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martedì 29 marzo 2011

Polmoni a rischio se la strada è troppo trafficata

Giovanissimi che vivono a 500 metri da una strada molto trafficata, potrebbero subire problemi di sviluppo polmonare. Il rischio è alto soprattutto per i bimbi che ogni giorno sono costretti a far la spola casa-scuola, passando per strade molto battute. Sono i risultati divulgati da studiosi dell’University of California, sulla rivista The Lancet. Gli esperti dicono che i fumi tossici delle automobili possono scatenare malattie croniche come l’asma e - nella peggiore delle ipotesi - il rallentamento dello sviluppo dei polmoni. Lo studio ha coinvolto quasi 4mila ragazzi, seguiti dai 10 ai 18 anni, periodo fondamentale per lo sviluppo. Quelli che vivevano a 500 metri da strade molto inquinate hanno mostrato funzioni polmonari ridotte rispetto a chi vive a un chilometro e mezzo dalle zone più trafficate. Gli scienziati non conoscono esattamente il motivo per cui l’aria inquinata possa impedire ai polmoni di svilupparsi, ma credono che in qualche modo la continua irritazione dei bronchi possa portare a un’infiammazione cronica che, a lungo andare, predisporrebbe a un blocco della crescita dell’apparato respiratorio. Secondo Stephen Holgate, professore di immunofarmacologia presso l’Università di Southampton, le emissioni dei veicoli interferiscono negativamente sulla biochimica dei polmoni: creano un forte stress ai danni delle mucose polmonari che lentamente smettono di compiere il loro dovere. Lo stress provocherebbe col passare del tempo effetti tossici per tutto l’organismo, con la produzione di radicali liberi e danni alle cellule e al DNA. Norman Lamb, della Liberal Democrat health, dice che è necessario trovare al più presto un sistema per limitare l’impatto delle polveri sottili sull'uomo, così da salvaguardare soprattutto la salute dei più piccoli.

venerdì 6 agosto 2010

L'aria delle stalle fa bene alla salute

Allevare le mucche tiene lontano il rischio di ammalarsi di tumore ai polmoni. Lo annuncia Coldiretti, riferendosi a uno studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology e condotto in Italia da un gruppo di ricercatori internazionali guidati da Giuseppe Mastrangelo dell’Università di Padova. Gli esperti hanno evidenziato, su un campione di 2561 allevatori di bovini da latte in Veneto, seguito per un periodo compreso tra il 1970 e il 1998, che gli individui che hanno abbandonato il lavoro nelle stalle per dedicarsi ad altre occupazioni, sono stati maggiormente colpiti da tumore ai polmoni; da ciò gli studiosi hanno dunque dedotto che chi alleva bestiame rischia meno di ammalarsi della patologia polmonare, rispetto a chi presta servizio nell’industria o in altri settori. Si è inoltre potuto constatare che tanto maggiori sono i capi di allevamento in possesso di un determinato allevatore, e tanto minori sono per lui i pericoli di subire neoplasie all’apparato respiratorio. Ma quel è il segreto che consente agli allevatori di mantenersi immuni dal tumore ai polmoni? Per ora una risposta certa non c’è ma, asseriscono gli esperti, è probabile che la situazione possa dipendere dal fatto che nelle stalle vengono liberate massicce quantità di endotossine che in qualche modo hanno il potere di preservare gli organi respiratori. Secondo Coldiretti in Italia sono presenti circa 57mila allevamenti da latte, il 60% in meno delle imprese attive quindici anni fa, ma con un aumento della dimensione media delle stalle, che sostanzialmente ha consentito di mantenere invariata la produzione complessiva di latte.

giovedì 27 maggio 2010

GENERAZIONE ZIRTEC (I)

In una scuola palermitana gli studenti allergici alla parietaria sono aumentati in due anni del 63%. Nelle scuole superiori romane il 18% dei ragazzi presenta problemi cronici di rinite e ostruzione nasale. In Lombardia i bambini asmatici sono oltre 130mila: la sola provincia di Milano ne conta 53mila, di cui 2.500 gravi. Complessivamente, in Italia, il 10% dei bimbi sotto i 14 anni soffre di asma bronchiale, nell'80% dei casi provocata da allergia; il 20% di rinite allergica; il 10% di dermatite atopica. Sono i dati raccolti da una serie di studi recentemente condotti in Italia, riguardo una malattia che - nonostante i progressi della medicina e della scienza - continua a colpire sempre più persone, specialmente in giovane età: l'allergia.

I numeri di una malattia sociale

Le malattie allergiche sono in costante aumento in Italia e nel mondo e occupano il sesto posto fra le patologie croniche più frequenti. Nel Belpaese, dal 1950 a oggi, gli allergici sono passati dal 10% al 30%. Tendenza riscontrabile in tutta Europa dove i malati rappresentano il 26% della popolazione, vale a dire più di una persona su quattro. Alla luce di ciò si prevede che, in tutti i paesi industrializzati, nel 2020, un bambino su due sarà vittima di una o più forme allergiche. Il 50% degli allergici è colpito anche da asma bronchiale: dal 1980 al 1994 la mortalità per attacco d'asma è cresciuta del 30%. L'allergia viene dunque considerata una malattia sociale a tutti gli effetti, con ripercussioni sempre più gravi anche sul mondo del lavoro: una ricerca americana ha dimostrato che le assenze lavorative e la riduzione della produttività negli ultimi tempi, dovute alla sola rinite allergica (il famoso raffreddore da fieno), sono costate alla comunità circa 250 milioni di dollari.

Quando il sistema immunitario va in tilt

Ma cos'è l'allergia? È una malattia del sistema immunitario caratterizzata da una iperproduzione di anticorpi IgE (immunoglobuline E), che si verifica in seguito al contatto con sostanze assolutamente innocue - come per esempio i pollini - giudicate, però, pericolose dall'organismo. Le immunoglobuline E sono sintetizzate dai linfociti B, e più precisamente dalle plasmacellule, cellule specifiche del sistema immunitario. Il vero compito delle IgE è quello di proteggere l'organismo dalle infezioni da parte di parassiti come gli elminti, metazoi vermiformi tassonomicamente riconducibili a organismi come i trematodi e i cestodi, che compiono il loro ciclo vitale all'interno di un ospite specifico (a differenza di altri parassiti come i pidocchi che lo compiono all'esterno). Le cosiddette IgE totali sono, peraltro, uno degli indici più utilizzati per valutare la gravità di un'allergia, tramite un banale esame del sangue. Per un adulto il numero di IgE non dovrebbe superare il numero di 100-200 KU/l. Ma nelle allergie gravi si può arrivare anche a concentrazioni 10 volte più elevate. Il temine allergia viene introdotto per la prima volta nel 1906 dai pediatri viennesi Clemens von Pirquet e Béla Schick, dopo aver notato l'ipersensibilità di alcuni pazienti verso particolari sostanze.

Starnuti, prurito e dispnea

Tra i sintomi tipici della malattia ci sono per esempio il naso che cola (rinorrea), gli occhi arrossati, la pelle che pizzica. Nei casi più gravi si hanno veri e propri attacchi di asma, con dispnea e tosse. In generale i malati di allergia possono essere classificati in due famiglie: "sneezer and runner" e "blocker". I primi presentano sintomi facilmente riconducibili alla rinite allergica, come starnuti, rinorrea, prurito, congiuntivite; possono, inoltre, comparire le occhiaie, tipiche della congestione venosa nella zona oculare, e il cosiddetto "saluto allergico", relativo alla frequenza con cui ci si gratta il naso a causa del prurito. I secondi sono invece caratterizzati esclusivamente da ostruzione nasale e catarro. Per scatenare una crisi allergica bastano pochi granuli di polline di dimensioni molto piccole, fra i 17 e i 40 unimicron. È sufficiente, pertanto, il contatto con soli 50 pollini per metro cubo d'aria per mandare in tilt un organismo ipersensibile. I vegetali producono grandi quantità di polline: una spiga sola di segale distribuisce in una stagione più di 4 milioni di granuli di polline; un platano (albero che raggiunge tranquillamente i 30metri di altezza) produce mediamente 15-20 miliardi di granuli pollinici in un anno.

Il peso dell'ereditarietà

La malattia allergica è in gran parte dovuta alla genetica o, meglio, all'ereditarietà: ci sono specifici geni legati alla malattia che si tramandano di generazione in generazione. Per questo motivo più individui di una stessa famiglia tendono a soffrire l'azione di allergeni comuni (agenti che causano le allergie). Gli studiosi hanno verificato che un bambino nato da una coppia di genitori allergici ha l'80% di possibilità di ereditare gli stessi problemi di mamma e papà. Il fattore ereditario, però, cala progressivamente se c'è un solo genitore malato, fino ad arrivare a una percentuale di rischio del 10% nel caso in cui nessuno dei familiari è soggetto alla malattia. Alcuni esperti dell'Università di Edimburgo hanno, inoltre, identificato un gene difettoso che aumenterebbe significativamente il pericolo di sviluppare patologie allergiche. Il riferimento è alla cosiddetta filaggrina, proteina che - prodotta dal gene FLG - ha il compito di unire i filamenti di cheratina (sostanza presente nello strato corneo della pelle), contribuendo all'efficienza della barriera epidermica. Dai dati accumulati in 24 studi è emerso che chi presenta questo gene mutato corre molti più rischi degli altri di ammalarsi di rinite, asma ed eczema. Una curiosità riguarda il fatto che in una famiglia numerosa sono soprattutto i primogeniti a soffrire di allergia, mentre i fratelli e le sorelle più piccoli risulterebbero meno vulnerabili a questa tara del sistema immunitario. Secondo gli studiosi dell'Università del South Carolina, guidati da Wilfred Karmaus, rispetto alla prima gravidanza, la placenta delle successive funziona meglio, facilitando la dotazione di autodifesa nel nuovo embrione che va formandosi.

Colpa della troppa igiene?

Il problema allergico potrebbe essere imputabile all'eccessiva igiene, che caratterizza case, scuole, e ambienti di lavoro dell'uomo moderno: i bimbi di oggi, in particolare, fra i più sensibili alle allergie, crescerebbero in contesti ambientali fin troppo puliti, quasi sterilizzati, tali per cui, il loro di sistema immunitario in via di formazione, non impara a differenziare le sostanze innocue da quelle nocive. "La causa dell'aumento delle allergie nei bambini dei paesi ricchi è dovuta proprio alla diminuzione del carico microbico ambientale", rivelano gli esperti del Dipartimento di Medicina pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma. "I batteri sono importanti perché inibiscono le reazioni allergiche". La conferma arriva da studi condotti in aree geografiche o contesti ambientali dove l'igiene è un optional. In Africa si è visto che le allergie sono molto meno frequenti rispetto all'Europa. Fra i rom rappresentano una rarità. In Thailandia sono immuni dalle allergie solo coloro che vivono in ambienti malsani, circondati da scarti e rifiuti. "Le regioni della Terra in cui le condizioni sanitarie sono rimaste stabili nel tempo, hanno mantenuto anche un livello costante di casi di allergia e malattie infiammatorie", dice Guy Delespesse, professore dell'Università di Montreal. "Più sterile è l'ambiente in cui vive un bimbo, più alto è il rischio che possa sviluppare allergie o altri disturbi autoimmuni nel corso dell'esistenza".

sabato 1 maggio 2010

Troppi film con attori che fumano. Insorgono i medici

In un film su dieci sono presenti scene di persone compiaciute di accendersi e fumarsi una bella sigaretta. È il dato emerso dalle pagine della rivista 'Thorax'. I medici, per questo, lanciano l'allarme. In particolare gli esperti dell'Università di Nottingham affermano che molti film potrebbero influenzare negativamente il comportamento dei più giovani. Il problema era già stato sollevato due anni fa dagli scienziati dell'Università della California sulle pagine del 'Tobacco Control Journal'. Nella ricerca gli esperti avevano reso noto lo stretto legame fra case produttrici di sigarette e star hollywoodiane del calibro di Humphrey Bogart. Tra i film presi in considerazione, invece, nel nuovo studio ci sono per esempio 'Il diario di Briget Jones' nel quale gli specialisti hanno messo in luce ben 15 scene in cui la protagonista ha a che fare con una "bionda". Mentre Hugh Grant nel film "Un ragazzo" si accende 12 sigarette. In ogni caso la nostra attitudine al fumo è scritta nel Dna. In particolare ci sarebbero delle varianti genetiche che influiscono sulla decisione di iniziare o meno con le 'bionde'. Queste varianti sono state identificate nei cromosomi 9, 10, 11 e 15. In tutto il mondo ogni giorno si fumano più di 15miliardi di sigarette e i fumatori sono stimati in 1,2 miliardi.

martedì 13 aprile 2010

Bronchiti, allergie, eczemi. Ko con le cure termali

Il potere e la magia delle terme. Ora trova conferma anche nella scienza. Fra non molto, proprio a Milano, sarà, infatti, attivato un master di medicina termale. Partirà nel dicembre 2010. Lo scopo è quello di formare figure professionali che potranno trovare sbocchi lavorativi presso centri termali, talassoterapici e di benessere, veri e propri presidi ospedalieri. Non per niente con circa 65mila addetti e un fatturato complessivo di oltre 3,5miliardi di euro, le aziende termali costituiscono un'importante risorsa dell'economia italiana. Non solo. L'aumento del fatturato delle cure termali - effettuabili in 380 stabilimenti del Belpaese - nel 2009 è stato del 2,5% pari a + 800milioni di euro. Ma perché piacciono così tanto le cure termali? Perché fanno bene. In tutti i sensi. Secondo uno studio francese appena pubblicato sulla rivista Complementary Therapies in Medicine, questo tipo di cura è ottima, per esempio, per gli stati ansiosi. Si è infatti visto che immergersi in bagni termali è addirittura più efficace dell'azione della paroxetina, farmaco che influenza i livelli di serotonina nel cervello, strettamente legati a condizioni di benessere psichico. Alle terme si va anche per migliorare le condizioni di salute concernenti l'apparato respiratorio, la pelle e la circolazione. Con adeguate inalazioni, aerosol, irrigazioni nasali è possibile contrastare efficacemente riniti e sinusiti. Stop anche alle bronchiti con acque sulfuree. A Sirmione è stato da poco inaugurato un centro per i più piccoli con difficoltà respiratorie e allergie. Ha inoltre preso il largo una nuova tecnica chiamata 'Politzer crenoterapico' (che funziona con una specie di oliva in vetro che viene introdotta nel naso per facilitare la respirazione). La pelle viene mantenuta giovane ed elastica grazie alle acque sulfuree o arsenicali ferruginose. Così si combattono molte patologie fra cui psoriasi, eczema, e dermatite seborroica. Per la circolazione, invece, le terme sono raccomandate perché bloccano l'insufficienza venosa, tramite acque carboniche o salsobromoiodiche. Secondo gli scienziati il benessere arrecato dalle terme non è solo salutare, ma anche economico. Gli specialisti hanno, infatti, verificato che chi frequenta i bagni termali spende molto meno in farmaci rispetto a chi evita questo tipo di cura. In questo momento vari centri europei stanno addirittura studiando la possibilità di tenere lontani i tumori grazie alle cure termali, basate sull'azione antibatterica e antinfiammatoria delle acque sulfuree. Altri studi invece stanno facendo luce sul potere terapeutico dei fanghi, per ciò che riguarda la protezione della cartilagine ossea dall'artrite.

mercoledì 31 marzo 2010

Scoperta relazione fra QI basso e vizio del fumo

L'intelligenza? È inversamente proporzionale al numero di sigarette fumate. È il sorprendente risultato ottenuto da uno studio condotto in Israele da esperti dello Sheba Medical Center. I ricercatori, guidati da Mark Weiser, hanno sottoposto a una serie di test 20.000 soldati israeliani, dimostrando che il QI (quoziente d'intelligenza) è mediamente più basso della norma nelle persone abituate a fumare: chi ha il vizio del fumo ha un QI medio di 98, contro il QI di 101 dei non fumatori. Incuriosisce però il fatto che molti fra i più grandi personaggi del Novecento siano stati anche dei grandi consumatori di "cicche". Il riferimento è per esempio a figure come Einstein, Oppenheimer, Clinton, Churchill, Freud, Dylan, Picasso. Ma in che modo il fumo determina un QI inferiore alla norma? "In realtà" - spiegano i ricercatori - "non sono tanto le sigarette a mandare in fumo l'intelligenza, piuttosto è ipotizzabile che coloro che partono da un QI più basso sono più propensi a cadere nel vizio". Intanto veniamo a sapere che in Italia, dopo 5 anni dalla legge Sirchia, il numero di fumatori sta aumentando sempre più. Secondo l'Istat nel 2009 la percentuale di fumatori è salita al 23%, 1 punto percentuale in più rispetto al 22% del 2005. Piccolo dettaglio: piacciono sempre più le sigarette al mentolo. Fra il 2004 e il 2008 la percentuale di fumatori di bionde "balsamiche" è passata dal 31% al 34%. Il fenomeno interessa sia i maschi sia le femmine. Coinvolti molti giovani: fuma 1 ragazzo ogni 5. Ogni anno in Italia il fumo causa il decesso di 80.000 persone (è come se ogni giorno precipitasse un jumbo jet), 1 ogni 7 minuti. Gli organi "bersaglio" sono polmone, laringe, faringe, cuore. A livello mondiale le stime rilasciate dall'Oms dicono che fuma 1/3 della popolazione dai 15 anni in su: 1 miliardo e 20 milioni di persone.

lunedì 29 marzo 2010

La depressione? Un'invenzione della nostra economia

È uscito in Usa il libro: "Manufacturing depression, the secret history of a modern disease". Scritto dallo psicoterapeuta Gary Greenberg, dice che la depressione (che nel 2020 rappresenterà la seconda malattia più frequente dopo l'infarto) è un'invenzione della nostra economia. Dati attendibilissimi e sorprendenti risultati ottenuti con l'effetto placebo…

Bimbi più intelligenti se cominciamo a parlare con loro sin dalle prime fasi della loro vita. Ma usando tassativamente parole vere e non versi, insoliti suoni o gridolini come in molti sono soliti fare. Le parole hanno un maggior impatto sulla loro mente, di gran lunga più efficaci di altri suoni, musica compresa. A rivelarlo uno studio della Nortwestern University, nell'Illinois, che ha guadagnato le pagine della rivista 'Child Development'.

Sono più di una le aree cerebrali coinvolte nel cosiddetto “senso del divino”. Lo sostengono i ricercatori dell'Università di Montreal, in una ricerca pubblicata sulla rivista Neuroscience Letters. Servendosi della risonanza magnetica per immagini gli studiosi hanno esaminato le risposte cerebrali di 15 suore carmelitane a cui è stato chiesto di ricordare la più profonda esperienza mistica della vita. Gli scienziati hanno registrato un aumento di attività elettrica e dei livelli di ossigeno nel sangue in almeno dodici diverse regioni cerebrali. Questi dati contraddicono precedenti teorie che ipotizzavano che ci fosse una singola area del cervello ad essere stimolata dal “sentimento del divino”.

Il cibo-spazzatura ricco di calorie e zuccheri può creare dipendenza. Per i ricercatori che descrivono il fenomeno per la prima volta sulla rivista Nature Neuroscience è una forma di dipendenza del tutto confrontabile a quella da fumo e droga.

Una teoria davvero rivoluzionaria. Curare le allergie coi parassiti. Vari studi hanno, infatti, provato che chi ospita nel proprio corpo organismi come anchilostomi, trematodi, ossiuri, presentano percentuali più basse di problemi allergici. Un esempio specifico. Schistosoma, presente in fegato e reni, pare assai efficace contro l'eczema.

Si chiamano ‘super centenari’, sono persone che hanno superato i centodieci anni e sono più longeve dei semplici ‘ultra centenari’, che hanno solo fino a 105 compleanni. Per tutti questi specialissimi nonni, che spessissimo stanno bene in salute, l’attività fisica e un’alimentazione ricca di antiossidanti, tra cui anche un buon bicchiere di vino rosso, sono la chiave per mantenersi sani e attivi il più a lungo possibile. Lo assicurano gli specialisti del Dipartimento di Medicina interna università degli Studi di Catania.

Bastano 40 grammi di cioccolato fondente al giorno per due settimane per abbassare il livello di stress. Sono i risultati di uno studio svizzero condotto su 30 persone.

Attenzione alla vitamina C in eccesso. Può, infatti, portare alla cataratta. Sono i risultati di uno studio pubblicato sull''American Journal of Clinical Nutrition'. Gli esperti hanno coinvolto per otto anni 25mila svedesi, dimostrando che le donne che assumono un grammo di vitamina C al giorno, presentano un rischio di cataratta incrementato del 25%.

Mondo over50. Meglio abbondare col calcio. Uno studio danese ha, infatti, messo in luce che 10 microgrammi di calcio e vitamina D ogni giorno, portano a una riduzione del rischio fratture dell'8%, del 16% se si guarda solo al femore.

Il rischio ammalarsi di asma per un nascituro cala del 70% se la mamma durante la gestazione si è nutrita in abbondanza di trote e salmoni. È ciò che si evince da uno studio effettuato da Frank Gilliland dell’University of Southern California di Los Angeles e presentato nel corso dell’American Thoracic Society International Conference. Gli esperti hanno intervistato 691 mamme, metà delle quali con bambini che avevano sviluppato l’asma prima dell’età di cinque anni. È emerso che effettivamente il consumo settimanale di pesce fresco è un vero toccasana per i piccoli che vengono al mondo: in particolare si è visto che l’azione benefica dei prodotti ittici è conferita dagli acidi grassi omega–3 che hanno la capacità di prevenire le infiammazioni.

lunedì 31 agosto 2009

Nelle miniere di sale di Solotvyno dove si curano asma e allergie

Una volta in Ucraina nelle miniere di sale ci finivano i condannati ai lavori forzati. Oggi, invece, in quelle stesse cave ci vanno gli ammalati di asma, enfisema e bronchite cronica. Si chiama speleoterapia ed è una nuova cura basata sul presupposto che, all’interno delle miniere, l’aria satura di sale e ricca di principi attivi, ha il potere di rinsanire bronchi e polmoni ammalati. In particolare, commentano i ricercatori, il microclima umido induce il sale a liberare le mucose e a distruggere gli eventuali batteri presenti nell’organismo. La prima miniera ad essere stata trasformata in sanatorio è quella di Solotvyno, la più profonda di tutte. Siamo a circa 300 metri sotto il livello del mare dove la temperatura costante - di 22 gradi centigradi - consente ai pazienti di soggiornare nelle profondità della terra con un semplice pigiama. Diverse le possibilità offerte dalla struttura. C’è chi soggiorna per 24ore e chi solo durante il giorno. Il costo è in media di 19euro al dì. La cura è senz’altro efficace, spiegano gli esperti, ma deve essere protratta per almeno due settimane, un mese. In questo momento sono soprattutto gli ucraini a beneficiare dell’atipica struttura, in particolare i bambini, i quali sarebbero più sensibili all’aria satura di sale. In ogni caso gli scienziati sono convinti di poter presto coinvolgere anche molti europei, sempre più afflitti dalle malattie respiratorie. L’inquinamento è la causa principale dell’aumento di questo tipo di patologie. In Gran Bretagna, per esempio, 5milioni di persone soffrono di asma. In Italia il 10% dei bambini soffre d’asma e il 20-25% di rinite allergica. Scettica la replica di alcuni centri europei che si occupano di problemi polmonari e bronchiali. Ma intanto a Solotvyno la fila di pazienti che aspetta di varcare le soglie del sanatorio–miniera è sempre più lunga.

sabato 25 luglio 2009

"Rinasma": due patologie in una

Chiamiamola “Rinasma” così sapremo che a dover essere combattute non sono due malattie ma una soltanto. È ciò che si evince da uno studio condotto da scienziati di San Diego, i quali affermano che rinite allergica e asma cronica sono due facce della stessa malattia. Una considerazione importante poiché si suole curare separatamente i due mali il più delle volte arrecando più danni che benefici. Mentre l’ideale sarebbe, appunto, sviluppare farmaci in grado di contrastarli entrambi. Gli studiosi sono giunti a queste conclusioni scoprendo che l’80% degli asmatici soffre anche di rinite allergica. E che gli ammalati di “allergia” corrono otto volte più degli altri il rischio di ammalarsi di asma cronica nel corso della vita. Da ciò quindi la conferma che le due patologie sono molto più “vicine” tra loro di quanto sostenuto fino a oggi. Il termine “Rinasca” – dice Giorgio Walter Canonica, direttore dell’Istituto di malattie respiratorie dell’università di Genova e membro del pool di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – non è il massimo, ma rende perfettamente l’idea di un’unica malattia dai due volti”. Del problema se ne è approfonditamente parlato nel corso del congresso mondiale dell’American Thoracic Society di San Diego. Dal congresso è emerso che sarebbe possibile ricorrere a un unico principio attivo efficace sia per combattere il “raffreddore da fieno” che l’asma. Il medicinale, in ogni caso, contrasterebbe gli elementi alla base dell’infiammazione: i leucotrieni. Questi ultimi sono stati identificati come mediatori di una serie di fenomeni infiammatori ed allergici: artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali, psoriasi, rinite allergica ma soprattutto dell’asma bronchiale. La notizia è quanto mai attuale considerato che le allergie coinvolgono sempre più italiani.

mercoledì 20 maggio 2009

Troppa Coca Cola fa male ai muscoli e ai polmoni

Attenzione a esagerare con la Coca Cola e con altre bibite contenenti zuccheri e caffeina. Secondo un team di studiosi del Cleveland VA Medical Centre (Ohio), consumarne troppe (più di un litro al giorno per vari anni) porta a un repentino abbassamento dei livelli di potassio nel sangue. La conseguenza? Debolezza, attività muscolare al minimo, problemi respiratori. Nello specifico il fenomeno prende il nome di ipokaliemia. Lo studio pubblicato sull’International Journal of Clinical Practice porta l’esempio di un agricoltore australiano abituato a bere dai 4 ai 10 litri di Coca Cola al giorno. L’uomo è stato recentemente ricoverato d’urgenza in ospedale con gravi disturbi polmonari causati appunto dalla carenza di potassio nel sangue. Sostanzialmente contrari alle affermazioni degli studiosi dell’Ohio ci sono i tecnici della British Soft Drinks Association i quali rivelano alla BBC che “il consumo moderato di cola è completamente sicuro”.

venerdì 17 aprile 2009

"Credevo di avere un'allucinazione. Nel polmone di Artyom c'era un alberello di 5 centimetri"

Medici russi operano un paziente convinti di estirpagli un tumore al polmone, e invece trovano all’interno dell’organo respiratorio un abete di 5 centimetri. È ciò che è avvenuto a Izhevsk, un piccolo centro degli Urali. Artyom Sidorkin, un ventottenne russo, accusava da tempo forti dolori al petto, accompagnati da colpi di tosse ed emottisi. Sottoposto a normali lastre i medici individuano nei polmoni del giovane una massa indefinita che scambiano per un tumore. “Noi eravamo sicuri al 100% che il nostro paziente fosse stato colpito da una neoplasia polmonare – spiega Vladimir Kamashev, oncologo russo -. Per questo abbiamo deciso di intervenire chirurgicamente”. Poi, però, la sorpresa: “Credevo di avere un’allucinazione – continua Kamashev -. Ho sbattuto le palpebre tre volte per essere certo di quel che stavo vedendo: nel polmone di Artyom c’era un alberello di cinque centimetri”. Secondo i medici che hanno attuato l’intervento il ventottenne potrebbe aver inavvertitamente inalato un seme che poi è incredibilmente germogliato nel suo polmone, causandogli dolore ogni volta che respirava. Probabilmente - ipotizzano sempre i chirurghi - a farlo stare così male erano gli aghi del vegetale che finivano per bucare i capillari polmonari. Il giovane protagonista dell’insolita avventura - che oggi sta bene, anche se gli è stato asportato una parte di polmone - dice di aver provato dolore, ma di non aver percepito la sensazione di avere un corpo estraneo nel suo organismo. “In ogni caso mi sento molto sollevato ora che so di non avere alcun tumore – rivela. La notizia - divulgata dal tabloid russo Komsomolskaya Gazeta e ripresa ieri dai principali giornali inglesi - lascia attoniti gli scienziati italiani, benché, qualcosa di vagamente simile, è accaduto anche in Italia qualche tempo fa: “Ho visto un pisello inalato accidentalmente e rimasto nell’albero bronchiale per alcuni giorni causando una polmonite – racconta Severino Bruna, primario di pneumologia e tisiologia presso l’Ospedale San Luigi di Torino - Estratto endoscopicamente erano evidenti i segni di germinazione”. Ma come è possibile un fatto del genere? “Pur non avendo mai sentito niente di simile, la cosa è ‘tecnicamente’ accettabile - continua Bruna -. Un seme inalato e incastrato in un piccolo bronco se si viene a trovare in un ambiente caldo, umido, ventilato, con sostanze nutritive, potrebbe anche germogliare”. Anche Carlo Andreis, botanico dell’Università di Milano, non esclude la germinazione del seme, tuttavia ha dei seri dubbi sull’accrescimento del vegetale: “Inalare un seme di abete non è semplice, poiché ha un’espansione alare di quasi mezzo centimetro – spiega il botanico -. In ogni caso non si comprende come la pianta possa aver compiuto fotosintesi, provata dal colore verde delle foglie, in un luogo buio come il polmone”. Secondo Andreis c’è quindi una sola spiegazione a questo fenomeno: “Il rametto è stato inalato così com’è e non sottoforma di plantula – chiude lo studioso - e poi ha proseguito la sua corsa fino ai bronchi laddove è stato individuato dai chirurghi russi”.

sabato 10 maggio 2008

Fumare altera i nostri geni. Anche chi smette è a rischio

Siamo convinti che smettendo di fumare polmoni, bronchi e apparato cardiocircolatorio tornino, dopo alcuni anni, ad essere come se non si avesse mai avuto il vizio delle bionde. In realtà questo potevamo crederlo fino a ieri. Oggi veniamo infatti a sapere - da un recente studio condotto da esperti della Columbia University – che alcuni geni alterati dal fumo di sigaretta rimangono danneggiati per sempre. Gli scienziati hanno coinvolto 20 fumatori, 20 ex fumatori e 4 persone che non avevano mai toccato una sigaretta. In particolare, di tutti i partecipanti al test, sono stati analizzati geni specificatamente legati alla funzionalità di determinate cellule respiratorie. Si è così visto che le mutazioni genetiche provocate dal fumo erano presenti sia nei fumatori che negli ex fumatori, mentre erano assenti in chi non aveva mai avuto a che fare con la nicotina. Questo fatto spiega che, realmente, anche chi smette di fumare avrà sempre qualche rischio in più di ammalarsi di patologie a carico del sistema respiratorio. Nei dettagli i ricercatori della BC Cancer Agency (Vancouver) guidati da Stephen Lam si sono confrontati con tutti i cambiamenti che riguardano un assetto genetico costantemente sollecitato da nicotina, catrame e le tante altre sostanze cancerogene contenute nelle bionde. Così si è potuto vedere che le alterazioni subite dai geni possono essere di tre tipi: reversibili, parzialmente reversibili, irreversibili. Nella prima categoria rientrano i geni coinvolti soprattutto nelle cosiddette attività xenobiotiche (attività concernenti la gestione di sostanze non prodotte dall’organismo), nel metabolismo dei nucleotidi (strutture fondamentali del Dna) e nella secrezione di muco. Nella seconda abbiamo geni che si esprimono relativamente alla mucina, proteina specializzata secreta dalle ghiandole sottolinguali. Infine nella terza categoria il riferimento è a geni (come GSK3B) coinvolti nella regolazione di una molecola alla base dell’aterosclerosi e ad altri (come Cabyr) legati invece alla espulsione a livello bronchiale di sostanze nocive. Secondo Raj Chari, uno dei partecipanti allo studio “questi geni che, dopo aver smesso di fumare, rimangono alterati spiegano perché gli ex fumatori continuano ad avere un rischio di tumore al polmone più elevato della media”. In ogni caso, recenti studi, hanno stabilito che non tutti siamo suscettibili al tumore al polmone nello stesso modo. Anche qui, dunque, entrano in gioco particolari geni. Si è infatti visto che alcuni di questi hanno il potere di proteggerci dalla neoplasia. Il riferimento è ai due geni chiamati rispettivamente GSTM1 e GSTT1. Si tratta di porzioni di Dna che producono enzimi in grado di liberare le cellule dalle sostanze cancerogene derivanti dal fumo di sigarette. In pratica, questi enzimi, trasformano chimicamente le sostanze tossiche tali da renderle solubili in acqua e rapidamente eliminabili dall’organismo. Stando ai risultati di uno studio epidemiologico concernente un vasto campione di europei, il gene GSTM1 è inattivo (e quindi legato a un maggior rischio di malattia polmonare) nel 46 percento dei francesi, 53 percento degli italiani, 44 percento degli ungheresi, 50 percento degli sloveni, 40 percento dei finlandesi. Ogni anno, nel Belpaese, vengono diagnosticati più di 30mila nuovi casi di tumore al polmone, e il dato è in costante aumento, soprattutto nelle regioni settentrionali; la malattia, così come in quasi tutti i paesi della UE, rappresenta in Italia la prima causa di morte per neoplasia. Il picco d’incidenza si registra tra i cinquanta e i settanta anni; più del 30 percento dei nuovi casi è diagnosticato in soggetti d’età superiore ai 70 anni; sono inoltre più colpiti gli uomini: esiste infatti, fra i pazienti oncologici, un rapporto di sei a uno tra maschi e femmine. Il tasso di mortalità purtroppo è e rimane molto alto, intorno al 90 percento. Infine a riprova dello studio condotto da Lam le statistiche dicono che nell’85 percento dei casi la malattia colpisce fumatori o ex fumatori.