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venerdì 2 maggio 2014

Il nuovo volto di Gesù


Se si considera l'immagine impressa nella Sindone, Gesù era caratterizzato da una buona muscolatura, lunghi capelli, la barba e una discreta statura. Nessuno, però, può provarlo. Della fisionomia del Nazareno, infatti, non parlano i Vangeli, né le poche informazioni che arrivano dalle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio o dagli Annali di Tacito, storici vissuti nel primo secolo. L'idea che abbiamo oggi del Salvatore è dunque quella maturata in seguito alle opere di artisti e religiosi succedutesi nel corso dei secoli; che, dalle raffigurazioni allegoriche dei primi decenni del cristianesimo, sono passati all'iconografia classica (analoga a quella offerta dal lenzuolo di lino conservato a Torino), che vuole il Figlio di Dio sostanzialmente simile al ritratto riportato nel mandylion, l'asciugamano nel quale, stando alla tradizione bizantina, è riportato il vero volto di Cristo, vivente, con gli occhi aperti, e nessun segno di tortura. Oggi, però, le cose potrebbero cambiare, se è vero quanto asserisce Josep Padrò, archeologo dell'Università di Barcellona, in Spagna. Padrò parla della scoperta di una misteriosa stanza sotterranea, otto metri per quattro, a Ossirinco, nel medio Egitto, risalente al sesto secolo; dove è stato rinvenuto il ritratto di un uomo, riccioluto, coperto da una tunica corta, che con il braccio alzato al cielo, sta per benedire alcune persone. «Potremmo essere di fronte a una delle primissime immagini di Gesù Cristo», spiega Padrò, «una scoperta eccezionale». Secondo le prime ricostruzioni, in questa sede si ritrovavano dei sacerdoti vissuti durante il periodo copto, poco prima dell'arrivo dell'Islam; i copti, di fatto, rappresentano ancora oggi la più grande comunità cristiana del medio oriente, legata soprattutto alla chiesa ortodossa. Gli archeologi stanno ora cercando di decifrare le iscrizioni che sorgono vicino all'immagine, e di analizzare i numerosi reperti trovati nei dintorni del dipinto; compresa la sepoltura di uno scriba, morto intorno ai 17 anni, dimostrata dall'alto numero di strumenti necessari a imprimere su fogli di papiro parole, numeri, pittogrammi, fra cui alcune ciotole per conservare l'inchiostro. Anche in questo ambito, infatti, si pensava che dopo la morte si continuasse a fare ciò che si compiva durante l'esistenza terrena, benché il riferimento non fosse più il dio Anubi, ma il Regno dei cieli decantato dal Redentore. A pochi metri di distanza sono state rinvenute altre mummie assimilabili al periodo storico del giovane scriba; mentre le analisi dei muri hanno dimostrato l'esistenza di strati di pittura che affondano le radici agli albori del sito e che, verosimilmente, rimandano a "epopee" politeistiche. Padrò e il suo team sono giunti alla "camera misteriosa" dopo un lungo scavo, che ha portato allo smantellamento di almeno 45 tonnellate di roccia. Sono stati rinvenuti anche colonne, cunicoli e corridoi, che hanno indotto gli studiosi ad associare il tutto a una più ampia struttura architettonica, forse riconducibile a un antico tempio. E' stata avanzata l'ipotesi di un sito nel quale veniva venerato anni addietro il dio Serapide, divinità ellenica introdotta in Egitto dalla dinastia tolemaica; o potrebbe essere stato il centro di un "cammino processionale" utilizzato per molti secoli, direttamente collegato alle acque del Nilo. Tesi che, comunque, non desta grande meraviglia, considerato che nella stessa zona, da tempo, vengono identificati importanti reperti risalenti all'antichità. E' il caso delle note Elleniche di Ossirinco, frammenti di papiro databili fra il V e il IV secolo a.C., riportanti la storia dell'antica Grecia, forse composta da Eforo di Cuma, autore della "Storia Universale", un'opera comprendente trenta libri. Dopo la scoperta è stato direttamente coinvolto negli scavi il ministro egiziano delle Antichità, Mohamed Ibrahim, convinto che sia necessario preservare ogni traccia delle prime forme di arte cristiana. 

venerdì 9 marzo 2012

Splatter medievali


Nel Medioevo, in Europa, lo studio degli organi interni del corpo umano era proibito e doveva quindi avvenire in segreto. La situazione portò al furto di cadaveri, e talvolta perfino all'omicidio, con l'obiettivo di procurare i corpi per le sedute di anatomia. Nel 1832 fu introdotto in Inghilterra l'Anatomy Act, per regolare la domanda di cadaveri per scopi scientifici, che prevedeva per esempio che i criminali condannati a morte potessero essere obbligati alla donazione del corpo, da sezionare in pubblico. Trenta cadaveri di ogni età furono sezionati, catalogati e disegnati anche da Leonardo da Vinci – si legge su Science Illustrated - dopo che lo studioso aveva ottenuto un permesso speciale intorno al 1500. Leonardo disegnò dettagli che nessuno aveva mai visto prima. Vari condannati a morte finirono, invece, sotto la lama del medico e anatomista fiammingo Andreas Vesalius, che nel 1539 ottenne da un giudice di Padova il permesso di sezionarne i corpi. Nella foto è riportata un'incisione in rame del 1751 di William Hogarth: descrive la dissezione del corpo di un condannato davanti a un pubblico di curiosi. 

venerdì 4 novembre 2011

I nudi (senza pudore) di Spencer Tunick


Ormai è una specie di star. In realtà tutti conoscono le sue foto, ma in pochi il suo nome: Spencer Tunick. È l'uomo, l'artista?, che immortala nei suoi scatti fotografici esclusivamente soggetti umani completamente nudi, specie in aree fortemente urbanizzate, suscitando clamore e meraviglia. Ma non è diventata forse questa la prerogativa dell'arte moderna? Scandalizzare? Forse. Maurizio Cattelan potrebbe far scuola, ma il condizionale è d'obbligo, le avanguardie artistiche, presuppongono conoscenze di base che non tutti posseggono. Quando Picasso esibì Les demoiselles d'Avignon, tutti rimasero basiti. È impazzito?, si chiesero. Qualcosa del genere deve essere accaduto anche con i tagli fontaneschi e con la manzoniana Merda d'artista, e in chissà quanti altri miriadi di casi. Tuttavia, il ragazzo, ormai oltre la quarantina, ha pubblicato il suo ultimo lavoro sull'ultimo numero di Internazionale, e questo basta a riportare in auge la sua immagine di “squilibrato”; in questo caso i “nudi” sono sdraiati uno di fianco all'altro, sopra le placide acque del Mar Morto, noto per la sua eccezionale salinità e quindi la capacità dei corpi di galleggiare sulla sua superficie senza problemi. 

Mar Morto - settembre 2011
Però non dev'essere proprio un ciarlatano, visto che s'è aggiudicato nel 1988 il Bachelor of Arts. La sua carriera inizia nel 1992 a New York. Si arresta nel '94, dopo essere stato colto in flagrante nel cuore della Grande Mela al fianco di una modella, naturalmente con i suoi gingilli totalmente in vista, per la gioia dei passanti nei pressi del Centro Rockfeller di Manhattan. Con il progetto Naked States gira il mondo con lo stesso tema: la nudità. Fotografa quindi manichini in carne ed ossa e ormoni a Londra, Lione, Melbourne, Montreal, Caracas, Santiago, Sao Paulo, Buenos Aires, Sydney, Newcastle, Roma e Vienna. Solo a Barcellona, nel 2003, posano per lui 7mila persone (ma le paga? No, si dicono volontari). Ma il record è del 2007, quando a Città del Messico, raccoglie attorno a sé 18mila soggetti. In tutto realizza 75 installazioni, collaborando in certi casi con enti internazionali come Greenpeace. Eppure c'è chi crede nella sua proposta artistica (in effetti ha un  super occhio), che andrebbe al di là di qualunque allusione: «Tunick ha spesso suscitato dibattiti e interrogativi per la natura della sua opera, che molti definiscono una semplice 'manifestazione sociale', a sostegno della libertà di espressione», si legge su un documento online. «Dalle sue immagini scaturisce una tensione e una riflessione sui concetti di pubblico e privato, individuale e collettivo. L'esperimento visivo di Spencer Tunick compie un'azione livellatrice che permette di comprendere l'omogeneità umana, tramite una visione democratica del nudo, che, totalmente deprivato di umanità e sensualità, ci riporta all'oggetto-merce». 

Video: installazione in Messico 




Il tema aiuta a spiegare il concetto di pudore, ben descritto dalla psicologa romana Maria Marcella Cingolani sul suo sito "Ascolto e Ben-essere": http://www.ascolto-ansia.it/psicologi/psicologa_maria_marcella_cingolani.html

Il vocabolario della lingua italiana definisce il pudore: sentimento di avversione verso cose cha appaiono oscene e disoneste. Quando l'essere umano ha percepito tra gli altri sentimenti anche il sentimento del pudore? Volendo rintracciare un origine dell'affetto pudore, così come per tutti gli altri affetti, è necessario fare ricorso ai Miti. Il ricorso al Mito lo si deve intendere come una necessità nell'uomo per cercare di dare un'origine a ciò che lo riguarda a partire dal suo ingresso nel mondo del linguaggio e dunque da una sua " pre-esistenza" non più riproponibile. Per quanto attiene alla questione del pudore ci sembra fondamentale fare riferimento a due miti esplicativi di tale sentimento, vale a dire il Mito di Adamo ed Eva e il Mito di Totem e Tabù introdotto da Freud. Dio nell'Eden, dunque nel luogo del "tutto", introduce il Principio del Limite : avete accesso a tutto meno che ad un'unica cosa. La trasgressione a questa regola comporterà una punizione. Possiamo dire che Dio introduce la Legge, la Norma. Il disobbedire comporterà non solo fare i conti con la sua conseguenza vale a dire la punizione ma anche fare i conti con se stessi, con quella che potremmo chiamare consapevolezza di ciò che rappresenta la trasgressione: uscire dal limite. 


Eva trasgredendo alla legge prende coscienza della propria nudità, una nudità che va ben oltre la questione di essere nuda, una nudità rispetto all'essere dentro ad un modo nuovo di essere nel mondo. Quel mondo che ha perso la dimensione naturale, istintuale per avviarsi alla dimensione culturale, relazionale, vale a dire l'avvio alla Civiltà. La vergogna di cui Eva sente la presenza non riguarda soltanto la presa coscienza dell'immagine di un corpo nudo ma soprattutto di che cosa voglia dire, cosa può significare un corpo nudo: un corpo che può mostrare le proprie passioni, le proprie pulsioni. Allora all'affetto vergogna immediatamente si associa quello del pudore. Potremo pensare all'Eden come ad una pre-nascita , ad una esistenza intrauterina dove tutti i bisogni vitali sono garantiti senza essere richiesti e alla nascita come l'ingresso nel mondo dove è possibile l'esistenza solo se si entra in un contesto di regole che consentano la convivenza.

lunedì 5 settembre 2011

La ragazza che dipinge... baciando

La Marylin di Irish

Un'artista dà vita ai suoi quadri baciando la superficie dei fogli e delle tele su cui lavora. Sta in questo l'originalità di Natalie Irish, pittrice di Houston, Texas. L'artista s'è fatta strada tramite Youtube, dopo aver pubblicato dei video (accelerati), nei quali mostra la sua particolarissima tecnica basata sull'impiego delle labbra. Per gli esperti d'arte è un personaggio dotato di grande “senso artistico”, maturato anno dopo anno, in seguito ai promettenti risultati ottenuti fin da piccina. Una sera, all'improvviso, dopo essersi messa il rossetto, s'è resa conto che l'impronta lasciata sul fazzoletto, poteva essere affiancata da altre, fino a creare delle immagini di cose e persone. Da questa brillante intuizione ha poi sviluppato la sua personalissima arte, partendo dal ritratto di Marylin Monroe. Nel tempo s'è raffinata, al punto di creare soggetti che nulla hanno da invidiare ai risultati ottenuti dall'uso tradizionale del pennello. E le sfumature? Per quelle basta variare la pressione della bocca sulla tela, così da ottenere i chiaro scuri che si desiderano. Ma la Irish non si ferma qui, visto che fra le sue opere figurano anche prodotti ottenuti dalla “digitazione” delle impronte digitali (la tecnica si chiama “thumbprints”). Non è l'unica artista originale che si sta affacciando al mondo internazionale dell'arte.

Un'opera di Kyle Bean

C'è anche l'inglese Kyle Bean, che ritrae i collaboratori della rivista Wallpaper per il numero The Handmade Issue 2011, utilizzando trucioli di pastelli, assemblati fra loro con una pinzetta. Non solo. “Dando uno sguardo approfondito al portfolio di Kyle Bean, non si può che restare affascinati dalla maestria con la quale costruisce – usando prevalentemente carta e cartone – immagini dal carattere inconfondibile e dalla notevole forza espressiva”, si legge su designaside.com. “Kyle, che sarebbe più corretto definire un visual designer, ha visto pubblicati i suoi progetti per clienti del calibro di Diesel, Wired, New York Times, BBC, GQ Magazine e Louis Vuitton”. E in Italia? Da noi possiamo citare Fabrizio Vendramin, vincitore della seconda edizione di Italia's Got Talent. Classe 1962, Fabrizio lo si è visto in tv per la sua grande capacità di creare a tempo di musica il ritratto del cantante ascoltato dipingendo. La sua tecnica è chiamata “paintjam”. 

Natalie Irish al lavoro: 

lunedì 18 luglio 2011

Alla (ri)scoperta di Albertus Seba



Albertus Seba (1665-1736) è sempre stato molto orgoglioso delle sue collezioni di esemplari naturali, piante e animali, un lavoro portato avanti per decenni. In una lettera a un potenziale acquirente interessato alle sue raccolte, descrive gran parte delle specie provenienti dalle Indie occidentali e orientali, citando almeno settecento vasetti contenenti rarissimi animali esotici. In più racconta di incredibili serpenti, bellissime conchiglie e coloratissime farfalle in arrivo da ogni angolo del globo. A completare la lista di animali, propone l'elenco di numerose specie vegetali, alcune conosciute, altre mai viste prima in Europa. A questo punto Seba pensa di rivolgersi ad artisti specializzati nell'arte del disegno, per commissionargli la riproduzione grafica dei campioni accumulati con tanta passione e meticolosità, accompagnata da commenti per descrivere il contenuto. Il risultato è un'opera di grande valore scientifico e artistico apparsa in quattro volumi dal titolo “Loccupletissimi rerum thesauri accurata descriptio” (poi abbreviato in “Thesaurus”). Il lavoro è rappresentato da un totale di 446 tavole, pubblicato nella sua completezza postumo, fra il 1734 e il 1765. Ora l'opera integrale di Seba è disponibile in una nuova ristampa, riveduta e corretta. Ma per dare una migliore valutazione di questa impresa editoriale, è necessario soffermarci più da vicino sulla vita dell'autore e sul contesto storico che gli ha fatto da cornice.
Albertus Seba è un farmacista nato nel 1665 a Etzel, una città della Frisia orientale. La sua professione è strettamente legata agli studi di storia naturale, tenuto conto del fatto che tutti i medicinali di un tempo prendevano spunto da principi attivi contenuti nei vegetali: oggi, invece, sono in gran parte sintetici, sviluppati in laboratorio. Per questo motivo i medici e farmacisti, dal Rinascimento in poi, sono anche grandi esperti di scienze naturali. All'epoca di Seba esiste già una vasta gamma di ricette medicinali, basate su una tradizione secolare che, però, manca di sviluppi, è statica. Dal Settecento, quindi, i farmacisti cominciano a guardare oltre, cercando di individuare nuovi principi attivi contenuti in specie vegetali provenienti da paesi lontani. La fusione fra collezionismo naturale e farmacologia è istantaneo: senza magari esserne consci, molti medici e farmacisti del passato contribuiscono allo studio della natura come non era mai stato fatto prima (...).
Durante il Settecento la professione di farmacista non è ben delineata e non è soggetta a precisi studi accademici. Molti farmacisti preparano medicinali per passione, per vocazione personale, senza sentirsi parte di una struttura organizzativa peculiare. Esistono i manuali contenenti le indicazioni per preparare farmaci adatti a numerose malattie, ma sono tali da secoli e mancano di aggiornamenti e compendi. Seba, dunque, inizia i suoi studi basati sulle antiche ricette farmaceutiche nel 1684 a Neustadt-Gödens, non lontano da casa, e li completa a Groningen, Amsterdam, Norimberga e Strasburgo. Attraverso il suo continuo peregrinare di città in città ha così modo di approfondire la conoscenza del mondo dei medicinali, ma anche di prendere visione delle principali collezioni naturali presenti in Europa (...).
Dopo questi viaggi si stabilisce definitivamente ad Amsterdam, diventandone cittadino nel 1697 (...).
Qui comincia seriamente a pensare di collezionare specie animali e vegetali (...).
I ricercatori contemporanei di Seba sono molto rispettati per la loro predisposizione a dialogare con altri appassionati di scienza e medicina, indipendentemente dalle classi sociali di appartenenza dell'uno o dell'altro esperto, o dai confini nazionali. Anche Seba ha relazione con gran parte di essi. Con alcuni stringe rapporti di grande stima. Hans Sloane (1660–1752) è presidente della Scientific Royal Society a Londra; Johann Jakob Scheuchzer (1672–1733) è un naturalista e fisico di Zurigo; Johann Jacob Baier (1677–1735) è presidente della Leopoldina Academy of Science; il conte Luigi Ferdinando de Marsigli (1658–1730) è un geologo e botanico di Bologna. Questi sono solo alcuni fra i numerosi scienziati che si occupano di naturalismo, collezionando specie animali e vegetali. Fra loro si scambiano lunghe lettere, nelle quali discutono di specie particolari, di fenomeni naturali. Fondano accademie e società, alcune delle quali ricevono supporti finanziari da autorità locali, facilitando la diffusione di ricerche e studi, anche attraverso la nascita di veri e propri magazine scientifici. Gli studi di Seba, alla fine, vengono gratificati con importanti riconoscimenti dalla Royal Society e dall'Accademia di Bologna (...).
L'attività di collezionista di Seba non è molto diversa da quella tipicamente in auge durante il Settecento. Chi si interessa di naturalismo stringe rapporti con viaggiatori che trafficano senza problemi ogni tipo di prodotto. In particolare Seba si mette in relazione con i marinai che approdano nei porti europei carichi di campioni naturalistici. Si accordano prima della partenza, e al ritorno le raccolte di Seba ingrandiscono a vista d'occhio. Le osservazioni compiute sui testi di Seba evidenziano i contatti dell'autore con viaggiatori provenienti da Sri Lanka, Groenlandia, Giacarta, Indonesia. Molti i doppioni che giungono nelle sue mani e che lo inducono a incontrare altri collezionisti con cui effettuare proficui scambi (…). 


 La fama di Seba oltrepassa in confini di Amsterdam in seguito a una “transizione” del 1717. Lo scienziato ha saputo dell'imminente arrivo, nei Paesi Bassi, dello zar russo Pietro il Grande, per visitare l'Olanda e stringere rapporti di natura economica e acquistare la collezione del naturalista. Seba anticipa il suo arrivo spedendogli una lettera nella quale gli spiega il contenuto della sua preziosa raccolta. La corrispondenza è immediata: lo zar visita la casa di Seba e acquista la collezione. Si tratta di 72 cassetti pieni di conchiglie, 32 cassetti con mille esemplari di insetti europei, 400 vasetti contenenti animali conservati sotto alcol.
Dopo il proficuo scambio con il rappresentante politico russo, procede per realizzare una nuova collezione che diverrà ancora più importante e imponente della prima. Come mostra il Thesaurus, concentra il suo interesse soprattutto su animali marini, insetti e rettili. Seba è in buona compagnia, visto che molti altri naturalisti decidono di muoversi nello stesso modo, raccogliendo specie animali e vegetali da ogni parte del mondo, basandosi sul fatto che non è la rarità di un determinato oggetto naturale a far ricca una collezione, ma la sua completezza tassonomica. È questo che dà vero valore a una collezione scientifica (...).
Quando un collezionista di reperti naturali commissiona a un artista il disegno delle specie raccolte, si entra in una nuova fase del lavoro in cui piante e animali vengono stilizzati, semplificati, per renderli leggibili da chiunque. Da qui nascono le prime illustrazioni scientifiche (...).
Nel Sedicesimo secolo cominciano a circolare libri di storia naturale che contengono la dettagliata e realistica “anatomia” di numerose specie naturali. I primi a muoversi in questo senso sono i botanici, sollecitati dalla necessità di fornire materia prima per i farmacisti. Fra i principali rappresentanti di questo fenomeno c'è Leonhart Fuchs (1501-1566) che per primo illustra il mondo vegetale con 511 xilografie. Il contribuo di questi artisti allo studio scientifico è fondamentale (...).
Nell'ottobre 1731 un contratto firmato ad Amsterdam coinvolge tre parti: gli agenti di due case editrici e Seba. Lo scopo è realizzare 400 tavole illustranti molti esemplari della flora e della fauna provenienti da tutto il mondo. In realtà si fa di più. L'ultima edizione del Thesaurus raccoglie, infatti, 446 tavole. I quattro volumi di Seba compaiono in un arco di 30 anni: i primi due volumi dal 1734 al 1735, gli altri due dal 1757 al 1765, dopo la morte dello scienziato. I commenti che accompagnano i disegni sono in latino, francese e olandese, per raggiungere un pubblico più ampio, coinvolgere la maggior parte dei naturalisti e amanti di libri. Seba sviluppa i primi due volumi affiancato da esperti di scienze naturali: Frederik Ruysch lo aiuta nell'identificazione e nello studio dei serpenti; lo svedese Pater Artedi (1705-1735) viene coinvolto per i commenti al terzo volume. Quando Albertus Seba muore i suoi appunti per il quarto volume sono già pronti, ma abbisogneranno di alcune rivisitazioni e aggiornamenti e quindi del coinvolgimento di altri scienziati (…).


Il primo volume si apre con una serie di piante e animali provenienti dal Sudamerica. La selezione di lucertole, uccelli, rane, ragni, sono impreziositi dall'aggiunta di alcune creature fantastiche come i draghi. Il secondo volume è dedicato principalmente ai serpenti, mentre piante e altri animali servono soprattutto da abbellimento, per dare un'idea dell'habitat occupato dalla specie di rettile in esame. Il terzo volume riguarda la vita marina: vi si trovano immagini di stelle di mare, calamari, ricci e pesci. L'ultimo volume, infine, è caratterizzato da circa cento tavole incentrate su insetti e alcuni minerali (...).
Nella seconda metà del Diciottesimo secolo il lavoro di Seba è stato ristampato: le illustrazioni presenti sono così interessanti da promuovere una nuova stampa nel secolo successivo. Ancora oggi Thesaurus offre l'opportunità di confrontarsi con un'incredibile varietà di campioni naturalistici risalente a oltre 200 anni fa.

mercoledì 13 aprile 2011

LE CANZONI CHE VERRANNO


La musica del futuro? Un mix fra scienza e fantascienza, il risultato dell'azione di software super-intelligenti e dell'applicazione di equazioni differenziali. Spigolature Scientifiche ha condotto un'indagine, interpellando i maggiori esponenti della realtà musicale italiana, scoprendo come nasceranno nuovi generi e suoni e come per tutti sarà possibile cimentarsi con uno strumento. Ma non saranno più gli USA a dominare il mercato discografico, bensì la Cina. Rispettando l'ambiente.

Pensare oggi a prodotti tecnologici in grado di produrre qualunque tipo di suono non desta più alcuno stupore. Ma immaginiamo cosa ne avrebbe pensato un abitante del Paleolitico: abituato a creare musica con pietre, conchiglie, ossa, corna, che reazioni avrebbe avuto davanti al suono di una tastiera super amplificata o al martellante incedere percussivo di una drum machine? Certo, non si sarebbe mai potuto immaginare che millenni dopo la sua esistenza sarebbero potute comparire “invenzioni” in grado di arrivare a tanto. E come lui, probabilmente, molti altri musicisti e musicologi che si sono succeduti nel tempo, con la loro fame di note e accordi, compresi i migliori autori della prima metà del Ventesimo secolo, già considerati ultramoderni. Ecco perché noi stessi, dinanzi al quesito “quale sarà la musica del futuro?” rimaniamo basiti, incapaci anche solo di provare ad azzardare un'ipotesi. Gli accademici e i professori universitari sono i meno disposti a lasciarsi andare. Al contrario osano di più i giovani – con una cultura musicale fittizia – o i responsabili di riviste musicali di tendenza.
“Quale sarà secondo voi la musica del futuro?”, è il quesito posto all'interno del forum di webdeejay.it, che rende bene l'idea della spontaneità e la fantasia di chi affronta la musica per istinto, passione pura, senza preconcetti o indottrinamenti particolari. Sono arrivate varie risposte. Albiz94 è convinto che la musica del futuro sarà figlia di produzioni dub-step; per AlexErre Dj ci sarà un ritorno prepotente della dance; Lukigno sponsorizza un'house con numero di bpm (battiti per minuto) inferiore ai brani odierni, ma anche un boom della world music, in virtù della globalizzazione; Davidz parla di fusione di generi per ottenere chimere musicali fantascientifiche come la folk-house. Girando per internet si scoprono altre avveniristiche ipotesi che auspicano il ritorno della musica hippy, assurdi incroci musicali fra ultranoise, neo kraut e post industrial, suoni “fisicamente” inspiegabili con la tecnologia attuale, software in grado di creare dal nulla canzoni nuove, digitando percentuali relative a singoli artisti, per ottenere ibridi eccellenti: 20% Rem, 40% Muse, 35% Radiohead, 5% Roberto Vecchioni!
«Credo che la musica del futuro viaggerà su due canali: quello tradizionale e quello futurista», ci spiega Franco Rossi, presidente dell'Accademia di Musica Moderna, che in tutt'Italia coinvolge circa 3mila ragazzi. «Da una parte si lavorerà per mantenere vivi i generi di sempre, dall'altra ci si evolverà musicalmente di pari passo con il perfezionamento delle tecnologie. Già oggi con software come Pro Tools ci possiamo fare i dischi in casa, un domani, con il raffinamento di questi strumenti, potremo arrivare a realizzare dischi con una facilità estrema e creare musica, o generi musicali completamente nuovi, sarà davvero alla portata di tutti». Più pragmatico Emanuele Senici, musicologo dell'Università La Sapienza di Roma: «Impossibile dire quel che sarà la musica del futuro se non avanzando tesi senza grande cognizione. Quel che posso affermare con relativa certezza, è che la musica del futuro dipenderà strettamente da due fenomeni: la digitalizzazione del suono - ormai affermata, ma ancora in evoluzione - e la globalizzazione».
La musica potrebbe, dunque, cambiare faccia in virtù di un'omogeneizzazione dei generi, sottoposti a continue modifiche, dettate da individui che ragioneranno sempre più con la stessa testa, con lo stesso imprinting sonoro. Ma ci sarà ancora chi detterà legge, come hanno fatto e stanno facendo gli USA e la Gran Bretagna dagli anni Cinquanta a oggi, come fecero gli europei e in particolare i viennesi, dal XVIII al XIX secolo, con Mozart, Beethoven, Schubert, Strauss, Brahms. «A questo proposito mi rendo conto che la Cina sta crescendo sempre più anche dal punto di vista musicale», rivela Senici, «con ciò non mi meraviglierebbe se la musica del futuro venisse proprio da lì».


Pechino è oggi interessata dai lavori di Wang Leehom, trentacinquenne con una proposta musicale intrigante: il suo stile è figlio di melodie tradizionali cinesi e suoni occidentali. Wang Leehom canta e suona di tutto: chitarra, violino, flauto cinese, batteria, pianoforte. Nella sua carriera ha già inciso tredici album, vendendo più di 15 milioni di dischi e vincendo numerosi premi. Sa Singding è stata, invece, definita la “Bjork cinese”; (la Bjork di Reykjavik non ha bisogno di presentazioni: già da tempo contribuisce all'evoluzione della musica moderna offrendo prodotti contaminati da ogni genere, dall'elettronica al trip-hop, dall'alternative rock all'ambient). Ha suonato anche a Milano lo scorso anno, all'Arena Civica. La sua musica è ancora più imprevedibile di quella di Wang Leehom. Alla sua voce coinvolgente, rispondono melodie inclassificabili, sonorità elettroniche, amplificate da giochi visivi sorprendenti e da un uso originale dei costumi sul palco. Anche i critici hanno difficoltà a parlare del suo mondo musicale, riferendosi genericamente a suoni ambient-elettro, con spettacolari successioni di note riconducibili alle progressioni musicali tipiche delle ballate popolari. Il debutto è avvenuto nel 2008 con l'album “Alive”, premiato con il prestigioso BBC World Music Award.
Più in là c'è il Giappone e anche qui le novità musicali avanguardistiche non mancano. In prima linea c'è il primo artista che ha saputo coniugare in modo assolutamente originale musica e scienza. È Keiichiro Shibuya che lavora in stretta collaborazione con Takashi Ikegami, professore di ricerca di sistemi complessi presso la Tokyo University. Difficilissimo dare un nome alla musica di Shibuya, «battiti minimali che sanno di techno, eruzioni vulcaniche fatte di bit 0 o 1, colate laviche composte da chip e circuiti, nebbie sulfuree programmatiche e programmate», secondo i critici di Onda rock. Si scomodano i generi più disparati senza arrivare da nessuna parte: glitch? noise? elettronica di stampo improv? «Qualcuno ha parlato della mia musica come di suono del caos», rivela lo stesso Shibuya, «io posso solo dire che dal punto di vista tecnico ho adoperato un attrattore di Lorenz (il primo esempio di un sistema di equazioni differenziali in grado di generare un comportamento “complesso”) per generare orbite sonore tridimensionali».
Ma non tutti gli addetti ai lavori credono in un futuro particolare per la musica. C'è anche chi sostiene che tutto quello che c'era da dire sia stato detto e che ciò che verrà sarà sono un “riciclo” di canzoni, musiche, e generi obsoleti.
«La parola futuro evoca, di solito, suggestioni positive e incoraggianti», dice Federico Guglielmi, giornalista di Mucchio Selvaggio, scrittore e critico musicale, ex direttore dell'etichetta indipendente High Rose. «In ambito musicale, però, nulla lascia supporre l’eventualità di chissà quali roboanti rivoluzioni prossime venture: agli occhi - cioè, alle orecchie - di un osservatore esperto, il futuro dell’espressione attraverso il suono sembra essere alle sue spalle, come dimostra il fatto che, da un paio di decenni, le novità consistono nel riciclaggio più o meno creativo di moduli preesistenti, nel copia e incolla da canzoni del passato, nella mescolanza di stili. Difficile che si inventino strumenti capaci di produrre sonorità mai udite, difficile che qualsiasi cosa si ascolterà non avrà almeno in buona parte il sapore del “già sentito”».


In ogni caso, un po' ovunque, si continua a produrre musica con passione, convinti della possibilità di ritrovarsi dall'oggi al domani con qualcosa che sconvolgerà completamente i paradigmi musicali attuali. Guardando all'Italia, non mancano i classici, ma nemmeno prodotti che strizzano l'occhio al futuro in modo più o meno convincente. «Da noi abbiamo varie proposte originali, che anziché sfidare le mode le impongono», racconta Antonio Cooper Cupertino, sound engineer delle Officine Meccaniche, studio cult milanese dove hanno registrato un po' tutti, dai Franz Ferdinand ai Muse, passando per Vibrazioni, Negramaro, Ligabue e Laura Pausini. «Personalmente ritengo che le proposte più accattivanti derivino dal mondo indie, da personaggi come Moltheni, Teatro degli Orrori, e soprattutto Verdena. Parte del loro penultimo disco lo abbiamo registrato qui». I Verdena provengono da Bergamo e hanno appena chiuso il nuovo disco “Wow” per la Universal. Il loro genere non è etichettabile. Per descriverli, i principali critici italiani, hanno scomodato nomi come Nirvana, Beach Boys, Flaming Lips, Air, Arcade Fire, Franco Battiato. Un mix di intenzioni e generi quantomeno originale (e futuristico).
La musica che verrà potrebbe anche andare a braccetto con l'idea di sostenibilità ambientale, e con la necessità quindi di fare musica e divulgarla senza provocare danni di natura ecologica. Anche in Italia ci sono gruppi che si stanno muovendo in questa direzione, come i JoyCut, di apertura alla superband degli Editors in Italia nel 2007. Rappresentano la band eco-wave per eccellenza: hanno registrato il loro ultimo disco a Londra nel primo studio europeo alimentato a energia solare e realizzato interamente con materiali eco-compatibili. Anche loro guardano al futuro con una marcia in più, convinti della necessità di rinnovarsi continuamente, secondo il mensile Blow Up «su quella linea di continuità che lega i Joy Division e i Cure agli Interpol», gruppi che hanno senz'altro saputo creare nuovi stili musicali. «Qualsiasi genere sarà preponderante nel futuro della musica tra 50-100 anni, ci auguriamo che ci siano più musicisti a sostegno dell'ecosistema che per fortuna in Italia stanno già emergendo», dichiarano i responsabili di Rockerilla, fra i magazine musicali del Belpaese più gettonati. «Auspichiamo anche un maggior numero di festival come il Play4Climate, il CO2 Neutral Music Festival di Copenhagen o il nostrano Play on plaid Festival, che i dischi vengano registrati esclusivamente in Solar Powerred Studio e gli strumenti musicali siano totalmente eco-friendly».
Un modo interessante, infine, per capire la direzione che sta prendendo la musica e ipotizzare i generi del domani è tenere conto dei gusti dei giovanissimi. È probabile che la musica dell'immediato futuro possa, infatti, essere figlia dei generi che in questo momento vengono maggiormente apprezzati. «I gusti dei ragazzi che oggi scelgono di frequentare una scuola musicale variano in base alla località geografica», ci spiega Franco Rossi. «Abbiamo notato che al nord i più giovani amano cimentarsi soprattutto con il rock e l'hard rock; in Toscana con il metal; in Sicilia con il pop e la canzone d'autore. Per ciò che riguarda, invece, i corsi più frequentati, al primo posto ci sono come sempre i corsi di canto; a seguire quelli di chitarra e batteria».

martedì 1 marzo 2011

L(U)OGHI VAGINALI


Una scultura gigante, composta da dieci pannelli realizzati con i calchi dei genitali di 400 donne. È l'opera dell'inglese Jamie McCartney. Coinvolte modelle di ogni età: mamme, figlie, gemelle, transessuali. La scultura, battezzata “Great Wall of Vagina”, ha richiesto cinque anni di lavoro e verrà presentata ufficialmente dal 6 al 31 maggio presso il Brighton Festival Fringe.

Il video:


The Great Wall of Vagina : Trailer from James Lane on Vimeo.

martedì 1 febbraio 2011

I primi istanti di vita


I fotografi tedeschi Heidi e Hans-Jurgen Koch continuano a stupirci fotografando da vicino le meraviglie del mondo animale. Con l'ultimo reportage hanno documentato lo schiudersi delle uova di svariate specie, permettendoci di seguire la sequenza straordinaria dei primi attimi di vita di uccelli, rettili e insetti. Dalla tartaruga al pulcino, dalla farfalla al pitone, dalla formica allo struzzo...

domenica 26 dicembre 2010

La riforma scolastica di Ken Robinson


KEN ROBINSON
Inglese di Liverpool (1950), è un ex professore di educazione artistica presso la University of Warwick. È considerato uno dei maggiori esperti in campo educativo e lavora con le principali strutture mondiali specializzate nello sviluppo della creatività. Ha scritto parecchi libri fra cui Out of Our Minds: Learning to be Creative, suo maggiore successo. Nel 2003 ha ricevuto il titolo di cavaliere dalla regina Elisabetta II per i suoi contributi al mondo dell'arte. Vive a Los Angeles con la moglie e due figli.
Febbraio 09, The Guardian
NEL SUO LIBRO THE ELEMENT SOSTIENE CHE IL NOSTRO APPROCCIO ALL'INSEGNAMENTO È SBAGLIATO.
L'attuale sistema scolastico soffoca, infatti, la creatività dei ragazzi, mentre dovremmo cominciare a dare spazio al cosiddetto “pensiero creativo”. Come diceva Picasso, tutti i bambini nascono artisti, poi, però, la loro creatività e la loro immaginazione vengono meno, a causa degli insegnamenti ricevuti.
QUAL È IL VERO PROBLEMA?
Non viene data ai più giovani la possibilità di esplorare se stessi, analizzando le vere esigenze e le singole inclinazioni. In questo modo gli interessi reali di un bambino non emergono.
MA NON È SOLO COLPA DEI PROFESSORI.
È l'intero sistema scolastico a essere sbagliato. A cominciare dalla fiscalità degli orari. Non ha senso far durare sempre e in ogni caso una lezione 40 minuti. Anche questo è un modo per uccidere la creatività. Inoltre le tante materie dovrebbero avere la stessa importanza: la danza, come la matematica.

Giugno 09, abc.net
IL FALLIMENTO DEL SISTEMA EDUCATIVO È PROVATO ANCHE DA PERSONAGGI FAMOSI COME PAUL McCARTNEY CHE DICONO DI NON ESSERE STATI CAPITI A SCUOLA. È UNA STORIA COMUNE A MOLTE ALTRE PERSONE?
Paul, in effetti, è andato a scuola a Liverpool e nessuno s'è accorto del suo talento. La sua storia, però, è tipica di moltissimi altri individui, a partire dagli altri Beatles.
PERCHÈ È COSÌ DIFFICILE EVIDENZIARE IL TALENTO DI UNA PERSONA?
Spesso il talento è sepolto in profondità: i nostri sistemi di istruzione, non sono pronti a scavare fino in fondo, così molte persone dotate finiscono per essere considerate degli emarginati.
COS'È LA CREATIVITÀ?
Lo potrei spiegare con l'esempio di una bambina che ho conosciuto e che stava facendo un disegno. La maestra le si avvicinò chiedendole cosa stesse disegnando. Lei le rispose che stava disegnando Dio. La maestra allora le disse che nessuno sapeva che immagine avesse Dio. Ma lei la lasciò a bocca aperta rispondendole: «Adesso, con il mio disegno, lo vedranno tutti».



Febbraio 06, ted.com
È COSÌ IMPORTANTE LA CREATIVITÀ?
Lo è tanto quanto l'alfabetizzazione. Dunque chi va a scuola dovrebbe essere valutato per i suoi risultati tipicamente accademici, ma anche per le sue capacità di creare qualcosa dal nulla, con l'ingegno e la fantasia.
IN CHE MODO UNO SBAGLIO PUÒ GIOVARE ALLA CREATIVITÀ?
Se non si è preparati a sbagliare, e non si comprende l'utilità dello sbaglio, difficilmente si arriva a creare qualcosa di originale. Gli adulti perdono la loro creatività naturale perché sono terrorizzati di sbagliare e cercano di non commettere mai errori. Loro malgrado.
DOVE ISTRUZIONE PUBBLICA E REALI NECESSITÀ DEGLI STUDENTI NON SI INCONTRANO?
Il nostro sistema educativo è tarato unicamente per forgiare professori universitari. Con ciò solo chi è predisposto a lavorare con un certo metodo ha la possibilità di emergere. Tutti gli altri sono tagliati fuori.

Febbraio 10, ted.com
SI PARLA TANTO DI CRISI ECONOMICA E CLIMATICA. MA ESISTE ANCHE UNA CRISI DI RISORSE UMANE.
Esistono molte persone che trascorrono l'intera esistenza, senza una reale consapevolezza delle proprie capacità: incontro un mare di individui convinti di non essere bravi in niente. Il fenomeno, di conseguenza, si traduce in una crisi di risorse umane,
OGNI SISTEMA EDUCATIVO NEL MONDO, PERÒ, È STATO RIFORMATO O STA PER ESSERE RIFORMATO.
Ma non è abbastanza. Le riforme non servono più a niente. Perché semplicemente migliorano un sistema fallimentare. Non abbiamo bisogno di una evoluzione del sistema educativo, ma di una rivoluzione.

martedì 25 maggio 2010

Il cervello di una persona creativa funziona come quello di uno schizofrenico

Da sempre si parla del rapporto fra genio e pazzia. Oggi c'è anche la prova scientifica. Degli studiosi hanno, infatti, visto che per alcuni versi il cervello di una persona creativa funziona come quello di uno schizofrenico. In particolare gli esperti dell'Istituto svedese Karolinska hanno verificato che pittori (nella foto Picasso), musicisti, e scrittori, presentano spesso una carenza dei recettori del neurotrasmettitore dopamina in corrispondenza del talamo, area cerebrale che fa da filtro alle informazioni dirette alla corteccia cerebrale. Quando questo filtro funziona male, il cervello smette di funzionare come dovrebbe, "liberando" la creatività. In altre occasioni s'è messo in relazione il disturbo da attacchi panico con la "genialità". In questo caso è emerso che le persone soggette a DAP, presentano una creatività superiore alla norma. Gli psicologi ritengono il disturbo da attacchi di panico una vera e propria porta verso ciò che Jung chiama il "Sé", verso una comprensione e una accettazione più ampia di noi stessi. Alla luce di ciò accade frequentemente che dopo un attacco di panico - o un periodo di ansia parossistica - si abbia un'esplosione di creatività e gioia di vivere apparentemente incomprensibili. Altri scienziati hanno invece considerato la creatività in rapporto con il DDAI, Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. Qui il riferimento è a bimbi(ma anche adulti) sempre in movimento, ma incapaci di soffermarsi sui particolari, condizione che rende difficoltoso l'apprendimento, pur consentendo slanci creativi notevoli. Una ricerca condotta presso il Trinity College di Dublino ha evidenziato che questa teoria è vera soprattutto per le forme lievi di DDAI. Secondo Michael Fitgerald, chi soffre di questa malattia, è anche caratterizzato da un'intelligenza mediamente superiore alla norma. "Gli individui con deficit di attenzione e iperattività presentano i sintomi tipici di disattenzione, ma possono anche avere una capacità di iper-attenzione su argomenti ristretti che per loro sono di particolare interesse", spiega Fitgerald. In alcune circostanze, però, la creatività viene sostituita da comportamenti borderline, anticamera di tossicodipendenza e criminalità.

martedì 13 aprile 2010

La realtà newyorkese secondo Jason Polon

Un blog di grande successo. Quello di Jason Polon. È un ventisettenne newyorkese che, senza farsi vedere, ritrae i passanti della Grande Mela per poi metterli online. Ne ha già ritratti 8.500. Il blog è super cliccato perché molti newyorkesi lo visitano per vedere se sono stati immortalati dall'originale pittore. Non si tratta, in realtà, di autentici quadri, ma solo di schizzi, disegni stilizzati, che Polon realizza in pochi minuti (due al massimo). Polon è attratto soprattutto dalle scene di vita quotidiana: un lavoratore in pausa pranzo che divora al volo un hot dog, una mamma che spinge una carrozzina, un anziano intento a leggere il giornale. E non mancano celebrità come Don DeLillo, immortalato alla Grand Central Station. "Ciò che cerco di riprodurre è l'esperienza newyorkese per eccellenza", dice l'artista, "un moto perpetuo di incredibili diversità". La fama dell'artista newyorkese s'è sparsa a tal punto che in molti ormai richiedono la sua mano su commissione. Basta mandargli una mail e indicare l'ora e il posto in cui si vuole essere ritratti. E poi andare a rivedersi su: http://everypersoninnewyork.blogspot.com/

domenica 11 aprile 2010

A Milano l'esercito di terracotta, una storia iniziata duemila anni fa

Dalla Cina con furore. Arrivano per la prima volta a Milano i famosi guerrieri di Xi'an, del celebre esercito di terracotta risalente a duemila anni fa. Non tutti i 700 guerrieri naturalmente, ma solo una 'delegazione' di 7, fra ufficiali, balestrieri e cavalieri. Sono arrivati in Italia in aereo, all'interno di cassoni blindati. Ogni soldato pesa circa mezza tonnellata. La mostra - intitolata 'I due imperi' - sarà visitabile dal 16 aprile al 5 settembre presso Palazzo Reale. Un'occasione ghiotta che consentirà di mettere a confronto la storia dell'Impero Romano con quella delle dinastie cinesi Qin e Han. L'esposizione prevede, infatti, anche l'allestimento di legionari e centurioni romani marmorei dell'Età di Traiano, in arrivo dai musei archeologici di Roma e Napoli. L'esercito di terracotta venne realizzato per proteggere la tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang, nato nel 259 a.C. Si parla di un esercito di circa 8mila guerrieri, vestiti con corazze in pietra e dotati di armi. Solo una minima parte di essi, però, è stata portata alla luce. Con i soldati cinesi gli archeologi hanno scoperto anche 18 carri in legno e 100 cavalli in terracotta. La scoperta risale al 1974 e riguarda un'area di 56mila metri quadrati. Per dare vita all'esercito di terracotta, dovettero lavorare senza interruzione per dieci anni almeno 700mila prigionieri. Tutti in qualche modo dotati di talento artistico. Le statue, non a caso, colpiscono per il loro eccezionale realismo. Gli scultori le ottennero compattando cerchi di argilla in modo da creare un 'tubo toracico' al quale venivano poi aggiunti gli arti.

mercoledì 6 gennaio 2010

L'ipercolesterolemia della Gioconda

Curiosa conclusione di uno studioso palermitano: Monna Lisa, la celebre Gioconda, con ogni probabilità soffriva di colesterolo alto. Lo dimostrerebbe un incavo dell'occhio sinistro - detto tecnicamente 'xantelasma' - ossia un accumulo di adipe sottocutaneo, conseguenza di un livello eccessivo di grassi nell'organismo. La stessa tesi è stata avanzata anche dal medico giapponese Haruo Nakamuyra, il quale aggiunge che verosimilmente la Gioconda soffriva anche di pressione alta e trigliceridi alti. Ecco l'articolo originale pubblicato ieri dal Telegraph. The facial expression - one of the main reasons why the 16th century painting is among the most famous works of art in the world – shows signs of a build up of fatty acids around the eyes of the subject, according to Vito Franco of the University of Palermo. The Italian scientist says the model in the oil painting had a xanthelasma – a subcutaneous accumulation of cholesterol – in the hollow of her left eye and a fatty tissue tumor. It suggests very high levels of cholesterol in the model, thought to be Lisa del Giocondo, a member of a Florence family who married a cloth and silk merchant. Franco also claims to have identified a genetic bone tissue disorder, Marfan syndrome, in two other Renaissance figures: the subject for Botticelli's Portrait of a Youth, which hangs in the National Gallery of Art in Washington, and the subject for Parmigianino’s Madonna with Long Neck. Franco told the Italian newspaper, La Stampa: "The people depicted [in art] tell us about their vulnerable humanity, independently of the awareness of the artist.” He added that Michelangelo’s appearance in the foreground of Raphael's The School of Athens suggests he suffered from “an excess of uric acid, typical of those afflicted by renal calculosis”. This was possibly because the artist had been living off nothing but bread and wine while working on the Sistine Chapel, Franco said.

mercoledì 25 novembre 2009

La geometria non euclidea alla base dell'armonia musicale

L’armonia delle note obbedisce alle leggi della geometria non euclidea. Lo dicono esperti dell’Università statunitense di Princeton. Si sapeva da tempo che i numeri sono alla base della musica e che, per esempio, i differenti toni di una scala sono legati ai rapporti fra numeri interi: una corda dimezzata suona l’ottava superiore, ridotta ai suoi 3/4 la quarta, ridotta ai suoi 2/3 la quinta, e così via. Quello, però, che non si conosceva è che dietro a ogni armonia musicale – struttura di accordi che segue il principio della tonalità, del tempo, e della cadenza (“potere di attrazione del semitono") – si nascondono passaggi matematici peculiari riconducibili a geometrie posteuclidee, formulate tra gli altri da N.I. Lobacevskij e J.Bolyai. Questi scienziati regolamentarono a cavallo del XIX secolo nuove teorie geometriche. Inventarono per esempio il concetto di parabola, di geometria ellittica, di geometria differenziale. Dunque gli studiosi di Princeton hanno evidenziato che, personaggi del calibro di Bach e Mozart, non solo erano degli eccezionali musicisti, ma anche dei provetti matematici (anche se inconsapevoli). Nello specifico gli americani, guidati da Dmitri Tymoczko, compositore, teorico della musica e assistente dell’ateneo americano, hanno visto che gli accordi e le melodie possono essere assimilati a punti e linee di uno spazio matematico chiamato “orbifold”. I segmenti tracciati tra le note di accordi diversi rappresentano la cosiddetta mappatura. Secondo Tymoczko tali linee sono accettabili solo quando gli accordi risultano tra loro simmetrici per traslazione, riflessione o permutazione e gli accordi assonanti e dissonanti hanno simmetrie differenti. Da ciò si ricava infine che le regole alla base dell’armonicità degli accordi si possono rappresentare matematicamente pianificando le possibili connessioni nello spazio geometrico. Un traguardo che potrebbe aiutare a comprendere meglio i principi della musica occidentale e a inventare nuovi generi musicali.

Per info: www.music.princeton.edu

giovedì 29 ottobre 2009

IL CERVELLO VIEN SUONANDO

Chitarra, pianoforte, flauto. Non importa lo strumento che avete scelto per vostro figlio o che lui stesso ha scelto di suonare. Ciò che conta è che coltivi al meglio la passione per la musica, perché un domani, non solo sarà in grado di destreggiarsi con il pentagramma (cosa che non tutti sapranno fare), ma potrà anche godere di un quoziente intellettivo più elevato della norma. Non per niente molti componenti del Mensa (associazione internazionale di cui fanno parte solo persone con un QI superiore a 148), si sono dedicati (e spesso ancora si dedicano) alla musica. Sono queste, in sostanza, le conclusioni di uno studio condotto da scienziati dell’Università di Zurigo. Gli esperti hanno visto che il cervello di chi impara a suonare la chitarra o il pianoforte (ma anche tutti gli altri strumenti), subisce un cambiamento positivo dal punto di vista strutturale e cognitivo: rispetto a quello di chi non suona nulla, infatti, diviene più grande, più ricettivo, in pratica più efficiente. Dal punto di vista intellettuale è emerso che, in media, il quoziente intellettivo di chi pizzica le corde di una chitarra o soffia nelle meccaniche di una tromba, aumenta di 7 punti. Il fenomeno riguarda indistintamente grandi e piccini e provoca, inoltre, un miglioramento complessivo dell’attività cerebrale, che si ripercuote su una maggiore capacità di accumulare informazioni (non solo musicali) e di memorizzare fatti ed eventi.
Oltretutto, imparando la musica, si controllano meglio le emozioni. Lutz Jancke, psicologo dell’Università di Zurigo, dice che «imparare uno strumento porta a un incremento del QI intellettivo di bambini e adulti». Riguardo agli over 65, di solito poco propensi a cimentarsi in nuove attività, è emerso che basta suonare uno strumento per un’ora alla settimana per 4 o 5 mesi per modificare, in meglio, l’“architettura” del cervello. Coinvolte in questo cambiamento anche aree legate al coordinamento degli arti, spesso deficitarie in chi è più in là con gli anni. «Per quanto riguarda invece i bambini» continua Jancke «si è visto che chi si dedica allo studio del pianoforte è più disciplinato ed è in grado di organizzarsi e di concentrarsi meglio degli altri». In sostanza, precisa lo studioso, i piccoli che suonano qualche strumento, a lungo andare, diventano più brillanti e più svegli dei coetanei attratti da altre occupazioni. Ma l’importanza di imparare a suonare uno strumento non finisce qui. Lo studio svizzero ha messo in evidenza che questa attività facilita addirittura l’apprendimento delle lingue straniere, e il senso di empatia verso chi ci circonda: «Tutto parte dal presupposto che studiando accordi e tonalità diviene più semplice tenere a mente frasi e parole e quindi lingue straniere» spiega lo scienziato d’oltralpe. «Inoltre i piccoli che imparano a suonare uno strumento, riescono, ascoltando semplicemente il tono di voce di una persona, a inquadrarne lo stato d’animo e a intuirne, quindi, esigenze e pensieri». Risultati analoghi a quelli di Jancke sono stati ottenuti recentemente anche da Glenn Schnellenberg, psicologo dell’Università di Toronto. In questo caso lo scienziato ha sottoposto a una serie di test 144 bambini di 6 anni, suddividendoli in quattro gruppi. Alla fine si è visto che il QI migliorava soprattutto nel gruppo di bambini che aveva studiato musica. A questo punto secondo gli studiosi è necessario andare avanti con la ricerca per capire come e quando la musica può essere utilizzata anche in campo medico. Il passo successivo, quindi, sarà quello di affiancare lo studio di uno strumento musicale nelle terapie per la riabilitazione neurologica - legata, per esempio, a persone che hanno subìto ictus - o nella lotta all’Alzheimer.


(Pubblicato su Libero il 29 ottobre 09)

martedì 29 settembre 2009

Tutti poeti grazie all'inventore dell'intelligenza artificiale

Conquistare una donna con una bella poesia. Oggi è possibile grazie a un’idea dell’inventore dell’intelligenza artificiale, Ray Kurzweil (nella foto) e al suo fido collaboratore, l’ingegnere John Keklak. I due studiosi sono, infatti, riusciti a collaudare e brevettare il primo software che imita lo stile e la tecnica di tutti i più grandi poeti della storia. Battezzato con il nomignolo “cuore d’artista” lo scopo del computer è “frullare” le opere di ogni grande letterato del presente e del passato e comporre poesie ad altissimo livello per chiunque lo desideri. Per usufruire del software basta collegarsi a un computer normale e scaricare la versione free del “poeta cibernetico” dal sito http://www.kurzweilcyberart.com/. Con pochi clic, quindi, ci si ritrova a vestire i panni di un novello Dante, Petrarca, Boccacio; o - se vogliamo stare un po’ più al passo coi tempi – Luzi, Montale, Quasimodo. I primi esperimenti condotti con il software hanno già ottenuto grande successo. Il computer dal “cuore di artista” ha completato la sua prima importante opera poetica dal titolo “Soul”: è il risultato di un mix di rime, allitterazioni, ossimori, e parole ricavate dagli scritti di John Keats e Wendy Dennis. Stando alle conclusioni di Kurweill, il nuovo sistema computeristico ha perfino superato il difficile test di Turing. È il test di cui si servono gli scienziati per stabilire la capacità “pensante” di una macchina. In particolare sono state lette a dei giovani delle poesie elaborate dal computer e altre da persone in carne ed ossa. Il risultato ha dimostrato che nella maggior parte dei casi non è possibile distinguere correttamente il lavoro sviluppato dal computer da quello realizzato dall’uomo. E se la poesia non fosse sufficiente a conquistare la partner desiderata? Nessun problema. Con il software si possono infatti anche scaricare struggenti melodie e sottofondi musicali predisposti per ogni tipo di poesia selezionata. Ray Kurzweill è uno tra i più noti sviluppatori di software. Ha creato peraltro sistemi di riconoscimento della voce (per esempio per il comando su computer), aiuti di traduzione per non vedenti, strumenti musicali basati su computer, pazienti artificiali per la formazione di medici. È anche l’autore del libro “The Age of intelligent Machines”.

domenica 6 settembre 2009

Un colpo d'occhio per riprodurre (nei minimi dettagli) la mappa di una città

Si chiama Stephen Wiltshire, ha 32 anni e vive a Londra. Ammalato di autismo da quando aveva tre anni possiede una dote unica: è in grado di riprodurre la mappa di una città vedendola una sola volta, in volo su un aereo o girandola semplicemente in automobile. Ora i media si stanno accorgendo di lui e le sue opere cominciano ad avere un grande successo. Il cervello di Wiltshire è stato analizzato dai medici anglosassoni: l’uomo non solo ha una memoria visiva eccezionale, ma è anche dotato di notevoli capacità artistiche. Nella scala dell’intelligenza elaborata da David Wechsler (1980) che stima le abilità di ognuno alle prese con matite e pennelli, Wiltshire raggiunge i livelli più alti. Wiltshire e un’equipe di scienziati hanno sorvolato la città di Londra per una breve ricognizione. Al termine del viaggio è stato chiesto all’uomo di disegnare ciò che aveva appena visto. Lo stupore è stato grande: in tre ore Wiltshire ha messo nero su bianco strade, case e viottoli. Scala e proporzioni perfette. Ma l’abilità dell’artista non si ferma qui. Wiltshire è in grado anche di “colorare” fantasticamente le sue opere. La sua Londra, quella di tutti i giorni, può per esempio trasformarsi in una metropoli devastata da un terremoto o da un bombardamento, a seconda dell’ispirazione. Secondo i ricercatori sono numerosi i malati di autismo caratterizzati da doti eccezionali. C’è chi è portato per le lingue e ne ha imparate più di venti; chi è capace di misurare a colpo d’occhio qualsiasi oggetto, dal cerino al grattacielo, con la precisione di qualche millimetro. Dunque il genio autistico non smette di stupire e forse una risposta a tutto ciò c’è. È quella che arriva da Vilayanur Ramachandran, direttore del Center for Brain and Cognition dell’Università di California a San Diego. Lo studioso ritiene che le capacità straordinarie delle persone autistiche siano dovute a disturbi fisiologici del cervello che chiudono molti canali sensori facendo convergere l’attenzione su un solo canale (per esempio quello visivo).

domenica 30 agosto 2009

Un colpo d'occhio e la diagnosi è fatta

Un bravo medico è colui che con un semplice sguardo - senza la necessità di consultare le cartelle cliniche - è in grado di capire di cosa soffre un ammalato. Un tempo era facile imbattersi in medici di questo tipo. Oggi, invece, per via dei grandi progressi della tecnologia, questa abilità è venuta meno. È dunque per tale motivo che, da pochissimo tempo, alcune facoltà di medicina stanno sperimentando dei corsi complementari “artistici”, per formare appunto nuovi specialisti capaci di leggere, come si dovrebbe, il corpo umano. Studiosi dell’Università di Yale hanno osservato le cartelle cliniche di medici abituati a frequentare pinacoteche e musei e quelle di specialisti tradizionali. È così emerso che i primi comprendono con maggiore facilità le reali necessità di un paziente: gli scienziati hanno, in particolare, parlato di una maggiore empatia tra il curante e l’ammalato. Il connubio medicina-arte sta avendo riscontro anche presso il prestigioso Metropolitan Museum of Art di New York: qui una sala della struttura è interamente dedicata ai futuri medici che tra un corso e l’altro di fisiologia e patologia si cimentano con opere pittoriche. “Il corso è obbligatorio per gli studenti del terzo anno – afferma David Muller, preside della Scuola di medicina – una lezione per imparare quanto l’arte della osservazione sia fondamentale nelle medicina”. Secondo Irwin Braverman, docente dell’Università di Yale, il fenomeno potrebbe portare non solo a un migliore dialogo tra paziente e curante, ma anche a un taglio considerevole nei costi dell’assistenza sanitaria. Infine, sottolineano i ricercatori, non è questa la prima volta che arte e medicina si vengono incontro. In passato, per esempio, Leonardo Da Vinci si cimentava abitualmente nella dissezione dei cadaveri per riuscire a dipingere meglio. Così Andreas Vesalius, autore del famoso “Trattato di anatomia”, sviluppato basandosi sui disegni e gli schizzi del grande Tiziano.

giovedì 2 luglio 2009

La sacra sindone? E' opera di Leonardo da Vinci

La sacra sindone? Potrebbe essere il ritratto di Leonardo Da Vinci. Queste le conclusioni di Lillian Schwartz, della School of Visual Arts di New York. La studiosa, tramite un apposito software, ha sovrapposto l’immagine ufficiale del genio fiorentino con quella della sindone, trovando analogie impressionanti. Similmente, tempo fa, aveva verificato somiglianze notevoli anche fra il volto di Monna Lisa e quello di Leonardo. Secondo Schwartz Leonardo avrebbe appeso il lenzuolo di lino (della sindone) cosparso di un’emulsione fotosensibile ricavata da uova, in una stanza buia e sigillata, e in seguito aspettato che l’immagine di un suo busto rimanesse impressa sulla ‘tela’. In pratica avrebbe dato vita alla prima camera oscura della storia umana. Discordanti i pareri sollevati in campo scientifico. John Jackson, in particolare, direttore del centro studi sulla sacra sindone del Colorado, ha liquidato l’ipotesi della Schwartz perché “basata su misere conoscenze storiche e scientifiche”.

Per info: http://www.lillian.com/