuni mesi un gruppo di donne a un allenamento di calcio due volte alla settimana: alla fine dei test s'è visto che le giocatrici mostravano un incremento della densità ossea delle tibie e un maggiore sviluppo dei polpacci e della muscolatura. In più il ricercatore ha analizzato le caratteristiche muscolari di over 65 che avevano giocato a calcio a livello amatoriale per gran parte della vita, mettendole a confronto con quelle di trentenni, senza evidenziare differenze. In ogni caso il calcio - fino a metà anni Duemila - al primo posto nelle preferenze sportive, passa in secondo piano: adesso c'è il fitness. Un test compiuto su 24mila famiglie ha messo in luce che ginnastica, aerobica e cultura fisica, riguarda 4 milioni 320mila persone. A seguire i calciatori, 4 milioni e 152 mila e i nuotatori, con 3 milioni e 576mila praticanti. In caduta libera il tennis e gli sport invernali. Colpa della crisi?

sabato 27 febbraio 2010

Un bicchiere di birra al giorno, toglie l'osteoporosi di torno

Bere birra. Potrebbe essere questo il segreto per mantenere giovani le ossa e contrastare fratture e malattie come l'osteoporosi. Naturalmente senza esagerare. È il parere di un team di esperti dell'Università della California. Gli scienziati hanno visto che la nota bevanda ricavata dall'orzo è molto ricca di silicio, minerale che, in associazione con il calcio, determina la buona salute dell'apparato scheletrico. Il riferimento è in special modo alle cosiddette 'bionde' ambrate, birre caratterizzate da un aroma peculiare, risultato delle alte concentrazioni di acido orto silicico; le 'scure', invece, come le varietà 'black malt', 'chocolate' e 'roast barley', ne contengono molto meno. In generale s'è comunque visto che su 100 birre in commercio, la presenza di silicio media è stimata fra 6,4 e 56,5 mg/l. Gli scienziati dell'Università di Extremadura di Caceres, in Spagna, precisano che la dose ideale per contrastare le malattie ossee è un bicchiere al giorno di birra. "Un bicchiere di birra ogni 24ore è sufficiente per rinforzare le ossa", racconta Juan Pedrera-Zamorano, a capo dello studio. "La birra è fra le sostanze con la più alta concentrazione di silicio ed è anche caratterizzata da ottime concentrazioni di fitoprogesterone, variante vegetale del progesterone, che mantiene lo scheletro in buona salute". Da tempo si parla delle qualità del vino, soprattutto per ciò che riguarda il buon funzionamento vascolare. La bevanda ottenuta dalla fermentazione dell'uva contiene, infatti, resveratrolo, che fluidifica il sangue mantenendo intatte le arterie. Ma è la prima volta che anche alla birra viene dato il suo giusto valore 'farmaceutico'. "In realtà non è ancora chiaro il meccanismo mediante il quale il silicio proteggere lo scheletro", spiega a Libero Silvia Migliaccio, medico nutrizionista all'Università di Roma La Sapienza, "e comunque non ha senso suggerire di aumentare il consumo di alcol per prevenire l'osteoporosi: elevate concentrazioni di alcolici, infatti, aumentano il rischio di sviluppare malattie ossee". Solo in Italia di osteoporosi soffrono 4milioni di persone, il 40% delle donne e il 13% degli uomini. 250mila sono le fratture ogni anno dovute alla malattia.

mercoledì 26 agosto 2009

"Sindrome di Highlander": la malattia degli over 50 drogati di sport

Anche loro corrono come forsennati, giocano a calcetto e praticano sport rischiosi. Ma forse si sono dimenticati di un piccolo particolare: non hanno più l’età per farlo. Sono gli ammalati della cosiddetta “sindrome di Highlander”, patologia da poco riconosciuta e riguardante over 50 convinti di avere ancora il fisico di un ventenne. In Usa rappresentano l’altra faccia della medaglia di una popolazione sempre più afflitta da problemi di sovrappeso e obesità. In questo caso l’ossessione del tempo che avanza e la paura di ingrassare vengono mitigate da un’intensa attività fisica che il più delle volte fa più male che bene. Complici anche talune campagne salutiste che non si curano minimamente di illustrare i pericoli cui si può andare incontro quando “l’allenamento” diventa eccessivo. Dicono i ricercatori che gli ambulatori statunitensi sono sempre più spesso affollati da pazienti over 50 il cui destino è quello di sottoporsi alla sostituzione dell’anca o del ginocchio. Altrimenti i rischi di un esercizio fisico eccessivo possono portare a rottura dei legamenti e delle cartilagini, a borsiti, tendiniti, artriti. Come è possibile, quindi, fare del moto per scongiurare l’obesità, senza correre il rischio di ammalarsi per un’attività fisica eccessiva? Semplicemente compiendo gli esercizi con moderazione, dicono gli esperti. Il fisico di un cinquantenne non può essere paragonato a quello di un ventenne o trentenne: per quanto in forma il primo non potrà mai competere con il secondo. Il consiglio degli scienziati, rivolto agli highlander, è dunque quello di lasciar perdere innanzitutto gli sport di “contatto” come il calcio e il calcetto. E prediligere discipline individuali come il nuoto, la corsa e la bicicletta. In ogni caso, da evitare categoricamente, sono gli scatti improvvisi. Simili sforzi infatti sono quasi sempre compiuti in condizioni di anaerobiosi - cioè senza consumo di ossigeno – e possono provocare repentini innalzamenti di pressione e del numero dei battiti cardiaci, mettendo a repentaglio la salute del cuore e dei vasi sanguigni. Va poi tenuto presente che è sempre meglio iniziare uno sport gradualmente e mai di colpo. Allo stesso modo è indispensabile tener conto che dopo una certa età muscoli, tendini e articolazioni necessitano di un tempo maggiore di recupero. Secondo gli scienziati della Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport dell’università Cattolica di Roma, troppo spesso gli atleti sono convinti, a torto, che l’esercizio fisico possa preservare da qualsiasi malattia e hanno la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio di ogni genere.

giovedì 25 giugno 2009

Mal di schiena: a Keanu Reever è passato con la tecnica Alexander

Keanu Reeves, l’attore di Matrix, aveva mal di schiena. Come se l’è fatto passare? Lui giura: “Il merito è tutto della tecnica Alexander”. In effetti, i risultati di uno studio recente gli danno ragione: questo tipo di sedute rieducative, unito a 30 minuti di cammino veloce cinque volte la settimana, si è dimostrato in grado di tenere a bada la lombalgia per un anno almeno. Si tratta di un’indagine ampia, condotta su 579 pazienti nelle università di Southampton e Bristol e pubblicata dal British Medical Journal online. La tecnica prende il nome dal suo inventore, l’australiano Frederick Matthias Alexander, che la mise a punto negli anni 30. È un metodo per rieducare la postura e il risultato è una riduzione delle tensioni sui muscoli della schiena, collo e testa, che sono spesso all’origine dei dolori. Una lezione dura sui 45 minuti e costa circa da 40 a 60 euro. All’inizio l’allievo viene fatto accomodare su una sedia, dopodichè l’insegnante lo invita ad alzarsi e sedersi ripetutamente, analizzando con delicati tocchi delle mani i rapporti muscolari tra testa e collo, tra collo e tronco e tra tronco e gambe. In seguito l’allievo si concentra sui punti del corpo più contratti, in modo da rilassarli seguendo le indicazioni dell’insegnante. Questo esercizio dura circa 10 minuti ed è ripreso in seguito con altre modalità. Nella fase seguente l’allievo viene fatto sdraiare su un lettino e, di nuovo, l’insegnante valuta con attenzione le sue caratteristiche neuromuscolari, dedicando 20 minuti di lavoro manuale allo scioglimento delle tensioni. Quante lezioni bisogna frequentare? I benefici si avvertono fin da subito, ma in genere ne occorrono almeno sei per arginare problemi come la lombalgia cronica, la cervicalgia, la cefalea miotensiva, e vari disturbi a carico delle spalle e delle braccia. L’elenco degli insegnanti della tecnica Alexander in Italia si trova sul sito internet www.collolibero.it.

Lezioni di postura

La tecnica Alexander è sconsigliata nella fase acuta del mal di schiena. “Quando i dolori sono violenti occorrono due o tre giorni di riposo - spiega Gianluca Melegati, responsabile del centro di riabilitazione sportiva dell'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano -. Poi una visita ortopedica o fisiatrica ed esami come radiografia, Tac e risonanza magnetica, che chiariscono le cause. Se lombalgia, cervicalgia o dorsalgia sono dovute a contratture muscolari e a postura scorretta, ecco che le lezioni di tecnica Alexander non hanno controindicazioni. Non è invece indicata per chi soffre di patologie discali conclamate (come l'ernia del disco) o di sciatalgia. In tutti i casi è sempre opportuno chiedere un parere al proprio medico”.


(Pubblicato sul numero 7 di OkSalute, http://ok.leiweb.it/)

sabato 6 giugno 2009

Osteoporosi: si studia il letargo degli orsi per sviluppare una nuova cura

Scopo degli studiosi è ora quello di approfondire ulteriormente la fisiologia degli orsi per arrivare a sviluppare farmaci che siano in grado di contrastare efficacemente malattie delle ossa come l’osteoporosi. Stando infatti alle conclusioni di Henry Donahue, ortopedico presso la Pennsylvania University, i plantigradi hanno sviluppato la capacità di riciclare il calcio perduto in seguito alla riduzione della massa ossea, fenomeno che si riscontra durante la fase di letargo dell’animale, e nell’uomo, appunto, nell’osteoporosi. Gli orsi durante il periodo invernale si addormentano e azzerano il loro metabolismo. Il calcio perduto dall’assottigliamento della massa ossea, però, non viene eliminato con le urine e le feci, ma si mantiene nel circolo sanguigno, pronto per essere riutilizzato nella stagione successiva: “Gli orsi non hanno un modo di eliminare il calcio in eccesso, e il posto più logico dove metterlo è di nuovo nelle ossa – ha spiegato il ricercatore. Gli scienziati hanno evidenziato che esistono delle strette similitudini, quindi, tra il soggetto umano anziano e l’orso bruno (Ursus americanus), di qualunque età, che va in letargo: entrambi vanno infatti incontro a una rapida perdita del tessuto scheletrico, principalmente dovuta alla limitata attività fisica. Donahue ha, però, evidenziato che al risveglio dal letargo l’orso, a differenza dell’uomo, è in grado di ripristinare velocemente il calcio perduto, ridando l’originale vigore alle ossa. In più ha visto che gli orsi invecchiando non subiscono alcuna degenerazione dell’impalcatura ossea. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente inserito nelle priorità sanitarie di rilevanza internazionale per la decade 2000-2010, l’osteoporosi. Questa patologia dello scheletro, definita anche malattia delle “ossa di vetro”, ha come sua caratteristica principale la perdita del patrimonio minerale osseo, con conseguente progressiva riduzione della resistenza meccanica dello scheletrico. Secondo ESOPO, recente studio epidemiologico multicentrico nazionale, il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi.

mercoledì 3 giugno 2009

Tornano di moda le sanguisughe. In Germania si utilizzano per combattere l'artrite

Tornano di moda le sanguisughe per curare i malanni, in particolare l’artrite. Lo sostiene uno studio condotto in Germania presso la Essen–Mitte Clinic. Gli esperti hanno verificato che applicando ripetutamente questi animali (irudinei) nei punti dolorosi del corpo, la sensazione dolorosa diminuisce rapidamente. Stando alla scala di misurazione dei livelli di dolore, i partecipanti al test trattati con gli irudinei passavano da 53,5 a 19,3: chi, invece, assumeva antidolorifici tradizionali non scendeva oltre il 42,4. L’esperimento è stato compiuto su 51 pazienti sofferenti di artrite al ginocchio. Trattati con le sanguisughe per un mese alla fine hanno mostrato tutti un miglioramento. Secondo Gunther Spahn, a capo della sperimentazione, le sanguisughe sono delle vere “aziende farmaceutiche”. Hanno infatti il potere - con il loro particolare apparato boccale – di introdurre nell’organismo umano fino a 30 diverse sostanze chimiche, con notevoli proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie. Le mignatte – altro nome delle sanguisughe – venivano largamente utilizzate dai medici e dai farmacisti nei secoli passati, poi, però, con i progressi della medicina, il loro impiego è venuto meno. In particolare si prescrivevano per i salassi con i quali si credeva di poter tenere a bada ogni tipo di malattia. Erano quindi indicate per chi soffriva di cuore, fegato, reni... Le sanguisughe venivano “incollate” ai pazienti in punti strategici del corpo, e in seguito distaccate utilizzando miscele di acqua e sale. Ogni sanguisuga era in grado di estrarre fino a 15 grammi di sangue. Di solito se ne utilizzavano una quindicina contemporaneamente.

sabato 30 maggio 2009

Malattie del ginocchio: nuove speranze dalle staminali

Curare e guarire un ginocchio malconcio, sottoposto a troppi stress fisici o colpito da artrosi, con le staminali: da oggi si può. Propongono questo tipo di intervento una decina di centri italiani. La tecnica consiste in un prelievo di sangue dal midollo osseo in anestesia locale. Successivamente il sangue prelevato viene centrifugato. Si isolano le cellule staminali che vengono poi iniettate nel punto anatomico malato. In questa sede le cellule staminali si differenziano in cellule cartilaginee nel giro di un mese, andando a sostituire il tessuto danneggiato. Studiosi dell’Università di Genova hanno già testato la tecnica su 600 pazienti, ottenendo buoni risultati. “È una tecnica sperimentale – dice a Spigolature Scientifiche Giuseppe Laurà, primario di chirurgia del ginocchio del Gaetano Pini –. Ci vorranno nuovi studi per confermare la sua validità. In questa fase è innanzitutto necessario non creare false speranze e muoversi con cautela”.

sabato 23 maggio 2009

Leptina: l'ormone che vince l'osteoporosi

Prevenire l’osteoporosi sfruttando l’azione dell’ormone ‘leptina’, implicato nella regolazione del peso corporeo e nell’attività delle gonadi. È il risultato che è stato ottenuto da Gerard Karsenty del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas. La leptina, spiegano gli scienziati, è stata scoperta nel 1994, e sembra avere un ruolo importante nei processi che interessano lo sviluppo dello scheletro. Partendo dal presupposto che l’osteoporosi è principalmente dovuta al riassorbimento del tessuto osseo da parte degli osteoclasti (cellule giganti, plurinucleate, che erodono l’ossatura), si è visto che l’ormone è in grado di intervenire efficacemente su questa cellule, inibendo l’intero processo che porta al progressivo ‘assottigliamento’ dello scheletro. In particolare la leptina per compiere questa azione produce segnali chimici specifici e un neuropeptide chiamato ‘Cart’. Studi condotti sulla leptina hanno inoltre provato che la sua azione terapeutica è utile anche per combattere problemi legati alla funzionalità delle gonadi. In questo caso degli scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston hanno osservato che la somministrazione di leptina ricombinante, 2 volte al giorno per 3 mesi, è in grado di ripristinare il ciclo mestruale in donne con amenorrea dovuta ad intenso esercizio fisico o a basso peso corporeo.

lunedì 12 maggio 2008

Come curare la cervicale e non riaverla

Sette adulti su dieci, come risulta da diversi team scientifici, soffrono di cervicale (cervicalgia). Il male è caratterizzato da dolori al collo, alle spalle, alla testa, dovuti a varie cause fra cui infiammazioni di articolazioni, legamenti, dischi intervertebrali, nervi. Spesso il problema deriva anche da contrazioni muscolari che sopravvengono in risposta a posizioni scorrette assunte in macchina o al computer o dall’utilizzo di cuscini inappropriati e letti troppo morbidi. “La malattia colpisce un gran numero di persone con una leggera prevalenza per il sesso femminile, gli anziani malati di artrosi e gli individui che soffrono di ansia – ci racconta Carlo Trevisan, dirigente medico presso la Clinica ortopedica dell’Ospedale San Gerardo di Monza -. Per tenere lontano i dolori, è bene sapere che ci sono azioni da non compiere ed esercizi da fare. Secondo gli scienziati sono quattro le tipiche azioni quotidiane anticamera della cervicalgia: sedere davanti a un computer in modo scorretto (la schiena deve essere dritta e la distanza visiva dal monitor di circa 50-70 centimetri); indossare scarpe col tacco alto (meglio se il tacco è di circa 2-4 centimetri, più alto solo in occasioni particolari); parlare al telefono mentre, per esempio, si sta scrivendo qualcosa al computer (le posizioni assunte per immobilizzare l’apparecchio tra il collo e la mandibola obbligano le vertebre cervicali a movimenti non corretti); leggere a letto (la schiena, piegandosi, provoca tensione a livello dei legamenti del collo). Dunque cosa fare per prevenire – in chi sta bene – e curare – nei malati saltuari e in quelli cronici – la cervicale? Svolgere, magari prima di coricarsi, dei semplici esercizi. In piedi, muovere la testa in su e in giù e poi a destra e a sinistra; inclinare lentamente il collo con la mano de lato verso il quale è piegato il capo. Da seduti invece poggiare le dita sulla nuca e massaggiare l’area compresa tra la regione cervicale alta e le spalle; roteare lentamente la testa su se stessa, con la schiena dritta e le spalle rilassate. In alcuni casi sono però necessari i farmaci, miorilassanti e antinfiammatori: “Svolgono un’azione rilassante e sfiammante – ci dice Mattea Meda, ortopedico dell’Ospedale San Paolo di Milano -. Oppure si può ricorrere alle cosiddette terapie fisiche basate per esempio sull’impiego di ultrasuoni o infrarossi”. Se il problema non viene risolto, il consiglio è quello di rivolgersi a uno specialista che potrà sottoporre il malato a test specifici come la Tac e la risonanza magnetica.