Sarebbero 15 milioni gli italiani che convivono con il mal di schiena. Il problema è in gran parte dovuto alla cattiva postura che osserviamo stando seduti al pc (ma anche alla guida o a tavola), ma non solo; c'è in parte anche un retroscena di natura antropologica: non sappiamo, infatti, più misurarci correttamente con il nostro corpo, avendo dimenticato le basi del cosiddetto "portamento primitivo" che contraddistingueva i nostri avi, pressoché immuni dai dolori lombari. E' la teoria di una nuova luminare nel campo della lotta al mal di schiena, Esther Gokhale, alla quale gran parte dei dipendenti dei più grandi siti mondiali (Google, Facebook, Yahoo) si appellano per vincere le loro pene: con successo. La studiosa ha
iniziato a occuparsi di schiena dopo un'operazione di ernia al disco non andata
a buon fine. I continui dolori e pellegrinaggi da un esperto all'altro, senza
risultato, l'hanno infine convinta a dedicarsi da sola al proprio corpo; studiando
l'anatomia e la fisiologia umana, ma affidandosi anche a discipline giudicate
spesso dall'intellighenzia medica borderline, come l'agopuntura. Con il suo
lavoro non solo ha vinto i propri disagi, ma inventato un metodo per far
guarire tutti dal mal di schiena, in particolar modo coloro che per lavoro
rimangono piegati per ore davanti al monitor di un computer. In che modo
Gokhale promette un simile risultato? Innanzitutto rispettando la "postura
primitiva", quando si è seduti: spingere in avanti la parte alta del
bacino, indietreggiare le spalle, cercando di distendere la colonna vertebrale
e raddrizzare il collo. A questo punto si può cominciare ad approfondire il "metodo
Gokhale", riportato anche in un testo che sta andando a ruba in mezzo
mondo, "Otto passi per liberarsi dal mal di schiena".
Spesso sono sufficienti sei sedute con l'esperta americana, e non sono previste chissà quali rocambolesche pratiche mediche, né farmacologiche, ma solo una serie di "buoni consigli posturali" che nei millenni abbiamo completamente dimenticato. Con ciò Gokhale suggerisce e insegna come si dorme, si mangia, ci si alza o ci si siede. E come si cammina, "spremendo", per esempio, i glutei e rafforzando i muscoli del basso schiena, o riflettendo sul modo in cui muoviamo i piedi. Tanti piccoli accorgimenti che nell'insieme assicurano la vittoria sulle dorsopatie più comuni, riequilibrando la sinergia fra i vari comparti anatomici. A quanto pare in modo definitivo. «Molti di noi stanno seduti assumendo la tipica forma a "c", con la schiena piegata in avanti», spiega Gokhale, «ma è una posizione deleteria per la colonna vertebrale; simile il discorso per la postura a "s", con la zona lombare inarcata dovuta magari a tensione e nervosismo». Qual è, allora, l'alternativa?
Spesso sono sufficienti sei sedute con l'esperta americana, e non sono previste chissà quali rocambolesche pratiche mediche, né farmacologiche, ma solo una serie di "buoni consigli posturali" che nei millenni abbiamo completamente dimenticato. Con ciò Gokhale suggerisce e insegna come si dorme, si mangia, ci si alza o ci si siede. E come si cammina, "spremendo", per esempio, i glutei e rafforzando i muscoli del basso schiena, o riflettendo sul modo in cui muoviamo i piedi. Tanti piccoli accorgimenti che nell'insieme assicurano la vittoria sulle dorsopatie più comuni, riequilibrando la sinergia fra i vari comparti anatomici. A quanto pare in modo definitivo. «Molti di noi stanno seduti assumendo la tipica forma a "c", con la schiena piegata in avanti», spiega Gokhale, «ma è una posizione deleteria per la colonna vertebrale; simile il discorso per la postura a "s", con la zona lombare inarcata dovuta magari a tensione e nervosismo». Qual è, allora, l'alternativa?
Una postura che
rispetta la naturale predisposizione della schiena a rimanere
"dritta", ma allo stesso tempo rilassata, sviluppando il disegno di
una "j": con la parte alta del bacino e quella dorsale attaccata allo
schienale e quella intermedia dorsale staccata, senza dimenticare le gambe che
devono cadere perpendicolarmente alla linea disegnata da una schiena bella
dritta. Così facendo muscoli, nervi e scheletro sono perfettamente "in
sintonia" fra loro, garantendo benessere e comodità.


Bere birra. Potrebbe essere questo il segreto per mantenere giovani le ossa e contrastare fratture e malattie come l'osteoporosi. Naturalmente senza esagerare. È il parere di un team di esperti dell'Università della California. Gli scienziati hanno visto che la nota bevanda ricavata dall'orzo è molto ricca di silicio, minerale che, in associazione con il calcio, determina la buona salute dell'apparato scheletrico. Il riferimento è in special modo alle cosiddette 'bionde' ambrate, birre caratterizzate da un aroma peculiare, risultato delle alte concentrazioni di acido orto silicico; le 'scure', invece, come le varietà 'black malt', 'chocolate' e 'roast barley', ne contengono molto meno. In generale s'è comunque visto che su 100 birre in commercio, la presenza di silicio media è stimata fra 6,4 e 56,5 mg/l. Gli scienziati dell'Università di Extremadura di Caceres, in Spagna, precisano che la dose ideale per contrastare le malattie ossee è un bicchiere al giorno di birra. "Un bicchiere di birra ogni 24ore è sufficiente per rinforzare le ossa", racconta Juan Pedrera-Zamorano, a capo dello studio. "La birra è fra le sostanze con la più alta concentrazione di silicio ed è anche caratterizzata da ottime concentrazioni di fitoprogesterone, variante vegetale del progesterone, che mantiene lo scheletro in buona salute". Da tempo si parla delle qualità del vino, soprattutto per ciò che riguarda il buon funzionamento vascolare. La bevanda ottenuta dalla fermentazione dell'uva contiene, infatti, resveratrolo, che fluidifica il sangue mantenendo intatte le arterie. Ma è la prima volta che anche alla birra viene dato il suo giusto valore 'farmaceutico'. "In realtà non è ancora chiaro il meccanismo mediante il quale il silicio proteggere lo scheletro", spiega a Libero Silvia Migliaccio, medico nutrizionista all'Università di Roma La Sapienza, "e comunque non ha senso suggerire di aumentare il consumo di alcol per prevenire l'osteoporosi: elevate concentrazioni di alcolici, infatti, aumentano il rischio di sviluppare malattie ossee". Solo in Italia di osteoporosi soffrono 4milioni di persone, il 40% delle donne e il 13% degli uomini. 250mila sono le fratture ogni anno dovute alla malattia.





