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lunedì 28 novembre 2016

La dieta primitiva


Allergie e intolleranze alimentari. Se si guarda alle nuove generazioni, sembrerebbero i (veri) mali del secolo. Prima della rivoluzione industriale c'erano pochissime persone colpite da queste malattie; oggi, invece, quasi tutti gli abitanti dei paesi occidentali vanno incontro, nel corso della loro vita, a qualche problema legato all'alimentazione. Perché? Di sicuro c'entra l'inquinamento, lo smog, i cambiamenti climatici, i pesticidi, ma più di ogni altra cosa il fenomeno ha a che vedere con le condizioni nutrizionali dell'uomo moderno che sono cambiate repentinamente, cogliendo impreparato l'organismo che, in un certo senso, non è in più in grado di differenziare ciò che è bene da quel che provoca problemi. Il caso più eclatante riguarda il latte. L'intolleranza al lattosio è un problema che riguarda il 50% degli italiani, cifra che sfiora il 100% nei paesi asiatici. Ma il problema è facilmente spiegabile: l'uomo non è "tarato" per assimilare il principale zucchero del latte, per cui, dopo lo svezzamento, sempre più persone cadono vittime di questo disagio alimentare alla base di disturbi come nausea, dissenteria, crampi allo stomaco. 

Oggi il latte, durante l'età adulta, dovrebbe essere a esclusivo appannaggio di soggetti che possiedono una particolare mutazione, avvenuta durante le prime fasi storiche dell'allevamento, in contemporanea con lo sviluppo dell'agricoltura. I popoli che vivevano a stretto contatto con bovini e caprini, hanno elaborato la capacità di assimilare il latte, ma tutti gli altri (e sono la maggior parte) non la possiedono. Le percentuali più alte si trovano in Scandinavia, dove le etnie locali si sono evolute in stretta sinergia con i produttori animali, poiché alle alte latitudini è stato necessario trovare uno stratagemma diverso per ottenere la vitamina D, scarsa dove l'irraggiamento è debole, ma abbondante nel latte. E' solo un esempio. L'intera storia del genere umano, infatti, riflette un tipo di alimentazione del tutto diversa da quella che osserviamo oggi, tenendo conto di parametri antropologici e sociali che nulla hanno a che vedere con quelli instauratesi dopo l'epopea della Mezzaluna fertile. 

Di fatto si può dire che l'uomo si sia alimentato sempre nello stesso modo, per circa due milioni di anni, a partire dalle prime forme riconducibili al genere Homo; e solo negli ultimi 10mila anni ha cambiato le sue abitudini alimentari, compromettendo in alcuni casi il normale metabolismo. La dieta seguita dal cosiddetto "uomo primitivo" (compresi i parenti più vicini all'uomo moderno, come il Neanderthal e il Denisova) viene detta "dieta paleolitica". Torna in auge per via dei tentativi di alcuni nutrizionisti di allontanarci da un'alimentazione "inconsapevole" e nociva, per ricondurci ai paradigmi alimentari che per migliaia e migliaia di anni hanno consentito il nostro sviluppo. Di cosa si tratta esattamente? La dieta paleolitica si basa sostanzialmente sui prodotti offerti dalle due tradizionali attività dell'uomo di un tempo: la caccia e la raccolta. Pertanto concerne alimenti come i semi, le bacche, il miele, le radici, qualunque tipo di frutta; ma anche prodotti di origine animale ottenuti da vermi, lumache, insetti, crostacei e naturalmente mammiferi. 

Secondo alcuni nutrizionisti questo tipo di alimentazione consentirebbe non solo di riavvicinarci alle abitudini dei nostri antenati, ma anche di contrastare i chili di troppo. E lo confermano i numerosi seguaci della dieta paleolitica, fra cui celebrità come Megan Fox e Matthew McConaughey. Alcune ricerche dicono che faccia bene anche alla salute cardiovascolare, consentendo di mantenere sotto controllo i livelli pressori; riduce inoltre le infiammazioni e migliora le funzionalità dell'epidermide. Restano tuttavia molti dubbi; di fatto i popoli più longevi della Terra, fra cui gli italiani, sono quelli che si nutrono soprattutto di prodotti cerealicoli, del tutto esclusi dalla dieta paleolitica. 

domenica 29 agosto 2010

Coloranti alimentari? Meglio evitare se il bimbo ha meno di 3 anni


Coloranti e aromi artificiali negli alimenti? Meglio evitare se il bimbo ha meno di tre anni. Queste sostanze possono, infatti, creare problemi di natura allergica e alterazioni comportamentali. Inoltre creano dipendenza: il piccolo abituato ad assumere cibi e bevande contenenti questi principi attivi, crescendo continuerà a farlo, nutrendosi male e aprendo la strada a patologie come diabete, ipertensione e obesità. Reazioni allergiche sono state riscontrate, per esempio, con coloranti a base di tartrazina (colorante giallo definito dalla sigla E102). La sostanza abbonda nelle bevande gassate, nelle caramelle, ma anche nella frutta e nelle marmellate. Ci possono essere eruzioni cutanee, congestione nasale, e orticaria. Nei casi più gravi possono comparire mal di testa ed edemi. Il carminio (E120) conferisce la colorazione rossa a molti prodotti industriali come i succhi di frutta e gli yogurt. Le allergie in questo caso si manifestano spesso a livello orale con la comparsa di gonfiore alle labbra, stomatite, ed eczemi. Il prodotto viene realizzato artificialmente, imitando le caratteristiche biochimiche delle cocciniglie, piccoli insetti. Altra categoria a rischio per i più piccoli è quella dei solfiti, utilizzati per tenere sotto controllo l'attività dei batteri. Li utilizzavano perfino gli egiziani. Oggi comprendono numerosi prodotti: E220, E221, E222, E223, E226, E227, E228. Queste sostanze sono controindicate soprattutto per i bambini che soffrono di asma. La letteratura medica parla, infatti, di piccoli che ingenerando simili principi attivi accusano crisi di dispnea, tosse e fiato corto. Provocano inoltre alterazioni vitaminiche ai danni delle vitamine del gruppo B, fondamentali per la corretta crescita. I glutammati (E620-625) sono invece tipici delle patatine, dei sughi pronti e degli insaccati. Vengono utilizzati per dare sapore al cibo. Però possono provocare effetti collaterali comprendenti disturbi come mal di testa e formicolio. Controversa, infine, l'ipotesi che i prodotti per rendere più appetibile un alimento o una bevanda possano anche creare casi di iperattività e deficit di attenzione. Sull'argomento non è ancora stato fatto chiarezza. Tuttavia un recente articolo pubblicato sulla rivista The Lancet mette in relazione principi attivi come la tartrazina e il carminio con difficoltà di apprendimento e redimenti scolastici inferiori alla media.

Interview: Giuseppe Chiumello, Professore di Pediatria presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, Direttore unità operativa di Pediatria e Neonatologia e del Centro di endocrinologia dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.

sabato 29 maggio 2010

Api, vespe, calabroni. Come difendersi dalle loro punture

Con il loro pungiglione possono anche condurre alla morte, ma per fortuna oggi sono numerosi gli interventi possibili per contenere l’azione d'insetti tipici della stagione estiva come api, vespe e calabroni. Le stime parlano di circa cinque milioni di italiani che annualmente vengono punti da un imenottero: nell’80% dei casi si percepisce semplicemente un dolore acuto al momento della puntura, mentre per due persone su dieci il problema si fa più serio: al dolore, che perdura per parecchie ore, subentra anche un notevole gonfiore della parte colpita. L’1% è addirittura allergico al veleno di api e simili, e in questo caso il rischio si chiama shock anafilattico, fenomeno che se non viene opportunamente trattato può provocare il decesso: nonostante i progressi della medicina, e le numerose strategie per tenere lontane le punture di insetto, sono ancora oggi una decina le persone che in media in Italia perdono la vita per il veleno di un imenottero. Ma cosa si può fare per evitare di andare incontro a uno shock anafilattico? I consigli sono principalmente due: sottoporsi a vaccino o premunirsi di un kit per auto iniezioni di adrenalina. Nel primo caso si tratta di affrontare una cura quinquennale a base di piccole iniezioni tale da rendere l’organismo totalmente immune dalle punture di api, vespe e calabroni. Nel secondo il riferimento è invece a un kit formato da una fiala di adrenalina con autoiniettore (versione per adulti e per bambini) che consente al paziente di autosomministrarsi il farmaco, generalmente sul lato esterno della coscia; anche i cortisonici per via intramuscolare possono essere considerati farmaci di primo soccorso in caso di rischio di crisi allergica maggiore. Al contrario, dicono i tossicologi, gli antistaminici in crema non servono: il loro presunto effetto anestetico locale non è dimostrato e non esistono a tutt’oggi prove convincenti della loro utilità. Infine, in caso di puntura, è importante conoscere i sintomi premonitori per poter intervenire tempestivamente e raggiungere il più vicino posto di pronto soccorso. I sintomi iniziali di uno shock anafilattico sono vampate di calore, prurito, difficoltà a respirare (broncospasmo), vertigini, senso di svenimento, pallore, gonfiore (edema) che interessa il volto, gli occhi, la lingua e le vie respiratorie e può presentare gradi variabili di gravità con diversa combinazione dei sintomi. In particolare edemi e prurito sono sintomi importanti perché possono presentarsi precocemente (dopo 10-20 minuti dalla puntura) e segnalare l’imminente comparsa di una crisi.

venerdì 28 maggio 2010

GENERAZIONE ZIRTEC (II)

Temperature e allergie

La causa delle allergie può risiedere anche nell'incremento medio delle temperature su scala mondiale. Sotto accusa, in questo caso, l'effetto serra. Secondo gli esperti il caldo eccessivo allunga la stagione dei pollini e, di conseguenza, la durata e l'intensità delle allergie. Stando ai dati diffusi dall'American Academy of Allergy, Asthma & Immunology di New Orleans, tra il 1981 e il 2007 c'è stato un anticipo dell'avvio della stagione dei pollini a livello mondiale. La stagione di impollinazione della parietaria giunge 80 giorni prima; 30 giorni prima per gli alberi di olivo; 40 giorni per la betulla; un paio di giorni per il nocciolo. "Negli ultimi 27 anni abbiamo osservato un costante aumento della percentuale di soggetti sensibili al polline di olivo, parietaria e cipressi", affermano i ricercatori americani, "mentre è rimasto invariato quello degli allergici alla polvere".

Rischio inquinamento

In certi casi, invece, l'allergia può essere una conseguenza dell'inquinamento: numerosi studi hanno messo in luce che la malattia colpisce più frequentemente i bambini che vivono nelle città, dove è particolarmente elevato lo smog. A impensierire mamme e papà sono soprattutto le famigerate particelle sottili (il famoso PM10). Gli esperti dell'Ospedale Macedonio Melloni di Milano, spiegano il fenomeno dicendo che le microparticelle inquinanti non vengono bloccate dall'azione di filtro nasale, per cui arrivano tranquillamente in sede bronchiale, dove possono accentuare o scatenare una crisi allergica o, in alternativa, provocare bronchiti e bronchioliti. A ciò va associato il fatto che i piccoli che vivono nelle metropoli mangiano meno frutta degli altri e quindi dispongono di minori quantitativi di vitamina C, ideali per contrastare le malattie respiratorie.

Fattore emotività

Altro fattore chiave nella genesi delle allergie potrebbe essere lo stress. Da tempo gli studiosi ritengono, infatti, l'ansia in grado di amplificare le allergie e in certi casi, addirittura, scatenarle. Uno studio proposto dagli esperti dell'Università dell'Ohio, presentato nel corso di un recente congresso dell'Associazione americana di Psicologia di Boston, dice che basta una piccola tensione a peggiorare drasticamente le condizioni respiratorie di un allergico. Secondo gli scienziati della Ifiaci, federazione italiana delle società immunoallergologiche, esiste dunque uno stretto legame fra le allergie e condizioni psichiche di un paziente. Tesi convalidata anche dai ricercatori dell'Helmholtz Center di Lipsia, in Germania, secondo i quali le manifestazioni allergiche possono essere la conseguenza di traumi psicologici vissuti nell'infanzia, per esempio separazioni drammatiche dai genitori, ma anche situazioni apparentemente banali come un trasloco. Gli scienziati hanno visto che i bimbi che avevano vissuto una situazione di stress mostravano concentrazioni maggiori di un particolare amminoacido, collegato al senso di frustrazione più elevato rispetto agli altri e alle allergie.

Soluzioni? Tutte buone ma nessuna veramente vincente

Cosa si può fare per sconfiggere un'allergia? In realtà l'allergia a un certo prodotto o a una particolare sostanza non si può guarire. Si può però tamponare efficacemente con farmaci e vaccini. Anche se sono pochi coloro che seguono adeguatamente la cura: nel 50% dei casi, soprattutto nei bambini, la terapia viene seguita in modo saltuario, a intermittenza. Una terapia di desensibilizzazione agli allergeni può essere compiuta tramite vaccino, favorendo la formazione di IgG (immunoglobuline G) che bloccano l'antigene prima dell'adesione alle IgE. In alternativa si possono utilizzare farmaci ad azione antinfiammatoria come il cortisone o medicinali che inibiscono i recettori H1 dell'istamina, antistaminici come la cetirizina e la loratadina: a base di cetirizina c'è, per esempio, il famoso Zirtec somministrato sia agli adulti che ai bambini. Zirtec fa parte degli antistaminici di nuova generazione che non producono effetti collaterali come sonnolenza e sedazione. Da un punto di vista chimico è un antagonista potente e selettivo a livello dei recettori H1 periferici per l'istamina. Alla dose di 10 mg una o due volte al giorno inibisce la fase tardiva di reclutamento delle cellule infiammatorie specialmente degli eosinofili. L'azione del farmaco si manifesta in media dopo 20 minuti dall'assunzione.

Il lato positivo delle allergie

Sembra incredibile ma le malattie allergiche, compresi asma e eczema, hanno però anche un risvolto positivo: chi ne soffre, infatti, correrebbe meno rischi di ammalarsi di tumore. Secondo Mariam El-Zein medico dell'INRS - Institut Armand-Frappier di Laval in Quebec (Canada) - un sistema immunitario iperattivo, tipico quindi di un paziente allergico, potrebbe paradossalmente migliorare le capacità dell'organismo di eliminare le cellule che si sviluppano incontrollatamente, favorendo lo sviluppo di neoplasie. La ricerca ha coinvolto per sette anni 3.300 pazienti vittime di tumore e un gruppo di controllo di 500 persone sane. "Dai nostri test è emerso che gli uomini con l'asma hanno più basse probabilità di ammalarsi di tumore allo stomaco, e quelli con eczema corrono meno rischi di venire colpiti da una neoplasia polmonare", dice Mariam El-Zein. "Non possiamo pienamente spiegare perché le condizioni allergiche possono ridurre il pericolo di andare incontro a questo tipo di malattie, ma questa ricerca è promettente".

L'ultima ricerca

Un'ulteriore prova a favore del legame fra allergie e protezione dai tumori arriva da uno studio diffuso in questi giorni dal Telegraph. In questo caso dei ricercatori texani hanno messo in luce che i bambini con allergie ai pollini presentano un 40% in meno di rischi di ammalarsi di tumori del sangue e un 30% in meno di venire colpiti da tumore all'ovario. Percentuali più basse anche per ciò che riguarda le neoplasie epidermiche, della gola e dell'intestino. "C'è ancora molto da studiare", dice Zuber Mulla, epidemiologa della Texas Tech University, "ma è un dato di fatto che le allergie rappresentano un fattore di protezione per le malattie tumorali". Mentre dalla rivista scientifica "Quarterly review of biology" emerge che "un'iperattivazione del sistema immunitario aiuta il corpo a difendersi meglio dai tumori, che insorgono proprio quando le difese immunitarie si abbassano".

Video:

giovedì 27 maggio 2010

GENERAZIONE ZIRTEC (I)

In una scuola palermitana gli studenti allergici alla parietaria sono aumentati in due anni del 63%. Nelle scuole superiori romane il 18% dei ragazzi presenta problemi cronici di rinite e ostruzione nasale. In Lombardia i bambini asmatici sono oltre 130mila: la sola provincia di Milano ne conta 53mila, di cui 2.500 gravi. Complessivamente, in Italia, il 10% dei bimbi sotto i 14 anni soffre di asma bronchiale, nell'80% dei casi provocata da allergia; il 20% di rinite allergica; il 10% di dermatite atopica. Sono i dati raccolti da una serie di studi recentemente condotti in Italia, riguardo una malattia che - nonostante i progressi della medicina e della scienza - continua a colpire sempre più persone, specialmente in giovane età: l'allergia.

I numeri di una malattia sociale

Le malattie allergiche sono in costante aumento in Italia e nel mondo e occupano il sesto posto fra le patologie croniche più frequenti. Nel Belpaese, dal 1950 a oggi, gli allergici sono passati dal 10% al 30%. Tendenza riscontrabile in tutta Europa dove i malati rappresentano il 26% della popolazione, vale a dire più di una persona su quattro. Alla luce di ciò si prevede che, in tutti i paesi industrializzati, nel 2020, un bambino su due sarà vittima di una o più forme allergiche. Il 50% degli allergici è colpito anche da asma bronchiale: dal 1980 al 1994 la mortalità per attacco d'asma è cresciuta del 30%. L'allergia viene dunque considerata una malattia sociale a tutti gli effetti, con ripercussioni sempre più gravi anche sul mondo del lavoro: una ricerca americana ha dimostrato che le assenze lavorative e la riduzione della produttività negli ultimi tempi, dovute alla sola rinite allergica (il famoso raffreddore da fieno), sono costate alla comunità circa 250 milioni di dollari.

Quando il sistema immunitario va in tilt

Ma cos'è l'allergia? È una malattia del sistema immunitario caratterizzata da una iperproduzione di anticorpi IgE (immunoglobuline E), che si verifica in seguito al contatto con sostanze assolutamente innocue - come per esempio i pollini - giudicate, però, pericolose dall'organismo. Le immunoglobuline E sono sintetizzate dai linfociti B, e più precisamente dalle plasmacellule, cellule specifiche del sistema immunitario. Il vero compito delle IgE è quello di proteggere l'organismo dalle infezioni da parte di parassiti come gli elminti, metazoi vermiformi tassonomicamente riconducibili a organismi come i trematodi e i cestodi, che compiono il loro ciclo vitale all'interno di un ospite specifico (a differenza di altri parassiti come i pidocchi che lo compiono all'esterno). Le cosiddette IgE totali sono, peraltro, uno degli indici più utilizzati per valutare la gravità di un'allergia, tramite un banale esame del sangue. Per un adulto il numero di IgE non dovrebbe superare il numero di 100-200 KU/l. Ma nelle allergie gravi si può arrivare anche a concentrazioni 10 volte più elevate. Il temine allergia viene introdotto per la prima volta nel 1906 dai pediatri viennesi Clemens von Pirquet e Béla Schick, dopo aver notato l'ipersensibilità di alcuni pazienti verso particolari sostanze.

Starnuti, prurito e dispnea

Tra i sintomi tipici della malattia ci sono per esempio il naso che cola (rinorrea), gli occhi arrossati, la pelle che pizzica. Nei casi più gravi si hanno veri e propri attacchi di asma, con dispnea e tosse. In generale i malati di allergia possono essere classificati in due famiglie: "sneezer and runner" e "blocker". I primi presentano sintomi facilmente riconducibili alla rinite allergica, come starnuti, rinorrea, prurito, congiuntivite; possono, inoltre, comparire le occhiaie, tipiche della congestione venosa nella zona oculare, e il cosiddetto "saluto allergico", relativo alla frequenza con cui ci si gratta il naso a causa del prurito. I secondi sono invece caratterizzati esclusivamente da ostruzione nasale e catarro. Per scatenare una crisi allergica bastano pochi granuli di polline di dimensioni molto piccole, fra i 17 e i 40 unimicron. È sufficiente, pertanto, il contatto con soli 50 pollini per metro cubo d'aria per mandare in tilt un organismo ipersensibile. I vegetali producono grandi quantità di polline: una spiga sola di segale distribuisce in una stagione più di 4 milioni di granuli di polline; un platano (albero che raggiunge tranquillamente i 30metri di altezza) produce mediamente 15-20 miliardi di granuli pollinici in un anno.

Il peso dell'ereditarietà

La malattia allergica è in gran parte dovuta alla genetica o, meglio, all'ereditarietà: ci sono specifici geni legati alla malattia che si tramandano di generazione in generazione. Per questo motivo più individui di una stessa famiglia tendono a soffrire l'azione di allergeni comuni (agenti che causano le allergie). Gli studiosi hanno verificato che un bambino nato da una coppia di genitori allergici ha l'80% di possibilità di ereditare gli stessi problemi di mamma e papà. Il fattore ereditario, però, cala progressivamente se c'è un solo genitore malato, fino ad arrivare a una percentuale di rischio del 10% nel caso in cui nessuno dei familiari è soggetto alla malattia. Alcuni esperti dell'Università di Edimburgo hanno, inoltre, identificato un gene difettoso che aumenterebbe significativamente il pericolo di sviluppare patologie allergiche. Il riferimento è alla cosiddetta filaggrina, proteina che - prodotta dal gene FLG - ha il compito di unire i filamenti di cheratina (sostanza presente nello strato corneo della pelle), contribuendo all'efficienza della barriera epidermica. Dai dati accumulati in 24 studi è emerso che chi presenta questo gene mutato corre molti più rischi degli altri di ammalarsi di rinite, asma ed eczema. Una curiosità riguarda il fatto che in una famiglia numerosa sono soprattutto i primogeniti a soffrire di allergia, mentre i fratelli e le sorelle più piccoli risulterebbero meno vulnerabili a questa tara del sistema immunitario. Secondo gli studiosi dell'Università del South Carolina, guidati da Wilfred Karmaus, rispetto alla prima gravidanza, la placenta delle successive funziona meglio, facilitando la dotazione di autodifesa nel nuovo embrione che va formandosi.

Colpa della troppa igiene?

Il problema allergico potrebbe essere imputabile all'eccessiva igiene, che caratterizza case, scuole, e ambienti di lavoro dell'uomo moderno: i bimbi di oggi, in particolare, fra i più sensibili alle allergie, crescerebbero in contesti ambientali fin troppo puliti, quasi sterilizzati, tali per cui, il loro di sistema immunitario in via di formazione, non impara a differenziare le sostanze innocue da quelle nocive. "La causa dell'aumento delle allergie nei bambini dei paesi ricchi è dovuta proprio alla diminuzione del carico microbico ambientale", rivelano gli esperti del Dipartimento di Medicina pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma. "I batteri sono importanti perché inibiscono le reazioni allergiche". La conferma arriva da studi condotti in aree geografiche o contesti ambientali dove l'igiene è un optional. In Africa si è visto che le allergie sono molto meno frequenti rispetto all'Europa. Fra i rom rappresentano una rarità. In Thailandia sono immuni dalle allergie solo coloro che vivono in ambienti malsani, circondati da scarti e rifiuti. "Le regioni della Terra in cui le condizioni sanitarie sono rimaste stabili nel tempo, hanno mantenuto anche un livello costante di casi di allergia e malattie infiammatorie", dice Guy Delespesse, professore dell'Università di Montreal. "Più sterile è l'ambiente in cui vive un bimbo, più alto è il rischio che possa sviluppare allergie o altri disturbi autoimmuni nel corso dell'esistenza".

martedì 13 aprile 2010

Bronchiti, allergie, eczemi. Ko con le cure termali

Il potere e la magia delle terme. Ora trova conferma anche nella scienza. Fra non molto, proprio a Milano, sarà, infatti, attivato un master di medicina termale. Partirà nel dicembre 2010. Lo scopo è quello di formare figure professionali che potranno trovare sbocchi lavorativi presso centri termali, talassoterapici e di benessere, veri e propri presidi ospedalieri. Non per niente con circa 65mila addetti e un fatturato complessivo di oltre 3,5miliardi di euro, le aziende termali costituiscono un'importante risorsa dell'economia italiana. Non solo. L'aumento del fatturato delle cure termali - effettuabili in 380 stabilimenti del Belpaese - nel 2009 è stato del 2,5% pari a + 800milioni di euro. Ma perché piacciono così tanto le cure termali? Perché fanno bene. In tutti i sensi. Secondo uno studio francese appena pubblicato sulla rivista Complementary Therapies in Medicine, questo tipo di cura è ottima, per esempio, per gli stati ansiosi. Si è infatti visto che immergersi in bagni termali è addirittura più efficace dell'azione della paroxetina, farmaco che influenza i livelli di serotonina nel cervello, strettamente legati a condizioni di benessere psichico. Alle terme si va anche per migliorare le condizioni di salute concernenti l'apparato respiratorio, la pelle e la circolazione. Con adeguate inalazioni, aerosol, irrigazioni nasali è possibile contrastare efficacemente riniti e sinusiti. Stop anche alle bronchiti con acque sulfuree. A Sirmione è stato da poco inaugurato un centro per i più piccoli con difficoltà respiratorie e allergie. Ha inoltre preso il largo una nuova tecnica chiamata 'Politzer crenoterapico' (che funziona con una specie di oliva in vetro che viene introdotta nel naso per facilitare la respirazione). La pelle viene mantenuta giovane ed elastica grazie alle acque sulfuree o arsenicali ferruginose. Così si combattono molte patologie fra cui psoriasi, eczema, e dermatite seborroica. Per la circolazione, invece, le terme sono raccomandate perché bloccano l'insufficienza venosa, tramite acque carboniche o salsobromoiodiche. Secondo gli scienziati il benessere arrecato dalle terme non è solo salutare, ma anche economico. Gli specialisti hanno, infatti, verificato che chi frequenta i bagni termali spende molto meno in farmaci rispetto a chi evita questo tipo di cura. In questo momento vari centri europei stanno addirittura studiando la possibilità di tenere lontani i tumori grazie alle cure termali, basate sull'azione antibatterica e antinfiammatoria delle acque sulfuree. Altri studi invece stanno facendo luce sul potere terapeutico dei fanghi, per ciò che riguarda la protezione della cartilagine ossea dall'artrite.

mercoledì 7 aprile 2010

Discovery raggiunge la Stazione spaziale internazionale

Missione compiuta. Lo shuttle Discovery ha agganciato la Stazione spaziale internazionale (Iss), 344 chilometri al di sopra dei Caraibi. Il contatto è avvenuto alle 3.44 del mattino, le 9.44 in Italia. Lo ha annunciato poco fa la Nasa. La missione denominata STS-131 durerà 13 giorni e consentirà la consegna di 8 tonnellate di approvvigionamenti e materiali. Inoltre sono previste tre passeggiate spaziali (di oltre sei ore) per una serie di operazioni di manutenzione della Iss. Si tratta di una delle ultime missioni dello shuttle (è il quartultimo lancio) che entro fine anno andrà in pensione. Poi si continuerà a 'navigare' nel cosmo tramite le capsule russe Soyuz, e forse alcune compagnie statunitensi private. In attesa che la Casa Bianca s'inventi qualcosa di nuovo per l'esplorazione spaziale. Il Discovery era partito due giorni fa con 7 astronauti, fra cui 3 donne, dal Kennedy Space Center. Al comando Alan Poindexter. In questo momento nello spazio ci sono ben tredici esseri umani.

Gatti & allergie

Non sono solo gli uomini a essere allergici ai gatti. È vero anche il contrario. I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno, infatti, dimostrato che in presenza di esseri umani, alcuni gatti cominciano a starnutire. Secondo gli esperti le principali cause delle reazioni allergiche dei felini che vivono in stretto contatto con l'uomo, sono il fumo di sigarette, la forfora, la polvere domestica. Le stime dicono che soffre d’asma un micio su duecento, con percentuali più alte tra le razze orientali come i siamesi. È stato infine dimostrato che la riduzione del 50% del diametro dei bronchi in un gatto affetto da asma, può ridurre di 16volte il passaggio dell’aria. In questo momento, Nicki Reed, a capo della ricerca, sta studiando una terapia per alleviare i disturbi dei felini. La notizia torna utile anche agli italiani: nel nostro Paese, secondo le stime dell'Eurispes, ci sono circa 8milioni di gatti domestici.

Pasqua finita, tutti a dieta

Finite le vacanze pasquali gli italiani si mettono a dieta. Ogni italiano ha, infatti, messo su almeno un chilo in questi giorni. Secondo Coldiretti gli abitanti del Belpaese hanno consumato 6milioni di chili di colombe artigianali, 40milioni di uova di cioccolato, 10milioni di chili di carne di agnello e 400milioni di uova di gallina. Spesa complessiva stimata: 1,3miliardi di euro solo per il pranzo pasquale.

lunedì 29 marzo 2010

La depressione? Un'invenzione della nostra economia

È uscito in Usa il libro: "Manufacturing depression, the secret history of a modern disease". Scritto dallo psicoterapeuta Gary Greenberg, dice che la depressione (che nel 2020 rappresenterà la seconda malattia più frequente dopo l'infarto) è un'invenzione della nostra economia. Dati attendibilissimi e sorprendenti risultati ottenuti con l'effetto placebo…

Bimbi più intelligenti se cominciamo a parlare con loro sin dalle prime fasi della loro vita. Ma usando tassativamente parole vere e non versi, insoliti suoni o gridolini come in molti sono soliti fare. Le parole hanno un maggior impatto sulla loro mente, di gran lunga più efficaci di altri suoni, musica compresa. A rivelarlo uno studio della Nortwestern University, nell'Illinois, che ha guadagnato le pagine della rivista 'Child Development'.

Sono più di una le aree cerebrali coinvolte nel cosiddetto “senso del divino”. Lo sostengono i ricercatori dell'Università di Montreal, in una ricerca pubblicata sulla rivista Neuroscience Letters. Servendosi della risonanza magnetica per immagini gli studiosi hanno esaminato le risposte cerebrali di 15 suore carmelitane a cui è stato chiesto di ricordare la più profonda esperienza mistica della vita. Gli scienziati hanno registrato un aumento di attività elettrica e dei livelli di ossigeno nel sangue in almeno dodici diverse regioni cerebrali. Questi dati contraddicono precedenti teorie che ipotizzavano che ci fosse una singola area del cervello ad essere stimolata dal “sentimento del divino”.

Il cibo-spazzatura ricco di calorie e zuccheri può creare dipendenza. Per i ricercatori che descrivono il fenomeno per la prima volta sulla rivista Nature Neuroscience è una forma di dipendenza del tutto confrontabile a quella da fumo e droga.

Una teoria davvero rivoluzionaria. Curare le allergie coi parassiti. Vari studi hanno, infatti, provato che chi ospita nel proprio corpo organismi come anchilostomi, trematodi, ossiuri, presentano percentuali più basse di problemi allergici. Un esempio specifico. Schistosoma, presente in fegato e reni, pare assai efficace contro l'eczema.

Si chiamano ‘super centenari’, sono persone che hanno superato i centodieci anni e sono più longeve dei semplici ‘ultra centenari’, che hanno solo fino a 105 compleanni. Per tutti questi specialissimi nonni, che spessissimo stanno bene in salute, l’attività fisica e un’alimentazione ricca di antiossidanti, tra cui anche un buon bicchiere di vino rosso, sono la chiave per mantenersi sani e attivi il più a lungo possibile. Lo assicurano gli specialisti del Dipartimento di Medicina interna università degli Studi di Catania.

Bastano 40 grammi di cioccolato fondente al giorno per due settimane per abbassare il livello di stress. Sono i risultati di uno studio svizzero condotto su 30 persone.

Attenzione alla vitamina C in eccesso. Può, infatti, portare alla cataratta. Sono i risultati di uno studio pubblicato sull''American Journal of Clinical Nutrition'. Gli esperti hanno coinvolto per otto anni 25mila svedesi, dimostrando che le donne che assumono un grammo di vitamina C al giorno, presentano un rischio di cataratta incrementato del 25%.

Mondo over50. Meglio abbondare col calcio. Uno studio danese ha, infatti, messo in luce che 10 microgrammi di calcio e vitamina D ogni giorno, portano a una riduzione del rischio fratture dell'8%, del 16% se si guarda solo al femore.

Il rischio ammalarsi di asma per un nascituro cala del 70% se la mamma durante la gestazione si è nutrita in abbondanza di trote e salmoni. È ciò che si evince da uno studio effettuato da Frank Gilliland dell’University of Southern California di Los Angeles e presentato nel corso dell’American Thoracic Society International Conference. Gli esperti hanno intervistato 691 mamme, metà delle quali con bambini che avevano sviluppato l’asma prima dell’età di cinque anni. È emerso che effettivamente il consumo settimanale di pesce fresco è un vero toccasana per i piccoli che vengono al mondo: in particolare si è visto che l’azione benefica dei prodotti ittici è conferita dagli acidi grassi omega–3 che hanno la capacità di prevenire le infiammazioni.

venerdì 13 novembre 2009

12mila starnuti al giorno: lo strano caso di una teenager americana

Una patologia misteriosa che obbliga una ragazzina di 12 anni della Virginia - Lauren Johnson - a starnutire 12mila volte al giorno. I medici parlano di un disordine cronico forse dovuto a un'allergia, a una malformazione delle vie respiratorie, o a una strana sinusite. Ma c'è anche chi si riferisce alla cosiddetta 'sindrome dello starnuto a mitraglia', rarissima patologia che può insorgere dopo un raffreddore persistente. Il problema è insorto all'improvviso - e apparentemente senza motivo - un paio di settimane fa. Jennifer ha iniziato a starnutire - 16 volte, in media, in un minuto - e non ha più smesso. "I dottori non sanno darci delle risposte", dice la madre della giovane, "L'esistenza di mia figlia non è più la stessa ed io non so più cosa fare". La vita di Lauren, da quindici giorni a questa parte, è dunque drasticamente cambiata: gli starnuti, infatti, la perseguitano anche quando mangia, gioca o beve, rendendo difficoltosa ogni azione. L'unico momento in cui gli starnuti cessano è durante la fase di sonno profondo. La piccola ha già affrontato 11 terapie e si è presentata a uno show televisivo per cercare pubblicamente aiuto. Per ora invano. Ma non è questo l'unico caso concernente sindromi particolarissime, insorte all'improvviso senza spiegazione. Tempo fa ci fu, per esempio, il caso di Jennifer Mee - 15enne americana - che da un giorno all'altro ha iniziato a singhiozzare ed è andata avanti per sei settimane, fino a 50 singhiozzi al minuto. Ne parlò anche il Corsera (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/02_Febbraio/18/singhiozzo.shtml). La ragazza fu costretta ad abbandonare gli studi e rivolgersi ai medici che tramite agopuntura, ipnosi e trattamenti chiropratici sono riusciti a guarirla. È la stessa speranza di Lauren Johnson, per ora costretta a starnutire ogni 4 secondi.

Video Usa:


martedì 6 ottobre 2009

Una pillola contro la celiachia

Una nuova speranza per i tanti italiani colpiti dalla celiachia, malattia autoimmune che determina un'intolleranza cronica al gluntine, e quindi l'imposibilità di nutrirsi con alimenti comuni come il pane e la pasta. Entro due o tre anni dovrebbe entrare in commercio una semplice pillola in grado di annullare gli effetti nocivi del glutine. La notizia è stata diffusa dal presidente del comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia (Aic), Umberto Volta. Lo scienziato dice che si è già arrivati alla fase due delle sperimentazioni sull'uomo, e che fra poco (dopo la fase III) si potrà procedere su larga scala. Il farmaco è stato isolato per la prima volta quattro anni fa. La sua prerogativa è quella di bloccare la permeabilità intestinale provocata dal glutine, agendo su una proteina specifica detta 'zonulina'. I riceratori sono ottimisti, tuttavia segnalano che la pillola non sostuitirà la dieta tradizionale dei celiaci. Ma i malati per brevi periodi - a seconda delle necessità - potranno mangiare come tutti gli altri.

lunedì 31 agosto 2009

Nelle miniere di sale di Solotvyno dove si curano asma e allergie

Una volta in Ucraina nelle miniere di sale ci finivano i condannati ai lavori forzati. Oggi, invece, in quelle stesse cave ci vanno gli ammalati di asma, enfisema e bronchite cronica. Si chiama speleoterapia ed è una nuova cura basata sul presupposto che, all’interno delle miniere, l’aria satura di sale e ricca di principi attivi, ha il potere di rinsanire bronchi e polmoni ammalati. In particolare, commentano i ricercatori, il microclima umido induce il sale a liberare le mucose e a distruggere gli eventuali batteri presenti nell’organismo. La prima miniera ad essere stata trasformata in sanatorio è quella di Solotvyno, la più profonda di tutte. Siamo a circa 300 metri sotto il livello del mare dove la temperatura costante - di 22 gradi centigradi - consente ai pazienti di soggiornare nelle profondità della terra con un semplice pigiama. Diverse le possibilità offerte dalla struttura. C’è chi soggiorna per 24ore e chi solo durante il giorno. Il costo è in media di 19euro al dì. La cura è senz’altro efficace, spiegano gli esperti, ma deve essere protratta per almeno due settimane, un mese. In questo momento sono soprattutto gli ucraini a beneficiare dell’atipica struttura, in particolare i bambini, i quali sarebbero più sensibili all’aria satura di sale. In ogni caso gli scienziati sono convinti di poter presto coinvolgere anche molti europei, sempre più afflitti dalle malattie respiratorie. L’inquinamento è la causa principale dell’aumento di questo tipo di patologie. In Gran Bretagna, per esempio, 5milioni di persone soffrono di asma. In Italia il 10% dei bambini soffre d’asma e il 20-25% di rinite allergica. Scettica la replica di alcuni centri europei che si occupano di problemi polmonari e bronchiali. Ma intanto a Solotvyno la fila di pazienti che aspetta di varcare le soglie del sanatorio–miniera è sempre più lunga.

giovedì 18 giugno 2009

LE ALLERGIE INSOSPETTABILI

Scienziati dell’Ospedale Niguarda di Milano dicono che le allergie, di cui sempre più spesso gli italiani soffrono, potrebbero essere provocate anche da allergeni insospettabili. Sostanze che si nascondono nelle nostre case capaci di provocare riniti, asma e addirittura shock anafilattici. Per esempio il Ficus beniamina – tipica pianta da appartamento - è in grado di provocare disturbi respiratori seri: sulle sue foglie si sviluppa infatti una patina polverosa strettamente imparentata al lattice della pianta della gomma, allergene noto per la sua nocività. Pericoloso anche il mangime dei pesci. Le larve di chironomide, un dittero, vengono impiegate per sfamare i pesciolini dell’acquario che in tanti posseggono; nessuno, però, sa che possono essere la causa di potenti crisi asmatiche. Le caratteristiche coccinelle – gli insetti portafortuna - vengono triturate in ambito industriale per ricavare il rosso carminio, colorante per salsicce, bevande e cosmetici. Le sostanze ottenute dall’insetto, però, possano portare allo shock anafilattico: la conferma arriva da varie ricerche effettuate in Europa, relative a persone che sono state trasportate d’urgenza all’ospedale dopo aver consumato aperitivi a base di coloranti ricavati dall’esapode. Mangiando pesce, invece, c’è chi accusa forti dolori allo stomaco. In questi casi il problema potrebbe essere dovuto a un parassita dei pesci, Anisakis, che resiste alla cottura e può provocare forti allergie. Altri potenziali allergeni sono la pesca, la birra e la Ispagula psyllium. La pesca, con le noci e a l’uva, presenta una proteina nella buccia che disturba l’azione del sistema immunitario dell’uomo. E che spesso finisce in succhi di frutta e altri preparati alimentari. Per la birra il problema, invece, è rappresentato dal malto che ha lo stesso effetto negativo sulle cellule sentinella dell’organismo. L’Ispagula psyllum, infine, è una erba che viene somministrata anche negli ospedali per vincere la stitichezza e può essere alla base di disturbi intestinali di natura allergica. Secondo gli scienziati le allergie stanno coinvolgendo sempre più italiani, e dunque studi come questo potrebbero aiutare a fronteggiare meglio il problema. Recentemente gli esperti del Policlinico Gemelli di Roma hanno detto che di questo passo tra quarant’anni in Italia tutti soffriremo di allergia. Sotto accusa soprattutto l’inquinamento ambientale, ma pare anche l’eccessiva igiene. Secondo gli studiosi attualmente in Italia è colpito da allergia il 25% delle persone. Le allergie più diffuse sono ancora quelle respiratorie, che affliggono circa il 15% degli abitanti del Belpaese. Per il momento, però, non esiste una cura risolutiva per questo tipo di malattie. “È bene comunque evitare per quanto possibile di vivere nelle aree inquinate. Meglio l’aria di campagna o meglio ancora di mare – dicono gli specialisti -. In macchina è opportuno tenere chiusi i finestrini durante la stagione dei pollini”. Infine gli esperti del Niguarda dicono di prestare particolare attenzione ai più giovani dove, i sintomi “spia” di una allergia, sono molti, ma nel caso dei bambini possono facilmente essere confusi con qualcos’altro.

martedì 9 giugno 2009

Pantaloni a vita bassa e scollature: a rischio pelle e polmoni

Dilagano fra le giovanissime i casi di infezioni cutanee. Il motivo? L’eccessivo utilizzo di jeans o altri pantaloni a vita bassa. I bottoni per le allacciature, infatti, sfregano contro la pelle della pancia causando dermatiti. “Non abbiamo mai visto tanti casi di dermatite da contatto come ora – ha rivelato Adina Frasin, dermatologo del reparto Pediatria della Macedonio Melloni di Milano -. In particolare la moda dell’ombelico scoperto ha portato allo sviluppo di eczemi fastidiosi, una volta prerogativa dei lavoratori, localizzati dove i bottoni di metallo dei jeans entrano in contatto con la pelle”. Gli scienziati ricordano che la pelle dei più giovani è molto delicata e va protetta, non solo dallo strofinio dei bottoni ma anche dal freddo e dall’umidità. A tal proposito, rivela il gastroenterologo Gian Marco Ideo, medico del reparto di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Ospedale San Giuseppe di Milano “ombelico scoperto, mal di pancia assicurato, se la stagione non lo permette”. Per lo scienziato, oltre alla moda della pancia scoperta, anche quella delle scollature eccessive e dei golfini troppo leggeri in inverno andrebbe ridimensionata. In agguato quindi con le allergie della pelle anche le coliti e le bronchiti. Il freddo, commentano i ricercatori, abbassa le difese naturali dell’organismo e lo rende più soggetto all’azione di agenti infettivi. Recentemente il Sunday Times ha addirittura parlato dei primi casi di ipotermia metropolitana: protagonisti, teenager dagli abiti succinti e dall’ombelico costantemente scoperto.

Vescicole, pruriti e arrossamenti. Sei milioni di italiani allergici al sole

Sono almeno sei milioni gli italiani vittime dell’allergia al sole, e il numero è in costante crescita (dal 2000 a oggi i casi di fotodermatosi sono raddoppiati). La patologia colpisce soprattutto le donne su braccia e decolletè e individui vittime di psoriasi o dermatite atopica. Non va confusa con l’eritema – altra nota patologia ‘solare’ – con la quale, comunque, presenta dei sintomi comuni. Fra i sintomi dell’allergia al sole ci sono vescicole, pruriti, arrossamenti. La malattia si combatte innanzitutto con una buona alimentazione a base di frutta e verdura. Nei casi più seri, però, è necessario sottoporsi a una visita specialistica dermatologica. Il medico, in base al fototipo, sa consigliare la crema protettiva più idonea.

(Pubblicato su Libero il 9 giugno 09)

mercoledì 27 maggio 2009

Lotta alle allergie e all'obesità: dal guscio dei gamberetti una nuova speranza

Combattere le allergie e il raffreddore da fieno con i gamberetti. È la proposta di un team di studiosi dell’università di Oxford in Inghilterra. I gamberetti contengono un polisaccaride, la chitina, che ha il potere di migliorare l’azione del sistema immunitario, consentendo all’organismo di rispondere con maggiore efficacia a pollini, polvere, peli del gatto. Gli esperimenti sono stati condotti sui topi, ma si prevede di intervenire al più presto anche sull’uomo, in primis sui bambini: i soggetti maggiormente predisposti alle allergie. Secondo gli scienziati si potrebbe dunque pensare alla realizzazione di uno spray a base di chitina da somministrare ogni volta che si presentano dei sintomi allergici. In realtà non è la prima volta che dai crostacei si ricavano sostanze utili all’uomo. Una variante chimica della chitina viene infatti già prodotta per combattere l’obesità. Dal polisaccaride, tramite un processo chimico chiamato “deacilazione”, si ottiene il chitosano, idrosolubile e capace di legarsi ai grassi alimentari: dalla loro unione si forma un complesso che rende i lipidi “innocui” e che consente infine di perdere peso. Il chitosano può giovare anche ai diabetici: in questo caso il suo compito è quello di rilasciare più lentamente l’insulina, e contrastare gli abbassamenti improvvisi di glucosio nel sangue. La chitina è un tipo di fibra che si trova nell’esoscheletro dei gamberetti, ma anche di molti altri vertebrati come insetti, granchi e aragoste.

martedì 26 maggio 2009

Il gatto in casa tiene lontane le allergie

I bambini con in casa un gatto si ammalano meno degli altri di allergie, asma e raffreddore da fieno. È la conclusione di uno studio effettuato a Monaco di Baviera, presso l’Istituto Social Pediatrics and Adolescent Medicine. Rudiger von Kries ha seguito 8.216 bambini tra i 5 e i 7 anni, constatando che, i piccoli con in casa una gatto dalla nascita, presentano il 67% di possibilità in meno della media di sviluppare un attacco d’asma allergica. Mentre il rischio di ammalarsi di raffreddore da fieno è del 45% inferiore a quello degli altri bambini. Secondo gli esperti è il contatto con i peli dell’animale a rendere il sistema immunitario dei piccoli più resistente agli allergeni.

I numeri dell'allergia:

  • Il 30% della popolazione europea soffre di allergia
  • 10 milioni di italiani soffrono di allergia
  • Nel 2015 oltre il 50% della popolazione europea soffrirà di allergia
  • Nel mondo i bambini australiani (83%) sono quelli più colpiti da allergie, seguiti da quelli inglesi (79%) e dagli italiani (76%)
  • I meno allergici sono i bambini del Belgio e della Polonia
  • Tra le allergie più rare ci sono quelle all’iPod, alle ciglia finte e al telefonino
  • Una rinite costa tra i 30 e i 50 centesimi al giorno
  • L’asma allergica costa circa 30 euro al giorno
  • Più di 100 bilioni di euro vengono persi in un anno in Europa per assenza dal lavoro provocate dalle patologie allergiche
  • Nel nostro paese, gli allergeni alimentari maggiormente responsabili di allergia nell’infanzia sono latte, uova, arachidi
  • Gli allergeni inalanti, maggiormente responsabili di allergia nell’infanzia, sono invece gli acari della polvere, forfora di gatto, pollini di alberi e graminacee
  • Sono circa 3 milioni gli italiani sono colpiti dall’asma allergica, nel mondo sono circa 300 milioni

giovedì 14 maggio 2009

Allergici ai baci

Gli scienziati l’hanno battezzata “allergia da bacio” e corrisponde a una nuova patologia cui vanno incontro coloro che sono allergici a un determinato alimento e baciano persone che si sono appena nutrite di esso. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine. Gli studiosi hanno condotto i loro esperimenti su pazienti allergici alle noci. Si è visto che la maggior parte dei partecipanti al test è stata molto male, dopo aver ricevuto un bacio appassionato da individui che avevano da poco mangiato il frutto secco, anche 6 ore prima dello “scambio amoroso”. Il bacio tra innamorati, quindi, non solo provoca un aumento improvviso della pressione arteriosa - nonché del numero di battiti cardiaci che di colpo salgono da 75 a 150 - ma può anche scatenare sintomi che riguardano da vicino il caratteristico attacco allergico, comprendente manifestazioni varie che vanno dalla semplice necessità di soffiarsi il naso a vere e proprie crisi di asma. Delle possibili controindicazioni che contraddistinguono la pratica amorosa più nota, ne aveva già parlato l’olandese Antonio Leevenhoek nel 1600, sottolineando che vi sono più “‘animali’ viventi nella schiuma dei denti in bocca a un uomo che abitanti di una nazione”. In particolare è noto che in un millimetro di saliva ci sono circa 60milioni di germi, e che un innocuo bacio tra due persone produce un passaggio di ben 250 tipi di batteri. In modo analogo gli scienziati affermano che anche lo scambio della mano può interferire con lo stato di salute di un individuo. In particolare il pericolo è quello che vengano trasmesse malattie virali come l’influenza. Tra le categorie più rischio ci sono i politici, gli uomini d’affari e le donne in carriera. Ma il contagio di un virus influenzale può anche avvenire semplicemente attraverso un banale scambio della pace in chiesa. Per quanto concerne la prima situazione il consiglio dei ricercatori è quello di avvalersi di scorte di fazzoletti antigermi, mentre per la seconda è utile sapere che molte diocesi e alcuni vescovi hanno dato il permesso di sostituire l’arcinoto gesto che precede l’offertorio con cenni della mano o occhiolini.

martedì 6 maggio 2008

Le dieci piante vietate agli allergici

Secondo una recente indagine Eurisko condotta su 14mila adulti, sono circa 9 milioni gli italiani a soffrire di allergie legate alla primavera e quindi alla fase di impollinazione delle piante. La malattia si manifesta con difficoltà di concentrazione, irritabilità, calo del rendimento e soprattutto starnuti, naso chiuso, occhi rossi e nei casi più gravi veri e propri attacchi d’asma. Gli allergologi dicono che – sebbene esistano in commercio numerose medicine efficaci - solo un allergico su due si cura. Inoltre molte persone colpite dalla malattia non conoscono nemmeno il tipo di pianta alla quale sono sensibili. Ecco dunque l’elenco dei dieci vegetali che provocano maggiori problemi all’uomo, partendo comunque dal presupposto che solo una accurata visita dall’allergologo è in grado di evidenziare ciò a cui siamo veramente allergici. Iniziamo con le graminacee, da piante quindi come la Poa pratensis. Il loro periodo di fioritura va da fine aprile a fine settembre. I pollini delle graminacee permangono nell’aria per parecchio tempo, benché la suscettibilità umana a questa famiglia di vegetali vari da regione a regione. Recentemente si è visto per esempio che l’82,2 percento dei fiorentini è sensibile alle graminacee. Mentre nelle altre regioni italiane il dato varia fra il 30 e il 75 percento. Al nord destano problemi soprattutto i pioppi e l’ambrosia. Relativamente ai pioppi va però sfatato il luogo comune secondo il quale sarebbero i tipici “fiocchi” di lanugine da essi rilasciati a provocare starnuti e tosse. In realtà questi sono i semi della pianta, che non hanno nulla a che vedere con i pollini, e che il vegetale rilascia dopo l’impollinazione. L’ambrosia appartiene alle composite, altra famiglia spesso alla base di allergie. È arrivata dagli Usa pochi anni fa e si è diffusa a macchia d’olio. I suoi granuli pollinici variano dai 20 ai 25 micron e possono provocare asma (nel 25 percento degli allergici) e orticaria. Il polline può inoltre penetrare profondamente nei polmoni e causare un’infiammazione della mucosa bronchiale. Altra famiglia da tenere d’occhio è quella delle orticacee, rappresentata soprattutto dalla parietaria. È una piantina molto diffusa al nord e crea problemi da marzo ad aprile. Il vegetale però scompare oltre i 1000 metri di altitudine. La betulla diffonde i suoi pollini fra marzo e giugno, in corrispondenza dell’emissione degli amenti (volgarmente detti ‘gattini’), che costituiscono l’infiorescenza maschile della pianta. Spesso chi è allergico a questa specie può avere ulteriori problemi (edema delle fauci, prurito, senso di soffocamento) quando si ciba di nocciole, pesche e mele. Della stessa famiglia della betulla c’è poi il nocciolo il cui areale, nell’area mediterranea, spazia dai litorali alle montagne, spingendosi sino a oltre i 1200 metri di quota. Comincia a fiorire in gennaio e finisce a fine marzo. L’olivo è invece una pianta tipica del sud, proviene dal Medioriente e i suoi pollini vengono diffusi soprattutto nei mesi di maggio e giugno. Al sud la allergia all’olivo colpisce il 15-25 percento degli allergici, al nord intorno al 5 percento. Tra gli alberi d’alto fusto, potenzialmente nocivi, ci sono poi il cipresso, il faggio e il castagno. Il primo abbandona al vento i suoi pollini da novembre ad aprile e crea problemi soprattutto al naso e agli occhi, raramente all’apparato bronchiale. Il faggio non provoca grosse risposte allergeniche e impollina da metà maggio a metà agosto. Idem il castagno che fiorisce fra inizio giugno e metà luglio in funzione della latitudine e delle condizioni climatiche. Infine va citata la famiglia delle chenopodiacee, rappresentata da piante erbacee e arbustive. Sono presenti in tutta Italia, ma non destano grande preoccupazione. La specie più rappresentativa di questa famiglia è il Chenopodium album.