Videochiamare amici e parenti che vivono al di là dell'oceano o,
comunque, in un paese lontano è già realtà. Ma fra pochi anni questo servizio
potrebbe diventare obsoleto ed essere soppiantato da un progetto tutto italiano
che promette di rendere la comunicazione ancora più reale. Come? Offrendo la
possibilità di interagire in modo naturale, come se due interlocutori - posti,
per esempio, agli antipodi del pianeta - si trovassero, di fatto, a pochi
centimetri di distanza. Non è fantascienza ma la proposta di un team di
scienziati comprendenti esperti del Cnr e della società privata Quintetto.
Insieme, con l'appoggio della Regione Val d'Aosta, hanno già approntato il prototipo
del servizio di "telepresenza olografica"; il termine deriva da
"ologramma", figura con effetto tridimensionale ottenuta per la prima
volta nel 1947 dal fisico ungherese, Dennis Gabor. «Con questa proposta
vorremmo far conoscere agli italiani un nuovo modo di interagire con persone
lontane», spiega Elisabetta Baldanzi, dell'Istituto nazionale di ottica Ino del
Cnr; «un servizio pensato per aziende e ragioni sociali che attraverso la
telepresenza olografica potrebbero incrementare e migliorare le loro relazioni,
ma che un domani potrebbe anche divenire una realtà in ambito famigliare». I
comuni cittadini dovranno, infatti, aspettare un po’ prima di poter
telecomunicare in 3d, il tempo per migliorare le caratteristiche del prototipo,
e renderle fruibili anche in spazi limitati. Le aziende, invece, i comuni, ma
anche strutture come le Asl o le banche, possono fin da ora beneficiare
dell'avveniristico servizio. Gli scienziati italiani hanno
"riprogrammato" un sistema hitech che in parte viene già utilizzato,
per esempio in ambito artistico e nel settore entertainment. Non a caso si
parla di "teatro olografico" per definire la tecnica attraverso la
quale è possibile assistere a uno spettacolo in tre dimensioni grazie
all'utilizzo dei raggi laser. Si è lavorato anche sui costi, elaborando un
sistema di assemblaggio che, tenendo conto di singoli aspetti legati ai diversi
materiali e prodotti a disposizione, ha consentito di risparmiare dal punto di
vista economico. Con la telepresenza olografica si avrà, dunque, l'impressione
di muoversi in una realtà virtuale. «In effetti, abbiamo lavorato per indurre
una persona a interagire con una figura in 3d che si trova davanti agli occhi,
anche se nella realtà è posta a chilometri di distanza», continua Baldanzi,
«benché non sia strettamente riconducibile al mondo simulato». Il vero scopo,
infatti, è stato quello di dare vita a un servizio che potesse abbattere le
barriere tecnologiche, rendendo più facile per chiunque la telecomunicazione.
«Già oggi possiamo telecomunicare», dice Maria Grazia Franciullo, membro del
team dell'azienda Quintetto, «ma siamo limitati dal monitor di un computer che
dobbiamo sempre avere di fronte agli occhi. Con la telepresenza olografica
tutto ciò non sarà più necessario e basteranno poche istruzioni per poter
parlare con una persona in "carne ed ossa", pur se distante
chilometri». Tempi e costi sono già sulla carta. Si entra ora nella fase finale
del progetto, che vedrà gli ingegneri elaborare i primi strumenti hitech per la
fine dell'anno. I costi potranno variare in base agli "optional".
«Prezzo base, ventimila euro», conclude Franciullo, «cifra che potrà aumentare
in base ai vari servizi aggiuntivi, per esempio il sistema di riconoscimento
per una banca o altri sistemi integrati che potranno facilitare la
comunicazione fra le filiali».
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martedì 10 giugno 2014
giovedì 4 aprile 2013
Energia dai batteri marini
Impianti elettrici del futuro che, collocati in punti strategici delle profondità marine, funzioneranno grazie alla capacità di microbi geneticamente modificati di generare spontaneamente energia elettrica. È la proposta di un team di ricercatori statunitensi del Naval Research Laboratory di Washington. Essi hanno realizzato una cella a combustibile (in pratica una pila) basandosi sul fatto che esistono in natura batteri in grado di trasformare gli ioni sodio in elettronegatività: in chimica il concetto di elettronegatività di un atomo corrisponde alla misura della sua abilità ad attrarre verso di sé gli elettroni condivisi con un altro atomo allo scopo di formare con esso un legame chimico. Gli esperti, applicando questa caratteristica fisiologica dei microrganismi a semplici elettrodi di grafite, hanno visto che è possibile sfruttare una certa differenza di potenziale elettrico per gli scopi più disparati, come quello concernente il funzionamento di un impianto di illuminazione. In particolare gli scienziati sono intervenuti tramite sofisticati procedimenti di bioingegneria per potenziare l’"appetito" dei microbi, in modo da indurli a nutrirsi con maggiore avidità, e quindi a produrre anche potenze elettriche superiori: allo stato attuale infatti, per far funzionare anche solo una piccola lampadina, sarebbero necessari decine di ettari di fondale marino colonizzato dai microrganismi presi in considerazione. La scoperta degli studiosi di Washington risponde a un altro celebre tentativo di impiegare i batteri per ottenere energia. Il riferimento è in questo caso al lavoro compiuto da ricercatori dell’università del Massachussets – Amherst, che hanno messo a punto una batteria basata sul lavoro di microbi (Rodoferax ferrireducens, isolati dai fondali della Oyster Bay in Virginia), in grado di trasformare in energia elettrica gli zuccheri di cui si nutrono.
giovedì 3 gennaio 2013
Tempeste solari, spauracchio 2013
Finito il timore della fine del mondo programmato per il 2012, si riaffaccia lo spauracchio dell'apocalisse per il 2013. Più serio questa volta, poiché è coinvolta anche la NASA. Ma attenzione a non fare confusione. Vediamo esattamente cosa sta succedendo... Tempeste solari, spauracchio 2013
Pubblicato su Lettera43:
Non
si è ancora placato il rumore provocato dal vaticinio Maya, che già si torna a
parlare di fine del mondo. Se poi è un organo come la NASA a prendere la parola, le
antenne dell’immaginario collettivo non possono fare a meno di tornare a
vibrare con intensità. Cosa sta succedendo di nuovo? Questa volta le attenzioni
sono rivolte al Sole che, come è noto, con periodicità undecennale, cambia la
sua attività: lo prova la ciclicità delle cosiddette macchie solari - luoghi di
intensa attività magnetica - che appaiono e scompaiono sulla superficie della
stella, confermando dinamiche fisiche non ancora del tutto chiare, che l’uomo
tiene sotto controllo dal 1750. Ebbene, secondo gli esperti dell’ente
americano, nel corso della primavera del 2013, il cuore pulsante del Sistema
solare raggiungerà il suo picco di attività, interferendo con le numerose
apparecchiature tecnologiche che caratterizzano il genere umano, e delle quali,
ormai, non si può più fare a meno. Rischiano gli astronauti in orbita, i
satelliti, i sistemi GPS, le centrali idroelettriche, le apparecchiature che
consentono l’estrazione del petrolio...
A
dire il vero s’è già sentito parlare di tempeste magnetiche in grado di
provocare danni al pianeta: basta ricordare l’evento del 1989, in Quebec, Canada,
che provocò l’annientamento dei trasformatori energetici, con gravi
ripercussioni su tutto il territorio; e la gigantesca aurora boreale del 1859
che, in piena notte, rischiarò gran parte dei territori americani compresi fra
il Polo Nord e la Florida ,
mandando in crisi i sistemi telegrafici di Europa e Nord America. Un altro
evento eccezionale si verificò nel 774, e causò un aumento sproporzionale di
C14 nell’atmosfera. Ma a quei tempi, soprattutto nel Diciannovesimo secolo e
prima dell’anno Mille, non eravamo così interconnessi e dipendenti dalle varie
forme di energia: oggi il sistema uomo-ambiente è molto più delicato e
suscettibile alle bizzarrie della natura.
La
tempesta prevista per quest’anno sta suscitando un clamore più acceso del
solito, anche perché si sono messi in gioco professori di livello come Daniel
Baker, dell’Università del Colorado e Mike Hapgood, studioso di Oxford e consulente
del governo sulla meteorologia spaziale; e perché vari media, all’indomani
della pubblicazione di uno studio sul New Scientist, hanno calcato la mano con
titolazioni eloquenti del tipo, “potente tempesta solare spegnerà gli USA per
mesi”. Cosa c’è di vero in tutto ciò?
Il
rischio viene ricondotto a gigantesche emissioni di gas ionizzato che verrebbero
espulse ad alta velocità dalla corona solare: attraversando 150 milioni di chilometri
in due o tre giorni. Queste particelle – perlopiù costituite da raggi x e onde
radio – potrebbero, in effetti, mandare in tilt i chip di computer e satelliti
e a mo’ di una radiazione nucleare a bassa energia provocare danni alla salute
dell’uomo. “Il fenomeno potrebbe peraltro interferire con i fili di alluminio e
rame che determinano il regolare funzionamento della rete elettrica”, dice
Hapgood. “A livello atmosferico ci possono essere complicazioni legate ai segnali
radio e i sistemi GPS potrebbero andare fuori uso per un paio di giorni”.
Tuttavia
va considerato che l’uomo, grazie a strumenti hitech che orbitano intorno alla
Terra (come GOES e POES) e aerei specializzati è costantemente aggiornato sulle
condizioni solari. Si avrebbe, perciò, la possibilità di correre ai ripari
prima che sia troppo tardi. I più pessimisti pensano che durante la primavera
del 2013 la Terra
sprofonderà in un nuovo Medioevo, ma non ci sono reali presupposti per pensare
che questo dato sia attendibile. Meglio attenersi alle voci degli esperti,
tenendo a bada la fantasia e le manie catastrofistiche. Hapgood dice che una
forte tempesta solare potrebbe creare diffusi blackout e che è giusto
considerare il pericolo, ma non allarmarsi in modo esagerato. “Non occorre sollevare
il panico, ma le analisi fatte finora sono corrette ed equilibrate”, ha
rivelato recentemente a un tabloid britannico. “Continuerò a studiare il Sole
per capire come si comporterà nei prossimi mesi, considerando che le tempeste
solari sono fenomeni naturali che potrebbero avere enormi ripercussioni sul PIL
di una nazione”.
martedì 28 agosto 2012
Il futuro dei semiconduttori
Non è di
molto tempo fa la notizia proveniente da Berkeley relativa a una
nuova generazione di superconduttori, caratterizzata da fogli
ultrasottili, a base di arseniuro di indio e substrati in silicio.
L'idea è andare a sostituire progressivamente i transistor
tradizionali di natura silicea, costosi e sempre più difficili da
approntare per via della scarsità delle materie prime. Gli esperti
dell'Università della California a Berkeley hanno concentrato le
loro attenzioni soprattutto sull'arseniuro di indio, dotato di
proprietà semiconduttrici eccellenti. Qualcosa già si sapeva.
Stando infatti alle ricerche compiute da Intel, si potrebbe forgiare
transistor da dieci nanometri (con velocità di spostamento degli
elettroni assai più elevata rispetto al silicio) sfruttando proprio
l'arseniuro di indio e gallio; il primo, un elemento che entra in
gioco anche nell'ambito dell'antimoniuro di indio, utile per la
fabbricazione di dioidi laser. In questo caso gli scienziati hanno,
invece, puntato su una nuova tecnica ingegneristica che ha portato a
strati di arseniuro di indio (con spessori di dieci milionesimi di
millimetro), integrati a substrati silicatici, in grado di assolvere
performance conduttive decisamente superiori a quelle tradizionali. È
l'ennesima prova che, proprio nell'ambito del “sempre più nano”,
si dovranno andare a cercare le soluzioni ideali per le tecnologie
del domani.
La ricerca
di un'alternativa al silicio nel campo elettronico riguarda anche i
cosiddetti semiconduttori organici. Offrono l'opportunità di poter
essere lavorati in condizioni “ambientali” più economiche e
vantaggiose dal punto di vista ecologico. Ma le prestazioni sono, per
ora, decisamente poco promettenti, per via dell'estrema lentezza di
conduzione degli input elettrici. Luminare in questo campo è Dmitrii
Perepichka che, in compagnia dell'italiano dell'INRS Federico Rosei,
ha lavorato tramite tecniche di bottom-up e self-assembly per dare
vita ad array perfettamente ordinati, partendo da uno dei polimeri
conduttori più noti: il PEDOT. È un ottimo conduttore elettrico
che, chimicamente, risponde al poli 3,4-etilenediossitiofene – poli
stirenesulfonato, un complesso di due ionomeri. È stato preso in
considerazione anche da Ifor Samuel, della University di St Andrews,
in Inghilterra, allo scopo di forgiare nuove e rivoluzionarie
batterie in grado di catturare e accumulare fotoni. Perepichka è
riuscito a ottenere polimeri con una risoluzione di cinque nanometri,
accarezzando la possibilità di arrivare a dare vita a transistor
organici dieci volte più piccoli di quelli attuali.
Una parte da
leone nella ricerca del semiconduttore più efficace, la fanno
altresì i nanotubi di carbonio. Scienziati dell'Università
dell'Illinois hanno infatti verificato che utilizzando questo tipo di
materiale è possibile ottenere un notevole incremento della
conducibilità elettrica. Lo studio, originariamente apparso su
Physical Review Letters, prova che considerando campi elettrici molto
potenti, gli elettroni e le lacune (quasiparticelle che veicolano la
corrente elettrica) possono creare ulteriori coppie di
elettrone-lacuna producendo un effetto a valanga; e predisponendo,
dunque, a un trasporto accelerato del segnale elettrico. Per arrivare
a questi risultati gli studiosi hanno elaborato i nanotubi di
carbonio per deposizione chimica a vapore, utilizzando un
catalizzatore di ferro e contatti in palladio per le misurazioni.
«Abbiamo effettuato ripetute misurazioni», dice su Science Eric
Pop, collaboratore del Micro and Nanotechnology Laboratory
dell'Università dell'Illinois, «arrivando a ottenere correnti fino
a 40 microampere, circa il doppio di quelle osservate in altri test».
Parlando di
carbonio è, infine, importante accennare al grafene, più volte
definito il vero erede del silicio, anch'esso rappresentato da atomi
di carbonio. Secondo molti scienziati le sue caratteristiche
porteranno nei prossimi anni a un miglioramento eccezionale dei
prodotti hitech, in virtù di un materiale ultrasottile, nemmeno
ipotizzabile fino a cinquant'anni fa. Il grafene è costituito da uno
strato monoatomico di atomi di carbonio e possiede un'altissima
conducibilità elettrica, che lo renderebbe ideale per gran parte dei
chip e dei semiconduttori di nuova generazione. Sono già nati
transistor al grafene, tuttavia le sue applicazioni potranno
riguardare molti altri settori della scienza e della tecnologia,
compresi il campo clinico e la lotta ai batteri.
lunedì 6 giugno 2011
Un robot risolve in dieci secondi il cubo di Rubik
Anch'io so fare il cubo di Rubik. I passaggi per la risoluzione del famoso gioco me li porto dietro dalle scuole elementari: non ricordo più chi me li ha insegnati, tuttavia, ancora oggi, riesco a raggiungere in breve tempo le sei facce colorate, suscitando invidie e meraviglia. Ma da quando facevo io le elementari di anni ne sono passati, e così oggi non sono più solo degli ex bimbi ormai genitori a districarsi con uno dei rompicapi più celebri della storia, ma anche i computer. Un robot di nome Ruby è infatti riuscito in questi giorni a risolvere il cubo di Rubik in poco più di dieci secondi. Ecco la prova:
martedì 22 giugno 2010
"Waze" disegna la strada maestra
giovedì 17 giugno 2010
Marissa Mayer svela i segreti di Google
MARISSA MAYER: 35 anni, è vicepresidente Search Products & User Experience di Google. Ingegnere presso l'azienda di Mountain View dal 1999, ha trascorso l'ultimo decennio a progettare e sviluppare l'interfaccia del motore di ricerca Google. Il magazine Fortune l'ha inserita fra le cinquanta donne più potenti del mondo.Gennaio 09, www.techradar.com
Google è il motore di ricerca più popolare, in grado di effettuare una ricerca su milioni di pagine web in alcuni millisecondi. Che atmosfera si respirava all'inizio?
Eravamo piccolissimi. Google era composta da sole 20 persone. Il clima, però, era dei migliori e vi era molta speranza e intraprendenza. Avevamo la consapevolezza di lavorare su qualcosa che poteva avere un impatto sul mercato, benché non avessimo ancora chiaro il suo reale potenziale.
Gennaio 05, Centro di ricerche di Palo Alto della Xerox
È vero che il nome Google è frutto di un errore di pronuncia?
È verissimo. Deriva dal termine googol, la cui pronuncia è praticamente identica. (Googol indica un numero intero esprimibile con un 1 seguito da 100 zeri e venne ideato dal matematico americano Edward Kasner, ndr).
Novembre 09, IDG News Service
Qual è il motore di ricerca perfetto? Se disponesse di una bacchetta magica e potesse crearlo dal nulla, a cosa assomiglierebbe?
Sarebbe una macchina in grado di rispondere a questa domanda, dico davvero.
Cosa sarebbe in grado di fare?
Comprendere discorsi, domande, frasi, concetti; cercare tutte le informazioni del mondo, trovare differenti idee e concetti, e presentarli in un modo davvero informativo e coerente.
Marzo 09, Nova24
Parliamo dei “search engine” di domani, descrivendo un contesto il cui centro di gravità non è il motore di ricerca, ma l’utente con le sue esigenze, finalmente comprese e soddisfatte...
Le persone riescono ad effettuare mediamente il 10, forse il 20% delle ricerche online che hanno in mente e ciò avviene perché i motori di ricerca oggi hanno ancora limiti importanti. A pensarci bene, l’uso delle parole chiave, per quanto pratico, non è esattamente intuitivo. Ben diverso sarebbe se Google accettasse domande dirette, da scrivere nel solito spazio vuoto o, meglio ancora, da pronunciare ad alta voce con il microfono acceso.
Dicembre 09, www.readwriteweb.com
Intanto compaiono nuovi sistemi di comunicazione...
Negli ultimi anni, in effetti, è emerso un nuovo tipo di informazione: gli updates in tempo reale come quelli su Twitter sono diventati non solo un nuovo modo di comunicare i sentimenti e le sensazioni delle persone, ma anche un interessante fonte di informazione.
Settembre 08, Los Angeles Times
Cosa succederà nei prossimi 10 anni?
I prossimi 10 anni saranno dedicati all’innovazione. Il settore delle ricerche non è finito. Stiamo cercando di monetizzare nuove forme di contenuti come il settore dei video online, le mappe ed i libri.
E più in là nel tempo?
Un domani la Rete sarà sempre più ricca di elementi multimediali che troveranno nuovo posto nella pagina dei risultati di ogni ricerca. Con Google Universal Search abbiamo fatto il primo passo e creato un utile spazio di sperimentazione, ma è solo l’inizio: un domani avremo pagine di risultati dove media diversi potranno convivere in maniera più armoniosa.
Maggio 10, www.techmeme.com
Risale a pochi giorni fa il nuovo look di Google. Come si è arrivati a questo risultato?
Il web è un'entità in continuo cambiamento, si evolve e si rinnova. È quindi importante anche per siti famigliari come quello di Google aggiornare lo stile, il look. Le modifiche mostrate oggi rappresentano l'ultima evoluzione delle nostre tecnologie di ricerca. Trovare esattamente quello che si sta cercando sarà più facile che mai.
(Pubblicato sul n 4 di Newton)
mercoledì 12 maggio 2010
Banda larga in tutt'Italia. Il futuro è alle porte
La fibra ottica a Milano? Potrebbe diventare per tutti una realtà entro Expo 2015. Stando, infatti, alle dichiarazioni rilasciate dagli amministratori locali, Palazzo Marino avrebbe raccolto la sfida di Telecom, promettendo nuove regole per la realizzazione di case e uffici: tutti saranno dotati di fibra ottica. Costruzioni nuove e vecchie. Il progetto è legato al Piano di governo del territorio (Pgt) sul quale si sofferma l'assessore all'Urbanistica Carlo Masseroli, sostenendo che l'adottamento della banda larga "può rappresentare la spinta decisiva affinché Milano possa fare entro breve quel salto che la renderà una metropoli all'avanguardia". L'argomento è stato affrontato in questi giorni anche dai tre principali operatori alternativi a Telecom, Fastweb, Wind e Vodafone. Gli amministratori delegati delle tre società hanno annunciato un paio di giorni fa un piano per creare una nuova rete in fibra ottica per fornire alle case degli italiani accessi internet a 100 Megabit. Lo scopo è coprire le necessità di 15 grosse città italiane nel giro di 5 anni, per un totale di 10milioni di utenti. Costo? 2,5 miliardi di euro. Da qui l'idea sarà poi quella di proseguire con tutti i centri del Belpaese con più di 20mila abitanti, coprendo il 50% della popolazione italiana. "È necessario partire subito", dicono i tecnici di Wind, "le nazioni rilevanti stanno già costruendo una nuova rete". Da parte di Telecom c'è la disponibilità a collaborare, ma non a sviluppare collettivamente una nuova rete. "Non cambieremo i nostri programmi di investimento sulla rete", ha detto Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom. Ma cos'è la fibra ottica? È un sistema hitech che consente di far viaggiare più velocemente un grande numero di immagini e informazioni tramite internet. L'utilizzo della fibra ottica permette velocità di collegamento fino a migliaia di volte superiori a quanto possibile con i tradizionali collegamenti ADSL: le velocità partono da 30 Megabit/secondo fino ad arrivare a 10 Gigabit/secondo. Da un punto di vista scientifico si tratta di filamenti caratterizzati da un diametro di 125 micrometri, realizzati con materiali vetrosi o polimerici, in modo da poter condurre la luce. Attualmente nel sottosuolo di Milano scorrono 5.100 chilometri di cavi che corrispondono a 263mila chilometri di fibra ottica. Il capoluogo lombardo non per niente risulta essere la città italiana più cablata: 240mila è il numero di unità immobiliari passate negli ultimi anni alle nuove connessioni superveloci. A livello mondiale il paese più avanzato in termini di penetrazione della fibra ottica è la Corea del Sud: solo nella seconda metà del 2009 sono state più di 6 milioni le nuove linee attivate nel paese asiatico. In Europa - Russia esclusa - il 77% degli abbonati si concentra in sette nazioni: Svezia, Francia, Italia, Olanda, Danimarca, Norvegia.
mercoledì 28 aprile 2010
Nel 2013 il via ai lavori per la realizzazione della prima centrale nucleare italiana
Due giorni fa l'incontro ufficiale fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. E la decisione del premier italiano: entro il 2013 partiranno i lavori in Italia per la prima centrale nucleare. La prossima mossa? Sensibilizzare l'opinione pubblica all'importanza delle centrali nucleari. Le statistiche, infatti, dicono che non tutti gli italiani sono a favore di questa forma di energia. Il 54% degli abitanti dello Stivale ritiene indispensabili le centrali, ma nessuno le vuole nella propria provincia. Le centrali nucleari fanno paura. Non tanto per il potenziale pericolo di incidenti con rilascio di immani quantità radioattive, bensì per la consapevolezza che le aree geografiche a ridosso dei reattori, sono quelle dove la percentuale di incidenza di determinate patologie è più alta che altrove. Lo attesterebbero alcuni studi condotti in Gran Bretagna negli ultimi anni. Mentre la rivista scientifica Environmental Heatlh, sulla base di uno studio condotto in Germania, dice che le bassissime dosi di radiazioni riscontrabili nei pressi di una centrale, potrebbero essere innocue per gli adulti, ma non per i neonati e per i feti in via di sviluppo nel grembo materno. Sotto la lente degli esperti l'ipotesi che i radionuclidi (gas nobili come kripton, argon, xeno) liberati nell'aria insieme al vapore acqueo dalle centrali, entrino a far parte della catena alimentare, contaminando tutto e tutti (per migliaia di anni). Anche fra i politici regna un certo disappunto. Pochi concordano con Berlusconi. Renata Polverini, per esempio, sostiene che il "nucleare nessuno lo vuole", alludendo a se stessa e a Roberto Formigoni. Totalmente contrari gli esponenti di centro-sinistra. In prima linea per il no al nucleare ci sono i presidenti della Puglia Nichi Vendola e della Sardegna Ugo Cappellacci. "In Sardegna non c'è spazio per le centrali nucleari", rivela Cappellacci. "Dovranno passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile". Si pensa, in ogni caso, alla realizzazione di quattro reattori nucleari che dovrebbero essere costruiti secondo gli accordi del vertice bilaterale dalla joint venture italo-francese. In ballo (inevitabilmente) cifre da capogiro. In 10-15 anni dovrebbero essere spesi 30miliardi di euro. I dati sono stati forniti da Confindustria. Ma dove potrebbero sorgere le nuove centrali nucleari? Ci sono vari comuni in lizza, che riceverebbero bonus economici ragguardevoli. In tutto ci sarebbero da smistare 10milioni di euro. Tra i centri potenzialmente interessati a ospitare una centrale sul proprio territorio ci sono Caorso, Trino Vercellese, Monfalcone, Chioggia, Mola di Bari, Termoli, Oristano, Borgo Sabotino, Garigliano, Palma e Scansano Jonico. L'idea è quella di privilegiare le zone marittime dove sarebbe più semplice sfruttare grosse quantità d'acqua per raffreddare i reattori. 2.596.792 sono i metri cubi di acqua che occorrono ogni giorno per raffreddare un reattore nucleare che produce 1000 MegaWatt. Secondo un'equazione elaborata dall'Union of Concerned Scientists degli Stati Uniti, si tratta di 30.05 metri cubi di acqua al secondo, corrispondenti a un terzo della portata del Po a Torino. Con ciò non stupisce sapere che in Francia il 40% di tutta l'acqua consumata viene utilizzata per il funzionamento delle centrali nucleari. La storia del nucleare in Italia risale al dopoguerra, quando, nel 1955, all'indomani della conferenza "Atomi per la pace", venne dato il via alla realizzazione di tre impianti nucleari basati sull'azione dei reattori di tipo BWR e PWR di origine statunitense e di tipo Magnox di origine britannica. Il primo centro nucleare sorge a Latina nel 1963. Nel giro di due anni ne nascono altri due: Sessa Aurunca e Trino. Nel 1996 l'Italia è al terzo posto, dopo Usa e Gran Bretagna, fra i paesi in grado di ottenere il più alto quantitativo di energia elettrica da una fonte nucleare. Nel 1970 a Caorso viene inaugurata la quarta centrale nucleare. La situazione si mantiene stabile fino al 1986, anno in cui l'esplosione del reattore di Chernobyl manda in tilt ogni proposito di affidarsi all'energia nucleare. Con il referendum del 1987 viene dato l'addio alle centrali nucleari. Troppi rischi. L'opinione pubblica è in defaillance. Ufficializzano la chiusura delle centrali, tra il 1988 e il 1990, i Governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Dagli anni Novanta la mancanza di energia prodotta dal nucleare viene, dunque, compensata dall'aumento dell'utilizzo dei combustibili fossili e dall'incremento delle importazioni di "energia" da altri paesi. Si ritorna a parlare di nucleare nel 2005.
La patata bollente viene affidata al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che propone di costruire dieci nuovi reattori, in modo da coprire il 25% del fabbisogno energetico del Belpaese. Secondo Scajola associando questo 25% al 25% verosimilmente ottenibile da altre fonti rinnovabili, si arriverebbe a fare a meno del 50% dell'energia ricavata dallo sfruttamento dei combustibili fossili che determinano gravi ripercussioni ambientali, sono esauribili, e predispongono ad attriti geopolitici fra le nazioni. Giustifica così la sua presa di posizione: "L'Italia è l'unico fra i paesi del G8 che non usa l'energia nucleare nella produzione di elettricità". E per ciò che riguarda le proteste degli ambientalisti dice che "questa forma di energia può considerarsi a giusto titolo parte integrante dell'economia verde, assicurando la riduzione delle emissioni di gas serra". In questo momento, nel mondo, lo sfruttamento dell'energia nucleare consta dell'attività costante di 436 reattori pari a 370,407 GW. Certo, molte cose sono cambiate rispetto al dopoguerra. Le centrali di oggi sono molto più efficienti e sicure delle prime. Oggi, in particolare, si sente sempre più spesso parlare di "nucleare di nuova generazione". A cosa si allude? A centrali nucleari che, in realtà, non vedranno la luce prima del 2030. Sono rappresentate da un gruppo di sei famiglie, che si differenziano dai vecchi reattori per i costi, le materie prime utilizzate per il loro funzionamento, la maggiore capacità di smaltimento delle scorie radioattive. Fra i cosiddetti reattori "Very-High Temperature Reactor (VHTR)" possiamo, per esempio, citare il rettore nucleare ad acqua supercritica (SCWR): viene detta "critica" la temperatura al di sopra della quale una sostanza non può esistere allo stato liquido. Opera a circa 374 gradi centigradi e a pressioni di 22,1 MPa. Tra i reattori "Veloci Autofertilizzanti (fast-breeders)" possiamo, invece, ricordare i Gas-Cooled Fast Reactor (GFR), reattori nucleari a neutroni veloci refrigerati a gas: il reattore è raffreddato a elio con una temperatura pari a 850 gradi centigradi. In tutti i casi, comunque, i reattori nucleari si basano sul cosiddetto processo della fissione nucleare. Con essa il nucleo di uranio 235, plutonio 239 (fra gli elementi più pesanti della tavola periodica) vengono bombardati con neutroni o altre particelle producendo energia. La prima rudimentale fissione nucleare risale al 22 ottobre 1934. Protagonisti furono gli italianissimi "ragazzi di via Panisperma", guidati da Enrico Fermi.
lunedì 12 aprile 2010
Allarme rifiuti. Entro il 2030 rischiamo di essere sommersi dalla spazzatura hitech
I computer ci seppelliranno? L'immagine è metaforica, tuttavia da qui a una ventina d'anni verranno eliminati così tanti pc da rendere assai difficoltoso il loro corretto smaltimento. Secondo una ricerca condotta da esperti dell'Arizona State University entro il 2030 il numero di computer che ogni anno diverranno obsoleti, raggiungerà quota un miliardo, contro le 180mila unità dei nostri giorni. In questo momento molti scienziati stanno dunque pensando al modo più redditizio per recuperare materiali contenuti nei pc che non si utilizzano più. Anche in un normale computer sono, infatti, presenti importanti componenti che potrebbero essere riutilizzati, compresi frammenti di oro e rame. Il problema - come denuncia una recente indagine di Report - è che i computer vengono smaltiti anche quando sono ancora perfettamente funzionanti. In media il possessore di un pc cambia computer ogni tre anni. Molti di essi finiscono in discariche abusive inquinando pesantemente l'ambiente. Il problema riguarda soprattutto la Cina e altri Paesi in via di sviluppo. Secondo l'Unep, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, in Cina i rifiuti di vecchi computer aumenteranno del 400% rispetto al 2007, in India del 500%. In Cina si producono ogni anno 2,3milioni di tonnellate di spazzatura tecnologica. "Con la Cina anche l'India, il Brasile, il Messico e altri Paesi subiranno dei danni all'ambiente e alla salute della popolazione se il riciclaggio dei rifiuti tecnologici continuerà ad essere gestito in maniera dilettantantesca", ha rivelato Achim Steiner, direttore dell'Unep.
sabato 20 marzo 2010
La seconda volta di Mass Effect
Mass Effect 2 - sequel del famoso Mass Effect 1 ambientato nel 2183 d.C. - è finalmente in distribuzione. Si tratta di un videogioco che mischia azione, strategia, esplorazione, fantascienza. Qualcuno l'ha definito il 'Guerre Stellari' delle nuove generazioni. Sviluppato da BioWare e da EA Montreal è uscito per la prima volta in America il 26 gennaio di quest'anno. Già record di incassi: avrebbe venduto, infatti, nella sola versione per Xbox 360, oltre un milione di copie. Per molti esperti è da annoverare fra i dieci giochi più belli di ogni tempo. Ora è la volta dell'Italia e dell'Europa. La trama vede il comandante Shepard alle prese con la misteriosa scomparsa d'intere colonie umane. La storia è ambientata 30 anni dopo la conquista umana di Marte. Sul Pianeta rosso i terrestri hanno scoperto i manufatti di un'antica civiltà e con essi il modo per viaggiare nel cosmo attraverso portali galattici. La saga si concluderà nel 2012 (un caso?) con il terzo e ultimo videogame. Compaiono personaggi di ogni genere. I Vorcha sono alieni provenienti da un piccolo pianeta, molto combattivi. I Drell sono umanoidi. I Collettori esseri insettiformi comandati da un capo supremo in grado di influenzare le loro coscienze. Rispetto a ME1, in questo videogame possono comparire nuovi personaggi all'improvviso, ed altri sparire per sempre, in base a ciò che il giocatore decide di fare. Nel primo capitolo della saga, alla fine si chiudeva la storia e il gioco, qui invece si va avanti all'infinto. Si può, infatti, continuare a vagare per la galassia scoprendo innumerevoli pianeti e personaggi dalle caratteristiche più diverse.Il trailer...
sabato 6 marzo 2010
Fra 5 anni il primo telefono 'senza audio'
Un telefono di nuovissima generazione in grado di 'comunicare' senza audio è stato messo a punto da un team di ricercatori tedeschi dell'Istituto di Tecnologia di Karlsruhe. Si basa sul principio dell'elettromiografia, mediante il quale il movimento muscolare delle labbra, tramite un apposito software, viene convertito in impulsi elettrici. In seguito il programma ritrasforma l'impulso elettrico in parole udibili solo dalla persona che sta dall'altra parte del cavo. In pratica, chi impugna il telefono non fa altro che muovere le labbra, senza emettere suoni; mentre il telefono fa il resto, facendo giungere il messaggio all'interlocutore, come se stesse ascoltando una persona che parla normalmente. Secondo gli esperti il sistema è molto preciso e il margine di errore è di uno su cento. Significa che solo una parola su cento rischia di non arrivare chiara al destinatario della conversazione. Il prototipo è stato presentato nel corso della fiera dell'elettronica CeBIT che si chiude oggi ad Hannover. Grazie a questo nuovo sistema ingegneristico si potrà parlare al telefono anche in luoghi dove è assolutamente necessario non fare rumore, come per esempio al cinema o al ristorante. Persone colpite da gravi patologie o vittime di incidenti tali da compromettere l'uso vocale, potrebbero comunque chiamare soccorso. Ma il suo scopo principale sarà quello di consentire la trasmissione di dati sensibili come numeri di password o pin. La sua diffusione su larga scala è prevista fra 5-10 anni.
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