L’ipotesi di poter soddisfare il fabbisogno energetico di otto miliardi di persone parte proprio da esperimenti come questo: ottenere energia imitando quel che avviene da cinque miliardi di anni nel nostro Sole. Riferimento alla fusione nucleare, fenomeno fisico basato sulla possibilità di trasformare atomi leggeri di idrogeno in elio, leggermente più pesante, producendo calore. L’annuncio USA, ufficialmente previsto per oggi, è allettante, si parla di un sistema innovativo per ricavare energia: il laser. Il cosiddetto “sconfinamento inerziale” riguarda 192 raggi laser indirizzati su componenti di materia destinati a fondersi fra loro producendo energia. Vuol dire predisporre un piano per creare megajoule (unità di misura dell’energia) in modo illimitato, senza interferire gravemente con l’ambiente. Quando? Difficile fare una previsione certa, dipende da molti aspetti, ottimisticamente in una trentina d’anni. Il primo dato utile è già stato confermato. E fa riferimento a un test che ha fornito più energia di quella impiegata per produrla, evitando emissioni di carbonio: 2,1 megajoule consumati, a fronte dei 2,4 - 3 megajoule guadagnati. Il risultato è frutto del lungo lavoro effettuato dalla National Ignition Facility presso il Lawarence Livermore National Laboratory, in California. Perché è meglio della fissione nucleare? Per vari motivi. Innanzitutto la materia prima. Nella fissione si utilizzano elementi pesanti come l’uranio, difficili da reperire. Nella fusione si parla di isotopi di idrogeno, l’elemento più abbondante dell’universo, come il deuterio e il trizio; si differenziano solo per il numero di neutroni (uno per il deuterio, due per il trizio) e sono entrambi molto più facili da impiegare in campo industriale. Altro punto a favore della fusione, le scorie. In quest’ultimo processo fisico quelle prodotte sono inferiori a quelle derivanti dalle radiazioni della fissione, e possono essere gestite con maggiore efficacia. Di fatto, il problema centrale oggi, riferito alla fissione nucleare, è l’oggettiva impossibilità di stoccare i detriti in modo davvero redditizio. I depositi geologici prevedono l’accumulo di scorie radioattive a grandi profondità, all’interno di strati litologici composti da argille e salgemma, ma sono palliativi. In termini ambientali significa comunque interferire negativamente con il pianeta, senza contare il dinamismo terrestre figlio della tettonica a zolle, che in un futuro lontano potrebbe risputare tutto in superficie. L’uomo si sarà già estinto, ma potrebbero esserci ancora specie ben felici di fare a meno della quotidiana dose di plutonio. Promesse per il futuro? Dalla conferenza stampa di oggi dovremmo saperne di più, ma la fusione nucleare potrebbe rappresentare l’unica soluzione in grado di andare incontro a una specie in continuo sviluppo, crescita demografica e richieste assillanti di energia. Stiamo lavorando su più fronti e non è solo il laser a promettere la fusione nucleare. Recentemente sono stati ottenuti importanti risultati al Joint European Torus (JET), il più grande reattore al mondo per questo tipo di test, perso fra le campagne che circondano le strade fra Londra e Bristol. Basa la sua azione su un marchingegno altamente sofisticato appannaggio degli studi di fisica più avanzati testati proprio al JET: il tokamak. Potenti magneti superconduttori in grado di confinare e controllare reazioni chimiche ad altissima potenza, e con temperature superiori a quelle registrate nel nucleo stellare. Gioco forza fra temperature di milioni di gradi e lo zero assoluto. Anche per questo motivo, il risultato ottenuto al Lawarence Livermore National Laboratory, potrebbe offrire qualche garanzia in più.
mercoledì 14 dicembre 2022
giovedì 10 febbraio 2022
Fusione nucleare: pronti al via?
La domanda che sorge è la stessa
da decenni, da quando ci siamo resi conto che petrolio e carbone hanno i giorni
contati. Dove andremo a recuperare fonti energetiche in grado di sostenere
miliardi di persone? Fissione nucleare, pannelli fotovoltaici, pale eoliche,
hanno sì dato risultati incoraggianti, ma per un motivo o per l’altro rischiano
di non poter essere impiegati su larga scala. In particolare la fissione
nucleare su cui s’è puntato dal dopoguerra in poi, ha mostrato tutti i suoi
limiti. Senza rievocare i disastri di Chernobyl e Fukushima, c’è un problema
insormontabile che a lungo andare potrebbe seriamente compromettere la salute
del pianeta: le scorie radioattive. Nessuno ha ancora capito dove e come possano
essere efficacemente smaltite. Ecco perché sobilla l’immaginario collettivo la
notizia divulgata ieri dai laboratori inglesi dell’Università di Oxford: la
possibilità di produrre energia tramite la fusione nucleare, che obbedisce a un
processo fisico opposto a quello della fissione, evitando l’accumulo di rifiuti
radioattivi.
Non è la prima volta che
sperimentiamo la fusione nucleare. Gli studiosi del Joint European Torus (JET),
il più grande reattore al mondo per questo tipo di test, perso fra le campagne che
circondano le strade fra Londra e Bristol, aveva già dato esiti incoraggianti
nel 1997: 21,7 megajoule di energia prodotta fondendo fra loro gli atomi più
leggeri della materia. Ma oggi siamo andati oltre e i megajoule ottenuti in cinque
secondi di gloria, sono stati 59. Presupposto ottimale per poter presto
battezzare ITER, da International Thermonuclear Experimental Reactor, in
pratica la prima centrale nucleare basata sullo stesso principio con cui le
stelle irradiano l’universo. Di fatto, la fusione nucleare è un principio
conosciuto, ma che nessuno è mai stato ancora in grado di realizzare. Per un
motivo molto semplice: per avviarlo occorrono milioni di gradi.
Nelle stelle tutto ciò avviene senza
problemi: il cuore del sole, per esempio, possiede una temperatura intorno ai
quindici milioni di gradi. Diversa la situazione sulla Terra, oggettivamente
incompatibile con un calore del genere; raggiungibile solo tramite centrali nucleari
come quella, appunto, che sta sorgendo a Cadarache, nel Sud della Francia e che
secondo le più rosee aspettative potrebbe iniziare a erogare energia dal 2035
in poi. Come? Con un marchingegno altamente sofisticato appannaggio degli studi
di fisica più avanzati testati proprio al JET: il tokamak. Basato sull’azione
di potenti magneti superconduttori capaci di confinare e controllare reazioni
chimiche ad altissima potenza, e con temperature superiori a quelle registrate
nel nucleo stellare. Altrettanto promettente l’ipotesi di avvalersi di un
stellarator, per certi versi più vantaggioso del tokamak, ma più difficile da
collaudare.
In ogni caso il meccanismo per l’ottenimento dei magajoule sarebbe sempre lo stesso. L’impiego di deuterio e trizio, due forme particolari d’idrogeno, l’elemento più abbondante dell’universo alla base dell’economia stellare, consentirebbe infatti la trasformazione della materia ordinaria in plasma; atomi caratterizzati da una carica elettrica, in grado di fondersi emettendo neutroni a vita breve, innocui per l’ambiente. Anche il boro, quinto elemento della tavola periodica, di poco più pesante dell’idrogeno, promette bene. In tal caso non si avrebbe nemmeno il rilascio di neutroni (a scapito, però, di una richiesta di energia maggiore per l’avvio delle reazioni chimiche). Le prospettive? Arrivare un domani a produrre energia pulita, decarbonizzando lo sviluppo economico e risolvendo definitivamente la dipendenza dagli idrocarburi. Al momento un’utopia, ma grazie a risultati come quelli di oggi seriamente auspicabile. Come ricorda Thomas Klinger, esperto di fusione del Max Planck Institut fur Plasmaphysik (IPP) di Greifswald, in Germania: “L’atmosfera è cambiata, ormai siamo così vicini alla fusione nucleare che ne sentiamo l’odore”.
giovedì 2 maggio 2019
A un passo dalla fusione nucleare (sulla Terra)
martedì 19 marzo 2019
Pronti al primo viaggio nel tempo?
venerdì 6 ottobre 2017
Nobel 2017: premiate le onde gravitazionali
venerdì 8 gennaio 2016
La bomba H e i test coreani
giovedì 7 gennaio 2016
I segreti della bomba H
mercoledì 30 settembre 2015
Google ordina il computer atomico
mercoledì 18 luglio 2012
A caccia di neutrini
martedì 3 luglio 2012
Scoperta la particella di Dio... forse
venerdì 10 giugno 2011
100 anni di modelli atomici
venerdì 18 marzo 2011
DOMANDE RADIOATTIVE
Da quanti punti è composta la scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (INES)? Si possono fare degli esempi?
1. Anomalia. Qualsiasi violazione dei limiti operativi in un impianto nucleare.
2. Guasto. Atucha, Argentina, 2005: gli addetti furono esposti a un livello di radiazioni superiore al limite annuo.
3. Guasto grave. Sellafield, Gran Bretagna, 2005: una massa consistente di rifiuti radioattivi fuoriuscì da una tubatura incrinata dentro un impianto di contenimento secondario. Nessuna radiazione fu rilasciata nell'ambiente, e non ci furono feriti.
4. Incidente con conseguenze locali. Tokaimura, Giappone, 1999: le scorie raggiunsero una massa critica, causando una fissione che espose gli addetti alla radiazione. Due le vittime. (La prima valutazione per l'incidente nucleare di questi giorni n Giappone).
5. Incidente con conseguenze significative. Three Mile Island, USA, 1979: parziale fusione nucleare del "nocciolo" del reattore.
6. Incidente grave. Kryshtym, Unione Sovietica, 1957: l'esplosione di un serbatoio di scorie di alto livello rilasciò materiale radioattivo nell'ambiente. (Seconda valutazione per l'incidente nucleare di questi giorni in Giappone).
7. Incidente catastrofico. Chernobyl, Unione Sovietica, 1986: rilascio esteso di materiale dal nucleo del reattore con gravi conseguenze sulla salute e sull'ambiente.
Cosa diceva il decalogo del Ministero della Sanità rilasciato in Italia il 1 maggio 1986, all'indomani del disastro nucleare di Chernobyl?
Evitare di consumare vegetali a foglia larga e frutta
Non esporsi alla pioggia
Non bere acqua piovana o di serbatoio
Evitare che i bambini giochino all'aperto
Lasciare le scarpe sull'uscio di casa
Non consumare latte fresco
Lavare spesso le mani ed il volto
Lavare i capelli dopo l'esposizione alla pioggia
Lavare gli indumenti usati all'esterno
Spolverare con frequenza i locali domestici
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| Il reattore di Chernobyl |
La radioattività è presente anche in natura?
Sì. Esiste una emissione naturale e continua in qualsiasi parte del Pianeta non prodotta dall’uomo. Si chiama “fondo di radioattività naturale” ed è una fonte di radiazioni ionizzanti dovuta a cause naturali, di origine terrestre come gli isotopi radioattivi di elementi naturali contenuti nella crosta terrestre, sia di origine extraterrestre per via della radiazione cosmica.
A quanto equivale l’assorbimento “naturale”?
La media mondiale della dose di radioattività assorbita da un essere umano è pari a 2,4 millisievert (mSv) per anno, ma varia da luogo a luogo.
Cos’è il sievert?
Il sievert è l’unità di misura dei raggi assorbiti dai tessuti umani: equivale a 1.000 millisievert, parametro di riferimento per stabilire i livelli di contaminazione.
Si corrono pericoli a mangiare pesce crudo proveniente dal mare del Giappone?
Nessun rischio. Di solito il pesce crudo che arriva sulle nostre tavole non è di provenienza giapponese. Ma anche fosse, occorre parecchio tempo prima che attraverso la catena alimentare le sostanze inquinanti si accumulino passando dal plancton ai molluschi e ai piccoli pesci fino a concentrarsi in pesci di grandi dimensioni come i tonni e gli squali.
Se il nocciolo dei reattori di Fukushima dovesse fondere, la radioattività emessa potrebbe raggiungere anche l'Italia?
La distanza del Giappone è tale che anche una grossa quantità di materiale radioattivo (gas e polveri) si disperderebbe nell’atmosfera fino a diventare quasi inoffensiva prima di raggiungere l’Italia.
sabato 22 maggio 2010
La radioattività? Si trasmette come una malattia infettiva
Una persona colpita da radiazioni può rendere radioattivo un altro essere umano e provocargli le sue stesse malattie? È la domanda che si sono posti degli studiosi statunitensi e la risposta sembra essere affermativa. Tempo fa erano stati condotti degli esperimenti su cellule umane in laboratorio: dai test emergeva che la radioattività poteva essere potenzialmente trasmissibile anche tra esseri viventi, ma mancava una prova concreta. Ora questa prova arriva da esperimenti condotti sulle trote. Gli scienziati hanno bombardato una coppia di trote con raggi X, per poi metterle a contatto con un’altra coppia di trote sane, mentre nella vasca dapprima occupata dai pesci radioattivi venivano lasciati liberi altri due esemplari ittici della medesima famiglia. Dopo qualche settimana, gli scienziati hanno prelevato campioni tessutali dai diversi animali coinvolti nei test, e hanno visto che in ognuno di essi c’erano cellule morte a causa di elementi radioattivi, e la presenza di proteine spia che indicano che un certo organismo è stato contaminato. Anche nell’uomo potrebbe dunque accadere la stessa cosa; ma gli esperti aspettano di compiere nuovi studi prima di pronunciarsi ufficialmente. Innanzitutto c’è da individuare il mediatore chimico che consentirebbe agli atomi radioattivi di passare da un corpo all’altro. La notizia fa comunque scalpore: ché un conto è sapere che un indumento radioattivo emana radiazioni (si pensa ai camici usati nelle centrali nucleari), capo che poi può tranquillamente essere eliminato, un altro è sapere che anche un uomo può essere “infetto” per via delle radiazioni e “infettare” il prossimo. Lo studio è stato condotto dai biologi della McMaster University dell’Ontario (Canada), guidati Colin Seymour e Carmel Mothersill, e pubblicato sulle pagine della rivista Environmental Science & Technology.
mercoledì 28 aprile 2010
Nel 2013 il via ai lavori per la realizzazione della prima centrale nucleare italiana
Due giorni fa l'incontro ufficiale fra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin. E la decisione del premier italiano: entro il 2013 partiranno i lavori in Italia per la prima centrale nucleare. La prossima mossa? Sensibilizzare l'opinione pubblica all'importanza delle centrali nucleari. Le statistiche, infatti, dicono che non tutti gli italiani sono a favore di questa forma di energia. Il 54% degli abitanti dello Stivale ritiene indispensabili le centrali, ma nessuno le vuole nella propria provincia. Le centrali nucleari fanno paura. Non tanto per il potenziale pericolo di incidenti con rilascio di immani quantità radioattive, bensì per la consapevolezza che le aree geografiche a ridosso dei reattori, sono quelle dove la percentuale di incidenza di determinate patologie è più alta che altrove. Lo attesterebbero alcuni studi condotti in Gran Bretagna negli ultimi anni. Mentre la rivista scientifica Environmental Heatlh, sulla base di uno studio condotto in Germania, dice che le bassissime dosi di radiazioni riscontrabili nei pressi di una centrale, potrebbero essere innocue per gli adulti, ma non per i neonati e per i feti in via di sviluppo nel grembo materno. Sotto la lente degli esperti l'ipotesi che i radionuclidi (gas nobili come kripton, argon, xeno) liberati nell'aria insieme al vapore acqueo dalle centrali, entrino a far parte della catena alimentare, contaminando tutto e tutti (per migliaia di anni). Anche fra i politici regna un certo disappunto. Pochi concordano con Berlusconi. Renata Polverini, per esempio, sostiene che il "nucleare nessuno lo vuole", alludendo a se stessa e a Roberto Formigoni. Totalmente contrari gli esponenti di centro-sinistra. In prima linea per il no al nucleare ci sono i presidenti della Puglia Nichi Vendola e della Sardegna Ugo Cappellacci. "In Sardegna non c'è spazio per le centrali nucleari", rivela Cappellacci. "Dovranno passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile". Si pensa, in ogni caso, alla realizzazione di quattro reattori nucleari che dovrebbero essere costruiti secondo gli accordi del vertice bilaterale dalla joint venture italo-francese. In ballo (inevitabilmente) cifre da capogiro. In 10-15 anni dovrebbero essere spesi 30miliardi di euro. I dati sono stati forniti da Confindustria. Ma dove potrebbero sorgere le nuove centrali nucleari? Ci sono vari comuni in lizza, che riceverebbero bonus economici ragguardevoli. In tutto ci sarebbero da smistare 10milioni di euro. Tra i centri potenzialmente interessati a ospitare una centrale sul proprio territorio ci sono Caorso, Trino Vercellese, Monfalcone, Chioggia, Mola di Bari, Termoli, Oristano, Borgo Sabotino, Garigliano, Palma e Scansano Jonico. L'idea è quella di privilegiare le zone marittime dove sarebbe più semplice sfruttare grosse quantità d'acqua per raffreddare i reattori. 2.596.792 sono i metri cubi di acqua che occorrono ogni giorno per raffreddare un reattore nucleare che produce 1000 MegaWatt. Secondo un'equazione elaborata dall'Union of Concerned Scientists degli Stati Uniti, si tratta di 30.05 metri cubi di acqua al secondo, corrispondenti a un terzo della portata del Po a Torino. Con ciò non stupisce sapere che in Francia il 40% di tutta l'acqua consumata viene utilizzata per il funzionamento delle centrali nucleari. La storia del nucleare in Italia risale al dopoguerra, quando, nel 1955, all'indomani della conferenza "Atomi per la pace", venne dato il via alla realizzazione di tre impianti nucleari basati sull'azione dei reattori di tipo BWR e PWR di origine statunitense e di tipo Magnox di origine britannica. Il primo centro nucleare sorge a Latina nel 1963. Nel giro di due anni ne nascono altri due: Sessa Aurunca e Trino. Nel 1996 l'Italia è al terzo posto, dopo Usa e Gran Bretagna, fra i paesi in grado di ottenere il più alto quantitativo di energia elettrica da una fonte nucleare. Nel 1970 a Caorso viene inaugurata la quarta centrale nucleare. La situazione si mantiene stabile fino al 1986, anno in cui l'esplosione del reattore di Chernobyl manda in tilt ogni proposito di affidarsi all'energia nucleare. Con il referendum del 1987 viene dato l'addio alle centrali nucleari. Troppi rischi. L'opinione pubblica è in defaillance. Ufficializzano la chiusura delle centrali, tra il 1988 e il 1990, i Governi Goria, De Mita e Andreotti VI. Dagli anni Novanta la mancanza di energia prodotta dal nucleare viene, dunque, compensata dall'aumento dell'utilizzo dei combustibili fossili e dall'incremento delle importazioni di "energia" da altri paesi. Si ritorna a parlare di nucleare nel 2005.
La patata bollente viene affidata al ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che propone di costruire dieci nuovi reattori, in modo da coprire il 25% del fabbisogno energetico del Belpaese. Secondo Scajola associando questo 25% al 25% verosimilmente ottenibile da altre fonti rinnovabili, si arriverebbe a fare a meno del 50% dell'energia ricavata dallo sfruttamento dei combustibili fossili che determinano gravi ripercussioni ambientali, sono esauribili, e predispongono ad attriti geopolitici fra le nazioni. Giustifica così la sua presa di posizione: "L'Italia è l'unico fra i paesi del G8 che non usa l'energia nucleare nella produzione di elettricità". E per ciò che riguarda le proteste degli ambientalisti dice che "questa forma di energia può considerarsi a giusto titolo parte integrante dell'economia verde, assicurando la riduzione delle emissioni di gas serra". In questo momento, nel mondo, lo sfruttamento dell'energia nucleare consta dell'attività costante di 436 reattori pari a 370,407 GW. Certo, molte cose sono cambiate rispetto al dopoguerra. Le centrali di oggi sono molto più efficienti e sicure delle prime. Oggi, in particolare, si sente sempre più spesso parlare di "nucleare di nuova generazione". A cosa si allude? A centrali nucleari che, in realtà, non vedranno la luce prima del 2030. Sono rappresentate da un gruppo di sei famiglie, che si differenziano dai vecchi reattori per i costi, le materie prime utilizzate per il loro funzionamento, la maggiore capacità di smaltimento delle scorie radioattive. Fra i cosiddetti reattori "Very-High Temperature Reactor (VHTR)" possiamo, per esempio, citare il rettore nucleare ad acqua supercritica (SCWR): viene detta "critica" la temperatura al di sopra della quale una sostanza non può esistere allo stato liquido. Opera a circa 374 gradi centigradi e a pressioni di 22,1 MPa. Tra i reattori "Veloci Autofertilizzanti (fast-breeders)" possiamo, invece, ricordare i Gas-Cooled Fast Reactor (GFR), reattori nucleari a neutroni veloci refrigerati a gas: il reattore è raffreddato a elio con una temperatura pari a 850 gradi centigradi. In tutti i casi, comunque, i reattori nucleari si basano sul cosiddetto processo della fissione nucleare. Con essa il nucleo di uranio 235, plutonio 239 (fra gli elementi più pesanti della tavola periodica) vengono bombardati con neutroni o altre particelle producendo energia. La prima rudimentale fissione nucleare risale al 22 ottobre 1934. Protagonisti furono gli italianissimi "ragazzi di via Panisperma", guidati da Enrico Fermi.
venerdì 28 agosto 2009
Alla (ri)conquista della 'particella di Dio'
Lhc, Large Hadron Collider. Un anno dopo. Presso il Cern, centro europeo per la ricerca nucleare, il gigantesco acceleratore di particelle – con 27 chilometri di circonferenza – tornerà in funzione. L’appuntamento ufficiale è per il mese di ottobre. L’anno scorso si bloccò subito dopo l’inaugurazione per via di un banale errore: alle 11,20 del 19 settembre 2008, durante un esperimento su alcuni magneti, un collegamento elettrico saltò, bucando il contenitore dell’elio liquido, refrigerante che mantiene Lhc a – 271 gradi, temperatura necessaria per il funzionamento della gigantesca macchina. Dunque si torna a parlare delle eccezionali scoperte che si potranno fare con l’acceleratore di particelle, fra cui la famosa “particella di Dio”, il cosiddetto “Bosone di Higgs”, la cui esistenza non è mai stata confermata. Ecco i quattro esperimenti in programma secondo http://www.radio24.ilsole24ore.com/Cms, Compact Muon Solenoid - Cerca insieme ad Atlas il Bosone di Higgs. Cms e Atlas sono gli esperimenti principali di Lhc ed andranno alla ricerca della cosiddetta particella di Dio, il Bosone di Higgs, la particella che conferisce la massa a tutte le particelle che costituiscono la materia conosciuta. Esplorerà la natura della materia e le forze fondamentali che governano l'universo. Sebbene gli obiettivi di Cms e Atlas siano gli stessi, Cms utilizza soluzioni tecnologiche diverse e magneti progettati di conseguenza per raggiungere il suo obiettivo.
Lhc Beauty (LHCb) detector - Progettato per rispondere ad una domanda precisa: esiste l'antimateria e dove è andata a finire? Durante il Big Bag, secondo gli scienziati, c'erano in eguale quantità materia ordinaria e antimateria, la sua controparte. Ma oggi non c'è traccia di antimateria, ad esempio non esistono stelle o galassie di antimateria. Per questo Lhc Beauty investigherà sulla sottile differenza tra materia e antimateria studiando un tipo di particella, chiamata "beauty quark".
Alice - Ricostruirà attraverso collisioni ad altissima energia tra nuclei di piombo, i momenti successivi al Big Bang, un milionesimo di secondo dopo il BB. Gli scienziati sperano di ricreare lo stato della materia esistente in quei momenti: un plasma di quark e gluoni con una temperatura di mille miliardi di gradi raggiunta un milionesimo di secondo dopo il Big Bang durata solo qualche frazione di secondo. Una materia allo stato liquido a causa delle altissime temperature dell'universo primordiale. Alice studierà questo plasma come si espande e come si raffredda, per capire i processi che hanno gradualmente dato luogo alle particelle che costituiscono la materia dell'universo attuale.
Atlas - È uno degli esperimenti principali di Lhc, il suo scopo è cercare la materia oscura. È enorme: alto 25 metri, lungo 45 e pesa circa 7mila tonnellate. È grande quanto metà cattedrale di Notre Dame e pesa quanto la Torre Eiffel. Atlas insieme a Cms andranno alla ricerca del Bosone di Higgs, e dai sotterranei scavati sotto Meyrin, in Svizzera, guarderà verso lo spazio per cercare nuove dimensioni, microscopici buchi neri e le prove dell'esistenza della material oscura.
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Oggi praticamente ogni organo può essere trapiantato, consentendo la sopravvivenza (anche di molti anni) di individui altrimenti spacciati. ...
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Adamo: 930 anni. Set: 912. Noè: 950 anni. Matusalemme: 969 anni... Sono gli anni che avevano alcuni dei più importanti personaggi della Bibb...
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Incontro storico fra l'uomo più alto del mondo e quello più piccolo. È avvenuto in Turchia pochi giorni fa in occasione del Guinness Wor...













