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mercoledì 29 marzo 2017

La simbologia del pesce


Si avvicina Pasqua e sta arrivando il primo di aprile. Due considerazioni temporali che rimandano a un importante simbolo dell'immaginario collettivo: il pesce. Perché in quasi tutte le popolazioni c'è un riferimento antropologico a questo animale? La risposta non è scontata e non può prescindere dall'ambiente in cui il pesce nasce, cresce e muore: l'acqua. E l'acqua simboleggia l'inconscio, vale a dire la parte più recondita degli uomini, che Jung ricondusse a una collettività sovraumana che si sposa con il cosmo. «Scoprire di avere in sé la natura del pesce significa trovarsi di fronte a un profondissimo strato dell'anima», dice lo psicanalista svizzero Ernst Aeppli, discepolo della scuola junghiana.

Iesous Christos Theou Hyios Soter significa Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore; prendiamo le iniziali della prima e dell'ultima parola, le prime due lettere della seconda e della terza, il secondo carattere della quarta: si ottiene Ichthys che, in greco, indica proprio "pesce". L'acrostico spiega, dunque, l'inequivocabile relazione fra gli abitanti delle acque e la religione cristiana, ma ci sono teorie alternative. Una indica la fonte battesimale, ancestralmente detta "peschiera"; dove i cristiani venivano battezzati e metaforicamente assimilati ai pesci;  e "pesciculi" era il nome con cui si designavano le persone che si convertivano al Vangelo. La stilizzazione dell'animale servì ai primi seguaci di Cristo per riconoscersi, officiare i culti, e convincersi del proprio ruolo sociale: quello di "pescatori di uomini".

In realtà il pesce è sempre stato un animale "mistico". A partire dagli scritti biblici. Se ci si pensa, la strategia intrapresa da Dio per ridare ordine alla natura umana, fu il diluvio universale che, guarda caso, risparmiò proprio i pesci. E c'è la storia di Giona, profeta ebraico vissuto a cavallo fra il IX e l'VIII secolo prima di Cristo. Finì nel ventre di un "grosso pesce" dove sopravvisse per tre giorni e tre notti pregando Dio; che ascoltò il suo dolore e alla fine impose al pesce di liberarlo. Tre giorni di oblio, come tre giorni furono quelli che anticiparono la resurrezione di Gesù. La vicenda è riportata anche dal Corano nel quale si dice che "se Giona non fosse stato uno di quelli che glorificano Dio, sarebbe rimasto nel ventre del grosso pesce fino al giorno della resurrezione". Eppure il pesce va oltre i dogmi del Nuovo e dell'Antico Testamento e delle sure coraniche. E incontra moltissime altre culture. Negli assirobabilonesi c'era Oannes, figura mitologica metà uomo e metà pesce; i polmoni gli permettevano di vivere di giorno sulla terraferma; le branchie di riconquistare il mare di Eritrea, dove trascorreva le ore notturne.  

Nella "Storia di Babilonia" narrata da Beroso trecento anni prima della venuta di Gesù, Oannes è colui che insegnò agli uomini l'importanza della scienza, dell'arte e della letteratura. In Egitto il pesce era un simbolo ambiguo. L'anguilla era considerata sacra a Eliopoli, città dell'antico Regno, oggi periferia del Cairo; e il pesce persico era divinizzato nel culto legato a Neith, dea della caccia e della guerra. Tuttavia gli animali delle acque erano anche temuti per via del loro silenzio, associato al timore che potessero compiere azioni meschine. Come quella che procurò l'amputazione del fallo al dio Osiride, a opera di un abitatore degli abissi, dopo la morte della divinità provocata da Seth, il dio del caos. E non è un caso che lo studio psicanalitico associ ancora oggi il pesce al pene.

Il culto simbolico di questo animale è vivo anche in oriente ed estremo oriente. In India la mitologia riferisce che il dio Vishnu assunse le somiglianze di un pesce per salvare dal diluvio universale Manu, considerato il padre di tutti gli uomini. In Cina le specie ittiche concernano il piacere sessuale, la felicità e l'abbondanza dei raccolti. In Giappone, il coraggio; e il 5 maggio è usanza appendere fuori delle porte delle case fotografie di carpe che esprimono coraggio e resistenza.

E in Italia? A parte la simbologia teologica, il pesce è anche legato a fenomeni di costume. Una persona ingenua e un po' credulona viene detta "pesce", perché ci casca sempre. Un adolescente è "né carne, né pesce". L'occhio da pesce lesso indica una persona in imbarazzo; e a un individuo a disagio gli si dice che "sembra un pesce fuor d'acqua". E c'è infine il famosissimo pesce di aprile, che fin dalle scuole elementari ci decantano senza saperne bene le origini. Ebbene questa storia risale al Cinquecento, con il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano. Cambiò il modo di calibrare il tempo e le stagioni e dunque il Capodanno che tradizionalmente cadeva fra il 25 marzo e il 1 aprile, venne spostato alla fine di dicembre. Non tutti però adottarono il nuovo metodo di misura e continuarono a festeggiare l'Ultimo in corrispondenza dell'equinozio di primavera. Divennero però presto motivo di burle e prese in giro. Chi al passo con i tempi, infatti, iniziò a confezionare dei regali destinati ai fedeli del calendario giuliano, in realtà scherzi belli e buoni che ancora oggi adottiamo per celebrare il risveglio della natura dopo il lungo inverno.



Altri simboli
Durante i primi anni della chiesa non era permesso raffigurare Gesù o la Madonna e per questo motivo i simboli ebbero il sopravvento. A parte il pesce, altre simbologie concorsero all'affermazione della nuova religione. Ci fu per esempio la sigla JHS, in greco antico, Gesù. Comparve nel terzo secolo dopo Cristo. Nel medioevo cambia il suo significato in Jesus Hominum Salvator (Gesù Salvatore degli uomini). La colomba indicava purezza e mitezza ed era associata al battesimo (ché durante il sacramento officiato a Gesù a opera di Giovanni Battista, un uccello scese dal cielo per glorificare l'evento). Oggi è ancora utilizzata, ma rapportata soprattutto allo spirito santo o a raffigurazioni della Trinità.

La croce
In compenso il simbolo cristiano per antonomasia è anche appannaggio di culture che nulla hanno a che vedere con il culto di Gesù. Segni crociati rimandano addirittura all'età della Pietra. La croce celtica spiega la mitologia norrena e la figura di Odino, creatore del mondo e di tutte le cose; poi adottata per secoli da tutto il politeismo nord europeo. In Egitto c'è il simbolo dell'ankh, in pratica una croce contrassegnata da un cerchio nella parte superiore. Veniva anche detta chiave della vita. E nelle raffigurazioni è sempre in mano a qualche divinità. Nel medioevo diviene il simbolo del rame. Oggi la utilizzano alcune associazioni esoteriche. E c'è la croce a foglia d'albero utilizzata dai Maya, nello Yucatan; riferita a un albero cosmico e alla capacità di sapere leggere il proprio destino.

L'equinozio
La simbologia è cara anche al passaggio dall'inverno alla primavera. L'equinozio si verifica quando i raggi del sole cadono perpendicolari lungo la linea dell'equatore. Accade solo in due momenti dell'anno perché il piano orbitale non coincide con l'inclinazione dell'asse terrestre. Il giorno e la notte, quindi, hanno la stessa durata. Si riferisce alla fine del buio e freddo inverno, simbolo della morte; mentre la primavera indica la rinascita. Le mitologie di tutto il mondo raccontano del momento di festa più importante dell'anno, nel quale molti riti venivano osservati per garantire un buon anno di raccolti, ma anche per esorcizzare l'eterna paura dell'aldilà. Si pensa che la prima festa di primavera sia avvenuta quasi 5mila anni fa in Egitto. 

venerdì 2 maggio 2014

Il nuovo volto di Gesù


Se si considera l'immagine impressa nella Sindone, Gesù era caratterizzato da una buona muscolatura, lunghi capelli, la barba e una discreta statura. Nessuno, però, può provarlo. Della fisionomia del Nazareno, infatti, non parlano i Vangeli, né le poche informazioni che arrivano dalle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio o dagli Annali di Tacito, storici vissuti nel primo secolo. L'idea che abbiamo oggi del Salvatore è dunque quella maturata in seguito alle opere di artisti e religiosi succedutesi nel corso dei secoli; che, dalle raffigurazioni allegoriche dei primi decenni del cristianesimo, sono passati all'iconografia classica (analoga a quella offerta dal lenzuolo di lino conservato a Torino), che vuole il Figlio di Dio sostanzialmente simile al ritratto riportato nel mandylion, l'asciugamano nel quale, stando alla tradizione bizantina, è riportato il vero volto di Cristo, vivente, con gli occhi aperti, e nessun segno di tortura. Oggi, però, le cose potrebbero cambiare, se è vero quanto asserisce Josep Padrò, archeologo dell'Università di Barcellona, in Spagna. Padrò parla della scoperta di una misteriosa stanza sotterranea, otto metri per quattro, a Ossirinco, nel medio Egitto, risalente al sesto secolo; dove è stato rinvenuto il ritratto di un uomo, riccioluto, coperto da una tunica corta, che con il braccio alzato al cielo, sta per benedire alcune persone. «Potremmo essere di fronte a una delle primissime immagini di Gesù Cristo», spiega Padrò, «una scoperta eccezionale». Secondo le prime ricostruzioni, in questa sede si ritrovavano dei sacerdoti vissuti durante il periodo copto, poco prima dell'arrivo dell'Islam; i copti, di fatto, rappresentano ancora oggi la più grande comunità cristiana del medio oriente, legata soprattutto alla chiesa ortodossa. Gli archeologi stanno ora cercando di decifrare le iscrizioni che sorgono vicino all'immagine, e di analizzare i numerosi reperti trovati nei dintorni del dipinto; compresa la sepoltura di uno scriba, morto intorno ai 17 anni, dimostrata dall'alto numero di strumenti necessari a imprimere su fogli di papiro parole, numeri, pittogrammi, fra cui alcune ciotole per conservare l'inchiostro. Anche in questo ambito, infatti, si pensava che dopo la morte si continuasse a fare ciò che si compiva durante l'esistenza terrena, benché il riferimento non fosse più il dio Anubi, ma il Regno dei cieli decantato dal Redentore. A pochi metri di distanza sono state rinvenute altre mummie assimilabili al periodo storico del giovane scriba; mentre le analisi dei muri hanno dimostrato l'esistenza di strati di pittura che affondano le radici agli albori del sito e che, verosimilmente, rimandano a "epopee" politeistiche. Padrò e il suo team sono giunti alla "camera misteriosa" dopo un lungo scavo, che ha portato allo smantellamento di almeno 45 tonnellate di roccia. Sono stati rinvenuti anche colonne, cunicoli e corridoi, che hanno indotto gli studiosi ad associare il tutto a una più ampia struttura architettonica, forse riconducibile a un antico tempio. E' stata avanzata l'ipotesi di un sito nel quale veniva venerato anni addietro il dio Serapide, divinità ellenica introdotta in Egitto dalla dinastia tolemaica; o potrebbe essere stato il centro di un "cammino processionale" utilizzato per molti secoli, direttamente collegato alle acque del Nilo. Tesi che, comunque, non desta grande meraviglia, considerato che nella stessa zona, da tempo, vengono identificati importanti reperti risalenti all'antichità. E' il caso delle note Elleniche di Ossirinco, frammenti di papiro databili fra il V e il IV secolo a.C., riportanti la storia dell'antica Grecia, forse composta da Eforo di Cuma, autore della "Storia Universale", un'opera comprendente trenta libri. Dopo la scoperta è stato direttamente coinvolto negli scavi il ministro egiziano delle Antichità, Mohamed Ibrahim, convinto che sia necessario preservare ogni traccia delle prime forme di arte cristiana. 

venerdì 22 novembre 2013

Il mistero della levitazione


Giuseppe Maria Desa nasce il 17 giugno 1603 in una stalla di Copertino, piccolo borgo del leccese. Il papà se ne va dopo pochi anni, e la famiglia costituita dalla mamma del futuro santo e altri sei fratelli, è costretta a lavorare duramente per ottenere il minimo indispensabile per sopravvivere. Il piccolo Giuseppe, incapace di svolgere gran parte dei lavori, fa il garzone in un negozio: viene soprannominato "boccaperta" per la sua sbadataggine. A 17 anni decide di consacrarsi a Gesù, ma non gli è facile: vieni, infatti, rifiutato da vari ordini perché giudicato "poco colto". Alla fine però riesce a essere accolto come terziario in un convento della Grottella, dove diviene sacerdote. Nonostante la scarsa acculturazione, riesce in poco tempo a farsi apprezzare per la sua intelligenza, anche se lui si definirà per sempre "il frate più ignorante dell'ordine francescano". «L'ho sentito parlare così profondamente di misteri religiosi, che potrebbe essere messo al livello dei migliori teologi del mondo», racconta un professore dell'Università francescana di San Bonaventura di Roma.
E' in questo periodo che il suo nome comincia a circolare, per via di un fenomeno inspiegabile e miracoloso che lo riguarda in prima persona: la levitazione. Secondo i testimoni del tempo, frate Giuseppe "vola nell'aria come un uccello", ogni volta che sente pronunciare il nome di Gesù o della Madonna. Sono voci non apprezzate dalla chiesa, che cerca di marginalizzare il frate. Viene sottoposto al giudizio dell'Inquisizione di Napoli, che, però, lo assolve dall'accusa di abuso della credulità popolare. Tuttavia Roma lo obbliga a cambiare molto spesso convento, senza dargli modo di familiarizzare con le persone comuni che iniziano a parlare di lui come di una persona straordinaria. Alla fine interviene papa Alessandro VII che lo destina a Osimo, dove rimane fino alla fine dei suoi giorni. Muore il 18 settembre del 1663, per poi essere beatificato nel 1753 e proclamato santo nel 1767 da papa Clemente XIII.
La storia di Giuseppe da Copertino fa, dunque, luce su uno dei fenomeni più incredibili dell'universo miracolistico cattolico: la levitazione. Non riguarda solo il santo di origine leccese, ma anche altre figure cristiane come Tommaso d'Aquino, Francesco d'Assisi, Caterina da Siena e Giovanni della Croce. Le leggende riportano inoltre personalità estranee al cattolicesimo. Per esempio Serafim Sarovsky, arcivescovo ortodosso di Novgorod e Pskov: vive a cavallo fra il Settecento e l'Ottocento e ancora oggi è ritenuto uno dei massimi mistici della storia russa. Altrettanto viva l'esperienza di San Basilio, che levita sopra il fiume Moscova, davanti a una folla incredula. Testimonianze scritte parlano di almeno trecento personaggi storici che possedevano il dono di "volare"; senza contare le innumerevoli streghe che, anche per questo motivo, furono condannate al rogo. Ma cosa c'è di vero dal punto di vista scientifico?
Il caso di Giuseppe da Copertino è stato assimilato da alcuni studiosi al fenomeno della "catalessi" (disturbo di natura psicomotoria). Pare che le levitazioni del santo fossero dovute a "una forma di compensazione psicologica dovuta al desiderio di attenzione e autorealizzazione che gli furono negate durante l'infanzia". La parapsicologia associa questi casi alla psicocinesi, fenomeno paranormale tale per cui una persona è in grado di agire sull'ambiente utilizzando forze estranee alla scienza. Con la levitazione sussistono altri "miracoli", come la pirocinesi (facoltà di controllare il fuoco) e l'elettrocinesi (capacità di forgiare energia elettrica). La scienza tradizionale, però, è molto scettica. Gli studiosi in questo caso affermano che ancora oggi non esista prova concreta della levitazione. E fanno riferimento ad abili illusionisti che possono tranquillamente far credere di "volare". Gli esempi sono numerosi, a cominciare dai vari "performer" moderni, che proprio in questo periodo affollano varie piazze italiane, sfruttando una piattaforma metallica ricoperta da provvidenziali stoffe per mascherare il trucco. Nella storia hanno fatto rumore illusionisti come Ramana, nome d'arte di Wouter Bijdendijk, levitato davanti alla Casa Bianca e David Copperfield, che non ha bisogno di presentazioni.
Nonostante le perplessità, recentemente, un team di studiosi del Politecnico di Zurigo ha provato che, sfruttando la pressione generata dalle onde sonore, è possibile manipolare porzioni microscopiche di vari oggetti senza alcun contatto meccanico. Non è l'unico caso. Anche ricerche in campo magnetico, ottico ed elettrostatico, hanno provato la possibilità di contrastare efficacemente la forza di gravità. Presso la Duke University, in Usa, hanno dato vita a un dispositivo in grado di far scomparire un cilindro di rame situato al suo interno per qualche secondo. E' stato utilizzato un "metamateriale" (con proprietà elettromagnetiche non presenti in natura) capace di deviare le onde elettromagnetiche: da qui gli esperti sono convinti di poter partire per spiegare scientificamente il mistero della levitazione.

(Pubblicato sul numero 18 di Miracoli)  

mercoledì 18 settembre 2013

La scienza spiega il "miracolo del sole"

«Le nuvole si aprirono e il sole al suo zenit apparve in tutto il suo splendore. Iniziò a girare vertiginosamente sul suo asse, come il più magnifico fuoco d’artificio che si possa immaginare, assumendo tutti i colori dell’arcobaleno e lanciando bagliori di luce multicolore. Questo sublime e incomparabile spettacolo, che si è ripetuto tre volte, è durato per circa dieci minuti. L’immensa moltitudine, sopraffatta all’evidenza di tale tremendo prodigio, si gettò in ginocchio». È il resoconto fornito da Manuel Nunes Formigao, sacerdote del seminario di Santarem, all’indomani del cosiddetto “miracolo del sole”, avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917. Era una mattina piovosa, e alla Cova da Iria, località di pascolo nei pressi della cittadina di Fatima, si radunarono quasi centomila persone per poter verificare ciò che andavano dicendo tre pastorelli dal 13 maggio 1917: sostenevano di avere incontrato la Madonna e che la Vergine aveva promesso loro un prodigio “su larga scala” per convincere tutti della sua “intercessione”. La stampa portoghese diede molta risonanza alla notizia, tanto che il 13 ottobre intervennero anche giornalisti, teologi e professori di scienze naturali per stimare la veridicità dei fatti. Alla fine, contro ogni previsione, le nubi si dissolsero e tutti rimasero interdetti innanzi al “miracolo del sole”, in cui l’astro poté essere guardato senza problemi a occhio nudo, mentre cambiava colore, dimensione e posizione per circa dieci minuti. Anche vari uomini di scienza rimasero senza parole: «La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi agli occhi o danneggiare la retina». Così commentò l’accaduto Almeida Garrett, professore di scienze naturali presso l’Università di Coimbra. In seguito agli eventi del 13 ottobre 1917, molti dubbiosi che non avevano perso tempo a ironizzare sulla vicenda, si convertirono alle parole dei pastorelli, e di lì a poco  il vescovo di Leira, José Alves Corriera da Silva, ufficializzò e autorizzò il culto della Madonna di Fatima ammettendo la “natura soprannaturale del miracolo del sole”. Col passare degli anni, però, tornarono sull’argomento altri studiosi, ritenendo poco esaustive le spiegazioni rilasciate nel 1917. Il primo a stigmatizzare il “miracolo del sole” fu Kevin McClure, autore di un’opera del 1983, intitolata “The Evidence for Visions of the Virgin Mary”. McClure evidenziò che le impressioni rilasciate dai tanti presenti erano fortemente discordanti fra loro, insinuando che solo se c’è una netta corrispondenza di pareri di fronte a “un miracolo” si può dire con certezza che sia avvenuto. Alcuni parlano di movimenti strani del sole, senza entrare nei dettagli, altri di zig zag della corona solare, altri ancora di rotazioni dell’astro. Anche sui presenti ci sono dubbi: le foto lasciano intuire migliaia di persone, ma di certo non centomila; e il fatto che non ci siano ombrelli suggerisce che le condizioni atmosferiche non fossero così pessime come si è spesso voluto far credere. Stuart Campbell, meteorologo, ha affermato su “Journal of Meteorology” che il “miracolo di Fatima” possa essersi trattato di polvere presente nella stratosfera, in grado di alterare la percezione visiva del sole. Nel 1993, Joe Nickel, collaboratore del CICAP americano, parla di “parelio” per definire un fenomeno di rifrazione ottica tale per cui, in particolari condizioni atmosferiche (come quelle fornite da Campbell), il sole può creare strani e inusitati “giochi”. Anche Auguste Meessen, dell’Istituto di Fisica dell’Università Cattolica di Lovanio, asserisce che osservando a lungo la nostra stella (pur correndo serissimi rischi di rovinare la retina) si ha come l’impressione che “danzi”. Parere confermato da Karl Johann Stokl, professor di fisica e astronomia presso l’Istituto Filosofico-Teologico Hochschule di Regensburg, secondo il quale puntando gli occhi al sole si può vedere qualunque cosa, in base alla suggestione, perfino l’immagine di Hitler! Comunque siano andate le cose, quel che è certo è che il “miracolo del sole” non è una prerogativa di Fatima, essendosi verificato anche in altre località del mondo; per esempio, a Lubbock, in Texas, e a Denver, in Colorado. Ma la località dove le bizzarrie solari stanno costantemente facendo parlare di sé, è senza dubbio Medjugorje, piccolo centro della Bosnia, dove nel giugno 1981 la Vergine Maria apparve a sei piccoli del posto. Anche in questo caso ci sarebbero parecchi testimoni che dicono di aver visto il sole “pulsare”, “ruotare”, “danzare”. Ma ancora una volta la scienza ridimensiona il fenomeno relegando il tutto a una semplice manifestazione naturale, che la nostra mente traduce in miracolo. “Apparitions and Miracles of the sun” è uno studio del 2003 che sfata la soprannaturalità del “miracolo del sole”, assimilando la danza dell’astro a un semplice effetto neuro-fisiologico dell’occhio, “la risposta dei fotorecettori alla luce incipiente di una grande stella”. 

(Pubblicato sul numero 8 di Miracoli) 

lunedì 2 settembre 2013

Il "pane degli angeli"


E' una delle storie più avvincenti e affascinanti della Bibbia: la fuga del popolo ebraico dall'Egitto, alla conquista della Terra promessa. A capo degli ebrei c'è Mosè, il rav per antonomasia (il grande maestro), appannaggio della tradizione non solo ebraica, ma anche cristiana e musulmana. La lunga odissea narrata nell'Esodo, è costellata di eventi miracolosi, di cui, forse, il più noto è quello relativo alla divisione delle acque del Mar Rosso; sull'argomento si sono concentrati anche gli scienziati, supponendo un evento naturale in grado di provocare uno sconquassamento della geologia locale, tanto da permettere al popolo di Dio di lasciarsi definitivamente alle spalle gli egiziani. Ma altrettanto significativo è il miracolo della "manna dal cielo", su cui spesso si fa confusione, non sapendo bene di cosa si tratti e come sono andate realmente le cose. Innanzitutto un breve excursus. E' il momento in cui il popolo ebraico è in fermento. La Terra promessa pare un miraggio, "il popolo in cammino" ha fame e sete, ma non c'è traccia di un'oasi che possa rifocillare l'immensa carovana di emigranti. Nel deserto di Sin, fra Elim e il Sinai la situazione precipita, i viveri scarseggiano al punto che il timore di morire di fame e sete è tutt'altro che remoto. Gli ebrei cominciano a rimpiangere i tempi della schiavitù, e il pane fresco di cui sovente potevano disporre. Ma qui avviene il miracolo: una sera l'accampamento degli ebrei viene ricoperto di quaglie e al mattino si trovano circondati da una strana rugiada edibile, la manna. In questo modo il popolo di Mosè può saziarsi e la tradizione vuole che per quarant'anni - prima di giungere ai confini di Canaan - continui a nutrirsi grazie a questa "benedizione". Ma cos'è la manna e in che modo può essere spiegato il miracolo della Bibbia? Da un punto di vista scientifico s'intende una sostanza zuccherina che sgorga naturalmente da piante come l'orniello, e che indurisce a contatto con l'aria. In Italia è presente in Sicilia. L'evento della Bibbia narra di un prodotto simile, caratterizzato da un sapore riconducibile a quello delle focacce con il miele. Il talmudista Eleazaro di Worms ne parla come del "pane degli angeli", forgiato da "macine celesti". Del resto è soprattutto nel Talmud che si fa riferimento alla manna, paragonata a una pietra preziosa, ma anche a una "frittella cotta nel miele". La manna guarisce inoltre i malati e, secondo la tradizione rabbinica, una parte di essa viene collocata da Aronne nell'Arca dell'alleanza. Stupisce che per decenni gli ebrei siano stati costretti a mangiare lo stesso cibo, ma anche in questo caso la mano divina sarebbe intervenuta consentendo a ogni rappresentante del popolo israelitico di assaporare una propria "manna personale", caratterizzata da gusti peculiari. La scienza raddrizza il tiro dicendo che da sempre ci sono popoli che, abitando anche gli angoli desertici più aridi, hanno imparato a vivere nutrendosi di ciò che la natura ha da offrire. I nomadi del deserto, dalla notte dei tempi, all'allevamento delle capre e al consumo di fichi e datteri, affiancano la raccolta di sostanze dolciastre, simili al miele, prodotte da insetti che si nutrono della linfa delle tamerici, piante particolari tipiche delle regioni più calde e asciutte. E' probabile che la manna biblica sia proprio questa. Analogamente, ancora oggi, ci sono varie specie ornitologiche, fra cui le quaglie narrate nelle sacre scritture, che precipitano al suolo esauste o prive di vita, dopo lunghe tratte "marine", soddisfacendo le esigenze alimentari degli abitanti del deserto. 

(Pubblicato sul numero 5 del settimanale "Miracoli") 

mercoledì 28 agosto 2013

Alla scoperta di Adamo ed Eva

Un ipotetica ricostruzione di Adamo
Un’indagine da veri detective molecolari ha permesso a un team di scienziati italiani di fare luce sulle nostre radici e comprendere in che modo le caratteristiche genetiche maschili e femminili si sono differenziate. Il riferimento è al cromosoma Y maschile e al Dna mitocondriale femminile, due parametri chiave per la storia evolutiva dell’Homo sapiens, tenuto conto del fatto che il primo si trasmette solo dai padri ai figli maschi, mentre il secondo viene ereditato esclusivamente dalla madre. In altre parole, grazie a questo studio, siamo ora in grado di stabilire la “contemporaneità” di Adamo ed Eva e, soprattutto, i numerosi processi genetici e mutazionali che si sono accavallati nel corso dei millenni.
Sappiamo, infatti, senza dubbi che l’uomo proviene dall’Africa, ma in che modo la genetica abbia contribuito nei dettagli a questo risultato, è sempre stato un argomento piuttosto spinoso: «Siamo passati da una visione nebulosa a una visione impressionista», rivela Francesco Cucca, coordinatore dello studio, membro del Cnr italiano e professore dell’Università di Sassari. «Grazie ai progressi della tecnica e all’approfondimento dello studio della sequenza del Dna del cromosoma Y, abbiamo potuto rilevare con una precisione senza precedenti la storia genetica del maschio moderno, muovendoci a ritroso, fino a raggiungere un periodo compreso fra 180mila e 200 mila anni fa».
Il risultato ottenuto da Cucca e colleghi è stato messo a confronto con altre ricerche effettuate sul Dna mitocondriale, già studiato in passato perché molto più piccolo del cromosoma Y e più facile da analizzare. Così è emersa la “contemporaneità” fra le due realtà evolutive, maschile e femminile, e la presunta data in cui degli ipotetici Adamo ed Eva possano essersi scambiati il primo bacio. «Lo studio, però, non deve trarre in inganno», spiega Cucca. «Non si tratta infatti di evidenziare tanto la contemporaneità dei nostri antichi progenitori maschili e femminili - ovviamente coevi visto che ci riproduciamo solo per via sessuata - bensì la nostra capacità di sapere leggere il passato con sempre maggior nitidezza, utilizzando il Dna come un registro molecolare capace di farci “viaggiare” nel tempo, verso epoche sempre più distanti dalla nostra realtà».
L’Africa, in ogni caso, è senz’altro l’angolo terrestre in cui i nostri progenitori hanno mosso i primi passi per raggiungere l’Asia, l’Oceania, il Medio Oriente, l’Europa e il resto del mondo. Gli scienziati ritengono che l’Homo sapiens – e quindi i nostri Adamo ed Eva – provengano dalle regioni dell’Africa subsahariana di 200mila anni fa. A Kibish, in Etiopia, nei pressi del fiume Omo, sono state trovate prove concrete risalenti a 195mila anni fa. «Non è solo la genetica a condurci in questa parte del mondo, ma anche altre discipline come l’archeologia e l’antropologia», dice Cucca. «Le migrazioni dell’uomo sono “scritte” nel suo DNA, e ora possiamo finalmente dire di disporre degli strumenti idonei per disegnare l’intero cammino evolutivo umano».
I ricercatori hanno esaminato i dati genetici del cromosoma Y di 1200 individui di origine sarda,  “portatori” di un corredo cromosomico rimasto inalterato per secoli e secoli: «I nostri studi stanno evidenziando come i sardi rappresentino la popolazione contemporanea con caratteristiche genetiche più simili a quelle dei proto-europei, gli antichi abitanti dell’Europa», conclude lo studioso italiano. «Abbiamo trovato conferma anche da una serie di analisi compiute comparando l’assetto genetico di tutte le popolazioni europee contemporanee, con quello ottenuto dal Dna estratto da ossa preistoriche, incluse quelle provenienti dalla mummia bolzanese di Similaun, il famoso Otzi, vissuto 5mila anni fa in Val Senales». 

(Pubblicato in prima pagina su Il Giornale, il 27 agosto 2013) 

giovedì 8 agosto 2013

La (vera) storia del piccolo Buddha


La bilocazione, ossia la capacità di mostrarsi in più posti contemporaneamente, sarebbe solo uno dei tanti prodigi che contraddistinguerebbero il Piccolo Buddha, prerogativa anche di molti santi della tradizione cattolica, come Padre Pio, Sant'Antonio da Padova e San Francesco. Stando, infatti, ai vari documenti che circolano sul suo conto, sarebbe inoltre in grado di vivere senza mangiare e bere e di resistere alle fiamme. Piccolo Buddha è il soprannome dato a Tamang Tulku Rinpoche, un giovane nato in Nepal il 9 aprile 1990, che dal 2005 si comporta come una specie di Buddha reincarnato, osservando lunghi periodi di meditazione e predicando la pace. Scompare e ricompare nei posti più diversi, attirando migliaia e migliaia di fedeli. Ma lui stesso smorza i toni relativi alla sua presunta soprannaturalità, sostenendo di non poter essere il Buddha reincarnato per il semplice fatto che, chi raggiunge l'illuminazione (il nirvana), non può più tornare a respirare nel corpo di un vivente. «Io non ho la sua energia», rivela, «posso "solo" essere considerato un rinpoche», importante figura del macrocosmo religioso tibetano; o un bodhisattva, individuo che dedica tutto il suo tempo alla meditazione. In ogni caso Tamang Tulku si mostra fin da piccolo diverso dai coetanei, teso a traguardi che normalmente non caratterizzano i più giovani. Il piccolo Buddha si isola, evita di giocare con gli altri bambini, ha un rispetto assoluto per gli animali, e dal compimento del quinto anno di età si nutre solo degli avanzi di cibo. I genitori, dapprima preoccupati, intuiscono le sue potenzialità e lo spingono a entrare in un monastero. Tmang Tulku si dimostra un ottimo allievo, pacifico e dedito come nessun altro alla meditazione, ma è anche molto determinato e ama fare di testa sua, per esempio rifiutandosi di tagliare i capelli. Dopo una visita nel luogo di nascita del principe Siddharta Gautama si ammala gravemente e torna a vivere con i genitori. Ripresosi, fugge da casa il 16 maggio 2005, rifugiandosi ai piedi di un gigantesco Ficus religiosa. Assume il nome buddista di Palden Dorje e inizia a meditare giorno e notte, mostrando doti incredibili, fra cui resistere al veleno di due cobra e restituire la parola ai muti. Arriva l'inverno, particolarmente rigido in Nepal, e ancora una volta il piccolo Buddha mostra le sue eccezionali virtù, auto-riscaldandosi accumulando calore; un fenomeno chiamato "tummo", appannaggio esclusivo dei maestri tibetani più dotati. I media e l'opinione pubblica pressano, lo filmano le telecamere e davanti a tanto frastuono trova una sola soluzione: sparire di nuovo. Dato per morto, divorato da qualche predatore della giungla, ricompare il 25 dicembre 2006; e poi ancora il 10 novembre 2008, per benedire 400mila persone. Oggi il suo mito è sempre più in voga, ma ancora in molti si chiedono se sia davvero una figura "in odore di santità" o un sedicente "venditore di fumo". C'è anche chi suppone che gli introiti derivanti dalla sua fama finiscano nelle mani dei ribelli maoisti. Qualcosa di strano c'è: nel 2012 i suoi seguaci hanno catturato una donna slovacca (che dice di essere stata violentata) e potrebbe non essere stata l'unica. La scienza, intanto, indaga. Nel 2006, Discovery Channel ha filmato il ragazzo in meditazione per 96 ore, durante le quali, in effetti, non si è mosso, non ha bevuto, né mangiato. Gli esperti s'interrogano dicendo che in simili condizioni chiunque morirebbe per insufficienza renale. Ma ci sono ancora molti aspetti da chiarire, non ultimo il pannello che tutte le sere cala sul suo corpo, nascondendolo dalla vista di chiunque. Per i più scettici è la prova che durante la notte ricarica le batterie rifocillandosi e accumulando energia per nuove "prove del fuoco".

(Pubblicato sul 4° numero del settimanale "Miracoli") 

mercoledì 19 settembre 2012

La moglie di Gesù


Notizie di questo tipo è giusto prenderle con le pinze, tuttavia vale la pena citarle: stando infatti a un papiro del IV secolo scoperto da Karen King, studiosa di Storia della cristianità ad Harvard, ciò che ci è stato detto e tramandato a proposito di Gesù è frammentario, per non dire contradditorio; e in quest'ultimo caso riguarda il fatto che, con ogni probabilità, il messia era sposato. Con chi? Se è vero quel che ipotizzano i vari scienziati coinvolti nella ricerca, probabilmente con Maria Maddalena. Lasciando perdere le congetture danbrownesche, facilmente rispolverabili in questi contesti, benché del tutto inventate, qui ci si riferisce a un autentico frammento di papiro – di quattro per otto centimetri (sì e no come una carta di credito) - scritto in copto, in cui Gesù farebbe intendere di avere una propria “moglie”. “Lei sarà in grado di essere mia discepola”, riporta il sito internet del New York Times. E aggiunge, evidenziando un dialogo: “Gesù disse loro: 'Mia moglie...”. E ancora: “Io abitare con lei”. Sono poche righe, scritte a caratteri minuscoli, in nero, evidenziabili solo con la lente di ingrandimento, ma, secondo la ricercatrice statunitense, del tutto veritiere. L'argomento è stato affrontato dalla King nel corso del Convegno Internazionale di Studi Copti. La studiosa intende far analizzare i suoi risultati da altri ricercatori, tuttavia azzarda che la sua scoperta potrebbe cambiare il corso degli studi cristologici affermando che l'astinenza sessuale non doveva essere una prerogativa dei primi cristiani e che la Maddalena non era una prostituta. Ci sono ancora molte considerazioni da fare e su cui riflettere. È del resto verosimile l'attendibilità del papiro, tuttavia va considerato che si tratta di una trascrizione, presumibilmente dal greco, avvenuta nel Primo secolo o nel Secondo secolo. La King ha parlato del “Gospel of Jesus Wife” e lo associa agli scritti del Vangelo di Tommaso e quello di Filippo. Ma non esprime verità assolute. Eloquenti le sue parole diffuse da Wired: «Non è certo una prova del fatto che Gesù avesse una moglie, quanto di quello che nel II secolo d.C. qualcuno aveva la certezza che fosse sposato. Del resto non vi sono neanche prove certe del fatto che Gesù non fosse sposato anche se la tradizione cristiana ha sostenuto questa posizione». Se fosse, quindi, stato manipolato? Se, infatti, la manipolazione dei testi di Giuseppe Flavio e Tacito è spesso presa in analisi, sarebbe del tutto lecito sospettare la stessa cosa per questo minuscolo frammento storiografico. Di fatto anche la King era dubbiosa nel giorno in cui un anonimo appassionato si fece avanti per sottoporle il manoscritto. Via mail! Poi, però, sono stati significativi gli interventi di luminari in questo campo come Roger Bagnall, papirologo e direttore dell'Institute for the Study of the Ancient World della New York University e AnnaMarie Luijendijk che ritengono il documento attendibile. «Sono convinto – sulla base dello studio del linguaggio e della grammatica adoperati – che il testo sia autentico», è stato invece il parere espresso da un ricercatore della Hebrew University di Gerusalemme. Ma c'è chi storce il naso, dicendo che il reperto è troppo perfetto per essere vero e che non sono chiare le origini. Risalirebbe a un insieme di documenti comparsi dal nulla nel 1987. Il più scettico è Larry Schiffman, ex docente della Yeshiva University, che senza mezzi termini dice che sono proprio «le cose più eccitanti quelle falsificate con più probabilità». Ancora una volta, in ogni caso, le sacre scritture vengono rimesse in discussione. Poco tempo fa perfino il Papa è tornato a parlare (più o meno indirettamente) della verosimiglianza storica dell'apostolo che lo tradì, Giuda. L'argomento è stato ripreso da tutti i principali giornali italiani, riferendosi alle grosse lacune che ancora caratterizzerebbero il mondo “letterario” cristiano. Il Papa ha alluso a Giuda in qualità di personaggio appartenente agli zeloti, gruppo politico religioso, difensore dell'ortodossia e dell'integralismo ebraici. In pratica erano ribelli contro il dominio romano. Secondo il Papa l'apostolo “voleva un messia vincente che guidasse una rivolta contro i Romani”. Così – secondo molti critici - viene sminuita la sua figura di traditore, “giustificando” la sua azione come la volontà di creare i presupposti per una sommossa che potesse riportare la Palestina nella mani dei legittimi proprietari. Sicché parrebbe la parafrasi delle ricerche condotte da Marvin Meyer, lo studioso americano – da poco scomparso - che diresse il progetto della National geographic society sul Vangelo di Giuda. Il testo di tale apocrifo, due fogli, fu restaurato dal 2001 e pubblicato nel 2006. Ritrovato a Minya (Egitto) nel 1978, composto tra il 130 e il 170 della nostra era, riporta alcune conversazioni tra Gesù e Giuda e dà adito a un'eloquente immaginario: l'apostolo acquista, infatti, nuova luce, sino a diventare uno degli amici più vicini al Figlio di Dio. In attesa delle profetiche conclusioni del prossimo vangelo apocrifo spedito chissà come. 

giovedì 9 febbraio 2012

Gesù di Nazareth (o di Gamala?)


Si fa presto a dire che Gesù è nato in una grotta a Betlemme il 25 dicembre di 2011 anni fa. In realtà, non ci sono prove significative che confermino storicamente questi dati. Ci sono, però, molte indicazioni indirette, benché costantemente rimesse in discussione da biblisti e archeologi che cercano in tutti i modi di chiarire un mistero che, probabilmente, non si risolverà mai. Si può, in ogni caso, cercare di fare un po' di chiarezza sulla questione, provando a valutare le poche informazioni che abbiamo a disposizione, così da formulare se non una teoria definitiva, almeno qualche ipotesi attendibile. Betlemme, città della Cisgiordania, citata nella Bibbia quarantaquattro volte, situata a una decina di chilometri da Gerusalemme, è il centro che viene di solito messo in relazione con la nascita del messia: qui, peraltro, sorge la basilica della Natività. Ma cosa c'è di vero in questa affermazione? I vangeli di Matteo e Luca sono gli unici (con il protovangelo di Giacomo) a riferirsi esplicitamente alla nascita di Gesù e concordano sul fatto che il lieto evento, in effetti, sia avvenuto a Betlemme. Ma sono poco chiari su altri elementi, sollevando il dubbio che le loro tesi non siano poi così corrette come si vuole fare credere. Poco prima della nascita del messia, Matteo lascia, per esempio, intendere che la famiglia di Gesù abiti già a Betlemme da vario tempo. Luca, invece, ritiene che Maria e Giuseppe vi siano appena arrivati in seguito a un censimento ordinato da Cesare Augusto, che per semplificare la conta, comanda ai suoi popolani di raggiungere i rispettivi luoghi natii; sicché Giuseppe torna nel luogo in cui ha preso il via la sua stirpe, poiché discendente dal re Davide. Anche sulla questione del censimento augusteo, però, sussistono molte ombre; gli esperti, infatti, affermano che l'unica rilevazione statistica di cui si abbia notizia certa, è quella effettuata dal governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio nel 6 d.C.. In seguito, Erode spaventato dalle notizie fornitegli dai Magi, relative alla nascita del nuovo sovrano dei giudei, ordina di uccidere tutti i bimbi nati sotto i due anni: è la famosa strage degli innocenti. Ma Gesù scampa all'infanticidio di massa, perché un angelo indica alla famiglia di rifugiarsi in Egitto. Da qui tornano sui loro passi alla morte di Erode, facendo definitivamente tappa a Nazareth, mantenendosi, così, a debita distanza da Erode Archelao, assurto da poco al trono al posto del padre. E sancendo la veridicità della famosa profezia che, riferendosi a Cristo, dice: “Sarà chiamato nazareno”. 

Nazareth
Ma Nazareth, per molti storici, non è solo la meta della famiglia di Gesù di ritorno dall'Egitto, bensì il vero e proprio luogo di nascita del Creatore; così viene contraddetta l'opinione classica che lo voglia nativo di Betlemme. Peraltro molti storici si domandano come possa essere affidabile la nascita di Gesù in una stalla (o in una grotta), proprio nel paese di origine di Giuseppe, dove, in teoria, avrebbe dovuto avere qualche parente ben disposto a dargli ospitalità. In tal caso Betlemme sarebbe stata presa in considerazione solo in virtù della possibilità di dare conferma ad antichi vaticini, come quello contenuto nel Libro di Michea, secondo il quale il nuovo messia sarebbe nato nell'insediamento della valle di Jezreel. Un'ipotetica conferma di questa dissertazione emerge dal vangelo di Marco, che ignora completamente Betlemme, mentre parla chiaramente di “Gesù che venne da Nazareth di Galilea” e che dopo aver predicato “andò nella sua patria”. Lo affianca un passaggio di Luca nel quale, riferendosi come sempre al figlio di Dio, cita la frase “venne a Nazarà”, assurto della denominazione aramaica di Nazareth. Sposano questa tesi molti ricercatori. Ernest Renan, storico delle religioni vissuto nell'Ottocento, in Vita di Gesù, parlando dei vari evangelisti, scrive che “Gesù nacque a Nazareth”; per Mauro Pesce, professore di storia del cristianesimo presso l'Università di Bologna, in Inchiesta su Gesù, il luogo di nascita del verbo incarnato è “probabilmente Nazareth: l'impressione che danno i racconti dei vangeli di Marco, Matteo e Luca è che Gesù sia nato in Galilea, verosimilmente a Nazareth”; Charles Guigneberg, storico francese del cristianesimo, allievo di Renan, nella sua opera Gesù dice che “per Marco non vi è dubbio che Gesù sia nato a Nazareth: non si fa il nome della città, ma è certamente situata nella Galilea, perché questo è il paese in cui circola il messia nel momento in cui viene collocata la predicazione”. Ma anche a questo proposito dipanano varie e non sempre concordanti filosofie di pensiero. Come quella di Aviram Oshri, storico dell'Israeli Antiquities Authority che, sulla rivista Archaeology, asserisce che Gesù non può essere nato a Nazareth per il semplice fatto che al momento della sua venuta al mondo, la città non esisteva. Cavalcano questo modello gli studiosi che ricordano che la città non è menzionata nell'Antico Testamento, né nelle opere dello storico Giuseppe Flavio, o nel Talmud babilonese. Si parla, dunque, ufficialmente di Nazareth a partire dal Quinto secolo d.C. con i lavori di San Gerolamo. In ogni caso non ci sarebbe corrispondenza fra la Nazareth dell'antichità e quella odierna, perché ubicate in aree geografiche differenti. Secondo Oshri, Gesù, sarebbe pertanto nato a Betlemme, riportando in auge l'iconografia tradizionale. 

Betlemme, Basilica della Natività
Ma quale Betlemme? Stando infatti alle ricerche degli archeologici esistono due città con questo nome: la Betlemme di Giuda, narrata nei vangeli, e Betlemme di Galilea, collocabile sul confine con la tribù di Zabulon, nei pressi di Kyryat Tiv'on. L'archeologo punta, dunque, su quest'ultima località – oggi nominata Beth-Lehem-ha-Gellit, a dodici chilometri a nord-ovest di Nazareth – perché al tempo di Gesù, a differenza della città omonima, risultava un centro ricco e fiorente, più facilmente assimilabile a una località in grado di dare ospitalità agli stranieri, senza un posto dove andare a dormire. Molte ricerche, però, controbattono questa opinione, rifacendosi a una serie di scavi effettuati fra il 1992 e il 2003, da cui sono emersi i resti di di un complesso monastico del VI secolo, con una grande chiesa, distrutto nel 614. I ritrovamenti attesterebbero un importante luogo d'epoca bizantina, ma difficilmente riferibile alla Natività, per la mancanza di chiari riferimenti cristologici. Ci sarebbe, peraltro, da capire quale sia la data esatta di nascita del nazareno. Tradizionalmente ci rifacciamo, infatti, all'anno zero, tuttavia questa finestra temporale non è verosimile, poiché il regno di Erode termina 5 o 6 anni prima dello spartiacque storico. Con ciò è molto più probabile affermare che quello che stiamo per festeggiare non sia il duemilaundicesimo Natale della nostra storia, ma il duemiladiciottesimo, o giù di lì. Chiarito questo aspetto va anche ricordato che il 25 dicembre è una data assolutamente arbitraria, introdotta nel 336 d.C., in coincidenza con il giorno festivo del calendario romano dedicato al dies natalis del Sol invictus. Infine c'è una quarta città candidata ad avere udito il primo gemito del bambin Gesù: Gamala. Ne parla lo storico Giuseppe Flavio e lo scrittore russo Bulgakov che, nel suo celebre romanzo Il Maestro e Margherita, sollecitato da Pilato fa rispondere al suo Gesù che proviene da Gamala. Era una fra le più importanti città del Golan, storica regione della Siria, fra l'87 a.C. e il 67 d.C. Il suo nome, in ebraico, indica la gobba del cammello, assimilabile all'altura basaltica su cui sorgeva l'insediamento. Fu fondata dal sovrano Alessandro Ianneo (Alexander Yannaeus) nell'81 a.C. In seguito venne distrutta dai romani e mai più ricostruita. Oggi di essa rimangono poche tracce riportate alla luce durante una campagna di scavi archeologici negli anni '70. È stata identificata la strada principale che collegava il centro urbano con il territorio circostante, la strada per Gerusalemme, il vecchio muro di protezione (costruito in fretta e furia per far fronte alla belligeranza romana), la sinagoga di Gamala, gli edifici della gente comune distrutti dalle fiamme, e numerosi frantoi, dai quali si otteneva un olio prelibato. 

I resti di Gamala
Ma quali sono i motivi che spingono alcuni studiosi a dire che Gesù è nato a Gamala? Il primo dato al quale si appellano è quello relativo al fatto che rispetto a Nazareth, Gamala, durante il regno di Erode, è prospera e vitale. Sono poi riscontrabili i dirupi menzionati nel vangelo di Luca, dai quali Gesù rischia di essere gettato per predicare senza permesso; peraltro la città del Golan è molto più vicina a Cafarnao e al lago di Tiberiade, luoghi dove Gesù è solito proclamare. Contro questa possibilità, però, c'è chi afferma che la città non è mai citata nei vangeli e che, l'episodio evangelico della tentata aggressione ai danni del messia, può semplicemente essere ricondotto a un'altura nazarena presente a circa un paio di chilometri dalla città (raggiungibile in un'ora di cammino). C'è, però, chi si spinge ancora più in là, arrivando addirittura a supporre che Gesù, in realtà, non fosse altro che Giovanni di Gamala, personaggio del romanzo del XIX secolo For the Temple di George Alfred Henty. Ma qui, è certo, la storia perde completamente la sua attendibilità, a suffragio della molto più prosaica e stuzzicante immaginazione umana. 

I luoghi di Gesù

mercoledì 31 agosto 2011

La tavola periodica dell'irrazionalità



«La mente umana è profondamente legata all'irrazionale». Sono le parole dello psicologo Bruce Hood della Bristol University. Secondo lo studioso si ha nell'essere umano una vera e propria tendenza all'irrazionale, che prende forma fin dalla prima infanzia. Con ciò risulta alquanto riduttivo tentare di mettere al bando credenze magiche e religiose: faranno da sempre parte della natura umana. «Sono parte integrante della nostra mente», dice Hood. «Credo, pertanto, che sia ottusa pensare che sia possibile indurre la gente ad abbandonare i propri sistemi di credenze, e non c'è evidenza scientifica che tenga». In sostanza non è vero che esistono persone razionali e irrazionali: esistono solo individui che gestiscono in modo diverso la propria irrazionalità. Il fenomeno è una prerogativa della natura umana, laddove da sempre l'uomo si trova nelle condizioni di decidere in fretta e furia cosa fare (o non fare), spesso facendosi guidare dall'istinto o dalle emozioni, parametri che lasciano ben poco spazio al meccanicismo del razionale. Ecco perché non stupisce sapere dell'esistenza di una (geniale) tavola periodica dell'irrazionale con tutte le varianti del caso: cerchi del grano, telepatia, numerologia, astrologia, vampirologia, fantasmi, occulto... rigorosamente suddivisa in sezioni: extraterrestri, pseudoscienze, medicina alternativa, religione...

mercoledì 29 giugno 2011

L'ateismo religioso di Martin Rees


Martin Rees è un astrofisico inglese ed ex presidente della Royal Society. Ha vinto il Premio Templeton – assegnato a quanti si distinguono nella ricerca di Dio, nella spiritualità e nell'ambito della conoscenza scientifica - corrispondente a un milione di sterline. Si dichiara ateo, ma ha spesso criticato le posizioni totalmente “aride” di personaggi come Stephen Hawking e Richard Dawkins.


Aprile 2011, guardian.co.uk
COMPLIMENTI PER IL PREMIO.
Grazie.
SORPRESO PER LA VITTORIA?
Certamente, benché non sia il primo della Royal Society ad averlo ottenuto.
QUALE IL SUO MERITO?
I temi di cosmologia e astrofisica rivestono un interesse generale, che stimolano un po' tutti.
È STATO DESCRITTO COME UN FEDELE CHE NON CREDE IN DIO. LA RITIENE UNA DESCRIZIONE ACCURATA?
Penso di sì. Frequento luoghi sacri perché fanno parte della mia cultura, che è poi la cultura dell'Inghilterra.
VA REGOLARMENTE IN CHIESA?
Ci vado una volta alla settimana.
PERCHÈ NON CREDE IN DIO?
Quale Dio?
UN DIO.
Non credo di poter rispondere a questa domanda.

Aprile 2004, newstatesman.com
QUAL È IL RUOLO DELLA ROYAL SOCIETY?
Promuovere e sostenere la ricerca scientifica, comunicando efficacemente con le persone comuni, ma anche con le dirigenze politiche. Sempre più spesso, infatti, le questioni amministrative si mescolano con i più importanti temi scientifici.
COME CONVINCERE LE PERSONE DELLA NECESSITÀ DI IMPEGNARSI NELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO?
Non è semplice. Bisogna condurre un'azione a livello internazionale e far capire che senza sacrifici è difficile andare avanti. Di pari passo vanno studiate e rese note nuove realtà tecnologiche che consentano di sviluppare un'economia basata su basse emissioni di carbonio.

Marzo 1994, sciencewatch.it
COME È NATO IL SUO INTERESSE PER LE GALASSIE?
Dalle ricerche effettuate durante la mia tesi, comprendenti la realtà dei quasar, la velocità della luce, la natura fotonica...

Febbraio 2005, Tuttoscienze
LA SUA VISIONE DEL FUTURO È PIUTTOSTO FOSCA. COSA LA SPAVENTA DI PIÙ?
La minaccia di una guerra nucleare catastrofica non è affatto sfumata, ed anzi è piuttosto seria, perché anche se il rischio si è ridotto rispetto alla guerra fredda, abbiamo comunque un numero di ordigni capaci di annientare l’intera specie umana in un solo colpo. E nel giro di 50-100 anni potremmo avere un riallineamento e uno scontro tra nuove superpotenze forse anche peggiore della guerra fredda.

Aprile 2010, The Guardian
COSA NE PENSA DELL'APPROCCIO A SCIENZA E RELIGIONE DI STUDIOSI COME RICHARD DAWKINS?
Non ho nulla da dire su Dawkins, ma io non sono così allergico alla religione. Sono contro i fondamentalismi, niente di più. E poi cosa accadrebbe se si costringesse un musulmano a scegliere fra Dio e Darwin? Tutti sceglierebbero Dio, la scienza sarebbe la prima a rimetterci.

Giugno 2010, Sunday Times
COSA NE PENSA DELLA FAMOSA TEORIA DEL TUTTO?
È una teoria che potrebbe esistere, ma forse è impossibile da rivelare per il cervello umano.
TROPPO COMPLICATA?
Potrebbe essere come per un pesce comprendere tutto ciò che lo circonda, dagli esseri viventi, alle dinamiche naturali che governano gli oceani.

TED:

venerdì 27 maggio 2011

Il Cerchio di Annibale: intervista all'astrofisico Guido Cossard


Quarantasei massi allungati e appuntiti, disposti ellitticamente, nel cuore del Piccolo San Bernardo, in Val d'Aosta, a 2188 m di quota, illuminati da un sottile e miracoloso raggio di sole: ecco lo straordinario scenario che la sera del 21 giugno, in coincidenza con il solstizio d'estate, segnerà il passaggio dalla primavera all'estate. Parliamo del cosiddetto "Cerchio di Annibale", il più importante complesso megalitico italiano, così soprannominato in onore del famoso condottiero cartaginese che, pare, proprio dal Colle del Piccolo San Bernardo, passò per fronteggiare il nemico romano. Un appuntamento da non perdere, per tutti gli amanti dell'astronomia e dell'archeologia, ma anche per coloro che, pur non essendo degli accademici, desiderano vivere una interessante esperienza. Per l'occasione Spigolature Scientifiche ha pensato di intervistare il massimo esperto italiano in materia, il Prof. Guido Cossard, insegnante di fisica e presidente dell'Associazione ricerche e studi di Archeoastronomia valdostana.
Il cosiddetto "Cerchio di Annibale" è ufficialmente riconosciuto come il più importante complesso megalitico esistente in Italia. Oggi possiamo finalmente sapere quale è la sua età, e chi furono i suoi costruttori?
Purtroppo non abbiamo ancora effettuato uno scavo completo del sito, indispensabile per riconoscere l'età precisa del substrato cronologico su cui poggia. Alcuni archeologi ritengono che risalga all'età del ferro, altri all'età eneolitica. Data la totale mancanza di resti antropologici, dei suoi costruttori  non possiamo dire ancora nulla.
È l'eterno dilemma dei cerchi megalitici d'Europa: luoghi di culto o osservatori astronomici? Anche per il "Cerchio di Annibale", dopo venti anni di studi, le teorie si sprecano. Potrebbe aver rappresentato entrambe le cose?
Sicuramente sì: come per tutti gli altri complessi megalitici che si conoscono in Europa. In un  primo tempo il "Cerchio di Annibale" venne utilizzato come osservatorio astronomico; più tardi si trasformò in un luogo di culto, dove venivano celebrati i riti religiosi.
Nell'uno o nell'altro caso, per quanti anni è stato utilizzato? All'epoca del passaggio di Annibale era già stato abbandonato?
Chiariamo subito un fatto: né la storia, né l'archeologia, ci hanno ancora dato modo di provare che Annibale sia effettivamente passato dal Colle del Piccolo San Bernardo. Certamente attraversò le Alpi, ma sostenere che passò proprio dal cerchio megalitico è un po' azzardato. Quel che è certo è che il sito venne utilizzato per parecchi secoli, forse addirittura per un millennio. Prove a suffragio di tale ipotesi ve ne sono in abbondanza: prima fra tutte la presenza di un tempietto gallico di epoca pre-romana.
Lei e Giuliano Romano, docente di "Storia dell'Astronomia" dell'Università di Padova, siete giunti a un'interessante conclusione: il "Cerchio di Annibale", data la particolare disposizione di una roccia principale filtrata dagli ultimi raggi del sole, permetterebbe di evidenziare con esattezza il solstizio del 21 giugno, ovvero il passaggio dalla primavera all'estate. Può spiegare bene ciò che accade?
Con Giuliano Romano ci siamo occupati del fenomeno del megalitismo su scala generale. Lo studio del "Cromlech" del Piccolo San Bernardo l'ho affrontato individualmente. Il 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, il sole tramonta dietro una sella montuosa posta vicino alla vetta del monte Lancebranlette, in direzione nord ovest: il fascio luminoso che si propaga, investe il cerchio di pietre lasciando completamente all'oscuro le aree adiacenti. 
Ci sono similitudini architettoniche evidenti tra il "Cromlech" valdostano e i megaliti bretoni, irlandesi, di Carnac e Stonehenge?
Tutte le principali strutture megalitiche d'Europa sono state concepite e dunque realizzate in modo simile. Ma affermare che il "Cerchio di Annibale" è più simile a Stonehenge, piuttosto che a Carnac, o a qualche altro esempio di megalitismo isolato nord europeo, è ridicolo. Per il momento, abbiamo appurato che esistono delle analogie tra il megalitismo valdostano e quello anatolico.
In Italia settentrionale le prime tracce di una realtà antropologico-sociale si sono avute in corrispondenza delle Culture celtiche transalpine: non spiegheremmo altrimenti la solidità gerarchica "Golasecchiana" e l'affermazione della Cultura "Lateniana" a partire da 3000 anni fa; è basandosi su questo presupposto che alcuni studiosi affermano a spada tratta che il "Cerchio di Annibale" sia di origine celtica?
In passato è stata forte la tendenza di attribuire ogni aspetto del megalitismo al popolo celtico. Ora sappiamo con certezza che non è così. I Celti, intesi come i discendenti della stirpe bellovesiana (VI secolo a.C.), quando arrivarono in Italia, trovarono il "Cerchio di Annibale" già fatto.  
Un' ultima domanda: che cosa possiamo aspettarci visitando il Colle del Piccolo San Bernardo la sera del 21 giugno (nuvole permettendo)?
Uno spettacolo insolito, con alcuni momenti di grande emozione. A disposizione del pubblico c'è una guida e la possibilità di assistere a una conferenza, a cura dell'Associazione Ricerche e Studi di Archeoastronomia Valdostana; (per informazioni 0165 258119, oppure www.archeoastronomia.net).

martedì 15 febbraio 2011

La Bibbia di Martin Lutero

Il testo originale risalente al 1670

Una Bibbia di 340 anni fa è stata trovata in una chiesa del Wisconsin. Protagonista della scoperta Debra Corte, insegnante di una scuola luterana che stava rovistando fra vari documenti in cerca di un registro battesimale da mostrare agli allievi. La Bibbia risale al 1670 ed è una copia autentica di quella tradotta da Martin Lutero. Il libro di 1.500 pagine rivestito di pelle di cinghiale è in ottime condizioni e verrà presto donato a una biblioteca dello Stato USA. 

Un disegno presente nell'antica Bibbia

sabato 20 novembre 2010

PITONI DIVINI

Le rocce individuate da Sheila Coulson

La religione? Nasce in Africa 70mila anni fa. Lo rivela Sheila Coulson dell’Università di Oslo. La scienziata ha studiato un'antica popolazione africana vissuta in un’aerea nord-occidentale del Botswana, i San, trovando manufatti che attestano la loro attività religiosa. Fra questi anche rocce che riproducono la forma della testa di un pitone, animale ancora oggi venerato nella zona. Secondo Coulson attorno a questo rettile nacque un vero e proprio culto religioso, riconducibile a una piccola grotta sul lato settentrionale delle colline del Tsodilo Hills, area identificata dagli archeologi negli anni Novanta. Prima di questa scoperta si pensava che la religione fosse nata non più di 40mila anni fa.

Video: le colline del Tsodilo Hills  

giovedì 4 novembre 2010

La democrazia di Vandana Shiva

Attivista politica e ambientalista, Vandana Shiva (1952) è una delle scienziate più famose al mondo. Si è laureata in fisica alla University of Western Ontario, Canada, nel 1978, e ha ottenuto il Right Livelihhod Award nel 1993. Attualmente dirige il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy, da lei fondato nel 1982 ed è vicepresidente di Slow Food.
Settembre 03, pbs.org
COSA SI INTENDE PER GLOBALIZZAZIONE?
È un meccanismo che porta alla mercificazione di tutte le risorse necessarie per la sopravvivenza. Il sistema si basa su regole sleali, che non soddisfano i reali bisogni alimentari delle persone, tantomeno il benessere economico.
A RIMETTERCI È ANCHE LA DEMOCRAZIA.
Sicuramente. Tutte le democrazie del mondo sono a rischio. La globalizzazione, infatti, è agli antipodi della democrazia.
IN REALTA' MOLTI PENSANO CHE LA GLOBALIZZAZIONE FAVORISCA IL BENESSERE DELLE PERSONE.
Com'è intesa oggi non favorisce la ricchezza. Lo farebbe se fosse improntata su idee positive e sulla solidarietà fra le comunità, aspetti del tutto inesistenti. Troppe decisioni vengono prese al di fuori dei Paesi interessati da processi produttivi, partendo dai prezzi che vengono dati alle merci.
PERO' NON SI PUO' AFFERMARE CHE L'INTERO OCCIDENTE SIA RIPUGNANTE. LEI STESSA SI È LAUREATA IN CANADA.
Io infatti non considero ripugnante l'Occidente, ma alcune proposte legate alla colonizzazione occidentale, spesso poco trasparenti e condite di menzogne.
Dicembre 97, mcspotlight.org
COME HA INIZIATO A OCCUPARSI DI AMBIENTE E DELLA SALVAGUARDIA DEGLI ANIMALI DA ALLEVAMENTO?
Con l'avvento della globalizzazione gli ecosistemi hanno subito un grave contraccolpo, ripercuotendosi sulla sorte degli animali destinati alla produzione alimentare. In India – Paese caratterizzato da un forte senso di responsabilità nei confronti delle altre specie viventi – è stato più facile percepire questo grave fenomeno. La nostra accusa è rivolta soprattutto alle catene di fast-food.
A PROPOSITO DI FAST-FOOD, CREDE CHE LA DIFFUSIONE DI MCDONALD IN INDIA POSSA CREARE PROBLEMI DI SALUTE AI CITTADINI DELLO STATO?
Certamente, come sta già accadendo in altri Paesi: a Singapore, per esempio, sono sorte nuove cliniche per curare l'obesità, figlia di un'alimentazione sbagliata. Per noi indiani il problema è ancora più sentito, essendo abituati a seguire diete tipicamente vegetali.
Novembre 09, asia.it
PERCHÈ L'UOMO SCEGLIE IL POTERE DELLA TECNOLOGIA INVECE DI CONTINUARE A CONFIDARE NELLA PROPRIA TRADIZIONE?
Perché la tecnologia ha iniziato a dominare la nostra vita e ciò in cui crediamo. Intorno a essa è stata costruita un'ideologia. Nel medioevo tutte le persone credevano nella chiesa, perché la chiesa modellò il mondo dell'epoca in base alla propria posizione. Influenzava infatti ogni cosa: il sistema di tassazione, l'educazione, l'insegnamento. Lo stesso accade oggi con la tecnologia.
CI PUO' SPIEGARE IL SIGNIFICATO SI SHAKTI?
È l'energia che pervade tutto l'Universo. Nella nostra filosofia questa potenza ha assunto la forma femminile. Quella maschile è Shiva. Nel mondo reale, Shakti rappresenta le differenti forme dei campi, dei frutti, dei semi...
CI SONO VALORI SPIRITUALI CHE L'INDIA PUO' OFFRIRE ALL'OCCIDENTE?
Credo che il più importante valore riguarda il fatto che Dio non è un personaggio con la barba bianca seduto in mezzo al cielo: la divinità è dappertutto e deve essere considerata rispettando la natura in ogni sua sfaccettatura.
Giugno 07, navdanya.org
COSA SUCCEDE IN INDIA, RIGUARDO LA CRISI MONDIALE DELL'ACQUA E AGLI ASPETTI SPECULATIVI CHE NE DERIVANO?
L'India è ricchissima di acqua e per secoli gli indiani hanno saputo conservarne fino all'ultima goccia. La prova deriva dal fatto che l'agricoltura viene praticata senza problemi anche in aree desertiche. La Banca Mondiale sostiene la privatizzazione dell'acqua – portata avanti da cinque aziende principali - e io non posso che essere contraria.

domenica 31 ottobre 2010

LE ORIGINI DELLA NOTTE DI HALLOWEEN

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Ci siamo. La notte dei "brividi" è alle porte. In molti si sono già attrezzati, disponendo sul davanzale delle finestre, una o più zucche colorate, illuminate dalle candele, acquistando abiti da strega o da vampiro, prenotando cene in qualche chiesa sconsacrata o in un antico maniero abitato dai fantasmi. Che cosa succede? Semplicemente sta per iniziare la notte di Halloween, ricorrenza popolare che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che in questi giorni hanno trattato un po’ tutti i media, soffermandosi anche su una curiosa classifica: quella dei cimiteri più cool d'Europa. Al primo posto c'è il cimitero americano di Coleville-sur-mere, in Francia. È il famoso cimitero dei caduti della seconda guerra mondiale, successivo allo sbarco in Normandia del 1944. Ospita le spoglie di 9.500 militari. Al secondo posto, ancora in Francia, c'è il camposanto di Peré-Lachaise, a Parigi. È notissimo per via dei numerosi personaggi illustri che ospita, fra cui lo scrittore Oscar Wilde, il cantante Jim Morrison e la cantante Edith Piaf. Il terzo posto è del cimitero centrale di Vienna. Colpisce per la sua grandezza e per l'eccezionale numero di musicisti che ospita: da Ludwig van Beethoven a Franz Shubert, passando per Johannes Brahms e Johan Strauss. Al quarto posto abbiamo un cimitero italiano; il riferimento è alle catacombe romane risalenti al secondo secolo a.C., ricavate da antichi sepolcri etruschi. A seguire ci sono il cimitero di Highgate (Londra), che accoglie le spoglie di Karl Marx; quello di Leipsig (Germania), un vero e proprio parco caratterizzato dalla presenza di almeno 10mila varietà di rododendro; il camposanto di Montparnasse (Parigi), con le tombe di Charles Baudelaire e di Jean Paul Sartre. Infine nella classifica dei cimiteri più visitati, spiccano il camposanto di Staglieno a Genova, l'antico cimitero ebraico di Praga, e il cimitero protestante di Roma (con le tombe di Percy Bysshe Shelley e John Keats). Ma cosa c'entrano i cimiteri con la notte di Halloween?

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Cimitero di Pere Lachaise
Formalmente nulla. Ma in pratica - siccome la notte di Halloween evoca il "ritorno" in vita dei morti - è come se dai cimiteri ogni salma uscisse dal proprio sarcofago, per prendere un po’ d'aria e far visita ai propri discendenti. Cos'è la notte di Halloween? Si tratta di una festività risalente al periodo precristiano, celebrata in corrispondenza del 31 ottobre. Fino a pochi anni fa era festeggiata soprattutto negli USA e in Canada, ma ultimamente sta avendo una grossa risonanza anche dalle nostre parti. In America, già dagli anni Venti, ci sono aziende che producono gadget e oggettistica varia aventi come riferimento la notte del 31 ottobre. Al suono di frasi del tipo "dolcetto o scherzetto?", i più giovani soprattutto, girano di casa in casa per spaventare più persone possibili e divertirsi in modo inusuale, con un pizzico di magia in più. Tredici il numero perfetto di porte a cui bussare, per portare regolarmente a termine il proprio compito; curiosamente una cifra che i numerologi associano facilmente al cristianesimo, assolutamente contrario alla notte di Halloween. Dodici erano gli apostoli di Gesù, che diventano tredici contando anche la Maddalena. Le apparizioni di Fatima si presentano ai pastorelli dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. Giovanni Paolo II viene colpito dal proiettile di Alì Agca il 13 maggio 1981. Difficile dire l'origine esatta della festa popolare, benché gli storici siano tutti concordi nell'affermare che sia molto antica e che abbia a che vedere con l'arcaica suddivisione dell'anno in due parti, in base alla transumanza del bestiame, ovvero al periodo in cui gli animali venivano messi al riparo per fronteggiare i rigori invernali. 

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In Europa la festa di Halloween è riconducibile ai Celti, che festeggiavano la fine dell'estate con il Capodanno "Samhain", a cavallo fra il mese di ottobre e novembre. "Samhain" era chiamato anche Trinox Samonia, ossia "Tre Notti di Fine Estate", quando i festeggiamenti si protraevano per tre giorni di fila. La festa era presieduta soprattutto dai druidi, i sacerdoti dell'epoca, convinti che durante la "notte magica" le leggi fisiche che regolano lo spazio e il tempo, cessavano di esistere. Costoro passavano di casa in casa per riavviare i fuochi e in questo modo garantire alle famiglie salute e prosperità. Gli uomini comuni, invece, percorrevano i confini delle fattorie impugnando delle torce con le quali tenevano a bada le fate e gli spiriti maligni. L'idea del fuoco è oggi tenuta viva da usanze peculiari, come quella delle zucche che brillano alla luce delle candele. In realtà quest'usanza statunitense, potrebbe essere di origine europea. E sarebbe riconducibile ai fantocci rappresentanti perlopiù streghe, recanti con sé rape vuote illuminate: tracce di usi e costumi di questo tipo sono presenti nella cultura ligure, friulana, piemontese ed emiliana. Probabilmente la ricorrenza di Halloween prende definitivamente piede in USA, in seguito all'arrivo nel 1840 di numerosi emigranti irlandesi, che fuggivano dalla carestia di patate che aveva colpito i loro villaggi. 

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Dunque la zucca di Halloween potrebbe anche essere il risultato di una leggenda irlandese inerente un uomo di nome Jack (da cui Jack-o-lantern) che ingannò il Male sfidandolo a scalare un albero, sulla cui corteccia aveva inciso una croce. Ovunque si festeggiasse Halloween, le tavole venivano riempite di leccornie, poiché si credeva che i defunti - nel loro peregrinare - avessero bisogno di rifocillarsi. I Celti non temevano i morti, anzi, li riverivano e rispettavano. In seguito, la festività viene adottata anche dai Romani, che la assimilano alla celebrazione di Pomona, in occasione della festa del raccolto. Ma col cristianesimo le feste pagane subiscono un duro attacco: i papi fanno di tutto per farle cadere nel dimenticatoio. Ma senza successo. Il periodo di Halloween, infatti, ancora oggi, coincide la festa di Tutti i Santi, istituita da papa Bonifacio IV e coincidente precisamente con la notte dei fantasmi dal 1048, in seguito alle direttive impartite da Sant'Odilone di Cluny. Anche adesso la chiesa osteggia questo tipo di festività. "Le zucche sono buone per farci i tortelli", diceva il compianto vescovo Alessandro Maggiolini. Mentre il cardinale Martini afferma che "questo tipo di feste è estraneo alla nostra tradizione, a valori immensi come il culto dei defunti che apre la speranza all'eternità". Ma tant'è. "I mostri sepolti si svegliano, i licantropi ululano, le streghe inforcano le scope, e sfrecciano nel cielo… e intanto dalle foreste di querce usciranno gli gnomi e dal ventre della terra scaturiranno i demoni abissali". Buon Halloween a tutti!